A cosa servono i centri per l’impiego? Non solo incrocio domanda e offerta

A cosa servono i centri per l’impiego? Questa domanda è tornata ricorrente adesso che si parla di reddito di cittadinanza e delle nuove assunzioni dei navigator che lavoreranno presso i centri. I centri per l’impiego, si dice, intermediano mediamente appena il 5% del totale delle assunzioni del settore privato.

Ma il contributo all’occupazione dei centri per l’impiego non può essere misurato concentrandosi solo sulle assunzioni fatte dalle (relativamente poche) imprese che si rivolgono ai centri in cerca di personale. Faccio degli esempi:

  • una persona trova lavoro presso una agenzia per il lavoro (ex interinale) perché l’operatore del centro per l’impiego a cui si è rivolto gli ha consegnato un elenco di agenzie per il lavoro e suggerito di presentare anche a loro la sua candidatura
  • una persona trova lavoro perché, dopo aver partecipato presso il centro per l’impiego a un corso breve sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro, ha migliorato il contenuto e la veste grafica del proprio CV (che prima veniva scartato nell’80% dei casi, mentre adesso viene preso in considerazione) e aumentato sostanzialmente il numero di autocandidature
  • Una persona trova lavoro come magazziniere perché ha fatto un corso per ottenere il patentino del muletto seguendo il consiglio dato 6 mesi prima da un operatore del centro per l’impiego, che gli ha anche indicato dove andare a farlo
  • Una persona sa adesso usare meglio Office rispetto a 3 mesi fa perché l’operatore del centro per l’impiego le ha suggerito un corso a distanza gratuito
  • Una persona ha scelto di fare un master perché grazie all’operatore del centro per l’impiego ha trovato una borsa di studio
  • Una persona demoralizzata ha acquistato un po’ più di fiducia perché ha fatto un bilancio di competenze con l’operatore del centro per l’impiego e ha capito che ha più competenze di quelle di cui era consapevole e in quale settore potrebbe spenderle.

Queste assunzioni e miglioramenti non compaiono nelle statistiche, ma sono dovute all’attività del centro per l’impiego (in maggior dettaglio all’attività del servizio di orientamento che opera pressi tutti i centri per l’impiego).

Nella mia esperienza il servizio di orientamento è molto più efficace del servizio di incontro domanda offerta di lavoro e così, la soddisfazione degli utenti dei servizi di orientamento è maggiore.

Se rileviamo il livello di soddisfazione di 100 persone che hanno usato il servizio di incontro domanda offerta e di altre 100 che hanno usato il servizio di consulenza di orientamento la percentuale di soddisfazione del servizio di consulenza di orientamento sarà incomparabilmente più alta.

La qualità del servizio di incontro domanda offerta prestato da soggetti privati è migliore di quello del centro per l’impiego (anche per i vincoli che il centro per l’impiego ha), mentre  l’orientamento offerto dai consulenti dei centri per l’impiego è, in  molte regioni, di qualità comparabile a quello offerto dai privati convenzionati.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

“I Navigator vanno formati, non li troviamo al supermercato. Rischio Tsunami sui centri per l’impiego”

Così le dichiarazioni a La Repubblica di Melania Rizzoli, assessore alla Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia e Cristina Grieco – coordinatrice degli assessori regionali al Lavoro, in visita a Roma per incontrare il Ministro Di Maio per discutere dell’avvio del reddito di cittadinanza.

Secondo Grieco sarà impossibile assumere i navigator regionali prima dell’autunno. Secondo Rizzoli i navigator, dopo l’assunzione, andranno formati, allungando così ulteriormente i tempi della loro entrata in servizio.

