Premessa
In questo articolo descrivo gli estremi dei due principali approcci teorici alla psicoterapia, soffermandomi in particolare sui rischi della terapia psicoanalitica. Il modello teorico spiega le cause delle difficoltà del paziente e fornisce le linee guida di come vada condotto l’intervento terapeutico; per questi motivi ha una importanza fondamentale. E’ ovvio che poi la qualità e i risultati di ciascuna modalità psicoterapeutica dipenderanno anche dall’etica, dall’esperienza e dalla flessibilità (rispetto a quanto prescritto dalla teoria) del singolo terapeuta, non solo dal modello teorico adottato. Terapeutici molto intelligenti, flessibili e empatici riusciranno a ottenere almeno alcuni risultati anche con teorie inadeguate, ma i terapeuti con queste caratteristiche sono una minoranza.
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Semplificando molto, ci sono due grandi modalità di fare terapia.
Approccio collaborativo e focalizzato (stile “coach”)
In questo modello, il terapeuta assume un ruolo di coach e aiuta il paziente a mettere a fuoco il problema per cui ha chiesto aiuto, come si sente riguardo al problema, che strategie ha usato finora per risolverlo, che cosa potrebbe fare in futuro per risolverlo. In questa mobilità:
- Il paziente è seduto e guarda il terapeuta
- Il terapeuta interloquisce continuamente col paziente
- gli incontri sono ogni due settimane o mese
- la discussione è focalizzata sul problema
- La relazione è collaborativa ma non totalizzante, il rischio che il terapeuta tolga autonomia o imponga i suoi valori al paziente è limitato
- La terapia spesso ottiene risultati in tempi rapidi (qualche mese).
Questo approccio è alla base di molte terapie evidence-based, come la terapia cognitivo-comportamentale, ed è raccomandato per la sua struttura chiara, obiettivi condivisi e misurabilità dei progressi.
Approccio psicoanalitico (o psicodinamico) classico
In questa modalità:
- gli incontri avvengono da 1 a 3 volte a settimana
- il paziente è spesso disteso e guarda il soffitto
- il terapeuta per lo più ascolta, limitandosi a poche o nessuna domanda e qualche interpretazione in ogni sessione
- il paziente è inviato a parlare di genitori, esperienze giovanili, relazioni passate, eventualmente sogni, e da un certo punto in poi anche del rapporto col terapeuta. Questo comporta la mancanza di obiettivi chiari e misurabili con difficoltà a stabilire quando la terapia deve considerarsi conclusa.
- Il lavoro del terapeuta, focalizzato sul mondo interiore, rischia di creare un continuo rimuginio, con aumento di ansia e stanchezza mentale
- se il paziente va in ferie o è malato, anche se dà un ampio preavviso, deve pagare lo stesso le sedute che perde (questa è una bella scemenza, giustificata con vari artifici dialettici)
- la terapia dura spesso anni, perché l’esplorazione dettagliata dei rapporti con le figure significative del paziente richiede tempo
- il paziente almeno nell’immediato rimane in una situazione di sofferenza e non risolve i suoi problemi. La teoria alla base dell’esplorazione dei rapporti con le figure significative è che le difficoltà immediate del paziente (quelle che lo portano in terapia) dipendano dai suoi rapporti passati con queste figure e dalle modalità di comportamento che nel tempo ha sviluppato con loro. La speranza è che una volta che il paziente ha capito quali sono queste modalità arriverà a cambiarle risolvendo tutti i problemi futuri. Il processo di esplorazione però è spesso molto lungo, nel frattempo il paziente deve vedersela da solo col problema immediato che l’ha portato in terapia e con la relativa sofferenza. La terapia con un approccio di coaching, invece, inizia lavorando subito sul problema
- il paziente sviluppa una dipendenza emotiva (e spesso, quando paziente e terapeuta sono di sesso diverso, un desiderio erotico) verso il terapeuta, che viene visto come una figura perfetta, onnipotente, unica fonte di verità, e diventa la persona più importante nella vita del paziente. Il paziente è forzato a interpretare la realtà e a comportarsi seguendo la visione del terapeuta (vedi il punto successivo) e spesso fa fatica a decidere di interrompere la terapia
- In vari resoconti di terapie, scritti da ex pazienti, il terapeuta indirizza il comportamento del paziente che vede ridursi la sua autonomia: che scelte di vita fare, come interagire con determinate persone significative. In concreto, il paziente affida la sua vita a uno sconosciuto, senza sapere nulla dei suoi valori (è per la monogamia? per la libertà sessuale? per il sacrificio? per l’obbedienza?), della sua visione della vita e dei rapporti, della sua maturità personale o del suo equilibrio emotivo. Le convinzioni del terapeuta, anche se non dichiarate, possono influenzare in modo profondo le interpretazioni che il terapeuta dà della storia e i suggerimenti che propone.
Come valutare se la terapia ti sta aiutando
Indipendentemente dal modello adottato, è utile monitorare nel tempo alcuni indicatori:
- Il lavoro terapeutico è collegato a obiettivi chiari e condivisi?
- Esci dalle sedute più lucida e motivata, oppure più confusa e dipendente?
- Riesci a gestire meglio le emozioni difficili (tristezza, rabbia, paura)?
- Hai l’impressione di acquisire strumenti nuovi per affrontare le situazioni?
