Concorsi, la rivolta degli atenei

Coro di no contro l’emendamento che “pesa” la laurea in base all’università in cui si è conseguito il titolo. I rettori: non esiste una valutazione oggettiva. Il Pd: strada in salita, opportuno un ripensamento (titolo di Repubblica.it)

Il mio commento: Meno una società è basata sul merito e meno l’orientamento è efficace (se per assurdo tutti o la gran parte dei posti di lavoro fossero assegnati solo per raccomandazione, non ci sarebbe bisogno di insegnare alle persone a fare ricerca di lavoro, ma solo come si ricercano raccomandazioni).

Una società poco basata sul merito è una società ingiusta; se il benessere individuale e l’ascesa sociale dipendono dall’essere ‘figli di’ o ‘amici del politico x’, e non sulle capacità individuali una gran parte dei cittadini ne sono esclusi (caso 1) o (caso 2) sono costretti a umiliarsi per ottenere qualcosa.

Infine una società poco basata sul merito è una società poco competitiva. I servizi pubblici sono di cattiva qualità e hanno un costo esagerato, merci e servizi non sono competitivi rispetto a quelli prodotti all’estero, situazione poco invidiabile quando si è inseriti, come lo è l’Italia, all’interno di un libero mercato internazionale.

Per questi motivi sono pienamente d’accordo con la proposta del Governo che fra i criteri per valutare i candidati all’impiego pubblico si valuti anche l’ateneo in cui la laurea è stata conseguita.

Sappiamo tutti che allo stesso titolo di studio spesso corrispondono livelli di preparazione molto diversi (sulle degenerazioni dell’Università italiana c’è ormai una bibliografia molto estesa, vedi fra gli altri l’articolo Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia) , perciò è corretto non considerare equivalenti lauree conseguire in università diverse.

Il provvedimento sarebbe inoltre un’enorme spinta al miglioramento didattico in tutte le università, assai più potente del blando sistema in essere.

Il fuoco di sbarramento subito iniziato contro il provvedimento dà un’idea di quante siano,  nel nostro paese (e anche all’interno del partito di Renzi) le resistenze contro una società maggiormente meritocratica. A riguardo, vedi anche il recente sciopero degli insegnanti e il sabotaggio contro le prove di valutazione della preparazione degli studenti delle medie superiori.

Lo stesso fuoco di sbarramento ci dà anche un esempio di un ben noto artificio dialettico contro il cambiamento: la valutazione del diverso peso delle lauree conseguire in atenei diversi non va fatta perché è ‘difficile’, ‘complicata’,  ‘discutibile sul piano metodologico’. Quando non si vuole fare una cosa, si ingigantiscono sempre le difficoltà a scapito dei benefici.

Leggi l’articolo di Repubblica: Concorsi, la rivolta degli atenei – Repubblica.it

Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento

Nella seduta del 13 novembre 2014 la Conferenza Unificata Stato-regioni ha approvato il documento Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento. E’ un documento importante perché, con un processo condiviso con tutti i principali soggetti che si occupano di orientamento in Italia, sono state classificate le principali attività di orientamento (ad esempio colloquio di consulenza, incontro informativo, auto-consultazione, etc.) e per alcune di esse sono stati definiti gli standard minimi, vale a dire la dotazione strumentale e logistica, la durata, le modalità di erogazione, i prodotti, le attività principali (aree di competenza), le conoscenze richieste agli operatori che le erogano. E’ verosimile che tutte le normative regionali sui servizi di orientamento si adegueranno in futuro ai contenuti del documento. Riporto di seguito la parte iniziale del documento. Per un commento vedi questa pagina.  Il documento segue le Linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente pubblicate nel novembre 2013.

Premessa

II presente documento si pone l’obiettivo di presentare una proposta di standard minimi delle prestazioni di orientamento erogate da strutture pubbliche e private e delle competenze professionali degli operatori, di cui all’art. 4, comma 1, lettera b) dell’Accordo sull’Orientamento Permanente (20/12/2012 – rep. Atti n. 152/CU), d’ora in avanti Accordo.

