Albert Bandura e l’autoefficacia

Albert Bandura e l’autoefficacia

Questo articolo è basato sul saggio Autoefficacia: teoria e applicazioni, di Albert Bandura A. (1997, ed. it. 2000). Il libro spiega in dettaglio il concetto di autoefficacia e la sua influenza nei diversi ambiti di vita. A questo scopo presenta una grande mole di informazioni (700 pagine, esclusa la bibliografia).

Lo schema di molti capitoli, soprattutto dal quinto in poi, è che molte persone incontreranno problemi di vario tipo (ogni capitolo è dedicato a un ambito specifico, ad esempio scuola, salute, sport, lavoro, psicoterapia, politica). In ogni capitolo viene citato un ampio numero di ricerche che dimostrano come tali problemi siano prevenuti o risolti meglio da chi ha autoefficacia più alta, e che questo o quel ricercatore ha messo a punto un programma specifico per sviluppare l’autoefficacia in quell’ambito. Tali programmi però non sono disponibili, ma solo citati. Manca un capitolo specifico e pratico su come migliorare l’autoefficacia, anche se Bandura fornisce alcune indicazioni a riguardo, ma sono disperse nel testo e non presentate in maniera strutturata. Da un certo punto di vista il libro di Bandura è un libro sull’effetto placebo, vale a dire sulla potenza e sugli effetti delle nostre convinzioni. Riporto qui di seguito i concetti secondo me più importanti. I numeri indicano le pagine del libro.

Definizione di autoefficacia e ambiti di applicazione

L’autoefficacia è la fiducia che ogni persona ha sulle proprie capacità di ottenere gli effetti voluti con la propria azione 17. In particolare secondo Bandura il senso di autoefficacia ‘ corrisponde alle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati’ 23. Ad esempio se l’autoefficacia è bassa la persona ritiene che le proprie azioni raramente ottengano i risultati desiderati. Chiaramente una persona con bassa autoefficacia sarà portata a scegliere obiettivi più limitati e a impegnarsi di meno per raggiungerli e, a parità di complessità del compito, proverà maggiore stress. I livelli di autoefficacia influenzano le prestazioni in ambito scolastico, sociale, nel controllo del peso, nelle abitudini rilevanti per la salute, nel controllo del dolore, nella riduzione del comportamento fobico, nelle prestazioni lavorative, etc. 50.

‘Persone diverse dotate di abilità simili, o la stessa persona in circostanze diverse, possono compiere azioni carenti, adeguate o straordinarie a seconda delle fluttuazioni nelle loro convinzioni di efficacia personale’ 66. ‘Le persone che dubitano delle proprie capacità in particolari sfere di attività rifuggono i compiti difficili in quegli stessi abiti. Hanno difficoltà a motivarsi, riducono gli sforzi o rinunciano velocemente di fronte agli ostacoli. Hanno aspirazioni ridotte e si impegnano debolmente per raggiungere gli obiettivi che scelgono di perseguire. Nelle situazioni difficili, indugiano sulle proprie mancanze, sulla difficoltà del compito e sulle conseguenze avverse dell’insuccesso. Questo modo di pensare provoca disagio psicologico e indebolisce ulteriormente i loro sforzi loro pensiero analitico, spostando l’attenzione dalla ricerca del modo migliore per eseguire le attività ai deficit personali e alle possibili calamità. In seguito all’insuccesso o un passo falso, recuperano lentamente loro senso di efficacia. Poiché sono inclini ad attribuire le prestazioni inadeguate alla mancanza di caratteristiche personali, bastano pochi successi per far perdere loro fiducia nelle proprie capacità. Cadono facilmente in preda allo stress e alla depressione. Al contrario un senso di efficacia resiliente favorisce in vari modi il funzionamento socio cognitivo nelle relative sfere d’azione. Le persone che credono fermamente nelle proprie capacità prendono i compiti difficili come sfide da dominare invece che come minacce da evitare. Tale orientamento positivo alimenta l’interesse e un coinvolgimento entusiasta nelle attività. Queste persone si propongono di raggiungere obiettivi ambiziosi e manifestano una forte dedizione verso di essi. Mettono molto impegno ciò che fanno e, di fronte ai successi e battute d’arresto, incrementano i loro sforzi. Di fronte alle difficoltà, restano concentrate sul compito e ragionano in modo strategico. Attribuiscono gli successi alla mancanza di impegno, cosa che favorisce l’orientamento al successo. Recuperano rapidamente il loro senso di efficacia dopo gli insuccessi o i passi falsi. Affrontano le potenziali fonti di pericolo di stress con la fiducia di poterle in qualche modo controllare. Questo modo efficace di vedere le cose aumenta il livello delle prestazioni e riduce lo stress e la vulnerabilità alla depressione’ 68, 69.