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Vedi gli altri articoli sul reddito di cittadinanza:

  1. Fonte ANPAL: probabili criteri di valutazione dei curricula e temi dell’orale
  2. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  3. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  4. Quali strategie per lavorare come Navigator sul reddito di cittadinanza
  5. Di Maio: I navigator (nei prossimi anni) saranno stabilizzati
  6. Ecco le lauree richieste ai navigator
  7. I navigator lavoreranno anche presso le agenzie accreditate
  8. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  9. 4.000 assunzioni per i centri per l’impiego
  10. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  11. Reddito di cittadinanza: cosa ne pensano le Regioni
  12. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  13. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

 

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Reddito di cittadinanza: cosa ne pensano le Regioni

In una conferenza stampa del 17 gennaio Cristina Grieco, Coordinatrice della Commissione Istruzione e Lavoro della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, manifesta alcune perplessità sui Navigator (cioè gli operatori di orientamento coinvolti nel reddito di cittadinanza) e sulle procedure di assunzione di personale da parte delle regioni prevista nella Legge finanziaria 2018.

Riguardo ai Navigator la Grieco lamenta che le regioni non sono state coinvolte:

[sui Navigator] noi non siano stati coinvolti. Si tratterebbe di personale contrattualizzato da Anpal servizi su cui insistono altre perplessità. Ci si domanda: questo personale dove presterà la propria opera? Nei centri per l’impiego? In questo caso occorre ricordare che le strutture non sono certo adeguate.

Qui la Grieco sembra riferirsi alla mancanza di locali e attrezzature per il personale aggiuntivo.

Riguardo ai 4.000 orientatori da assumere direttamente dalle regioni, la Grieco dice che:

Avevamo chiesto di accelerare le procedure per mettere in grado le Regioni di procedere per tempo alle selezioni e alle assunzioni del personale, invece stiamo ancora attendendo i decreti.

In generale, secondo la Grieco un grosso limite del provvedimento sul reddito di cittadinanza è che il Governo non si è preventivamene confrontato con le Regioni. I rappresentanti delle Regioni incontreranno Di Maio solo il 21 gennaio.

Avremmo preferito un metodo diverso per costruire insieme questo provvedimento, come ci aveva prospettato lo stesso Ministro. (…) L’assenza di un confronto preventivo pesa anche perché esistono già importanti esperienze regionali di sostegno al reddito che avrebbero potuto essere tenute in considerazione e che molto probabilmente avrebbero potuto evitare criticità nell’attuazione del provvedimento.

Oltre al capitolo assunzione di personale, Grieco segnala altre criticità:

Prima di tutto non sono chiari i flussi di presa in carico. Chi potrà fruire di questo reddito, dovrà stipulare un patto per il lavoro o un patto per l’inclusione sociale? (…)

Poi c’è da costruire – spiega Grieco – la fase di transizione: quando cioè dovrà cessare il meccanismo di presa in carico con il reddito di inclusione, Rei. Noi vorremmo evitare che ci siano delle fratture fra gli istituti precedenti, che comunque hanno dato buoni frutti, ed i nuovi. Ecco perché stiamo sottolineando la centralità dell’interscambio fra le diverse piattaforme informatiche.

Siamo indubbiamente favorevoli ad ogni strumento di lotta alla povertà, ma vorremmo che questi interventi fossero indirizzati in modo oculato verso l’obiettivo. Temiamo, cioè, che si possa incentivare il lavoro irregolare e non si crei, invece, un meccanismo virtuoso di ricerca del lavoro. Potremmo trovarci di fronte ad una misura puramente assistenziale, con strumenti non consoni alla gestione di questo genere di azioni.

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Vedi gli altri articoli sul reddito di cittadinanza:

  1. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  2. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  3. Di Maio: I navigator (nei prossimi anni) saranno stabilizzati
  4. I navigator lavoreranno anche presso le agenzie accreditate
  5. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  6. 4.000 assunzioni per i centri per l’impiego
  7. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  8. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  9. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

Leggi il resoconto dettagliato delle dichiarazioni della Grieco.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Come farsi assumere come Navigator per il reddito di cittadinanza

bilancio di competenze

Alla luce delle ultime notizie la cosa più immediata da fare è presentare le proprie candidature alle agenzie per il lavoro e agli altri soggetti accreditati per i servizi al lavoro della propria zona. Conviene inoltre tenere sotto controllo il sito della regione di interesse e il sito di ANPAL. Leggi perché qui seguito.

