La ricerca quantitativa in educazione

la ricerca quantitativa

Questo articolo, scritto sulla base di Coggi C., Ricchiardi P. (2005) Progettare la ricerca empirica in educazione, descrive gli aspetti salienti della ricerca quantitativa e le sue differenze con la ricerca qualitativa.

Definizione e tipi di ricerca

Necessaria EVIDENCE BASED EDUCATION. Come sviluppare la capacità di fare ricerca educativa: leggere ricerche di altri, partecipare a ricerche, svolgere piccole ricerche 12.

La ricerca è una forma di costruzione del sapere, realizzata attraverso un metodo scientifico 19. Vari tipi di ricerca:

  • teoretico argomentativa virgola di tipo filosofico, per sviluppare teorie e modelli educativi
  • storica, studia l’evoluzione nel tempo dei modelli e delle pratiche pedagogiche
  • EMPIRICA (descrittivo sperimentale o interpretativa) che costruisce conoscenze basandosi sulla rilevazione sistematica di dati in un contesto concreto. Possibili vari obiettivi: descrivere fenomeni educativi, valutare l’efficacia di nuovi interventi, identificare le cause di un fenomeno, valutare prodotti o sistema complessi, risolvere i problemi e strutturare azioni di cambiamento, studiare soggetti nel loro ambiente, cogliere il punto di vista è la rete dei significati gli specifici gruppi 19.

La ricerca empirica è diversa dal racconto di buone esperienze perché viene svolta attraverso metodologie rigorose 19.

Possiamo classificare le ricerche usando due coppie di contrari:

  • Ricerca empirica OSSERVATIVA / ricerca empirica CON INTERVENTO
  • ricerca empirica QUALITATIVA / ricerca empirica QUANTITATIVA

Inizio parlando della differenza fra ricerca empirica osservativa e ricerca empirica con intervento.

Le ricerche osservative

Le ricette osservative studiano determinati fenomeni senza influenzarli, oppure fenomeni che sarebbe impossibile o immorale riprodurre. Esempi il clima relazionale di una classe, i risultati nel profitto in una scuola 20. Le forme principali di ricerca osservativa sono:

  • l’inchiesta e l’indagine (sono forme di ricerca quantitativa, vedi dopo)
  • la ricerca valutativa (a seconda dei casi quantitativa o qualitativa)
  • la ricerca etnografica (qualitativa)
  • lo studio di caso (qualitativa)
  • ricerca esplorativa, con cui si avvia uno studio sul campo 27.

L’inchiesta e l’indagine

L’inchiesta consiste nella misura sistematica di una serie di fattori per effettuare comparazioni individuare probabili agenti differenzianti, su grandi campioni. Su piccoli campioni si parla di indagine. E’ esempio una inchiesta una ricerca sulle preferenze relative i giocattoli dei bambini di una regione, svolta attraverso un questionario o un’intervista ai genitori 21.

L’osservazione sistematica

nell’osservazione sistematica si rilevano le condotte dei soggetti di studio attraverso strumenti strutturati di annotazione dei comportamenti 21

La ricerca valutativa

La ricerca valutativa osserva e giudica l’oggetto di ricerca per intervenire e migliorarlo. Il termine indica varie tecniche per valutare oggetti singoli ad esempio libri di testo, o strutture complesse come, ad esempio, organizzazioni scolastiche o programmi di intervento sociale.

La ricerca etnografica

La ricerca etnografica intende delineare le caratteristiche di una cultura comprese credenze, modalità comunicative, significati, descrivendo il punto di vista dei soggetti osservati. Richiedi che il ricercatore ah si un periodo di tempo con i soggetti osservati 22.

Lo studio di caso

lo studio di caso è un’indagine condotta su un singolo soggetto, un’istituzione o un evento 22.

Le ricerche con intervento

Le ricerche con intervento prevedono l’introduzione di un cambiamento per verificarne gli effetti (esperimento), o per risolvere un problema (ricerca azione). Ne fanno parte:

  • L’esperimento (è una forma di ricerca quantitativa)
  • il quasi esperimento (è una forma di ricerca quantitativa)
  • l’esperimento su caso singolo (è una forma di ricerca quantitativa)
  • La ricerca azione (qualitativa).