‘La convinzione della propria efficacia attiva e sostiene l’impegno delle attività cognitive necessarie per sviluppare le abilità. Viceversa il fatto di ritenersi inefficaci ritarda proprio lo sviluppo di quelle sotto abilità dalle quali dipendono le prestazioni più complesse’ 97.

Secondo Bandura è il livello di autoefficacia che determina il comportamento e non viceversa. A questo fine elenca vari esperimenti (pagine da 90 a 97). In genere le convinzioni di efficacia vengono alterate fornendo ai soggetti falsi feedback, che non hanno relazione con la loro prestazioni effettiva. Ad esempio gli autori di uno studio hanno incrementato le convinzioni di efficacia di un gruppo di persone dicendo loro che avevano ottenuto buoni risultati in una gara di forza muscolare. Hanno invece ridotto le convinzioni di efficacia di un altro gruppo di persone dicendo che i loro risultati erano stati pessimi. Poi entrambi i gruppi sono stati testati in prove competitive basate su un compito motorio che misurava la resistenza fisica. Quanto maggiore era la convinzione illusoria di forza fisica, tanto più i soggetti hanno dimostrato resistenza fisica durante la competizione. In un altro esperimento sono state rafforzate con mezzi illusori le convinzioni di efficacia fisica delle donne e indebolite allo stesso modo quelle degli uomini. Questo ha annullato le ampie differenze di resistenza fisica preesistenti nei due sessi. In un altro esperimento la tolleranza al dolore di alcuni soggetti è stata misurata con un apposito test dopodiché alcuni sono stati indotti a credere di avere una buona tolleranza al dolore e altri di avere una scarsa tolleranza, senza in realtà tenere conto della loro prestazione reale. Il test di resistenza al dolore è stato poi ripetuto e sono stati verificati dei cambiamenti nella effettiva resistenza al dolore coerenti con le credenze maturate nei due gruppi 92, 93. In questi e in altri esperimenti le convinzioni di efficacia vengono alterate indipendentemente dalla prestazione e quindi non possono essere considerate dipendenti da questa. Questo secondo Bandura dimostra che i cambiamenti nelle convinzioni di efficacia regolano la motivazione e l’azione 95.

Autostima e autoefficacia vengono spesso usati come sinonimi. In realtà secondo Bandura l’autoefficacia è una capacità personale, mentre l’autostima è un giudizio di valore su se stessi 33. Posso sentirmi molto efficace nello svolgimento di un determinato compito, ad esempio guidare la macchina, senza che questo aumenti in maniera significativa la mia autostima.

Ugualmente secondo Bandura autoefficacia e locus of control vengono considerati fenomeni identici ma anche questo erroneamente. La convinzione che i risultati siano determinati dal proprio comportamento (locus of control interno) può demoralizzare così come alimentare un senso di potere, a seconda che si creda o meno di poter produrre il comportamento adeguato. Chi crede che i risultati dipendano da sé ed è privo di abilità indispensabili sperimenterà un basso senso di efficacia. La convinzione che risultati dipendano dalle proprie azioni migliora l’autoefficacia solo quando si è capaci di buone prestazioni 45. Secondo altri autori invece (vedi ad esempio Soresi S., Nota L. (2000) Autoefficacia nelle scelte e gli altri autori da loro citati) i due concetti vanno unificati. Che rapporti ci sono fra l’autoefficacia di Bandura e gli stili di attribuzione di Martin Seligman? A nostro avviso gli stili di attribuzione (vedi un dettaglio in questa pagina) corrispondono alle credenze di autoefficacia. Tuttavia Bandura parla quasi esclusivamente di come si genera l’autoefficacia, e in più parla solo di situazioni in cui tre delle quattro fonti dell’autoefficacia che ha individuato (esperienza diretta, apprendimento osservando le esperienze degli altri, influenzamento verbale da parte di terzi, la quarta fonte sono gli stati fisiologici e affettivi) producono sempre risultati positivi. In realtà le esperienze personali, l’osservazione degli altri e l’influenzamento verbale possono anche ridurre l’autoefficacia e portare come spiega Seligman a una impotenza appresa (secondo Seligman ‘La reazione di rinuncia, la risposta di abbandono che segue al credere che qualsiasi cosa tu possa fare non è importante’). Un pregio di Seligman è anche il suo approfondimento delle tre dimensioni dell’autoefficacia (pervasività, permanenza, personalizzazione) che in Bandura manca.

