Due categorie da privilegiare nel passaparola

Circa il 40% delle assunzioni avviene tramite passaparola. È facile capire perché. Noi stessi se ci serve un gommista, un idraulico o una baby-sitter invece che mettere un annuncio su internet chiediamo prima ai nostri amici se conoscono qualcuno da segnalarci. Assumere un dipendente o un collaboratore è un’incognita, gli imprenditori cercano di minimizzare il rischio. Per questo motivo è molto utile far usare ai nostri disoccupati il passaparola in maniera intensiva.

Nel passaparola, non tutti i contatti sono sullo stesso piano, in particolare ci sono due categorie da privilegiare:

  1. persone che conoscono molti imprenditori, quali ad esempio imprenditori, commercialisti, impiegati di banca, etc, e in subordine
  2. persone che conoscono molta gente, quali ad esempio negozianti, il nostro medico, gestori di bar e ristoranti, insegnanti, membri di associazioni varie, dipendenti pubblici, il nostro parroco, etc.

 

Il passaparola funziona meglio se il ricordo di noi rimane a lungo; per questo motivo nel momento in cui facciamo passaparola è utile consegnare un nostro biglietto da visita.

 

Il passaparola è trattato nei mie due corsi:

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La stressful interview e’ utile / etica?

Grazie alle attività di orientamento, i disoccupati sono diventati più bravi nei processi di selezione.

La stressful interview (fare domande incalzanti e personali, manifestare un atteggiamento ostile o strafottente verso il candidato, la diffusione dei social media ha reso più facile raccogliere informazioni personali da usare nella stressful interview) mostra le capacità del candidato di affrontare situazioni di stress. Ma questo trattamento è etico?

Inoltre, solo una minoranza delle posizioni lavorative richiede di lavorare in situazioni estremamente stressanti.

Ultimo punto: a volte le domande nelle stressfull interview possono avere sfumature sessiste o razziste. Che figura ci fa l’azienda o il selezionatore?

Alcuni dei miei disoccupati mi hanno raccontato di aver rifiutato una successiva offerta di lavoro perché non interessati a lavorare in un contesto simile. Dunque, la stressufull interview è utile? Su questo lascio la parola ai miei colleghi selezionatori.

 

Come preparare i disoccupati al colloquio di selezione è uno dei temi dei mie due corsi:

 

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Ricerca di lavoro: perché monitorare il numero di contatti è indispensabile

Ieri ho pubblicato un post su LinkedIn dove chiedevo ai miei colleghi quali erano le loro evidenze rispetto al numero dei tentativi di ricerca necessari prima di trovare lavoro. Chiedevo di suddividere questo dato in risposta a inserzioni, autocandidature e passaparola.

Ovviamente il numero dipende dalla coerenza del lavoro cercato col profilo personale e dalla qualità degli strumenti e modalità di ricerca utilizzati (inviare CV scritti bene, presentarsi bene, far bene i colloqui, etc.) ma ho immaginato che in disoccupati seguiti da orientatori questi aspetti fossero già a posto. Il numero di tentativi di ricerca dipende poi dal livello di impiegabilità personale e dalla rete personale: a un disoccupato con un’ottima impiegabilità e un’ottima rete per trovare lavoro può bastare un solo contatto di passaparola o una sola risposta a inserzioni. Un’ulteriore variabile è la zona d’Italia dove si cerca lavoro; in molte zone del nord Italia c’è una richiesta costante di figure qualificate. Dunque, non mi aspettavo un dato unico, ma un range: da x contatti per persone con buona impiegabilità a y contatti per persona con impiegabilità medio bassa. Mi aspettavo però una marea di numeri. In realtà quasi nessuno dei colleghi che mi ha risposto ha fornito numeri. A questo punto la mia impressione è che siano molto pochi gli orientatori / operatori politiche attive / coach di carriera che invitano i propri utenti a tenere nota del numero dei contatti e che tengono nota loro stessi dell’andamento dei loro contatti. Tu che mi leggi come ti regoli?

A parità delle altre condizioni che ho indicato sopra, il numero dei contatti è fondamentale. Poiché come sappiamo i datori di lavoro, per la loro ricerca, utilizzano i canali più diversi, è compito di chi cerca lavoro attivarsi contattandone il più possibile. Se cerco lavoro da un commercialista e nella zona in cui sono disponibile a spostarmi ce ne sono 30, l’unico modo per essere sicuro di trovare l’unico che in questo momento sta cercando un dipendente è contattarli tutti e 30. Il numero dei contatti è fondamentale perché se il nostro disoccupato fa 30 contatti al giorno (ad esempio invia 30 e-mail) per far sapere a tutti che sta cercando lavoro ci metterà 1 giorno. Se invece fa 5 contatti al mese (la media dei disoccupati che partecipano ai miei corsi) allora per far sapere a tutti che sta cercando lavoro ci vorranno 6 mesi.