L’esperimento

Nell’esperimento il ricercatore manipola la VARIABILE INDIPENDENTE, vale a dire il fattore di cui si può studiare gli effetti, per rilevare i cambiamenti su una variabile detta DIPENDENTE. Per valutare l’intervento è possibile disporre di un GRUPPO DI CONTROLLO, o fare RILEVAZIONI IN TEMPI SUCCESSIVI SULLO STESSO GRUPPO. Ad esempio, posso voler misurare l’effetto della disposizione dei banchi a semicerchio sull’apprendimento.

Con opportune tecniche statistiche si verifica la probabilità DELL’IPOTESI NULLA, cioè che non ci siano differenze se non quelle dovute al caso, fra gruppo sperimentale e gruppo di controllo. Se ci sono dei cambiamenti si valuta la probabilità che questi cambiamenti siano dovuti al caso. Se la probabilità è molto bassa si accetta l’ipotesi cosiddetta ALTERNATIVA vale a dire che la differenza fra i due gruppi sia stata causata dall’intervento.

Ovviamente per avere risultati affidabili è necessario che i due gruppi siano equivalenti (per questo è utile tirare a sorte i partecipanti), che ognuno dei gruppi sia composto di un numero adeguato dei partecipanti, e che i due gruppi nel periodo della ricerca non siano soggetti altri fattori che possono modificare i risultati 23.

Il quasi esperimento

Si parla di quasi esperimento quando il ricercatore non è in grado di tenere sotto controllo tutte le variabili che intervengono sulla situazione da studiare 24. Ad esempio, il ricercatore non può creare il gruppo sperimentale e il gruppo di controllo estraendo a sorte i partecipanti in maniera casuale.

L’esperimento su caso singolo

in questo caso il ricercatore agisce su un singolo soggetto, e farà una misurazione prima del suo intervento e l’altra successiva al suo intervento.

La ricerca azione

Nella ricerca azione operatori o cittadini che vivono una determinata difficoltà e ricercatori lavorano assieme nella progettazione e realizzazione di un cambiamento sociale o organizzativo  che mira a risolvere il problema individuato 24.

Ricerche qualitative e quantitative

Passo adesso a descrivere la differenza fra ricerche qualitative (basate su dati NUMERICI), volte a individuare le leggi generali e ricerche quantitative (basate su MATERIALE VERBALE e ICONICO), volte a comprendere una realtà. Troviamo anche ricerche dove i tuoi approcci sono integrati o svolti in sequenza 30.

Le ricerche quantitative

La ricerca quantitativa intende SPIEGARE, descrivere o PREVEDERE eventi osservabili, studiando le relazioni fra fattori. Consiste nell’individuare e valutare le RELAZIONI fra determinate variabili, alla ricerca di teorie e i modelli generali (NOMOTETICI) validi anche al di là dei soggetti sui quali viene condotto lo studio 25.

Per non compiere errori è fondamentale definire senza ambiguità le ipotesi. Inoltre, per evitare interferenze nella rilevazione dei dati empirici gli strumenti di rilevazione sono FORTEMENTE STRUTTURATI 25.

La ricerca quantitativa si caratterizza per la conduzione sistematica di misurazioni che danno origine a risultati di tipo NUMERICO. Le tecniche da analisi dei dati raccolti sono di tipo LOGICO E STATISTICO 25.

Le ricerche qualitative

Obiettivo delle ricerche qualitative è comprendere la realtà indagata, e uno scopo IDIOGRAFICO vale a dire che ha per oggetto di studio il singolo, invece della legge generale. Procede in modo induttivo, dall’osservazione alla realtà 26.

È oggetto di dibattito se la ricerca debba partire da un solido impianto teorico e da ipotesi specifiche, oppure dalla semplice osservazione senza farsi guidare da ipotesi rigide e da categorie predeterminate di analisi 26.

Le ricerche qualitative si basano di preferenza su studi in profondità su gruppi ristretti, o su un unico caso. I soggetti di indagine vengono scelti perché sono interessanti di per sé, non perché rappresentino una determinata popolazione.

