Un commento a La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, di Edgar Morin

La testa ben fatta
La testa ben fatta

Una valutazione di sintesi

Era tanto che volevo leggere La testa ben fatta, perché ero attirato dal titolo. Credevo fosse un libro contro il nozionismo (la testa piena) a favore di un insegnamento che promuove lo sviluppo della capacità di pensare (la testa ben fatta).

In realtà il libro stigmatizza la specializzazione settoriale delle scienze, che, secondo l’autore, le rende incapaci di affrontare la complessità del mondo attuale. La testa ben fatta è la testa in grado di collegare fra loro i diversi saperi (grazie a operazioni di interconnessione e separazione vedi p.18) e in grado di trattare problemi. Per promuovere teste ben fatte Morin auspica una riforma del pensiero.

La testa ben fatta è del 1999. La sensazione, leggendolo, è che sia un libro datato. L’interesse per la teoria dei sistemi (che ci ha perseguitato per anni con l’esempio che il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas) è adesso assai ridotto.

Il fatto che la scuola debba sviluppare anche una serie di capacità cognitive e relazionali è ormai acquisito e i programmi scolastici sono stati opportunamente modificati.

La testa ben fatta di Morin si pone sulla linea di pensiero originata da General System Theory. Development, Applications, scritto da Ludwig von Bertalanffy nel 1968.

Secondo von Bertalanffy le spiegazioni deterministiche sono inadeguate per l’analisi dei fenomeni complessi. I sistemi complessi si evolvono non per singole causalità, ma a causa di interi complessi causali tra di loro interrelati.

Morin ne parla in questi termini: L’idea sistemica ha cominciato, nella seconda metà del XX secolo, a minare la validità di una conoscenza riduzionista. Formulata da Von Bertalanffy nel corso degli anni 50, la teoria generale dei sistemi, partendo dal fatto che la maggior parte degli oggetti della fisica, dell’astronomia, della biologia, della sociologia (atomi, molecole, cellule, organismi, società, astri, galassie) formavano dei sistemi, cioè degli insiemi di parti differenti che costituiscono un tutto organizzato, ritrovò l’idea, spesso formulata nel passato, che un tutto è più dell’insieme delle parti che lo compongono. 21

Master in Orientamento degli adulti
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Il contenuto di La testa ben fatta in dettaglio

Critica alla iperspecializzaizone scientifica

Secondo Morin, C’è un’inadeguatezza sempre più ampia, profonda e grave fra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da una parte e realtà o problemi sempre più polidisciplinari, trasversali, multidimensionali, transnazionali, globali, planetari dall’altra. 5

Una intelligenza incapace di considerare il contesto e il complesso planetario rende ciechi, incoscienti e irresponsabili. 7

Il pensiero che taglia, che isola, permette agli specialisti e agli esperti di ottenere risultati eccellenti nei loro settori e di cooperare efficacemente in settori non complessi di conoscenza, specialmente in quelli che concernono il funzionamento delle macchine artificiali; ma la logica a cui essi obbediscono estende alla società e alle relazioni umane i vincoli e i meccanismi inumani della macchina artificiale, e la loro visione deterministica, meccanicistica, quantitativa, formalista, ignora, occulta o dissolve tutto ciò che è soggettivo, affettivo, libero, creatore. 7

L’insegnamento dovrebbe evitare la compartimentazione. 8

Morin lamenta che cultura scientifica e cultura umanistica sono separate 10, che l’attuale espansione incontrollata del sapere sfugge al controllo umano 9,  e inoltre l’indebolimento di una percezione globale conduce all’indebolimento del senso di responsabilità e della solidarietà. 11. Per risolvere questi problemi è necessaria una riforma del pensiero. 13.