Bandura è favorevole a una sovrastima delle capacità personali. Così scrive: ‘È convinzione diffusa che gli errori di giudizio producano disfunzioni. Certamente se una persona giudica in modo grossolanamente errato le sue capacità, rischia di mettersi nei guai. Agire persistentemente in base alla convinzione di poter esercitare un controllo su eventi che di fatto sono incontrollabili vuol dire combattere contro i mulini a vento. Tuttavia il valore funzionale delle auto valutazioni veridiche dipende dalla natura del rischio. Nelle attività in cui i margini di errore concessi sono ristretti e un passo falso potrebbe produrre conseguenze costose o fisicamente pericolose, per il benessere personale è meglio che i giudizi di autoefficacia siano precisi. Nel caso tuttavia di attività non rischiose, le valutazioni di efficacia ottimistiche sono un vantaggio, mentre i giudizi esatti possono essere auto limitanti. Finché valutano cautamente la propria efficacia, le persone tendono a non aspirare a qualcosa che vada al di là della loro portata immediata e a non impegnarsi quel tanto in più che basterebbe per rendere prestazioni superiori al consueto. Poiché la realtà in cui vive l’uomo è piena di difficoltà, le valutazioni di autoefficacia ottimistiche vanno considerate effetto di distorsioni di giudizio ad attive e non errori cognitivi da eliminare’ 100, 111. ‘Quando affrontano attività piene di ostacoli, le persone troppo realiste rinunciano a correre rischi, se sorgono difficoltà smettono di impegnarsi troppo presto o diventano ciniche riguardo alla possibilità di produrre cambiamenti significativi. Una convinzione ottimistica della propria efficacia è quindi una necessità, non un difetto del carattere. La valutazione ottimistica delle proprie capacità aumenta il livello di aspirazione e sostiene la motivazione tanto da consentire alle persone di mettere a frutto le loro doti nel migliore dei modi’ 111. Tuttavia ‘Le attività che hanno solo poche probabilità di successo consumano una gran quantità di tempo, impegno e risorse che probabilmente potrebbero procurare maggiori vantaggi se fossero utilizzate in imprese più realistiche’ 117.

L’origine dell’autoefficacia

Le convinzioni sulla propria efficacia personale vengono costruite sulla base di informazioni provenienti da quattro fonti principali:

  1. esperienze dirette
  2. osservazione delle esperienze di altre persone
  3. persuasione discorsiva da parte di altre persone
  4. stati fisiologici e affettivi.

1. Le esperienze dirette

Le esperienze dirette sono la fonte più potente dell’autoefficacia I successi dovuti all’impegno personale producono un’elevata fiducia nella propria efficacia. Affinché il senso di efficacia sia resiliente è necessario però che la persona arrivi al successo attraverso il superamento di ostacoli grazie all’impegno continuato. ‘Le difficoltà e le sconfitte occasionali sono utili perché insegnano che normalmente, per avere successo, bisogna continuare a impegnarsi. Le difficoltà permettono di imparare a trasformare gli successi in successi, affinando la propria capacità di controllare eventi. Quando si è convinti di avere i requisiti per riuscire, si persevera di fronte alle difficoltà, le regressioni vengono velocemente recuperate. Se nei momenti di difficoltà si tiene duro, si emerge dalle avversità più forti e più capaci. Nonostante i successi prestazionali abbiano un forte effetto persuasivo, non aumentano necessariamente le convinzioni di efficacia, così come non è detto che gli insuccessi le riducano. I cambiamenti del senso di efficacia dipendono, più che dalle prestazioni in sé, dall’elaborazione cognitiva delle informazioni circa le proprie capacità che se ne possono ricavare. Un piccolo successo che dia all’individuo la convinzione di avere requisiti per riuscire, spesso permette di andare ben oltre il risultato ottenuto, di aggiungerne di migliori e di riuscire persino in attività o ambienti nuovi e diversi. In un esperimento condotto da due autori in un contesto scolastico le convinzioni di efficacia degli alunni e il conseguente livello delle prestazioni sono state aumentate ricordando agli alunni che, usando alcune strategie cognitive, stavano esercitando un controllo migliore sui compiti scolastici. I risultati sono stati presentati loro come prove del fatto che stavano applicando bene tali strategie’ 123.