La ricerca qualitativa utilizza comunque la triangolazione degli osservatori dei punti di vista il rende disponibile la base dati da cui vengono tratte le conclusioni 27.

Il ricercatore qualitativo utilizza strumenti di indagine in grado di andare in profondità ad esempio:

  • interviste in profondità, ermeneutiche e biografiche, formali e informali
  • focus group
  • varie forme di osservazione partecipanti o no

Come scegliere il tipo di ricerca

Il tipo di ricerca va scelto sulla base dei nostri obiettivi: se lo scopo è comprendere una realtà allora useremo le forme della ricerca qualitativa. Se invece vogliamo spiegare i fattori che determinano un fenomeno allora useremo la ricerca quantitativa.

Un altro parametro è se vogliamo trasformare la realtà osservata oppure no. Se vogliamo solo osservare la realtà useremo la ricerca osservativa, ad esempio l’inchiesta, che ci darà informazioni rigorose e tendenzialmente applicabili a tutti gli elementi che compongono l’universo di indagine, oppure lo studio di caso, che ci darà informazioni approfondite ma relative a un solo caso dell’universo che desideriamo indagare. Se vogliamo trasformare la realtà osservata useremo invece la ricerca con intervento, ad esempio l’esperimento, oppure la ricerca azione 28.

classificazione delle forme di ricerca
Fonte: Progettare la ricerca empirica in educazione

Le fasi della ricerca quantitativa

Le ricerche quantitative si svolgono di solito seguendo le diverse fasi:

  1. individuare e specificare il tema della ricerca (concetti chiari / tema interessante)
  2. identificare lo scopo dello studio e il tipo di ricerca: descrivere un fenomeno / valutare qualcosa / spiegare qualcosa / verificare l’efficacia di / mettere in relazione più fattori
  3. definire il problema di cui si occupa la ricerca: definire la domanda di ricerca 34
  4. costruire il quadro teorico e condurre un esame storico critico della letteratura: usare definizioni non ambigue e semplificare costrutti complessi 35. Utile utilizzare ricerche precedenti su INDIRE, ERIC, siti di riviste, internet generico; realizzare schede
  5. formulare in modo esplicito le ipotesi e le relative variabili: (vedi dopo)
  6. pianificare la ricerca scegliendo se adottare un piano sperimentale o osservativo: (vedi dopo)
  7. individuare il campione vedi dopo
  8. scegliere gli strumenti di rilevazione (vedi dopo)
  9. effettuare l’intervento / le rilevazioni
  10. individuare le tecniche di elaborazione dati più adeguate, analizzare i dati, descrivere e interpretare i risultati (vedi dopo)
  11. trarre conclusioni e socializzarle nella comunità dei ricercatori
  12. valutare la ricerca 32, secondo i criteri di qualità, rilevanza, originalità, internazionalizzazione. Dal 2003 in Italia e istituito il comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, e inoltre possono essere utilizzati l’impact factor, che misura il numero di citazioni di una determinata ricerca 61

Formulare ipotesi e identificare variabili

Questo è un approfondimento del punto 5.

L’ipotesi teorica è la relazione fra due variabili, individuata tramite osservazione o dalla letteratura, che voglio verificare nella ricerca. Ad esempio, voglio verificare se l’irrequietezza degli studenti a scuola è inversamente proporzionale alla durata dell’unico intervallo.

Per poter dimostrare una relazione fra le due variabili è necessario definire il termine irrequietezza e individuare degli indicatori che mi permettono di misurarla. Devo, cioè, elaborare una definizione operativa.

Sul dizionario Sabatini Coletti leggo che irrequietezza significa: Stato di agitazione che si manifesta con un accresciuto bisogno di muoversi, di fare qlco. o con un senso di ansietà.

Perciò l’irrequietezza è dimostrata da due elementi diversi: un accresciuto bisogno di muoversi e uno stato di ansia. Posso rilevare abbastanza agevolmente il bisogno di muoversi con l’osservazione, mentre per rilevare lo stato di ansia avrei necessità di utilizzare un test. A questo punto posso decidere di ridimensionare l’ipotesi teorica iniziale e dire che l’irrequietezza fisica degli studenti a scuola è inversamente proporzionale alla durata dell’unico intervallo. In questo modo posso limitare la verifica all’osservazione del comportamento fisico.