Le variabili da tenere sotto controllo quando assistiamo una persona impegnata nella ricerca di lavoro sono tre:

  • Il numero assoluto dei contatti
  • La percentuale di saturazione dell’universo dei possibili datori di lavoro. Se contatto tutti e 30 i commercialisti la % di saturazione sarà 100, se ne contatto solo 3 sarà del 10%
  • L’andamento del numero assoluto dei contatti nel tempo.

È importante contattare anche con datori di lavoro che nell’immediato non stanno cercando un dipendente: se dovesse improvvisamente liberarsi un posto nella sua azienda, ho i requisiti richiesti e lui si ricorda di me è probabile che mi chiami per un colloquio.

L’importanza del numero dei contatti, le modalità per monitorare la ricerca di lavoro dei nostri utenti, le tecniche per motivarli alla ricerca sono trattati nei miei due corsi:

  • La Cassetta degli attrezzi dell’Addetto alle politiche attive / Career coach / Orientatore in aula o a distanza.
  • Laboratorio sulla gestione dei gruppi di ricerca attiva di lavoro che tengo a Milano.

 

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a MILANO

 

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Il tasso di successo delle agenzie per il lavoro è pari a quello dei centri per l’impiego?

I centri per l’impiego trovano lavoro mediamente al 5-10% degli iscritti. Ma a quanti iscritti trovano lavoro le agenzie per il lavoro?

Nel suo romanzo (immagino autobiografico) Tra mezz’ora per un’ora Cassio Seizeri (immagino uno pseudonimo) relativamente al tasso di persone occupate scrive (posizione 2987 della versione kindle):

Perché erano questi più o meno i numeri: per circa 150 iscritti a settimana, che fanno 600 in un mese e almeno 5.000 in un anno, senza calcolare quelli che inviavano i curriculum via email o via fax (e qui arrivano in scioltezza a 10.000 l’anno) riuscivamo a orbitare al massimo intorno ai 100 lavoratori interinali di media sparpagliati fra le varie aziende clienti (una trentina). Insomma un ottimistico 3 percento del totale con conseguente novantasette  che ti considera uno s****** incapace ladro perché “Mi sono iscritto 2 anni fa e non mi avete mai chiamato, ma è possibile?” Non solo il possibile, ma è molto probabile, soprattutto se negli ultimi 5 anni hai fatto il bagnino, l’animatore, il portiere di notte, l’educatore, il riparatore di violini, il domatore di leoni al circo. “ma io sono disposto a fare qualsiasi cosa!”. Certo, ne sono sicuro, ma purtroppo le aziende non cercano chi è disposto a fare qualsiasi cosa ma chi sa fare “quella cosa”. La disponibilità delle persone a imparare un nuovo mestiere non incontra la disponibilità delle aziende a insegnarlo, quel mestiere.

Dunque se la testimonianza è veritiera, la filiale dove lavorava Cassio Seizeri aveva un tasso di successo (cioè di persone impiegate) pari a quello medio dei centri per l’Impiego.

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Gesù e il biglietto della lotteria

Un disoccupato inizia ad andare in chiesa tutte le mattine e rivolto all’altare col Crocifisso prega Gesù di fargli vincere la lotteria. ‘Gesù, Ti prego, Tu che sei tanto buono e che tutto puoi, fammi vincere la lotteria’ ‘Gesù, ho bisogno di vincere la lotteria perché non ho i soldi per tirare avanti. Tu, nella tua infinità bontà, volgi il Tuo sguardo verso di me e dammi il Tuo aiuto’ e così via.

Va avanti così per giorni, finché una mattina, nella chiesa vuota, sente una voce profonda venire dalla direzione dell’altare: ‘MA COME FACCIO A FARTI VINCERE LA LOTTERIA SE NON COMPRI IL BIGLIETTO?’

Nella tua ricerca di lavoro, a cosa corrisponde comprare il biglietto della lotteria?

La storia può essere utilizzata durante la consulenza con persone in cerca di lavoro particolarmente sfiduciate e/o che non hanno idea di quali azioni favoriscono il reperimento di un lavoro.