 Le ultime notizie

Secondo un articolo apparso ieri su Il Sole 24 Ore (nota 1) le 4 mila assunzioni di rinforzo del personale dei Centri per l’impiego fatte dalle regioni arriveranno, ‘secondo previsioni assai ottimistiche’ ‘solo in agosto’. Mentre i circa 6 mila navigator assunti da ANPAL arriveranno ‘non prima dell’autunno’.

Secondo quanto scritto dall’articolo, il sussidio verrà erogato agli aventi diritto ‘entro il 27 aprile’. I beneficiari ‘saranno chiamati dai centri per l’impiego entro un mese -cioè entro fine maggio- per la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Entro i successivi 30 giorni toccherà ai componenti maggiorenni del nucleo familiare. Tutti dovranno partecipare ad un percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo’.

Secondo Il Sole 24 Ore si tratta di oltre 4 milioni di persone, a cui si aggiungono altri 3 milioni di persone già in carico i centri per l’impiego.

L’iniziale attività di orientamento dei disoccupati interessati al reddito di cittadinanza dovrà così essere sostenuta dal personale attuale.

 I tempi per le assunzioni da parte delle regioni

L’assunzione di personale da parte delle Regioni richiede:

  • un’intesa fra Stato e Regioni sulla distribuzione dei neoassunti
  • un successivo decreto ministeriale
  • la pubblicazione di bandi regionali
  • lo scorrimento di graduatorie già esistenti o lo svolgimento di concorsi.

Per avere un’idea sui tempi, nel 2016 il Governo aveva autorizzato l’assunzione di 1.600 persone. Il decreto ministeriale successivo all’intesa con le Regioni è stato pubblicato solo nel gennaio 2018 e le assunzioni (autorizzate nel 2016) non sono ancora state fatte.

I tempi per le assunzioni da parte di ANPAL

Le procedure per le assunzioni da parte di ANAPL Servizi (indicativamente 6 mila persone) saranno più rapide perché si tratta di una spa. Ammettendo si presentino 15 persone per ogni posto disponibile, andranno esaminati 90 mila candidati.  Sarà ugualmente necessario pubblicare un bando, costituire le commissioni esaminatrici, svolgere le prove selettive (probabile esame CV e prova orale), contrattualizzare i vincitori.

Secondo l’articolo su IL Sole 24 ore, i vincitori andranno poi formati.

Un altro punto da considerare è dove materialmente gli assunti ANPAL svolgeranno la loro attività. Considerando 6 mila persone divise per 550 centri per l’impiego abbiamo una media di 11 nuove persone per centro per l’impiego. In alcuni centri non c’è sufficiente spazio a disposizione.

Il coinvolgimento degli operatori accreditati

In una intervista pubblicata ieri da Il Corriere della Sera (2) Pasquale Tridico, conisigliere di Di Maio, afferma che, in attesa dell’assunzione dei navigator, che ha tempi lunghi, il supporto ai disoccupati che ricevono il reddito di cittadinanza sarà offerto dagli operatori accreditati (agenzie per il lavoro, agenzie formative) tramite l’assegno di ricollocazione. L’assegno di ricollocazione, già in vigore, è una somma che il disoccupato può ‘spendere’ presso operatori accreditati per i servizi al lavoro per ottenere supporto nella propria ricerca di lavoro (3).

Vedi anche  Bando ANPAL Navigator, aggiornamento al 2 febbraio 2019

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Note

  1. Titolo dell’articolo: Centri per l’impiego, i 4 mila rinforzi arriveranno solo nel mese di agosto
  2. Vedi l’articolo su Il Corriere della Sera Online
  3. Dal sito ANPAL: L’assegno consiste in un importo da utilizzare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza intensiva alla ricerca di lavoro (centri per l’impiego o agenzie per il lavoro accreditate). La persona destinataria dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere: il centro per l’impiego o l’operatore accreditato scelto assegna un/a tutor che affianca la persona attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo. L’importo dell’assegno viene riconosciuto non alla persona disoccupata, ma all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione e solo se la persona trova lavoro. L’importo varia da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto alla base del rapporto di lavoro e del grado di difficoltà per ricollocare la persona disoccupata.