A questo punto posso tornare alla formulazione della DEFINIZIONE OPERATIVA. Quali sono i possibili indicatori di irrequietezza fisica? Provo a scriverli:

  • movimento costante delle gambe o dei piedi. una persona irrequieta potrebbe muovere continuamente le gambe o i piedi, o battere continuamente la suola sul pavimento
  • incapacità di stare fermi: cambiare spesso posizione
  • giocare con oggetti a portata di mano, cioè, toccare o maneggiare continuamente oggetti come penne, telefoni, gioielli, ecc.
  • toccare o grattare continuamente la pelle o i capelli.

Perciò posso riformulare l’ipotesi teorica in operativa e scrivere che:

L’irrequietezza fisica degli studenti a scuola, dimostrata attraverso

  1. movimento costante delle gambe e dei piedi,
  2. cambio frequente di posizione,
  3. gioco con oggetti o con parti del corpo

è inversamente proporzionale alla durata dell’unico intervallo.

Le variabili sono l’irrequietezza fisica (dimostrata dai 3 comportamenti inseriti nella definizione) e la durata dell’unico intervallo (variabile indipendente).

A questo punto potrò procedere all’esperimento e userò uno schema test-ritest, vale a dire osserverò i comportamenti della stessa classe con intervalli di durata diversa, ammettiamo i 15 minuti standard e poi 25 minuti.

Per ridurre possibili interferenze, osserverò la classe sempre lo stesso giorno della settimana (perciò con lo stesso orario delle materie) e con lo stesso tipo di attività d’aula (ad esempio osserverò la classe solo nei giorni in cui l’insegnante interroga). Siccome il numero totale di ore di lezione può influenzare la stanchezza, svolgerò le osservazioni sempre nella stessa ora, ad esempio l’ultima. Per generalizzare i risultati, svolgerò una serie di osservazioni anche nell’ora immediatamente successiva all’intervallo.

Possibili relazioni fra variabili

La relazione fra variabili può essere di diverso tipo:

  • INDIPENDENZA, quando le due variabili non hanno alcun legame fra loro vale a dire quando varia l’una l’altra rimane invariata.
  • CORRELAZIONE quando le due variabili variano in maniera concomitante vale a dire che quando una varia, l’altra cresce o decresce secondo una certa relazione. Il COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE indica qual è il grado di accordo fra le due serie di dati vale a dire con quale forza sono collegate le due variabili. Il valore del coefficiente può variare da meno uno a più uno. Una correlazione pari a zero indica che non esiste alcuna connessione 43. L’esistenza di una correlazione non è sufficiente per ipotizzare un rapporto di causalità, perché tutte e due le variabili potrebbero in realtà essere dipendenti da una terza variabile che non stiamo considerando 43.
  • CAUSALITÀ: quando realizzo un ESPERIMENTO e una variabile, tenendo sotto controllo tutti gli altri fattori, dipende chiaramente dall’altra.

Va evidenziato che, poiché abbiamo a che fare con umani, la ricercherà evidenzierà, nel migliore dei casi, delle relazioni TENDENZIALI fra variabili, ma non una corrispondenza di tipo matematico come nel caso di esperimenti su grandezze fisiche.

La formulazione delle ipotesi in forma statistica

A questo punto devo formulare l’ipotesi operativa nelle due ipotesi Ho (ipotesi nulla) e H1 (ipotesi alternativa).

Ho sarà che irrequietezza fisica con intervallo lungo è uguale a irrequietezza fisica con intervallo standard, cioè

H0 : il = is, cioè il-is = 0

E H1 : il diverso da is, cioè il – is diverso da 0.

Accetterò H0 solo se la probabilità di sbagliare è inferiore al 5 o all’1%.  (P.44).

La classificazione delle variabili

È possibile distinguere fra VARIABILI e MUTABILI.

Le MUTABILI sono caratteristiche qualitative che non possono essere misurate e che non possono dare origine a graduatorie ad esempio la nazionalità, la professione, il genere maschile e femminile.