Prima di entrare nel merito del documento, si e considerate fondamentale richiamare alcuni riferimenti e note metodologiche che ne hanno sorretto e sostenuto la stesura. In primis la definizione di orientamento, su cui si fonda l’articolazione del documento stesso, cosi come sancita nell’Accordo:

“processo a volto a facilitare  la conoscenza  di se, del contesto formativo,  occupazionale, sociale, culturale ed economico di riferimento, delle strategie messe in atto per relazionarsi ed interagire con tali realtà, al fine  di favorire   lo  maturazione   e   lo  sviluppo   de/le   competenze   necessarie   per   pater   definire   o  ridefinire autonomamente  obiettivi personali  e professionali  aderenti al contesto, elaborare o rielaborare un progetto di vita e di sostenere le scelte relative”

In seguito alla firma dell’Accordo, il 5/12/2013 è stato approvato dalla Conferenza Unificata il documento recante “Linee Guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente”, a cura del Gruppo di Lavoro lnteristituzionale, di cui all’art. 4 dell’Accordo sopra richiamato. Le Linee Guida nazionali sull’orientamento fanno riferimento a cinque funzioni finalizzate alla realizzazione del diritto della persona all’orientamento lungo tutto ii corso della vita. Si riporta di seguito, in sintesi, la definizione delle cinque funzioni (per i dettagli si rimanda al documento ufficiale), sottolineando che tutte e cinque le funzioni rientrano nella responsabilità di ogni Soggetto/lstituzione competente:

  1. Educativa: indica le attività per lo sviluppo di risorse/competenze e condizioni favorevoli al processo di auto-orientamento della persona per favorirne ii benessere, l’adattabilità ai contesti, ii successo formative e la piena occupabili
  2. Informativa: riguarda le attività volte a sviluppare la capacita di attivazione della persona e di ampliamento, acquisizione e rielaborazione di conoscenze utili al raggiungimento di un obiettivo formativo/professionale specifico
  3. Accompagnamento a specifiche esperienze di transizione: indica le attività di sostegno allo sviluppo da parte della persona di competenze e capacita di decisione e di controllo attivo sull’esperienza formativa e lavorativa in essere, al fine di prevenire rischi di insuccesso
  4. Consulenza orientativa: concerne le attività di sostegno alla progettualità personale nei momenti concreti di snodo della storia formativa e lavorativa e di promozione all’elaborazione di obiettivi all’interno di una prospettiva temporale allargata e in coerenza con aspetti salienti dell’identita personale e sociale
  5. Sistema: le funzioni e le attività dell’orientamento necessitano, inoltre, di essere supportate da funzioni di sistema, quali “assistenza tecnica”, “formazione operatori”, “promozione della qualità” e “ricerca e sviluppo” al fine di assicurare l’efficacia degli interventi

Le cinque funzioni si realizzano nell’ambito di una più ampia e trasversale macro-funzione orientativa a cui adempiono i sistemi, le strutture e le professionalità in essi operanti quando le loro attività concorrono allo sviluppo e al sostegno della progettualità degli individui con riferimento al proprio percorso scolastico, formative, socio-professionale. Alle cinque funzioni non corrispondono necessariamente, e secondo un rapporto  di  reciprocità,  servizi  nel senso  di “strutture  dedicate”  e/o  “profili”  professionali, nel senso di figure professionali specificamente o esclusivamente dedicate. E possibile, infatti, che in alcuni servizi siano erogate  solo  alcune funzioni  e, quindi, siano  presenti solo  alcune figure  professionali come del resto è possibile  che  in alcuni  contesti  organizzativi  una  stessa  figura  professionale  possa  svolgere  più di una funzione.

Per rendere maggiormente chiari i contenuti nel prosieguo del documento, si fornisce di seguito una breve descrizione  terminologica:

  • per funzione si intende un insieme di aree di attività (ADA) finalizzate ad uno scope omogeneo. In particolare, si definisce “funzione orientativa” (Pombeni,2003) la finalità cui adempie un sistema o una struttura quando le sue attività concorrono allo sviluppo ed al sostegno della progettualità degli individui con riferimento al proprio percorso scolastico, formative, socio-professionale. Le cinque funzioni declinate nelle Linee Guida sono attivabili da istituzioni/enti/strutture attraverso interventi e dispositivi di volta in volta maggiormente rispondenti ai bisogni delle persone;
  • per standard si intende la soglia accettabile della prestazione a cui si uniforma ii soggetto produttore o erogatore, sia pubblico che private accreditato. Gli standard delle prestazioni dei servizi di orientamento, possono riguardare dimensioni diverse, ad esempio:

il tipo di azione orientativa (specifico intervento) che viene garantito al cittadino/utente e quali strumenti si rendono disponibili (le dimensioni della funzione orientativa, le aree di attività, gli obiettivi ai quali e mirata)

le modalità di eroqozione  dell’intervento  di orientamento  ovvero  come  viene realizzata  l’azione stessa, descrivendo le attività che si devono attuare nel corso del processo di erogazione;

le competenze minime indispensabili in capo agli orientatori, per attuare gli interventi di orientamento;

  • per servizio si intende un insieme di macro-aree di attività come classificate dai sistemi regionali e nelle quali si articola la funzione generale di orientamento per ciò che attiene all’erogazione degli interventi. Esse si differenziano secondo le azioni erogate (e quindi, delle competenze necessarie per erogarle);
  • per azione si intende uno specifico tipo di intervento, nel caso dell’orientamento  rivolto ad   individui, gruppi o specifici target. Le azioni orientative si differenziano secondo i diversi contesti nei quali hanno luogo (es. Scuola, Università, Centri per l’impiego) e le diverse funzioni orientative generali.

 

Occorre inoltre sottolineare la necessita di raccordo de/ presente documento con J’esito della definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) di cui si sta discutendo a livello nazionale a seguito delle modifiche apportate dalla Legge Fornero al D.Lgs. 181/2000, che ha introdotto i LEP che devono essere erogati dai servizi per ii lavoro, nonché a seguito della legge delega su/ lavoro che considera i LEP come criteri per /’esercizio della delega nella riforma dei servizi per ii lavoro.

Ciò premesso ii documento è articolato in tre parti:

  1. la prima parte, introduttiva, è dedicata  al/a  descrizione  dei diversi contesti, identificati dalle    Linee guida,  legittimati  ad  offrire  servizi  di  orientamento  e  che  concorrono  a  determinare  ii   sistema nazionale;
  1. la seconda parte, specifica per ognuna delle cinque funzioni identificate dalle Linee Guida, è dedicata alla descrizione degli standard di qualità delle prestazioni. Le cinque funzioni sono declinate in:

-una  sezione  in  cui  sono  definiti  tutti  gli  indicatori  di  processo  (finalità,  obiettivi,  tipologià  di prestazioni  e  declinazione  in  specifiche  azioni, strumenti  utilizzabili,  destinatari  e  modalità  di accesso al servizio, risultati per ii beneficiario). A tal proposito è indispensabile precisare che ii documento si propone di prevedere tutte le azioni possibili ma saranno poi gli organi competenti a scegliere quelle possibili, realizzabili e utili nello specifico contesto secondo i bisogni e le peculiarità locali

-una  sezione,  con  riferimento  alle  funzioni  “lnformativa”,  “Accompagnamento  a   specifiche esperienze  di transizione”  e “Consulenza  orientativa”, sintetizzata  in tabella,  in cui viene  presentata una  proposta  di  standard’ dei  servizi  relativamente  alla  dotazione  strumentale  e  logistica,  alla modalità di erogazione delle  prestazioni, agli output possibili e alle competenze  professionali degli operatori dedicati a tale funzione. A tale proposito c’è poi ii problema de/la certificazione de/le competenze degli orientatori. In relazione a chi già opera nel settore e necessario prevedere un dispositivo di riconoscimento delle funzioni/certificazione de/le competenze che tenga canto sia dell’esperienza lavorativa pregressa sia di specifici percorsi formativi dedicati. Per i nuovi ingressi sarà analogamente riconosciuta la competenza professionale, sempre attraverso dispositivi di certificazione ma sarà necessario prevedere due percorsi diversi.

  1. II documento si chiude con un terzo capitolo, trasversale a/le diverse cinque funzioni identificate, sul/e attività di monitoraggio e valutazione dei servizi di orientamento.