Il significato di testa ben piena e testa ben fatta

Cosa significa ‘una testa ben piena’ è chiaro: è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato, e non dispone di un principio di selezione di organizzazione che gli dia senso. Una ‘testa ben fatta’ significa che invece di accumulare il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di:

  • un attitudine generale a porre e a trattare i problemi;
  • principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro un senso. 15

Per produrre una testa ben fatta l’educazione deve favorire lo sviluppo dell’intelligenza generale, grazie alla curiosità, al dubbio (16), alla logica, alla deduzione, all’indizione, all’argomentazione e alla discussione, all’intuizione, all’elasticità mentale, alla serendipità. 17.

Un imperativo dell’educazione dovrebbe essere lo sviluppo dell’attitudine a contestualizzare globalizzare i saperi. 19 E’ necessario intervenire sui principi organizzatori delle conoscenze 20 per il cui approfondimento Morin rimanda al suo libro La conoscenza della conoscenza 18.

Le modalità di insegnamento delle materie scolastiche in una prospettiva sistemica

A questo punto seguono una serie di indicazioni sulle modalità di insegnamento delle diverse materie. Ad esempio:

  • Durante tutti gli anni di insegnamento della matematica si dovrebbe progressivamente mettere in evidenza il dialogo del pensiero matematico con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, e infine i limiti della formalizzazione e la quantificazione 17
  • la filosofia deve eminentemente contribuire allo sviluppo dello spirito problematizzatore 17

A questo punto, ne La testa ben fatta troviamo l’esempio di una serie di scienze interdisciplinari: ecologia, scienze della terra, cosmologia, e lamenta i ritardi in altri campi 25. Poi discute l’apporto della cultura scientifica allo studio della condizione umana 31, in cui vanno ricomposti la dimensione biologica e quella culturale 37.

Parlando di iniziazione alla lucidità, Morin afferma che Si deve insegnare fin dalla scuola elementare che ogni percezione è una tradizione ricostruttiva, operata dal cervello a partire dai terminali sensoriali virgola e che nessuna conoscenza può fare a meno dell’interpretazione. 50

Nell’insegnamento secondario si potrà mettere in luce l’opposizione fra la razionalizzazione, sistema logico di spiegazione ma privo di fondamento empirico, e la razionalità, che si sforza di unire la coerenza all’esperienza; e si tratteranno, nell’insegnamento superiore, i limiti della logica e si argomenterà la necessità di una razionalità non solo critica ma autocritica. 51

Si dovrebbe inoltre insegnare in modo continuativo come ognuno inganni in se stesso 52.

Si dovrebbe inoltre poter aiutare gli adolescenti a muoversi nella noosfera (mondo vivente, virtuale immateriale, costituito da informazioni, rappresentazioni, concetti, idee, miti che dispongono di una relativa autonomia pur dipendendo dalle nostre menti e dalla nostra cultura). 53

 L’incertezza umana secondo Edgar Morin

A questo punto Morin parla dell’incertezza umana. La condizione umana è segnata da due grandi incertezze: l’incertezza cognitiva e l’incertezza storica. Ci sono tre principi di incertezza nella conoscenza:

  • il primo è cerebrale: la conoscenza non è mai un riflesso del reale ma sempre traduzione e ricostruzione, cioè, comporta rischi di errore;
  • Il secondo è fisico: la conoscenza dei fatti è sempre debitrice dell’interpretazione;
  • il terzo è epistemologico: deriva dalla crisi dei fondamenti di certezza nella filosofia a partire da Nietzsche e poi nella scienza a partire da Bachelard e Popper 59

L’ecologia dell’azione

Per pensare bene è necessario essere coscienti dell’ecologia dell’azione. L’ecologia dell’azione comporta come primo principio che ogni azione, una volta intrapresa, entra in un gioco di interazioni e retroazioni, in seno all’ambiente nel quale si effettua, che può distoglierla dai suoi fini e anche sfociare in un risultato contrario a quello previsto. Il secondo principio dell’ecologia dell’azione ci dice che le conseguenze ultime dell’azione sono imprevedibili. 62

Morin passa poi ad affrontare il tema di come l’educazione può insegnare a diventare cittadini 65 e fa una serie di osservazioni sui quali dovrebbero essere i contenuti dei programmi di storia.