Le VARIABILI invece possono essere misurate a livello cardinale o ordinale. Le grandezze CARDINALI sono quantità esatte e misurabili (l’altezza, la temperatura, il peso), mentre le grandezze ORDINALI indicano l’ordine o il rango senza specificare l’esatta differenza tra i livelli, ad esempio l’ordine di arrivo in una gara non descrive le differenze di tempo fra i classificati nelle varie posizioni.

Qui di seguito userò comunque il termine variabile per indicare sia le variabili in senso proprio che le mutabili 45.

Le variabili MODERATRICI si sono variabili indipendenti che modificano la relazione fra variabile indipendente oggetto della ricerca e variabile dipendente.

Ad esempio, nell’ipotesi che il rendimento in matematica dipenda dall’intelligenza più nei maschi che nelle femmine, la relazione fra quoziente di intelligenza e profitto in matematica può essere modificata dal genere. Le variabili moderatrici vanno sempre esplicitate.

Le variabili intervenienti invece sono fattori che teoricamente influiscono sulla variabile dipendente ma non possono essere osservate, controllate o manipolate nell’esperimento 45.

L’ipotesi precedenti le variabili intervenienti possono essere ad esempio ansia, stress, clima di classe 46.

Le variabili controllate sono invece quelle che il ricercatore riesce a neutralizzare o a tenere sotto controllo, mantenendo le costanti durante la ricerca, quali ad esempio l’età dei soggetti del campione, la loro appartenenza sociale e così via 46.

Pianificare la ricerca scegliendo se adottare un piano sperimentale o osservativo

La VALIDITÀ INTERNA delle ricerca è relativa alla coerenza di tutte le fasi della ricerca, In modo da ridurre le fonti di errore sistematico. La validità interna è elevata se i risultati dello studio sono realmente attribuibili alle variabili che il ricercatore sta esaminando, e non a fattori esterni o a errori nel disegno dello studio

La VALIDITÀ ESTERNA è invece relativa alla possibilità di generalizzare i risultati a gruppi simili ma composti di soggetti diversi da quelli con cui si è svolta la ricerca 46. Richiede non solo che non vi siano fattori esterni o errori nello studio, ma anche che il campione su cui è stata condotta la ricerca sia rappresentativo.

I piani di osservazione di esplicitano LE MODALITÀ con cui si condurrà la rilevazione.

Per assicurare la massima validità interna e esterna, il ricercatore costruisce PIANI DI OSSERVAZIONE e PIANI DI ESPERIMENTO.

I piani di esperimento descrivono in che modo si svolgerà l’esperimento 47, ad esempio con un solo gruppo, con due gruppi equivalenti, con più di due gruppi. In generale è necessario costruire gruppi equivalenti salvo che per la variabile indipendente di cui si vogliono studiare gli effetti 47. Ci sono varie strategie:

  • estrarre casualmente i soggetti che andranno a far parte dei gruppi
  • creare coppie di soggetti che presentano caratteristiche analoghe per tutte le variabili che potrebbero incidere sui risultati e inserirli nei diversi gruppi in maniera simmetrica.

Vediamo alcuni esempi di disegni sperimentali lasciando da parte quelli quasi sperimentali.

Il piano a gruppo unico

Qui si sceglie un unico campione rappresentativo della popolazione e si svolge la ricerca sullo stesso gruppo in due fasi successive. Nella prima fase si agisce sul gruppo con una metodologia standard (FATTORE ORDINARIO) e si rileva il cambiamento (immaginiamo ad esempio l’apprendimento di un programma di matematica). Nella seconda fase si agisce sul gruppo con una metodologia diversa di cui si vuole testare l’efficacia (FATTORE DI ESPERIMENTO). Pronta poi l’ampiezza dei due cambiamenti.

Questo sistema è facile da applicare ma non riesce a controllare alcuni FATTORI DI DISTURBO che possono ridurre la validità del processo di ricerca e quindi delle conclusioni 48. Ad esempio, la MATURAZIONE DI SOGGETTI, l’INTERFERENZA FRA I DUE METODI TESTATI, l’EFFETTO STORIA, un’interferenza legata al RIPETERSI delle prove. Per evitare questi effetti è possibile ricorrere a due diversi gruppi che sono soggetti alla stessa ricerca ma in tempi successivi 49 (GRUPPO CICLICO o ISTITUZIONALE RICORRENTE).