 

Vedi tutti i corsi e incontri informativi previsti per il primo semestre 2019:

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Ma perché i selezionatori non danno un feedback ai candidati non idonei?

Chi lavora nel settore il perché lo capisce bene, ma è utile spiegarlo alle persone in cerca di lavoro, convinte che molti selezionatori siano ‘cattive persone’.

In una discussione su LinkedIn Roberta, una consulente di orientamento fa un esempio:

Ammettiamo un selezionatore che fa 100 assunzioni in un anno (media molto scarsa di una filiale di agenzia per il lavoro).  Supponiamo che per ogni posizione si candidino in 50 (e sono stata bassa!) – 49 non idonei * 100 posizioni= 4.900. Se dedichiamo solo 15 minuti ciascuno per dare un feedback = 1225 ore di lavoro, più del 50% delle ore annue di un recruiter e circa 30.000 euro di costo per l’azienda all’anno.  La consulente conclude che dare feedback non è economicamente sostenibile.

Un selezionatore interviene nel dibattito:

I numeri di cui parla Roberta, sono reali, anzi si è tenuta anche bassa. Io ora sono nella sala di attesa di un cliente, e sa che sta succedendo nella mia casella email che non vedo da un’ora?… Sono arrivati 25 CV. Pensi a quanti ne arriveranno durante il fine settimana. E lunedì mattina sono in Formazione, lunedì pomeriggio ho 8 colloqui fissati, l’ultimo alle 19. Come faccio a dare il feedback a tutti?

E un altro:

Una mia collega che lavorava in Rinascente ha raccontato che per la ricerca di 1 Receptionist avevano ricevuto 2.100 candidature….. Vi immaginate chiamare 2.099 persone personalizzando il feedback?

Chiude la discussione un’altra selezionatrice:

Secondo me un feedback è doveroso (anzi, dovrebbe essere obbligatorio!) per tutti coloro che entrano nel processo di selezione, cioè fanno almeno un colloquio. Ritengo invece inattuabile e privo di senso un sistema di feedback personalizzati per tutti coloro che inviano una candidatura, sia perché tale feedback sarebbe, nella migliore delle ipotesi, incredibilmente superficiale, sia perché, almeno per la mia esperienza diretta, in media i 2/3 delle candidature ricevute sono prive dei requisiti (anche obbligatori) indicati negli annunci oppure del tutto non centrate.

Dunque, hai capito? Nessuno ce l’ha con te, e i selezionatori non sono cattivi come pensi.

 

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L’esperienza della disoccupazione

Estratti da una conversazione con un disoccupato durante un colloquio di orientamento:

Dopo che ho perso il lavoro, mentre ne cercavo un altro, mi sono iscritto a una palestra, ma fuori del mio paese, così non incontravo nessuno. Cercavo il più possibile far passare il tempo. Facevo quasi un’ora di treno verso la città capoluogo, poi 50 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria fino alla palestra, e passavo lì gran parte della giornata. Poi altri 50 minuti a piedi per tornare alla stazione e di nuovo un’ora di treno per tornare a casa. A volte  mi è capitato di scendere alla stazione del mio paese e di prendere  il primo treno e tornare alla città capoluogo. Sai, quando la gente ti vede in treno pensano che stai andando da qualche parte, così ti pensano impegnato. Sono andato avanti così per sei mesi, poi mi sono messo a fare quei lavori fregatura, vendevo contratti elettrici, ma le cose che dicevamo per convincere a passare con noi erano false. Poi l’aiuto agente immobiliare.

La disoccupazione ti dà un dolore tale che dopo puoi sopportare anche la perdita di un figlio. Quando sei disoccupato perdi l’identità. Quando ti chiedono che lavoro fai ti senti nessuno. Anche sulla carta d’identità c’è indicata la tua professione.

…………………………

Un’altra che ho avuto in aula non ha avuto il coraggio di dire che era stata licenziata e per mesi ha continuato a uscire la mattina dicendo in famiglia che andava al lavoro.

 

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Continua la scarsità di manodopera nel Nord Italia

Un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera segnala la scarsità di manodopera segnalata da un’azienda di Oderzo, in provincia di Treviso.