- Il terapeuta promuove attivamente la tua autonomia (ed effettivamente ti senti più autonoma) oppure ti prescrive o ti spinge a determinati comportamenti e la tua dipendenza verso il terapeuta aumenta costantemente? (molto importante)
- Riesci a dissentire dal terapeuta senza sentirti in colpa o temere giudizi? (molto importante)
- Noti cambiamenti concreti nella tua vita quotidiana dopo alcuni mesi?
Se la risposta a molte di queste domande è negativa, può essere il momento di valutare un cambiamento di approccio o di terapeuta.
Abusi sessuali e psicoanalisi
I desideri erotici del paziente verso il terapeuta
Da un punto di vista teorico
1. Concetto fondamentale in psicoanalisi. Il transfert erotico si riferisce specificamente a:
- Sentimenti romantici o sessuali del paziente verso il terapeuta
- Fantasie erotiche che coinvolgono l’analista
- Desiderio di intimità fisica o emotiva romantica
- Innamoramento del paziente verso il terapeuta
2. Riconoscimento storico Freud stesso formulò una teoria sulla relazione tra transfert erotico e esperienza dell’amore, riconoscendo che i sentimenti amorosi, sia in terapia che nella vita reale, attingono da esperienze di vita precedenti Psychoanalytic Therapy – an overview | ScienceDirect Topics.
3. Fenomeno clinico riconosciuto Il transfert erotico intenso è “uno dei fenomeni più potenti e sfidanti nella psicoanalisi clinica” GoodTherapyPositive Psychology.
Riguardo alla frequenza
Dati limitati ma significativi: Uno studio indica che “circa il 5-12% dei terapeuti maschi eterosessuali hanno agito sessualmente con le loro pazienti femmine” How to Set Healthy Therapist-Client Relationship Boundaries – questo però si riferisce a comportamenti inappropriati, non alla frequenza del transfert erotico stesso.
Mancanza di dati precisi: Nonostante emerga “frequentemente nel processo psicoanalitico”, Andrea Celenza evidenzia “la scarsità di letteratura sui transfert erotici” Boundaries in Counselling • Counselling Tutor, il che suggerisce che mancano statistiche precise sulla prevalenza.
Conclusione
- Il transfert erotico è un concetto centrale e riconosciuto nella psicoanalisi classica
- Include effettivamente desideri erotici, specialmente in dinamiche eterosessuali
- Non abbiamo dati precisi sulla frequenza, ma è considerato un fenomeno “comune” nella letteratura specialistica
La letteratura conferma che questo è un aspetto legittimo e riconosciuto della teoria e pratica psicoanalitica, non una distorsione o esagerazione.
Fonte di questa sezione: Claude
Transfert erotico e rapporti sessuali reali: cosa dicono i dati disponibili
Diversi studi indicano che i rapporti sessuali tra terapeuti e pazienti sono rari, ma non inesistenti. Le ricerche più citate (come quelle di Pope, Keith-Spiegel e Tabachnick) mostrano che una minoranza di terapeuti ha ammesso di aver avuto relazioni sessuali con pazienti, e che:
- La maggior parte dei terapeuti coinvolti erano uomini, spesso più anziani delle pazienti;
- La frequenza è maggiore tra terapeuti che adottano approcci meno strutturati o con forti componenti relazionali (es. psicoanalisi, psicoterapia umanistica).
Tuttavia, non esiste un consenso chiaro su quale approccio teorico abbia la maggiore incidenza. Alcuni dati suggeriscono una maggiore incidenza negli approcci psicodinamici, ma vanno interpretati con cautela.
Perché si sospetta che la psicoanalisi possa favorire situazioni di dipendenza o confusione relazionale
Ci sono caratteristiche dell’approccio psicoanalitico classico che, se mal gestite, possono aumentare il rischio di confusione tra ruoli e dipendenza emotiva:
- Alta frequenza delle sedute (anche 3-5 volte a settimana);
- Posizione distesa del paziente, che guarda il soffitto e non il terapeuta (rafforza la regressione);
- Enfasi sul transfert e controtransfert: i sentimenti (anche erotici) del paziente verso il terapeuta sono considerati materia di analisi;
- Durata lunga della terapia: i legami si consolidano.
In questi contesti, se il terapeuta non mantiene limiti chiari e una forte etica professionale, può esserci una maggiore possibilità di abuso del potere terapeutico.
Rapporti sessuali con pazienti sono documentati fra i padri della psicoanalisi, ad esempio Carl Gustav Jung, Ernest Jones, Franz Alexander, Wilhelm Reich.
Un ricordo personale: molti anni fa mi colpi’ la notizia (contenuta credo in un articolo su Panorama o L’Espresso) che alcuni terapeuti fiorentini teorizzavano che rapporti sessuali con le pazienti fossero utili ai fini della terapia.
Conclusione
Sebbene non sia dimostrato che i terapeuti che adottano l’approccio psicoanalitico abbiano più frequentemente rapporti sessuali con i pazienti rispetto ad altre scuole, alcune caratteristiche del setting classico (come intensa vicinanza emotiva, regolarità elevata, durata, centralità del transfert) possono creare un terreno in cui una gestione poco adeguata dei confini e una supervisione etica debole aumentano il rischio di abuso o confusione. In particolare se il professionista non è formato a riconoscere e gestire i propri sentimenti controtransferali o fantasie erotiche PubMed+1.
Fonte di questa sezione: ChatGPT
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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Realizzato da Leonardo Evangelista con l’aiuto della IA. Leonardo Evangelista si occupa di orientamento dal 1993 e di formazione dal 2004. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.