Il piano a due gruppi

Quando si usano due gruppi equivalenti (gruppo SPERIMENTALE gruppo di CONTROLLO), questo permette di evitare l’effetto maturazione e l’interferenza dei due metodi.

In questo disegno di ricerca si rileva la situazione iniziale nei due gruppi, poi uno dei due gruppi sperimenta il FATTORE ORDINARIO, l’altro il FATTORE DI ESPERIMENTO e al termine si rileva la situazione finale in entrambi i gruppi. Se il fattore di esperimento è efficace, la situazione del gruppo sperimentale dovrà essere migliore di quella del gruppo di controllo 50.

Il piano a quattro gruppi

Nel piano a quattro gruppi abbiamo quattro gruppi equivalenti. Con i primi due gruppi si agisce come nel piano a due gruppi mentre ai due gruppi aggiuntivi si fa sperimentare una sola volta a uno il metodo ordinario e all’altro il metodo sperimentale.

In questo modo si evita l’effetto maturazione e l’effetto prova.

Questo metodo però e laborioso e non consente di controllare l’effetto storia 51.

I piani parziali

Si parla di piani parziali quando si vuol sperimentare l’azione di più variabili e queste si fanno agire IN SEQUENZA controllando SEPARATAMENTE gli effetti di ciascuna. 51

Il piano fattoriale

Se vogliamo studiare gli effetti combinati di due variabili, abbiamo bisogno di quattro gruppi equivalenti in modo da incrociare le variabili 52.

Master in Orientamento degli adulti
Master in Orientamento degli adulti

I fattori di disturbo della validità interna e esterna

Tutti i fattori elencati, con l’eccezione dell’errore di campionamento, danneggiano innanzitutto la validità interna.

  • effetto STORIA: si verifica quando nel periodo della ricerca si verifica un evento che altera le caratteristiche del contesto in cui si sta svolgendo la ricerca, ad esempio l’insegnante di una delle classi coinvolte viene trasferita
  • effetto MATURAZIONE: i soggetti coinvolti nella ricerca, A causa del passare del tempo o di altro maturano, e la maturazione influisce sui risultati dei metodi sperimentati
  • testing oppure effetto PROVE: la somministrazione ripetuta di prove simili porta un apprendimento nei soggetti coinvolti che interferiscono sui risultati
  • effetto STRUMENTAZIONE: la rilevazione dei dati è già di per sé un elemento di disturbo che porta i soggetti coinvolti e ad alterare i propri comportamenti
  • effetto SELEZIONE: una cattiva selezione crea gruppi non omogenei
  • MORTALITÀ sperimentale: una parte dei soggetti si ritira dalla ricerca, questo cambia la composizione del gruppo e danneggia le ricerche longitudinali
  • REGRESSIONE VERSO LA MEDIA: vedi dopo
  • CASUALITÀ: altri fattori soggettivi come stanchezza, demotivazione caratteristiche del ricercatore si influenzano i risultati
  • ERRORE DI CAMPIONAMENTO: se la selezione dei soggetti coinvolti nella ricerca non è accurata i risultati non potranno essere estesi a tutta la popolazione di riferimento 54
  • INTERAZIONE DI FATTORI: i diversi fattori di disturbo possono sommarsi fra loro.
La regressione verso la media

In ogni popolazione, ci sono soggetti estremi. Ad esempio, nel gruppo delle persone di 13 anni, ce ne saranno alcune estremamente alle rispetto alla media e altre estremamente basse. E ugualmente, se una persona deve svolgere un determinato compito, spesso non lo svolgerà sempre allo stesso modo, ma le modalità e i risultati del compito potranno variare fra determinati estremi. In alcuni esperimenti accade casualmente che PER PRIMI vengano fuori questi soggetti o prestazioni estreme.

