Se i tirocini non servono a niente dipende anche dagli stagisti

Ieri durante la formazione a distanza di un gruppo di operatori del servizio di orientamento di una università, uno degli operatori mi diceva che una parte dei neolaureati rifiuta esperienze di tirocinio con rimborso spese minimo.

Ho pensato che quando un neolaureato sceglie di imparare qualcosa frequentando un corso di formazione o un master non solo non viene pagato, ma deve anche pagare lui per la frequenza, dunque il tirocinio è una modalità di apprendimento migliore di un corso di formazione anche da un punto di vista economico, a condizione che il tirocinio sia davvero formativo.

In Italia molte imprese abusano dei tirocini per avere personale gratuito a cui far svolgere compiti di manovalanza, ma secondo me la responsabilità di questa situazione è, almeno in parte, degli stessi stagisti.

Molti neolaureati cercano spasmodicamente di essere presi a tirocinio senza individuare prima quali compiti lavorativi vogliono imparare e senza negoziare prima con l’impresa che effettivamente avranno modo di svolgerli. La preoccupazione di molti stagisti è innanzitutto farsi prendere, e poi sperano ingenuamente che tutto andrà per il meglio, o che comunque nel caso peggiore avranno un’esperienza in più da aggiungere nel CV.  Con queste premesse, non possono lamentarsi se poi si trovano a fare fotocopie o portare i caffè.

Per esperienza diretta (a volte nel mio percorso professionale sono stato tirocinante, altre volte mi sono trovato in contesti lavorativi dove erano presenti tirocinanti o apprendisti, in qualche caso mi sono occupato direttamente della formazione di tirocinanti e apprendisti) posso dire che il tirocinante finisce a fare fotocopie e portare caffè non solo perché l’impresa è ‘cattiva’, ma perché più semplicemente è male organizzata.  Spesso l’impresa non sa cosa far fare al tirocinante perché non ha programmato bene come inserirlo, oppure i colleghi nonostante le direttive ricevute non si occupano di lui/lei, oppure ancora la persona designata come supervisore ha impegni stringenti o carichi di lavoro eccessivi e non ha tempo di supervisionare.

Per evitare delusioni ogni laureato, prima di accettare un’offerta di tirocinio, dovrebbe mettere bene in chiaro, anche nel contratto di tirocinio:

  • Quali compiti lavorativi l’azienda si impegna ad insegnargli (i compiti lavorativi possono essere individuati ad esempio utilizzando il sito Atlante Lavoro)
  • Quando inizierà la formazione in affiancamento, in quale reparto e in affiancamento a quali dipendenti
  • Ogni quanto sarà fatta una verifica del processo di apprendimento (almeno 1 volta al mese) e con chi
  • Quali procedure sono attivabili nel caso in cui gli impegni ai punti precedenti non vengano rispettati dall’impresa.

 

Se l’impresa non è disponibile a impegnarsi per iscritto e in modo dettagliato su tutti questi aspetti, o se i compiti che l’impresa è disponibile a insegnare sono elementari, allora il tirocinio non va accettato.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.