2. L’osservazione delle esperienze di altre persone (cosiddette esperienze vicariate)

Molte persone si convincono che, se gli altri riescono ad ottenere determinati risultati, anche loro possono migliorare la propria prestazione. Quanto più ci si percepisce simili alle persone osservate (cioè ai modelli), tanto più i loro successi saranno convincenti 132. ‘Anche osservare una persona capace che va incontro a un insuccesso utilizzando strategie inadeguate può aumentare il senso di efficacia degli osservatori se questi credono di avere a propria disposizione strategie più adatte’ 133. ‘Gran parte del modellamento ha luogo all’interno delle reti di frequentazione quotidiana della persona. Le persone che per scelta o costrizione vengono frequentate regolarmente determinano il tipo di competenze, atteggiamenti orientamenti motivazionali che verranno più volte osservati. Il modo in cui una società è strutturata differenziata determina ampiamente il tipo di modelli a cui i suoi membri hanno facilmente accesso’ 139.

Il modellamento può non essere basato sulla sola osservazione. Ad esempio determinate abilità cognitive possono essere trasferite attraverso il modellamento verbale dei processi di pensiero: i modelli esprimono a parole con quali accorgimenti cognitivi risolvono i problemi, generano soluzioni alternative, monitorano gli effetti delle proprie azioni, correggono gli errori, usano autoistruzioni di coping per superare i momenti di insicurezza, si congratulano con se stessi per sostenere la motivazione, gestiscono lo stress 140. Le persone con scarse abilità di soluzione dei problemi traggono ottimi benefici dall’osservazione di altre persone che mentre agiscono esprimono verbalmente le loro auto istruzioni, piuttosto che dalla sola osservazione delle azioni 140. ‘Le forme di modellamento possono utilizzare modelli che agiscono con calma impeccabilmente, o modelli che cominciano ad agire timorosamente ma poi, grazie alla determinazione dell’impegno a farcela, superano gradualmente le loro difficoltà. Questi ultimi sono più efficaci’ 148.

Un’altra fonte diffusa d’influenza di questo tipo è costituita dalle molteplici e diverse forme di modellamento offerte dalla televisione dagli altri media visivi. Mentre in passato solitamente le fonti di modellamento erano perlopiù confinate al comportamento esibito dai membri della propria comunità, oggi tale modellamento consente ognuno di noi di trascendere i limiti della vita sociale immediata 139.

Anche l’auto modellamento, in cui le persone ricostruiscono i propri successi ottenuti in passato in condizioni simili può essere utile 132, 149.

Un altro sistema è videoregistrare le proprie prestazioni. ‘Le esitazioni, gli errori e gli aiuti esterni vengono poi tagliati dalla videoregistrazione, così è possibile mostrare filmati in cui le persone agiscono in modo molto più competente del solito’ 140. ‘L’auto modellamento ha un campo di applicabilità davvero esteso, e spesso, con persone cronicamente insicure, riesce laddove falliscono altri approcci basati sull’insegnamento, il modellamento o gli incentivi. È difficile trovare un mezzo migliore dell’osservazione dei propri successi per persuadere una persona delle proprie capacità (…). L’auto modellamento può essere applicato anche senza ricorrere alla manipolazione della videoregistrazione. È sufficiente strutturare i compiti in modo da garantire un padroneggiamento progressivo, o predisporre le condizioni che permettono alle persone di dare il meglio di sé. In questi casi successi sono autentici e non parzialmente costruiti (…). Il fatto di vedersi agire con successo può aumentare la propria competenza in almeno due modi: fornendo informazioni chiare sui modi migliori per mettere in atto certe abilità e rafforzando la fiducia nelle proprie capacità’ 141.

Il modellamento è strutturato in tre fasi principali 592:

  • la presentazione delle abilità che si vuol fare acquisire da parte di una o più persone che fungono da modello. Dagli esempi osservati poi vengono estratti i principi e delle metodologie che rendono possibili prestazioni competenti.
  • la sperimentazione di tali principi e metodologie attraverso simulazioni
  • l’applicazione delle abilità in situazioni lavorative reali in modo da ottenere esperienze di successo.