La regressione verso la media è quel fenomeno per cui se aumenti il numero delle osservazioni i risultati delle osservazioni successive saranno meno estremi. Questo comporta che a volte risultati che a prima vista segnalano cambiamenti significativi, e cioè sembrano dimostrare che una determinata metodologia è efficace, aumentando il numero delle osservazioni non si verificano con la stessa frequenza, e la media del totale delle osservazioni ‘regredisce verso la media’, vale a dire diventa meno significativa.

Per ridurre l’effetto di regressione verso la media è utile:

  • effettuare un numero elevato di osservazioni
  • utilizzare un gruppo di controllo
  • rendere i gruppi che partecipano agli esperimenti il più possibile simili all’universo di riferimento, anche nella partecipazione di soggetti con valori estremi. evitare di selezionare i partecipanti solo sulla base di misurazioni estreme. se si selezionano soggetti con risultati molto alti o molto bassi, c’è un rischio maggiore che i risultati successivi siano influenzati dalla regressione verso la media.
  • ripetere gli esperimenti con gruppi equivalenti ma diversi
  • essere consapevoli del fenomeno della regressione verso la media e considerarlo nell’interpretazione dei risultati.

Individuare il campione

La popolazione statistica è costituita da tutti i soggetti che hanno una caratteristica comune ben individuabile, ad esempio bambini iscritti al primo anno della scuola primaria a Milano. Spesso i soggetti che fanno parte della popolazione statistica sono troppo numerosi, per questo motivo lo studio viene rivolto solo a una parte della popolazione, detta campione, attraverso un processo di selezione chiamato campionamento 55. Questa procedura permette di individuare un gruppo di soggetti che fanno parte della popolazione che ne rappresenta adeguatamente le caratteristiche (campionamento rappresentativo).

Il campione casuale è quello individuato con tecniche statistiche. Ve ne sono di vari tipi:

  • il campione CASUALE SEMPLICE è caratterizzato dal fatto che ogni soggetto della popolazione alla stessa probabilità di essere estratto per farne parte. Viene realizzato ad esempio con tavoli di numeri casuali o programmi di randomizzazione 55.
  • Il campione SISTEMATICO viene costituito da un elenco dei soggetti della popolazione che vengono selezionati secondo un determinato intervallo, ad esempio uno ogni 10 56
  • il campione CASUALE STRATIFICATO presenta dei sottogruppi omogenei che rispecchiano la composizione della popolazione. Si utilizza quando la popolazione è composta da sottogruppi ben identificabili, detti strati, che possono dare risposte diverse o manifestare comportamenti differenti. In questo caso si estraggono a caso soggetti di ciascuno dei sottogruppi identificati rispecchiando la proporzione presente nella popolazione. 56
  • il campione A GRUPPI o a grappoli è utile quando si vogliono estrarre a caso gruppi di persone all’interno della popolazione, come ad esempio un certo numero di classi primarie fra tutte le scuole di Milano
  • Il campionamento PER STADI è quello in cui i soggetti da coinvolgere nella ricerca sono selezionati da una con una serie di passaggi successivi.

I campioni non probabilistici, chiamati campioni accidentali, sono selezionati sulla base di procedure non casuali come ad esempio la disponibilità dei soggetti, la possibilità di accedere ai soggetti, il possesso di determinate caratteristiche. I risultati delle ricerche svolte con campioni di questo tipo non sono generalizzabili e non sono esaminabili attraverso le leggi della probabilità. I risultati possono essere trasferiti con estrema prudenza a contesti e soggetti simili a quelli con cui si è svolta la ricerca 57.

Scegliere gli strumenti di rilevazione

Misurare vuol dire rendere trattabili i caratteri da studiare, associando agli stessi dei numeri virgola che consentono di avviare poi elaborazioni statistiche 57.

Esistono vari tipi di scale di misura. Vedi questa pagina.

Le scale nominali

Le SCALE NOMINALI sono scale di misurazione in cui i numeri non possono essere classificati in ordine gerarchico e servono solo come “etichette” per identificare o classificare un oggetto. Sono ad esempio scale nominali quelle che misurano il genere, nazionalità, la città di residenza eccetera. La scala di misurazione è l’elenco delle caratteristiche che vengono considerate (ad esempio: Italia, Francia, Germania).