Secondo l’articolo,

Bepi Covre, proprietario a Oderzo, nella grassa provincia trevisana, di un’azienda metalmeccanica che fa componenti per l’arredamento e di un’altra che fa tavole e sedie (soprattutto per Mondo Convenienza, «roba buona perché alla prima “carega” che si rompe, nel nostro settore, hai chiuso»), dice di avere cercato a lungo personale da assumere. «Ne abbiamo 250, ce ne servivano quaranta. Non sono poche, quaranta assunzioni a tempo indeterminato. Con un stipendio di partenza intorno ai 1.300 o addirittura 1.500 euro. Niente da fare. Alla fine, dopo il “decreto dignità” di Di Maio ne ho presi una decina qui della zona e una trentina di varia provenienza. Rumeni, moldavi, indiani, bosniaci, africani… Residenti in Italia, magari nati in Italia, scolarizzati in Italia. Gente che non fa problemi a spostarsi e andar a lavorare dove c’è il lavoro. Gli diamo anche una mano a trovar casa…».

Covre, il titolare, segnala di non aver trovato disoccupati meridionali disponibili a spostarsi:

Ma, dispiace dirlo, non troviamo giovani meridionali disposti a venir su. Non solo io, anche tanti colleghi. C’è un mio amico, importante fornitore di Ikea, oltre 1.200 dipendenti, che ha incaricato le agenzie interinali di fare scouting al Sud per cercare lavoratori disposti a trasferirsi in provincia di Pordenone. Non per lavori in miniera… Soprattutto periti, tecnici, operai specializzati… Niente da fare. Pensi che siamo arrivati a “prenotare” ragazzi che vanno ancora a scuola…».

L’unico ‘meridionale’ viene da Norcia, in provincia di Terni.

Covre, visto che i disoccupati meridionali non sono disponibili a spostarsi, è anche perplesso sull’applicazione del reddito di cittadinanza.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

 

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App e psicologi del lavoro per i nuovi centri per l’Impiego

Come è noto, il progetto del Governo sul reddito di cittadinanza prevede un potenziamento dei servizi per il lavoro, in particolare dei Centri per l’impiego.

Mimmo Parisi, sociologo e docente universitario alla Mississippi State University negli Usa e direttore del National Strategic Planning and Analysis Research Center, è stato incaricato dal Governo di mettere a punto un piano di riorganizzazione dei Centri per l’impiego. Il piano è stato presentato di recente al Ministero del Lavoro.

Un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera fornisce alcune informazioni sul contenuto dello studio di Parisi.

Secondo Il Corriere:

Parisi propone la realizzazione di un software per la gestione delle informazioni relative ai richiedenti e di una applicazione per poter accedere al proprio profilo via smartphone. In sostanza chi vorrà il sussidio potrà gestire — potendo — la pratica direttamente dal telefono: ricevere sms (con tanto di link con eventuali notifiche online), ma non solo. Cruciale nel progetto la funzionalità labor exchange (ossia un «incrocio in tempo reale tra domanda e offerte di lavoro»), che nell’applicazione dedicata permette di cercare direttamente un impiego, oltre ad aggiornare i dati su profilo lavorativo e formativo. Dal telefono si potrà controllare anche l’importo disponibile sul proprio account. 

Il piano di Parisi prevede inoltre l’utilizzo di psicologi del lavoro all’interno dei Centri per l’impiego.

La riorganizzazione dei Centri per l’impiego dovrebbe partire già nel prossimo dicembre.

Leggi l’articolo del Corriere della Sera.

Come formarti per imparare a lavorare come orientatore / addetto politiche attive

Vedi la pagina dedicata a materiali gratuiti per lo svolgimento di attività di orientamento. Vedi il sito Consulenti di Carriera.

Vedi gli altri articoli sul reddito di cittadinanza:

  1. Fonte ANPAL: probabili criteri di valutazione dei curricula e temi dell’orale
  2. Arriva il reddito di cittadinanza (e il potenziamento dei servizi per il lavoro)
  3. La messa a regime del reddito di cittadinanza aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento
  4. Ecco cosa sappiamo del bando ANPAL rivolto ai navigator
  5. Ecco le lauree richieste ai navigator
  6. “I Navigator vanno formati, non li troviamo al supermercato. Rischio Tsunami sui centri per l’impiego”
  7. Quali strategie per lavorare come Navigator sul reddito di cittadinanza
  8. Di Maio: I navigator (nei prossimi anni) saranno stabilizzati
  9. I navigator lavoreranno anche presso le agenzie accreditate
  10. Il Navigator per la gestione del reddito di cittadinanza
  11. 4.000 assunzioni per i centri per l’impiego
  12. App e psicologi per i nuovi centri per l’impiego
  13. Reddito di cittadinanza: cosa ne pensano le Regioni
  14. Psicologi e orientatori le figure più necessarie per i nuovi centri per l’impiego
  15. Possibilità formative per aspiranti operatori di orientamento