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Vedi gli altri articoli sui navigator:

  1. Bando ANPAL Navigator, aggiornamento al 2 febbraio 2019
  2. Il bando ANPAL è un’opportunità anche per chi non ha i requisiti
  3. Fonte ANPAL: probabili criteri di valutazione dei curricula e temi dell’orale
  4. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  5. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  6. Quali strategie per lavorare come Navigator sul reddito di cittadinanza
  7. Di Maio: I navigator (nei prossimi anni) saranno stabilizzati
  8. “I Navigator vanno formati, non li troviamo al supermercato. Rischio Tsunami sui centri per l’impiego”
  9. I navigator lavoreranno anche presso le agenzie accreditate
  10. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  11. 4.000 assunzioni per i centri per l’impiego
  12. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  13. Reddito di cittadinanza: cosa ne pensano le Regioni
  14. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  15. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

 

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Intervista con Mimmo Parisi: 10.000 navigator assisteranno i disoccupati

La Stampa di oggi pubblica una intervista con Mimmo Parisi, il docente americano che sta progettando il funzionamento dei nuovi centri per l’impiego e che nelle prossime settimane è destinato a diventare il nuovo direttore di ANPAL, Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro.

Parisi afferma che i navigator (cioè gli orientatori) da assumere sono circa 10.000. Le assunzioni sono previste ‘il prima possibile’. Riguardo ai criteri di selezione, Parisi afferma che: ‘Siamo in cerca di laureati che abbiano una propensione alla gestione delle risorse umane.’ Parisi conferma che una parte della loro retribuzione sarà legata al risultato: ‘Stiamo pensando a un sistema premiale in base ai contratti di assunzione che riusciranno a portare a casa’.

I nuovi centri per l’impiego ‘avranno un nuovo nome e un nuovo layout’, ‘saranno rivoluzionati grazie alle nuove tecnologie. Il modello chiave è la creazione di (…) un ecosistema di dati focalizzato sull’utilizzo di tecnologie come il machine learning, l’intelligenza artificiale e il cloud’.

Riguardo alla attuale carenza di personale nei centri per l’impiego Parisi afferma che ‘la chiave non è in quante persone lavorano nel nostro sistema, ma come l’integrazione di risorse e tecnologia ci consentirà di servire più persone con meno risorse’. Una evoluzione simile, dice Parisi, è avvenuta nel sistema bancario.

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Vedi gli altri articoli sul reddito di cittadinanza:

  1. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  2. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  3. 30.000 orientatori assunti per il reddito di cittadinanza
  4. 4.000 Assunzioni nei centri per l’impiego
  5. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  6. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  7. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  8. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

 

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4.000 Assunzioni nei centri per l’impiego

AGGIORNAMENTO: BANDO ANPAL IL 15 FEBBRAIO.

In questi giorni è in discussione in parlamento la legge di bilancio 2019. La legge di bilancio, proposta dal Governo, stabilisce le spese pubbliche e le entrate previste per l’anno successivo.

Ieri 2 dicembre i relatori della legge hanno presentato un emendamento che prevede che dal 2019 le Regioni potranno assumere fino a 4000 persone (cosiddetti navigator) da destinare ai centri per l’impiego.

Inoltre sono stanziati fondi da destinare ad ANPAL Servizi (una società controllata dal Ministero del lavoro) per assumere altri 6000 navigator.

Per informazioni aggiornate, inclusi i tempi delle assunzioni dei navigator regionali e ANPAL e i requisiti richiesti ai navigator ANPAL leggi gli articoli in fondo alla pagina.

Leggi anche Bando ANPAL Navigator, aggiornamento al 2 febbraio 2019

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Vedi la notizia su Il Corriere della Sera.

