Perdere tempo e denaro. I rischi del multilevel marketing

i rischi el multilevel marketing

Le attività di vendita (incluse le vendite a domicilio) sono a prima vista molto invitanti: si svolgono in autonomia, non serve un titolo di studio, possono portare notevoli guadagni. La diffusione dei social media ha aumentato le possibilità di vendita perché adesso le vendite possono essere svolte online (secondo quanto afferma qualche impresa del settore, nel proprio tempo libero e comodamente da casa). I social media hanno inoltre facilitato il reperimento di venditori.

 

Internet permette a chiunque di predisporre negozi online (siti web o pagine Facebook) dove pubblicizzare i propri prodotti. Per Amazon, Mediaworld o Apple è molto facile farsi trovare online e i prodotti venduti appartengono a marche ben conosciute o comunque i compratori sono rassicurati dalla possibilità di restituire i prodotti acquistati e dalle recensioni di altri consumatori.

 

Assai più difficile è vendere quando il proprio sito, pagina Facebook e prodotto non sono conosciuti. Far arrivare visitatori sul proprio sito o pagina Facebook richiede consistenti investimenti pubblicitari e/o la produzione continua di contenuti (centinaia di articoli) che i motori di ricerca possano indicizzare. Lo stesso problema esiste anche per le vendite porta a porta: nessuno di noi normalmente acquista volentieri da uno sconosciuto che suona alla porta di casa, a meno che, forse, non si tratti di una scatola di cerotti o di fazzoletti di carta (ma in questo caso, solo per compassione o perché siamo intimiditi).

 

Questi problemi possono essere ridotti reclutando venditori (online e/o porta a porta) che indirizzino i propri sforzi di vendita alla propria cerchia di contatti, amici e conoscenti. Purtroppo, la vendita richiede caratteristiche personali molto particolari (saper instaurare rapidamente una comunicazione con altre persone, saper ascoltare e convincere gli altri, facilità e scioltezza di parola, sapersi organizzare, resistere alla demoralizzazione), che solo mediamente 1 o 2 persone su 100 hanno in quantità adeguata. Per questo motivo la gran parte dei venditori, una volta esaurita la propria cerchia di contatti, lascia perdere perché si rende conto che vendere è difficile e il guadagno non compensa gli sforzi fatti.

 

Le vendite multilivello (multilevel marketing, network marketing) sono vendite dove la rete di vendita è strutturata in maniera piramidale: ogni venditore versa una percentuale dei suoi ricavi al venditore che l’ha arruolato, al venditore che ha arruolato il venditore che l’ha arruolato, e su su a ritroso fino ai gradi più alti. La struttura a piramide è funzionale al continuo reperimento di nuovi venditori, il cui unico criterio di selezione è la disponibilità a pagare per il proprio inserimento nella rete di vendita e la gran parte dei quali abbandona dopo aver esaurito la propria rete di contatti.

 

Chi sta ai vertici della rete e i livelli intermedi in genere guadagnano non solo prendendosi una percentuale sulle vendite delle persone che hanno arruolato ma anche:

  • Dal pagamento di una quota per l’ingresso nella rete di vendita
  • Dalla vendita del campionario o dei prodotti da vendere (se vendo coperte e copriletto, sarò obbligato ad acquistare quelli che utilizzo per fare le presentazioni a domicilio o addirittura, anticipatamente, quelle che voglio vendere)
  • Dalla partecipazione obbligatoria, a pagamento, a corsi di formazione e eventi.

 

In alcuni casi i ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti e dalla partecipazione a corsi di formazione e eventi costituiscono una voce rilevante dei ricavi di chi sta ai vertici della rete e ai livelli intermedi: in questo modo i ‘clienti principali’ di chi sta ai vertici e ai livelli intermedi non sono i potenziali consumatori dei prodotti, ma gli ignari aspiranti venditori.

 

In articolo apparso su La Stampa Online il 23 Maggio 2018 Ciro Sinatra, il presidente di Univendita, una associazione che raccoglie alcune delle principali imprese di vendita diretta a domicilio condanna:

  • la promessa di guadagni stratosferici
  • il reclutamento indiscriminato di venditori
  • il pagamento di una quota per poter entrare e rimanere nella rete di vendita.

 

Un articolo apparso su La Stampa edizione su carta del 14 Maggio 2018 riporta alcune testimonianze di persone (sono la maggioranza) che non ce l’hanno fatta:

 

Viviana: ‘Io ero incinta del secondo figlio, il mio compagno in cassa integrazione. Vedendo su Facebook i risultati ottenuti da un amico, ho provato. Ho speso 700 € di integratori, poi la mia up liner [cioè supervisora] mi ha fatto entrare in un gruppo segreto dove si spiegava come si vendono i kit. Devi essere incalzante, non lasciare il tempo di pensare troppo. Per qualsiasi esigenza alimentare dovevamo consigliare lo stesso programma. Dopo due anni di frustrazione e scarsi guadagni ho lasciato perdere. Anche perché ho scoperto che c’era chi pubblicava foto di belle case e macchine di lusso chieste in prestito agli amici’.

 

Rosanna: ‘Dopo un paio di mesi avevo già esaurito tutti i contatti. Quando mi hanno consigliato di organizzare una cena con i miei compagni di elementari per piazzare altri integratori ho lascito perdere.’

 

Alessandro: ‘In sei anni non ho guadagnato praticamente nulla. Mi avevano convinto che la colpa era solo mia, che non mi impegnavo abbastanza. Ci ho messo un po’ a capire in che cosa mi ero cacciato.’

