Troppi studenti liceali, pochi tecnici

operai

Continuano le testimonianze sul mismatch fra domanda e offerta di lavoro relativa ai giovani.

Sembra incredibile che nel Paese dei Neet e con un tasso di disoccupazione giovanile al 32,7% gli imprenditori non trovino giovani da assumere. Eppure capita persino che in Sardegna non si trovino in loco abbastanza diplomati degli istituti alberghieri.

Così un articolo del Corriere della Sera uscito domenica scorsa. L’articolo riporta vari esempi:

In Fruli:

la Friulintagli è la più importante con 500 milioni di fatturato e 2 mila addetti e sta reclutando periti in Puglia e Campania perché nel Nordest non ne trova. Ne ha già inserite alcune decine ma visti i flussi che si annunciano si sta ponendo il problema alloggi. Soluzioni tipo studentato o agevolazioni per calmierare i costi dell’affitto. Problemi analoghi hanno la Tre Bi, la Media Profili e altre imprese limitrofe che, al pari di Friulintagli, non si limitano a fornire mobili a Ikea ma sviluppano soluzioni e nuovi prodotti. Hanno bisogno di personale in grado di condurre il reparto e sovraintendere agli impianti automatizzati e così si sono rivolti, tramite le agenzie private del lavoro, alle scuole della Puglia e della Campania. 

In Emilia:

Racconta Fabio Storchi ex presidente di Federmeccanica: «Solo nel Reggiano manca qualche migliaio di figure tecniche. La mia azienda ne cerca 15 dopo che abbiamo portato l’organico da 190 a 240 in relativo poco tempo. Vogliamo ingegneri e tecnici specializzati, del resto il momento è estremamente positivo e le aziende del territorio esportano alla grande. E sto parlando solo di ampliamento dei vecchi programmi produttivi senza ragionare sui programmi del digitale, che per ora purtroppo riguardano solo le aziende di eccellenza». La Camera di Commercio di Reggio Emilia ha quantificato il mismatch di cui parla Storchi e ne è venuto fuori che il 29,8% delle assunzioni previste dalle imprese reggiane riguarda «figure di difficile reperimento» e questo dato sopravanza le percentuali dell’Emilia Romagna (24,4%) e la stima per l’intera Italia (21,5%). 

Il presidente dell’Anpal Maurizio Dal Conte

ha ben presente le contraddizioni che stanno dietro al mismatch. Ricorda come si faccia fatica a trovare anche figure professionali come i traduttori e i formatori e nella fascia bassa in qualche caso camerieri e cassiere. Assicura che si sta lavorando per avere nuovi strumenti di conoscenza, «miglioreremo l’indagine Excelsior che rimane la previsione più affidabile delle professionalità richieste divisa per territorio». Purtroppo le banche dati regionali non si parlano tra loro e gli stessi confini amministrativi — specie al Nord — lasciano il tempo che trovano nell’economia dei flussi. Subito dopo «c’è la necessità di riorientare la formazione professionale, non possiamo dare al mercato una minestra precotta, dobbiamo sapere cosa ci chiede e agire di conseguenza»

Secondo un recente articolo su La Stampa:

Servono periti e ingegneri, e servono tanti operai. Le nostre imprese hanno ripreso ad assumere ma faticano a trovare personale perché non ci sono i profili professionali giusti o non ce ne sono a sufficienza. Un vero paradosso se si pensa alla disoccupazione, soprattutto quella giovanile, che resta sempre a livelli record.  

Quest’anno su quasi 4,1 milioni di posti di lavoro offerti dalle imprese ben il 21,5%, ovvero quasi 880 mila posizioni, è risultato di difficile reperimento. L’aumento rispetto al 12% del 2016 è netto ma è ancora più marcato nel settore dell’industria dove il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è addirittura raddoppiato (passando da 13,3% al 26,6% con ben 317.300 posizioni difficili da coprire. In totale quest’anno le imprese italiane hanno cercato 467mila dottori e 1 milione 415 mila diplomati, segnala l’ultimo rapporto Unioncamere-Anpal.  

Ma una fetta consistente delle professionalità richieste, sia per un gap di offerta che di competenze, risulta di difficile reperibilità: parliamo di un posto su tre destinati ai laureati e di un posto su 5 ad appannaggio di diplomati. In tutto sono ben 441mila posti che risultano introvabili o quasi. 

 

 

 

 

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