Vedi gli altri articoli sul reddito di cittadinanza:

  1. Bando ANPAL Navigator, aggiornamento al 2 febbraio 2019
  2. Il bando ANPAL è un’opportunità anche per chi non ha i requisiti
  3. Fonte ANPAL: probabili criteri di valutazione dei curricula e temi dell’orale
  4. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  5. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  6. Quali strategie per lavorare come Navigator sul reddito di cittadinanza
  7. Di Maio: I navigator (nei prossimi anni) saranno stabilizzati
  8. “I Navigator vanno formati, non li troviamo al supermercato. Rischio Tsunami sui centri per l’impiego”
  9. I navigator lavoreranno anche presso le agenzie accreditate
  10. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  11. 4.000 assunzioni per i centri per l’impiego
  12. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  13. Reddito di cittadinanza: cosa ne pensano le Regioni
  14. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  15. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

 

Linkedin collabora coi Centri per l’impiego liguri

Linkedin ha recentemente concluso un accordo di collaborazione con Alfa Liguria, l’Agenzia regionale per il lavoro, la formazione e l’accreditamento che gestisce i Centri per l’impiego della regione Liguria.

Secondo Gianni Berrino, assessore regionale alle Politiche attive del Lavoro: Linkedin rappresenta un valore aggiunto e soprattutto uno strumento agile e immediato, che può dare un supporto fondamentale all’attività dei Centri, oggi interessati da una profonda trasformazione finalizzata all’erogazione di una più vasta gamma di servizi, ma con l’obiettivo finale di incrociare la richiesta di professionalità da parte delle aziende con l’offerta di lavoro. Auspichiamo che dal progetto pilota avviato possa nascere una sempre più capillare e solida collaborazione per un matching sempre più efficace tra bisogni delle aziende e lavoratori.

Fabio Liberati, direttore generale di Alfa: I quattro Centri coinvolti nel progetto – spiega Fabio Liberati, direttore generale di Alfa – grazie alle soluzioni innovative di Linkedin potranno meglio supportare le aziende del territorio ad entrare in contatto con i lavoratori che rispondono alle proprie esigenze. Al tempo stesso, potranno aiutare i lavoratori nell’utilizzo della piattaforma per la ricerca della giusta opportunità lavorativa.

Leggi l’articolo su Il Secolo IXX.

Temi e servizi sottovalutati nello sviluppo dei servizi per il lavoro

 

In un post molto interessante pubblicato qualche giorno fa, il mio collega Sergio Bevilacqua, che da 30 anni collabora con Lombardia lavoro e con altri servizi pubblici per l’impiego, ripercorre lo sviluppo dei servizi per l’impiego, passati da una logica assistenziale all’approccio attuale basato su vari strumenti di politica attiva per il lavoro.

Dal suo osservatorio privilegiato, Bevilacqua si interroga anche sulle occasioni perdute, su servizi e approcci che cioè non sono stati finora sviluppati come avrebbero dovuto. Bevilacqua segnala in particolare:

  • i servizi di orientamento
  • la valutazione dell’efficacia dei servizi per il lavoro
  • l’integrazione fra servizi per il lavoro e servizi sociali e fra servizi per il lavoro e servizi per lo sviluppo economico.

 

L’articolo è disponibile sul sito di SLO Sviluppo Lavoro Organizzazione

Quale ecosistema per i servizi per l’impiego (e per i servizi di istruzione)

Quale ecosistema per i servizi per l’impiego (e per i servizi di istruzione)

Questo articolo descrive una possibile strutturazione dei servizi per l’impiego (e dei servizi di istruzione).

Un ecosistema è un ambiente in cui un insieme di soggetti interagiscono fra loro. L’ecosistema che ci interessa è quello dei servizi per il lavoro, costituito da disoccupati e imprese, dai soggetti che erogano servizi per il lavoro e dai decisori pubblici che si occupano del settore. La sfida per i decisori pubblici è promuovere, attraverso una normativa adeguata, un ecosistema ‘servizi per il lavoro’ che assicuri, a parità di altre condizioni, un tasso di occupazione più elevato con una spesa pubblica contenuta.

In genere gli ecosistemi basati sulla competizione di mercato, opportunamente regolata, sono da preferire rispetto a sistemi non concorrenziali, perché assicurano una migliore allocazione delle risorse.