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CORSO A DISTANZA Come formarsi e lavorare nell’orientamento / politiche attive

Cos’è e a chi è rivolto

Il corso a distanza Come formarti e lavorare nell’orientamento è rivolto a persone interessate a lavorare nel settore dell’orientamento scolastico e professionale. Può trattarsi ad esempio di neolaureati in discipline psicologiche, pedagogiche, sociali, economiche, giuridiche; oppure persone che hanno un buon livello culturale e una significativa esperienza lavorativa in altri ambiti.

Il programma del corso a distanza è il seguente:

  • A che cosa serve l’ orientamento e quali sono i principali servizi che offre
  • Quali organizzazioni svolgono attività di orientamento in Italia e come trovarle
  • Quale normativa regola il settore
  • Il reddito di cittadinanza e gli operatori coinvolti nell’erogazione del reddito di cittadinanza (i cosiddetti navigator); ultime notizie relative alla loro assunzione
  • Quali sono le principali figure professionali che operano nell’orientamento
  • Quali sono le caratteristiche personali richieste per lavorare nell’orientamento
  • Quali sono i requisiti di legge per le diverse figure professionali
  • Quali sono le prospettive occupazionali del settore
  • Come formarsi per lavorare nel settore
  • Come condurre una ricerca di lavoro con le organizzazioni che operano nell’orientamento.

Cosa otterrai dl corso a distanza Come formarti e lavorare nell’orientamento

  • Una panoramica dei servizi e delle organizzazioni che in Italia svolgono attività di orientamento
  • Una migliore conoscenza delle figure professionali del settore e delle normative che ne regolano l’impiego
  • Una migliore conoscenza delle opportunità formative e occupazionali nel settore orientamento
  • Una migliore capacità di pianificare il tuo piano di sviluppo professionale per lavorare nell’orientamento
  • Una migliore capacità di cercare lavoro nel settore
  • Ai partecipanti rilascio un attestato; vedi un esempio Esempio attestato FormarsiLav

Come funziona in pratica

Una volta effettuata l’iscrizione, ti mando un link da cui scaricare tutti i materiali.  Poi tu, quando vuoi:

  1. leggi il file con gli esercizi e rispondi alle domande preliminari
  2. vedi il video e se necessario riguardi le slides (ogni parola rossa ha un link)
  3. leggi i file coi materiali
  4. leggi il file con gli esercizi finali e rispondi alle domande riferite al video appena visto.

Quali sono i materiali da scaricare:

  • un file in word con lettura e esercizio preliminare
  • tre file in pdf con materiali di approfondimenti (esempi di annunci, profili professionali,  esempi di bandi pubblici)
  • un file in power point con le slides
  • un video in formato MP4 della durata di 20 minuti
  • un file in word con lettura e esercizio finale.

Come puoi acquistare il corso

Il costo per l’acquisto  del corso a distanza è di 90 €.  Se non hai partita IVA o hai partita IVA forfettaria puoi concludere l’acquisto CLICCANDO QUI (si apre una pagina dove puoi inserire i tuoi dati e scegliere la modalità di pagamento). Se invece hai partita IVA ordinaria o sei una persona giuridica l’importo è 110 € (90,16 + IVA); in questo caso scrivimi PRIMA di finalizzare l’acquisto che ti invio una fattura con evidenziata la ritenuta d’acconto.

Il docente Leonardo Evangelista

Sono uno psicologo del lavoro e lavoro nel settore dell’orientamento dal 1993. Nel mio percorso professionale per anni ho svolto attività di consulenza orientativa e orientamento formativo presso i Centri per l’impiego delle province di Firenze e Siena e per varie agenzie formative. Ho inoltre formato allo svolgimento di attività di orientamento circa 3.000 operatori. Vedi un elenco delle mie attività formative nel settore dell’orientamento e delle risorse umane. Sulle tecniche di ricerca di lavoro ho scritto vari articoli reperibili sul mio sito www.orientamento.it.

Per informazioni puoi scrivermi all’indirizzo l.evangelista chiocciolina orientamento.it, il mio cell. è *.384.640.194 (sostituisci un 3 all’asterisco).

Tutti i miei corsi:

Vedi la pagina dedicata a materiali gratuiti per lo svolgimento di attività di orientamento. Vedi il sito Consulenti di Carriera.

 

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