Puoi scaricare tutto il documento dal link standard-minimi

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 20 dicembre 2014. Ultima modifica 21 dicembre 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia

Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia

Ruben Durante, Giovanna Labartino, Roberto Perotti (2012)

ABSTRACT

Decentralization can lead to “good” or “bad” outcomes depending on the socio-cultural
norms of the targeted communities. We investigate this issue by looking at the evolution
of familism and nepotism in the Italian academia before and after the 1998 reform, which
decentralized the recruitment of professors from the national to the university level. To
capture familism we use a novel dataset on Italian university professors between 1988
and 2008 focusing on the informative content of last names. We construct two indices
of “homonymy” which capture the concentration of last names in a given academic department
relative to that in the underlying general population. Our results suggest that
increased autonomy by local university officials resulted in a significant increase in the
incidence of familism in areas characterized by low civic capital but not in areas with
higher civic capital.
Scarica la ricerca nepotism in italian univesities

Università, Libera e Cantone: “Segnalate all’anticorruzione baronati e concorsi truffa” – Il Fatto Quotidiano

Università “Segnalate all’anticorruzione baronati e concorsi truffa”

Il 22 ottobre l’Autorità anticorruzione ha inaugurato un indirizzo di posta elettronica “protetto” attraverso il quale i pubblici dipendenti possono segnalare gli illeciti di cui sono testimoni all’interno delle Pubbliche amministrazioni senza esporsi pubblicamente (whistleblowing@anticorruzione.it)  . E su questo indirizzo potrebbero presto essere raccolte anche le segnalazioni provenienti dalle Università italiane.

viaUniversità, Libera e Cantone: “Segnalate all’anticorruzione baronati e concorsi truffa” – Il Fatto Quotidiano.

Università, vietato assumere i parenti. Tranne le mogli – Corriere.it

Università, vietato assumere i parenti. Tranne le mogli

Bari, 31 assunzioni all’università. La legge vieta congiunti dei professori fino al quarto grado. Ma il rettore annuncia: «L’interpretazione non è univoca»

La moglie è una parente? «Che razza di domanda!», direte voi. All’università di Bari, invece, indifferenti alle risate di scherno, la domanda se la pongono sul serio: d’accordo che la legge vieta l’assunzione in facoltà di «parenti e affini fino al quarto grado» ma perché mai escludere le mogli? Passi pure per i cognati, ma i mariti? 

viaUniversità, vietato assumere i parenti. Tranne le mogli – Corriere.it.

Insegnavi a Yale? Mettiti pure in coda – Corriere.it

Divertente / tragico, ma non nuovo:  Insegnavi a Yale? Mettiti pure in coda

Vale di più una cattedra ad Harvard o all’ateneo di Villautarchia? Dipende. All’Università del Salento, pare impossibile, il concorso per assumere 16 professori riconosce più punti a chi ha già insegnato nelle nostre aule piuttosto che ai docenti di Berkeley o Yale. (…)

Col risultato, ad esempio, che se un fuoriclasse celebre nel mondo come Andrew Stewart, specializzato in «Ancient Mediterranean Art and Archaeology», volesse prendersi lo sfizio di lasciare l’Università di Berkeley per venire a Lecce (ammesso che fosse accettato nonostante il passaporto straniero) avrebbe per la sua esperienza didattica 4 punti rispetto ai 20 riconosciuti a un ipotetico professor Tizio Caio che abbia insegnato in un’università telematica di Rocca Cannuccia. Assurdo. Tanto più di questi tempi, coi docenti delle «telematiche» che paiono (ma ci torneremo) moltiplicarsi miracolosamente. (…) appare folle la sproporzione, ad esempio, per la cattedra di Econometria (20 punti a 10), di «Meccanica applicata alle macchine» (30 punti a 10), di Botanica (20 punti a 5) o di «Misure elettriche ed elettroniche» dove lo squilibrio è ancora quintuplo: 10 punti ai «casalinghi», 2 agli eventuali acquisti dall’estero.

Contunua a leggere seguendo il link

Insegnavi a Yale? Mettiti pure in coda – Corriere.it.

Pensioni e politiche attive del lavoro: due doverose modifiche alla Costituzione

Pensioni e politiche attive del lavoro: due doverose modifiche alla Costituzione

Questo articolo riporta due disposizioni a nostro avviso doverose per ristabilire l’eguaglianza fra tutti i cittadini italiani (occupati e disoccupati, giovani e anziani) e ridurre il deficit pensionistico. Vanno inserite nella Costituzione perché si tratta di due disposizioni alla base della convivenza civile e del patto generazionale in Italia. Vedi il nostro articolo Contro i giovani. La discriminazione dei giovani in Italia.