Molti anni fa in Italia i corsi di formazione gratuiti per disoccupati (quelli finanziati col Fondo sociale europeo) venivano organizzati presso strutture pubbliche, i centri di formazione professionale (CFP). Possiamo chiamare questa modalità organizzativa sistema 1: servizi di interesse pubblico erogati solo da operatori pubblici.

Poi la Commissione europea ha chiesto agli stati membri di liberalizzare il settore, e così le regioni hanno privatizzato i CFP e iniziato a mettere a bando l’organizzazione dei corsi, che veniva  assegnata ad agenzie formative private. Così le agenzie formative vincitrici dei bandi organizzavano corsi gratuiti rivolti a disoccupati. Sistema 2: servizi  di interesse pubblico erogati da una rosa ristretta di operatori privati che agiscono su appalto di soggetti pubblici.

Adesso in molte regioni italiane è stato fatto un passo ulteriore: ogni disoccupato ha una ‘dote’ cioè una somma che può spendere pagandosi l’iscrizione a corsi a pagamento che le agenzie formative private organizzano già per proprio conto. Una parte del costo del corso viene riconosciuta solo se successivamente il corsista trova un lavoro coerente col tema del corso. Sistema 3: le risorse pubbliche vengono utilizzate per pagare l’acquisto di servizi privati offerti da operatori privati.  Il sistema 3 è migliore dei precedenti perché la gamma dei corsi offerti è più ampia, i corsi offerti rispondono maggiormente alle richieste del sistema produttivo, la qualità dei corsi è maggiore.

Nei servizi di orientamento si è verificato un processo simile. Inizialmente i servizi di orientamento erano erogati direttamente dai centri per l’impiego. Poi in molte regioni i disoccupati sono stati forniti di una ‘dote’ per acquistare consulenza di orientamento presso organizzazioni private  accreditate (sistema 3). Un elemento importante è che nei servizi di orientamento una parte della dote viene concessa solo se il disoccupato preso in carico dall’organizzazione privata riesce a ottenere un lavoro.

Questa modalità ha favorito in tutta Italia lo svolgimento di attività di orientamento da parte di agenzie per il lavoro, che già sono sul mercato per incrociare domanda e offerta di lavoro e la creazione di organizzazioni o reti di organizzazioni che adesso offrono in maniera integrata orientamento, formazione, incrocio domanda e offerta, somministrazione di lavoro interinale.

Questa modalità assicura risultati migliori (cioè, a parità di altre condizioni, un tasso di occupazione più elevato) perché un elemento fondamentale per il successo delle attività di orientamento è appunto l’integrazione coi servizi di incrocio domanda e offerta e somministrazione lavoro e un marketing  efficace verso le imprese dei disoccupati presi in carico. Inoltre un sistema di questo tipo assicura un miglioramento di efficacia generale del sistema: le organizzazioni incapaci di pubblicizzare i propri servizi e di ‘collocare’ disoccupati e quelle i cui costi sono eccessivi rispetto alla mole dei ricavi sono costrette a chiudere.

A questo punto posso spiegare quale secondo me potrebbe essere una articolazione ottimale dei servizi per il lavoro.

  1. A. Tutti i disoccupati destinatari di politiche attive per il lavoro hanno una dote da spendere in servizi di orientamento e ricollocazione lavorativa (adesso il sistema dote è attivo solo in alcune regioni). B. L’importo della dote è differenziato sulla base dell’impiegabilità della persona. C. Una parte della dote è condizionata all’ottenimento di un lavoro. D. Una parte della dote viene riconosciuta anche alle imprese che assumono.
  2. I compiti di natura amministrativa adesso in carico ai centri per l’impiego vengono ulteriormente semplificati e svolti tramite portali su internet e/o assegnati in via esclusiva ad altri soggetti (ad esempio INPS e/o anagrafi dei comuni) oppure assegnati anche alle agenzie per il lavoro private.
  3. I servizi di orientamento pubblici (i centri per l’impiego) vengono finanziati, al pari dei soggetti privati, solo con le doti che raccolgono erogando servizi ai disoccupati (l’importo della dote può prevedere anche lo svolgimento di alcune attività di natura amministrativa) . In questo modo i centri per l’impiego i cui costi sono maggiori dei ricavi (cioè che hanno troppo personale rispetto all’efficacia della propria attività) vengono chiusi.