Nella scale di questo tipo non ha senso fare una classifica fra i vari dati, il concetto di distanza fra i diversi valori non ha senso, non occorre uno zero. Sono scale di questo tipo scale che suddividono gli individui sulla base di maschio / femmina, città di residenza, etc.

Esempio, in un dato campione: la frequenza di maschi 2340, delle femmine 1980. Oppure la frequenza dei residenti a Milano 234, a Torino 432, a Lodi 345.  La frequenza è una scala nominale.

Scale ordinali

Le SCALE ORDINALI sono quelle dove i dati vengono classificati in modo gerarchico sulla base dell’intensità di una determinata qualità posseduta. Si usano scale di questo tipo per fare classifiche, ad esempio dei Paesi da cui provengono i visitatori di un sito.

In scale di questo tipo la differenza di posizione NON corrisponde a valori uguali o loro multipli e lo zero non esiste (la posizione 0 non significa nulla)

Ad esempio: posizione degli appartenenti al campione sulla base della numerosità:

  1. Maschi 2340
  2. Femmine 1980

Qui la scala di posizione (formata dai valori 1 e 2) è una scala ordinale. La scala serve a indicare un ordine fra i gruppi di dati.

Scale a intervalli equivalenti

Le scale a intervalli sono quelle in cui i dati vengono classificati in maniera gerarchica e la distanza fra i diversi valori indica un intervallo preciso. Ad esempio, posso immaginare una scala Likert che misura il gradimento per un programma televisivo, da 1 per niente a 5 moltissimo. Qui l’ordine delle diverse possibili risposte e la loro distanza sono rilevanti, mentre lo 0 non ha un significato reale.

Qui la scala è composta dai valori 1, 2, 3, 4, 5. Contrariamente alla scala di posizione indicata al punto precedente, qui la distanza fra i diversi valori è un intervallo di ampiezza equivalente.

Le statistiche più appropriate per misurazioni di tipo intervallo sono la media, la mediana, la varianza, lo scarto quadratico medio, l’asimmetria, la curtosi.

Scale a rapporti equivalenti

Nelle scale a intervalli equivalenti i dati vengono classificati in ordine gerarchico, la distanza fra i diversi valori indica un intervallo preciso e lo zero indica un valore specifico. Si usano scale di questo tipo per misurare grandezze reali, ad esempio temperatura, tempo, lunghezza, etc. Lunghezza zero indica una cosa specifica. Temperatura 0 pure. In un termometro, la scala è l’elenco delle temperature scritte sul termometro.

Scegliere gli strumenti di rilevazione

Gli strumenti maggiormente utilizzati per la ricerca quantitativa sono i seguenti:

  • I questionari, di solito strutturati con domande chiuse e somministrate a campioni ampi
  • le interviste strutturate cioè con liste di domande prefissate
  • le checklist cioè liste di comportamenti usate per verificare se gli indicatori scelti sono presenti o assenti (scale di osservazione)
  • le scale di auto ed etero osservazione, vale a dire affermazioni con le quali il soggetto deve dichiarare la sua concordanza, ad esempio mai, qualche volta, spesso, sempre
  • i test psicologici
  • le prove oggettive per la rilevazione dell’apprendimento 58.

Individuare le tecniche di elaborazione dati più adeguate, analizzare i dati, descrivere e interpretare i risultati

Dopo aver raccolto i dati necessario sintetizzarli, in modo da capire meglio il loro significato 58. La sintesi avviene attraverso metodi statistici che ci permettono di misurare e trovare correlazioni nei dati raccolti.

Per descrivere quali sono i valori PIÙ FREQUENTI è possibile utilizzare le misure di tendenza centrale: la media aritmetica, la moda, la mediana.

Per descrivere LA DISTRIBUZIONE dei dati si usano gli indici di variabilità, ad esempio lo scarto quadratico meteo e la varianza.

Per descrivere se intercorrono RELAZIONI fra i dati e la loro intensità posso utilizzare il calcolo dei coefficienti di connessione e di correlazione, l’analisi della varianza e della covarianza 59.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore Leonardo Evangelista. Leonardo Evangelista si occupa di orientamento dal 1993. Riproduzione riservata. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.