3. La persuasione verbale

‘La persuasione verbale è un altro mezzo per rafforzare la convinzione di possedere le capacità necessarie a ottenere ciò che si vuole. Specialmente quando si lotta contro le difficoltà, è più facile che il senso di efficacia si mantenga se persone significative esprimono fiducia nelle capacità di chi agisce’ 150. Le persone tendono a credere alle valutazioni delle loro capacità espresse da persone che riconoscono abili nell’attività in questione o hanno fama di esperti 155. Da sola, la persuasione verbale può non essere sufficiente a determinare aumenti durevoli nel senso di efficacia ma, se le valutazioni positive dei persuasori sono realistiche, può servire a sostenere il cambiamento. ‘Le persone che sono state persuase verbalmente di possedere le capacità necessarie per gestire efficacemente determinati compiti dimostrano una maggiore probabilità di impegnarsi più a lungo rispetto a quelle che dubitano di sé e si focalizzano sui propri limiti quando insorgono le difficoltà (…). È però necessario evitare di alimentare un senso di capacità irrealistico, perché questo scredita ai persuasori, aumenta la probabilità di insuccesso, e mina ulteriormente l’autoefficacia’ 151. ‘Le valutazioni di efficacia tendono a essere più credibili quando vanno solo moderatamente al di là di ciò che gli individui sono in grado di fare al momento’ (…). ‘Le cose migliori per infondere convinzioni di efficacia sono: descrivere le attività come basate sull’uso di abilità che è possibile apprendere, accrescere le convinzioni degli esecutori circa la loro capacità di apprendere le abilità in questione, creare situazioni in cui tale abilità possano essere apprese attraverso l’osservazione di modelli, strutturare le attività in passi gestibili efficacemente, in modo da garantire all’inizio un livello elevato di successo, infine, fornire un feedback esplicito sui progressi’ 156.

Un elemento interessante è il tipo di feedback dato sulla prestazione da un osservatore esterno autorevole. ‘L’attribuzione dei progressi all’impegno (‘Sei migliorato perché hai lavorato sodo’) viene talvolta considerata come una delle migliori strategie, ma questo metodo sostiene la motivazione solo nel breve termine. Sentendosi dire ripetutamente che i propri progressi dipendono da un forte impegno, alla fine le persone deducono che il loro talento deve essere piuttosto ridotto dato che è indispensabile continuare sempre a lavorare duro. In effetti, se si dice a una persona che ha delle capacità e che le ha acquisite grazie un duro lavoro, si infonde un senso di efficacia minore che non dicendo che i progressi compiuti sono segno di capacità, senza fare alcun riferimento all’impegno’ 151. ‘I giudizi di incapacità rivolte alle persone ritenute poco dotate vengono spesso trasmessi in modo sottile e indiretto. Quando le consuetudini sociali non ammettono le espressioni esplicite di svalutazione, queste assumono solitamente la forma indiretta di commenti o di pratiche che veicolo nel messaggio: ‘Non c’è molto da aspettarsi da te’. Le persone giudicate poco capaci ricevono spesso compiti troppo facili e poco stimolanti, vengono lodate eccessivamente per prestazione mediocri e trattate in modo neutro per prestazioni inadeguate. Ricevono spesso aiuti non richiesti e, quando riescono a fornire prestazioni dello stesso livello di quelle dei compagni, ricevono meno riconoscimenti di loro. In genere, con l’esperienza, questi alunni imparano a riconoscere questi segni velati di svalutazione’ 152.

Un altro elemento interessante è il seguente: se la prestazione di un individuo si colloca al livello del 75% del criterio scelto, il feedback può focalizzarsi sul 75% di progresso già ottenuto oppure sul 25% che manca. La seconda modalità è meno efficace 153.

4. Gli stati fisiologici e affettivi

Le persone giudicano la loro efficacia anche basandosi sulle informazioni somatiche prodotte dagli stati fisiologici ed emozionali. Nelle situazioni stressanti l’attivazione fisiologica viene spesso interpretata come un segno di vulnerabilità. L’attivazione del sistema nervoso autonomo non è l’unico indicatore fisiologico di efficacia. Nelle attività che implicano forza e resistenza fisica, le persone interpretano la fatica, la mancanza di fiato e i dolori come indicatori di inefficacia fisica. Anche gli stati dell’umore influiscono sui giudizi di auto efficacia. ‘Per questi motivi l’ultimo dei quattro modi principali per modificare le credenze di efficacia consiste nel migliorare le condizioni fisiche, ridurre i livelli di stress e la tendenza a provare emozioni negative, e correggere gli errori di interpretazione degli stati del corpo’ 157.