Un sistema di questo tipo porterebbe benefici anche nel settore dell’istruzione. Proviamo a metterci nei panni di quei genitori i cui figli frequentano scuole pubbliche ‘sgarrupate’ (continue assemblee sindacali, scioperi, personale poco preparato, risultati del test PISA sotto la media).

Al momento se voglio mandare mio figlio a una scuola privata devo pagare la retta della scuola privata e in più continuare a pagare, con le tasse, anche il servizio offerto dalla scuola pubblica che pure non utilizzo perché di bassa qualità. Un sistema migliore è assegnare a tutti i genitori con figli in età scolare una ‘dote’ che possano spendere liberamente in scuole pubbliche o private. Con questo sistema le scuole pubbliche i cui costi di personale sono superiori ai ricavi (cioè quelle scuole pubbliche che i genitori non scelgono perché non assicurano una educazione di buon livello, trattano male gli alunni o perché hanno troppo personale rispetto agli alunni che riescono ad attrarre) vengono chiuse.

PS1: Il punto di partenza di molta parte del dibattito sui servizi per l’impiego è: ‘Come salvare i centri per l’impiego?’ e ‘Che cosa gli facciamo fare?’ Io credo che questo non sia un punto di partenza valido, perché la sua preoccupazione primaria è salvaguardare l’esistenza dei centri e l’occupazione dei loro operatori. Il punto di partenza del dibattito dovrebbe invece essere ‘In che modo rendere i servizi per l’impiego più efficienti ed efficaci?’  I centri per l’impiego pubblici devono continuare a esistere solo se hanno costi e efficacia pari alle agenzie per il lavoro private.

PS2: Possibili obiezioni, fra le tante: ‘Ma in Val Sperduta non ci sono agenzie private che erogano servizi per l’impiego, come facciamo a chiudere il centro per l’impiego esistente? ‘ Oppure: ‘Mio zio non sa usare internet, come fa a registrarsi come disoccupato su un portale?’ etc. etc. Rispondo che questo articolo parla di principi generali. Una volta riconosciuta la validità di un principio generale le soluzioni ai singoli problemi operativi conseguenti si trovano.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

…………………..

Buongiorno Leonardo,

sono assolutamente d’accordo con te quando dici che tutti i ragionamenti relativi alla riorganizzazione in atto dei servizi per l’impiego  partono dall’interrogativo “Come salvaguardare i CpI”. Nessuno sembra essere interessato ad una valutazione dell’efficacia di questi servizi. Eppure sarebbe interessante farlo perché emergerebbero molte sorprese dal momento che abbiamo dati scoraggianti al Sud e imprevedibili picchi di efficienza in alcuni CpI del Nord (Parma e Vercelli) e in genere in tutto il Friuli che ha dati di inserimento lavorativo particolarmente significativi. E so di trascurare molte realtà. Cosa funziona in quei centri? Non lo sapremo mai perché non c’è la voglia di conoscere le buone pratiche. E’un vecchio vizio del nostro paese da cui dobbiamo evolverci se ci interessa sviluppare i nostri servizi.

Circa la proposta che fai la condivido in senso generale. Però penso sia importante entrare nel merito dei particolari, anche perché abbiamo ormai alcune esperienze di utilizzo dei voucher che vale la pena esaminare attentamente per capire cosa funziona e cosa no. Se per esempio si prende in considerazione il modello lombardo che si avvicina molto alla tua idea (importo di un voucher differenziato sulle diverse esigenze dell’utente, premio all’ente che colloca le persone) sembra garantire buoni risultati in termini occupazionali, ma penso che poi questi dati visti da vicino presentino molte opacità che è utile tenere presente. Se infatti ci si accorge che

  • gli enti accreditati (che possono utilizzare i voucher) accettano utenti che hanno già un’azienda interessata all’assunzione
  • oppure accettano utenti facilmente “ricollocabili”
  • o emerge che tendono a scoraggiare o più semplicemente ad “abbandonare” gli utenti con caratteristiche più difficili (over 45, bassa scolarità, bassa professionalità, disoccupati di lunga durata)

è immediatamente chiaro che il sistema presenta delle criticità forti cui è necessario porre rimedio. Perché in sostanza l’esito di questo approccio è simile a quello di molti CpI che prendevano in carico tutti gli utenti anche quelli con situazioni più difficili senza però trovare soluzioni efficaci e lasciandoli “nel fondo del data base” senza opportunità di lavoro.