Ancora sui programmi scolastici

Il capitolo 7 di La testa ben fatta spiega come strutturare i programmi scolastici nei tre livelli dell’istruzione. Qui di seguito riporto solo alcuni punti.

Nella scuola primaria, Piuttosto che reprimere le curiosità naturali, quelle di ogni coscienza che si risveglia, si dovrebbe partire dalle prime domande: cos’è l’essere umano? La vita? La società? Il mondo? La verità? 77. (…) Bisogna insegnare che le cose non sono solamente cose, ma anche sistemi costituenti un’unità che assimila parti diverse, non più oggetti chiusi, ma entità legate inscindibilmente al proprio ambiente e che possono essere veramente conosciute solo inserendole nel loro contesto. (…) Bisogna apprendere ad andare oltre la causalità lineare: causa à effetto. Apprendere la mutua causalità, la causalità circolare (retroattiva, ricorsiva), le incertezze della causalità (perché le stesse cause non producono sempre i medesimi effetti quando la reazione dei sistemi che esse producono è differente, e perché cause differenti possono provocare gli stessi effetti). Così si formerà una conoscenza capace di affrontare delle complessità. 79

Nella scuola secondaria i programmi dovrebbero essere sostituiti da guide d’orientamento che permettano agli insegnanti di situare le discipline nei diversi contesti: l’universo, la terra, la vita, l’umano. 81

Nell’università dovrebbe esserci una riorganizzazione generale, con la creazione di facoltà, dipartimenti o istituti che abbiano già operato un riaccorpamento polidisciplinare intorno a un nucleo organizzatore sistemico (ecologia, scienze della terra, cosmologia). 87 Al fine di sviluppare e diffondere un modo di pensare che permetta la riforma, si tratterebbe di istituire in tutte le università in tutte le facoltà una decima epistemologica o transdisciplinare, che preleverebbe il 10% del tempo dei corsi per un insegnamento comune che verta sui presupposti dei differenti saperi e sulle possibilità di farli comunicare. 88

I principi guida per un pensiero che interconnette

Morin elenca sette principi guida per un pensiero che interconnette.

  1. Il principio sistemico o organizzazionale. Il tutto è più della somma delle parti. 96
  2. Il principio ologrammatico mette in evidenza l’apparente paradosso delle organizzazioni complesse nelle quali non solo la parte è nel tutto, ma in cui anche il tutto è inscritto nella parte 97
  3. il principio dell’anello retroattivo che permette la conoscenza dei processi regolatori. La causa agisce sull’effetto e l’effetto sulla causa come in un sistema di riscaldamento in cui il termostato regola il funzionamento della caldaia. 97
  4. Il principio dell’anello ricorsivo. È un anello generatore nel quale i prodotti gli effetti sono essi stessi produttori di ciò che li ha prodotti. 98
  5. Il principio di autonomia / dipendenza (auto-eco-organizzazione) 98
  6. il principio dialogico 99
  7. il principio della reintegrazione del soggetto conoscente in ogni processo di conoscenza 99

I compiti degli insegnanti secondo Edgar Morin

Gli insegnanti hanno cinque compiti principali:

  • Fornire una cultura che permetta di distinguere, contestualizzare, globalizzare, affrontare i problemi multidimensionali, globali e fondamentali
  • preparare le menti a rispondere alle sfide che pone alla conoscenza umana alla crescente complessità dei problemi
  • preparare le menti ad affrontare le incertezze (…) anche favorendo l’intelligenza strategica e la scommessa per un mondo migliore
  • educare alla comprensione umana fra vicini e lontani
  • insegnare l’affiliazione (all’Italia, alla Francia, alla Germania, ecc) alla sua storia alla sua cultura alla cittadinanza repubblicana e iniziare l’affiliazione all’Europa
  • insegnare la cittadinanza terrestre 107

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore Leonardo Evangelista. Leonardo Evangelista si occupa di orientamento dal 1993. Riproduzione riservata. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.