‘Quando ciò che accade nell’ambiente circostante attira l’attenzione, non si può essere contemporaneamente concentrati su ciò che accade dentro di sé. In situazioni stressanti, alcune persone tendono a concentrarsi su ciò che accade dentro di loro, enfatizzando in questo modo le sensazioni provate, e aumentando così il loro senso di vulnerabilità e, per questa via riducendo il proprio senso di efficacia. Se un relatore attribuisce la sua sudorazione alla scomodità dell’aula, dà una lettura di tale reazione fisiologica ben diversa da quella che renderebbe sulla considerazione manifestazione di stress, segno di successo personale’ 158. ‘L’attività fisiologica comprende di norma una moltitudine di eventi somatici. Il modo in cui le persone interpretano i propri stati corporei dipenderà in parte dagli aspetti che vengono specificatamente osservati. Inoltre, molti eventi somatici non hanno in sé stesso significato particolare. Per esempio, tutte le emozioni sono caratterizzate da un momento di attivazione somatica. Il cuore corre allo stesso modo quando si ha paura, si è euforici ossia impegnati in un’attività fisica intensa. Così, le distorsioni cognitive preesistenti possono convertire lo stesso modello di attivazione somatica nell’esperienza di emozioni diverse, le stesse sensazioni tattili in esperienze dolorose o piacevoli e gli stessi stati corporei in espressioni fisiche innocui o in sintomi di malattia’ (…). ‘Identiche sensazioni corporee vengono sperimentate come stati piacevoli quando è stata indotta una distorsione interpretativa positiva e come stati eversivi quando è stata indotta una distorsione aspettativa negativa. Così il problema non è l’attivazione in sé ma il modo in cui la si considera. Il fatto di interpretare l’attivazione con una sfida positiva può aumentare il senso di efficacia’ 161. ‘Nello sforzo fisico protratto, i maratoneti più esperti monitorano le loro sensazioni corporee come informazioni da utilizzare per regolare il ritmo ed evitare il rischio di esaurire le forze di farsi del male, mentre maratoneti meno competenti sperimentano la sensazione dello sforzo come uno stato aggressivo da cui cercano continuamente di distogliere l’attenzione ricorrendo strategie di distrazione cognitiva’ 162. ‘Fra i pazienti che hanno avuto un attacco cardiaco sottoposti a prove da sforzo su tapis roulant, alcuni si concentrano selettivamente sulla fatica e sulle sensazioni fastidiose che accompagnano lo sforzo intenso e percepiranno così una capacità cardiaca ridotta, mentre altri si concentrano sulla gravosità del lavoro che sono riusciti a tollerare e percepiranno una capacità cardiaca maggiore. Pertanto, una diversa elaborazione cognitiva delle informazioni fisiologiche può portare a percepire in modo piuttosto diverso le proprie capacità fisiche’ 163.

‘L’umore rappresenta una fonte ulteriore di informazioni per la formulazione dei giudizi di efficacia personale dal momento che si accompagna ai cambiamenti nella qualità del funzionamento personale. L’umore può condizionare l’attenzione ed influire sul modo in cui gli eventi vengono interpretati, organizzati cognitivamente e recuperati dalla memoria. Le persone possono apprendere più velocemente se ciò che stanno imparando e congruente con lo stato d’animo cui si trovano, rievocano meglio le informazioni se sono dello stesso umore del momento in cui le hanno prese’ (…). Così, uno stato d’animo negativo attiva pensieri relativi a insuccessi passati, mentre uno stato d’animo positivo attiva pensieri relativi a successi passati 164. ‘Gli stati affettivi possono influire sulle valutazioni di autoefficacia non solo indirettamente, attivando la rievocazione selettiva di ricordi congruenti con lo stato d’animo, ma anche direttamente grazie al loro valore soggettivo di informazione. In questo tipo di processo le persone compiono valutazioni positive quando sono di buon umore e valutazioni negative quando sono di cattivo umore’ (…).’ L’induzione di uno stato d’animo positivo aumenta il senso di efficacia, mentre l’induzione di uno stato d’animo negativo lo riduce (…). Tuttavia la gamma degli insuccessi e dei successi del passato presente in memoria pone dei limiti all’entità del cambiamento che lo stato d’animo può produrre nell’autovalutazione di efficacia. Così, l’umore euforico non porterà l’autoefficacia di persone che hanno risultati mediocri a livelli altissimi, né uno stato d’animo di tristezza potrà portare una persona straordinariamente capace a un livello di autoefficacia mediocre’ 165.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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