E quindi è necessario trovare una soluzione anche se formalmente i numeri del “sistema lombardo” relativi agli utenti che trovano un’occupazione sono elevati. E’ il caso di chiedersi se gli utenti che presi in carico trovano un’occupazione non avrebbero trovato comunque lavoro autonomamente senza impegnare le risorse della dote.

A questa domanda si accompagna poi una riflessione relativa all’azione di presa in carico da parte delle società interinali (società di intermediazione) che  intercettano una quota significativa del valore della “dote unica lavoro”il modo con cui si chiama il voucher in Lombardia. E’ utile chiedersi se la possibilità da parte di queste società di ottenere un’ulteriore remunerazione da parte dell’azienda cliente non obblighi ad un’ulteriore riflessione. Perché pagare due volte l’azione di scouting? Inoltre è necessario tenere presente che questo impegno di risorse è rivolto soprattutto verso utenti che avrebbe avuto molte autonomie nella ricerca del lavoro.

Rimane infine aperto il tema del rapporto tra orientamento e inserimento lavorativo. Siamo d’accordo che l’efficacia dell’orientamento aumenta se il servizio è integrato con servizi che promuovono l’inserimento lavorativo. Ma allora è più funzionale un percorso che tiene insieme i due servizi riconoscendo ad entrambi pari dignità. Mentre quello che avviene attualmente è un approccio adempitivo nei confronti dell’orientamento (lo si fa perché è remunerato nei voucher) ma il servizio determinante è quello di scouting e matching fra domanda e offerta, perché è quello che genera la redditività per l’agenzia che eroga i servizi. Ancora una volta non abbiamo risolto il problema, avremo persone ricollocate nel mercato del lavoro che non hanno acquisito un’autonomia progettuale e quindi potrebbero ritrovarsi in futuro in situazioni analoghe. Non è quindi evidentemente una soluzione efficace.

Forse si potrebbe pensare ad un approccio nuovo in cui la Regione non entra nel merito prevedendo per ogni fase un determinato numero di servizi ed il relativo valore, lasciandoli gestire indistintamente ad enti che provengono dalla formazione professionale o dal sistema degli interinali. Potrebbe aver più senso definire le caratteristiche del processo di presa in carico dell’utenza prevedendo che per ogni fase del processo se ne facciano carico agenzie con caratteristiche diverse:

  • accoglienza e valutazione della situazione e dei bisogno è utile che venga gestita da chi ha gli strumenti per approfondire la conoscenza dell’utente e non da operatori che si stancano perché l’utente non risponde nel merito e non considerano che possa essere disorientato
  • orientamento allo stesso modo dovrebbe essere gestito da chi ha gli strumenti professionali per supportare l’utente ad elaborare un proprio progetto professionale.

Ognuna di queste fasi dovrebbe avere un valore economico minimo non remunerato in relazione allo sbocco occupazionale. L’integrazione con lo scouting aziendale e l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, pagata a parte, potrebbe essere garantita dall’obbligo di integrazione fra le diverse agenzie che gestiscono le diverse fasi di presa in carico. Il finanziamento generale potrebbe avere quindi una quota minima di garanzia delle spese e poi una quota legata all’esito occupazionale

Penso che le riflessioni siano tante perché il tema è decisamente complesso. Quello che mi sembra sia assolutamente necessario garantire è un approccio attento, rigoroso e orientato alla valutazione delle esperienze, evitando approcci ideologici come si è visto spesso accadere troppe volte nel dibattito sulla riorganizzazione dei servizi per il lavoro.

Sergio Bevilacqua (partner di SLO Sviluppo Lavoro Organizzazione), 20 Giugno 2016

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