Art.1. A tutti i cittadini sono assicurati una tutela e una integrazione del reddito dignitosa in caso di disoccupazione. La tutela e l’ammontare dell’integrazione del reddito sono le stesse per tutti i cittadini, indipendentemente dal tipo di rapporto di lavoro precedente. Il trattamento di disoccupazione può essere integrato attraverso forme di assicurazione individuale.

  • Che significa: viene assicurato un sostegno del reddito uniforme a tutti i cittadini, mentre al momento alcune categorie di lavoratori ce l’hanno ed altre no. Sono vietati trattamenti di favore per i dipendenti di particolari imprese come ad esempio quelli periodicamente attivati a favore dei dipendenti Fiat o Alitalia; se devono esistere una cassa integrazione o un trattamento di mobilità, questi devono esistere per tutti, non solo per i lavoratori dipendenti o per i dipendenti di grandi imprese. I singoli cittadini possono aumentare l’importo del proprio trattamento di disoccupazione stipulando assicurazioni private.

Art.2. Il sistema di calcolo delle pensioni è lo stesso per tutti i cittadini ed è il sistema contributivo. Fatte salve le differenze dovute a caratteristiche socio-anagrafiche, a contributi dello stesso ammontare corrispondo pensioni di anzianità dello stesso ammontare. Le pensioni attualmente corrisposte in base al sistema retributivo vengono ricalcolate col sistema contributivo. I prepensionamenti sono vietati.

  • Che significa: esistono in Italia alcuni milioni di fortunati che, a spese di tutti gli altri, incassano dallo Stato assai più di quanto hanno versato in contributi. Questo articolo abolisce questo privilegio. Questo articolo elimina inoltre la possibilità che vadano in pensione a spese della collettività persone che non hanno maturato i requisiti minimi validi per tutti gli altri. ‘Ma allora i diritti acquisiti?’ I diritti acquisiti vengono dopo il diritto all’eguaglianza fra i cittadini.

Volendo, è possibile immaginare altre norme che, con legge ordinaria, riducono alcune delle maggiori storture del nostro sistema economico e politico.

Norme relative al trattamento fiscale dei redditi

Art.1. Tutti i redditi, inclusi quelli finanziari e fondiari, sono sottoposti allo stesso prelievo fiscale. Nel calcolo del prelievo fiscale si considerano anche i contributi previdenziali e le assicurazioni obbligatorie.

  • Che significa: oggi, in Italia, il trattamento fiscale favorisce le rendite finanziarie (cioè gli utili derivanti dagli investimenti in titoli e in immobili) a scapito dei redditi da lavoro e da impresa. Il sistema attuale riduce la competitività e la mobilità sociale a favore della ricchezza ereditaria e della rendita.

Norme relative alle cariche elettive

Art.1. E’ vietata l’elezione alla stessa carica pubblica per più di due mandati, anche non consecutivi.

  • Che significa: questa proposta riduce il fenomeno dei parlamentari a vita e più in generale dei ‘politici di professione’

Norme relative al sostegno alle imprese e alle imprese pubbliche

Art.1. Sono vietati contributi pubblici a fondo perduto alle imprese.

Art.2. Le imprese pubbliche o a partecipazione pubblica maggioritaria che chiudono i bilanci in perdita per più di tre esercizi consecutivi sono poste in liquidazione.

Art.3. Gli amministratori e i membri del consiglio di amministrazione di imprese pubbliche o a maggioranza pubblica che chiudono un esercizio in perdita sono automaticamente dichiarati decaduti nonché non reincaricabili a ruoli dello stesso tipo in imprese pubbliche o a partecipazione pubblica maggioritaria per un periodo di 5 anni.

  • Che significa: in due parole, basta sperperi. Un certo numero di imprese private riceve contributi pubblici a fondo perduto la cui efficacia è assai dubbia. Molte imprese pubbliche o a capitale a maggioranza pubblica sperperano denaro pubblico o utilizzano denaro pubblico (cioè di tutti) per fornire servizi a prezzo di favore a determinate categorie di cittadini. Questa proposta impedisce situazioni di questo tipo. I cittadini in situazioni di bisogno devono ricevere sostegni al reddito, ma il costo di produzione dei servizi che utilizzano deve essere chiaro. Ogni cittadino deve avere un ‘conto del welfare’ che permette di quantificare in maniera trasparente il suo costo per la collettività.

Norme relative agli incarichi universitari

Art.1. Nelle università che ricevono finanziamenti pubblici gli incarichi di docenza universitaria sono assegnati a termine e per ciascun docente hanno la durata massima di 4 anni. Il limite dei quattro anni complessivi vale anche nel caso in cui gli incarichi siano assegnati in più soluzioni e da università diverse.

Art.2. Una volta raggiunti i quattro anni di incarico, per un periodo minimo di due anni il docente non può più ottenere incarichi da università che ricevono finanziamenti pubblici.

Art.3. Trascorsi i due anni di cui all’art.2 il docente può di nuovo ricevere incarichi da università che ricevono finanziamenti pubblici con i limiti di cui all’art.1.

Art.4. Sono in ogni caso esclusi dalla possibilità di incarico e reincarico quei docenti la cui produzione scientifica, negli ultimi 4 anni di incarico, ha ricevuto un numero di citazioni inferiori a un limite prestabilito a cadenza quadriennale dal Ministero all’Università.

  • Che significa: l’università italiana è nota per nepotismo, inamovibilità dei docenti, scarso contatto con il mondo della produzione, localismo e scarsa qualità della produzione scientifica. Questa proposta contrasta questa situazione: i due anni di assenza periodica dall’università costringono i docenti a cercare, in questo periodo, incarichi da università straniere o da imprese. L’utilizzo del fattore di impatto (impact factor) esclude dal reincarico quei docenti con una produzione scientifica esigua o di scarsa qualità.

Norme relative ai cittadini Extra-Ue

Art.1. In Italia, nessun cittadino extra-UE deve avere un trattamento economico e di welfare migliore di un qualunque cittadino italiano, eccetto nel caso in cui esistano accordi di reciprocità col Paese extra-UE che assicurino un eguale trattamento al cittadino italiano nel Paese extra-UE.

Norme relative alle prestazioni di lavoro

In fase di elaborazione.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet inizialmente nel 2006. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

Master in orientamento scolastico

Gent.mo Dott. Evangelista,
la presente per chiedere informazioni su Master legati all’Orientamento scolastico.

Gentile Professoressa,
la ringrazio per la sua richiesta. Innanzitutto deve distinguere fra ‘master
universitari’ e master senza l’aggettivo ‘universitario’. Nel primo caso
come sa abbiamo percorsi formativi con caratteristiche stabilite per legge e
che rilasciano un titolo che ha valore legale, veda ad esempio in
http://www.sabinauniversitas.it/jwu/index.php?option=com_content&view=article&id=172&Itemid=82,
negli altri casi troviamo di tutto. Il termine master dovrebbe indicare
percorsi formativi pensati per sviluppare competenze professionali, che
diano cioè una preparazione immediatamente spendibile nel mondo del lavoro,
ma non sempre è così. Nella mia esperienza non sempre i percorsi formativi
chiamati Master (universitari e non) sono sufficientemente concreti.
E’ necessario così analizzare con attenzione programma e docenti.
Per master universitari nell’ambito dell’orientamento può fare una ricerca
su internet. Per quel che ne so, le Università con più lunga esperienza
nell’insegnamento dell’orientamento scolastico sono quella di Padova,
Cattolica di Milano e Università Salesiana di Roma.
Un cordiale saluto,

Gent.mo Dott. Evangelista,

la ringrazio per la sua cortese risposta.
Sono alla ricerca di un Master professionalizzante, ma che sia anche riconosciuto a fini concorsuali e di graduatoria di istituto (sono un’insegnante). Un Master che contempli anche uno stage presso un Ente, un’istituzione o azienda.
Cercherò di contattare le sedi universitarie che mi ha segnalato.
La ringrazio ancora
Cordialmente

Buongiorno Professoressa XY,

in questo caso provi a vedere se fra i master offerti dalle università a distanza http://unitelematiche.it/ ce n’è qualcuna che ha un master sull’orientamento.
Cordiali saluti