 

L’articolo cita il caso di una società che offriva il noleggio gratuito per due anni di auto di lusso con 390 € di adesione e il reclutamento di altre due persone disposte a pagare la stessa cifra e reclutarne altre due ciascuna. L’offerta è stata sottoscritta da 23.000 persone ma le somme raccolte non erano sufficienti per acquistare un numero adeguato di auto, così la società è stata condannata per truffa.

 

Leggi l’articolo su La Stampa Online con l’intervista al Presidente di Univendita.

Leggi una testimonianza (datata ma sempre attuale) sul multilevel marketing.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

W4J Working4Job, una app per gestire la propria ricerca di lavoro

 

 

W4J Working4Job è una app che supporta la ricerca di lavoro. Grazie alla app le persone in cerca di lavoro possono programmare e monitorare la propria ricerca di lavoro.

La app permette di fare le seguenti analisi:

  • “negli ultimi due mesi ho inviato 89 candidature: le conosco in ogni dettaglio!”;
  • “W4J mi è di supporto per l’immediata evidenza delle candidature alle quali potrebbe seguire un colloquio” (passati 30 giorni dall’invio della candidatura, infatti, la probabilità di essere chiamata/o per un colloquio è sensibilmente più bassa);
  • “su 25 offerte a cui ho risposto, in 15 era richiesta la competenza XXX che mi manca e per la quale ho una consistente carenza;
  • “negli ultimi tre mesi, la media fra la data di pubblicazione dell’offerta e l’invio del mio C.V. è stata di 1 giorno; prima era di 3 giorni “;
  • “negli ultimi 30 giorni ho mandato 20 candidature, ma nessuna di queste ad un contatto nuovo”;
  • “le parole chiave che ho visto ripetersi nelle offerte di lavoro per il ruolo di IMPIEGATO COMMERCIALE sono XXX, YYY, ZZZ”;
  • “consultando i siti di diverse Aziende del settore XXX mi sono reso conto che queste sono focalizzate su determinati valori e strategie; ho annotato in W4J queste informazioni (parole chiave)”;
  • “analizzando i singoli percorsi che mi hanno portato a fare dei colloqui, ho appreso che…”;
  • “mi sono dato più e precisi obiettivi nei prossimi 30 giorni: con W4J sarò in grado di verificare se e in che misura li avrò raggiunti”;
  • “devo mandare una email all’indirizzo presente nell’offerta della Società XYZ di circa 4 mesi fa: lo posso trovare immediatamente tramite la funzione Cerca”;
  • “l’ultima volta che ho inviato un CV alla Società XYZ è stato il xx/xx/xxxx “;
  • “le persone che sto contattando, direttamente o indirettamente, per condividere la mia ricerca di un posto di lavoro sono oramai così tante che ho perso il conto; faccio fatica, inoltre, a ricordarmi di ricontattarne alcune dopo il primo incontro. W4J mi è di aiuto nel mantenimento e nella crescita della mia rete di contatti”;
  • “ho trovato lavoro; mi fa piacere comunque tenere l’elenco delle numerosissime Società a cui in questi mesi ho mandato il mio CV: posso effettuare un’estrazione di questi dati“.

 

CONSIGLIATA. La app può essere scaricata da Google Play Il costo della app è di 2 €.

 

Sulle tecniche di ricerca di lavoro vedi anche i miei articoli:

  1. Semplice semplice: come impostare la propria ricerca di lavoro e perché
  2. Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro con i nostri utenti

L’anomalia italiana: la laurea dà meno lavoro dell’istruzione tecnica

 

Pochi laureati ma troppi nella macro area di lettere, scienze politiche, sociologia, comunicazione. Il record negativo del diploma liceale: per trovare lavoro vale meno della terza media. L’exploit delle ragazze nelle scienze e nella matematica (sono il 60% dei laureati). Ma a ingegneria e informatica restano delle mosche bianche

Continua a leggere: Corriere della Sera

Andrea, 14mila mail per il lavoro dei sogni | La nuvola del lavoro

È il 2014 e su consiglio di Bigazzi decide che è Londra il posto che può dargli più possibilità. Arriva in quella città con un inglese molto timido e una sola conoscenza, un compagno di università che lo ospita le prime tre notti.Poi trova una casa che condivide con altri sei ragazzi che vanno e vengono da tutto il mondo. Una stanza in un porto di mare con un solo bagno gli costa 800 euro al mese. Si mantiene facendo il cameriere e lavorando per film indipendenti che spesso significa a budget zero: “ma lo facevo per arricchire il curriculum e perché un giorno di lavoro gratis magari equivaleva a dieci nuovi contatti”.Scopre che a Londra c’è un sindacato che si occupa di cinema e recupera dal database parecchie mail utili. Altre le rintraccia da LinkedIn e alla fine mette insieme 1700 contatti e da quel giorno e per un anno il suo lavoro è quello: mandare il suo curriculum, candidarsi.

Sorgente: Andrea, 14mila mail per il lavoro dei sogni | La nuvola del lavoro

Cosa fare o non fare online per trovare lavoro e tenerselo – La Stampa

Il tema è al centro di un’iniziativa di Adecco rivolta ai giovanissimi e che coinvolge alcuni youtuber, ma le regole valgono per tutti. Attenzione: la Rete oltre a farvi trovare il lavoro può anche farvelo perdere. Come? Criticare la propria azienda sui social o sfogare lì le proprie frustrazioni, prendendosela con superiori o colleghi, può diventare causa di licenziamento. Per rendere i ragazzi più consapevoli su cosa fare o non fare online per trovare e soprattutto tenersi il lavoro, Adecco ha lanciato un mini-corso su YouTube a cura di quattro giovani stelle espertissime della Rete. Sono The Magic Wizard, Felipe Conceicao, Emtv e Ehi Leus, nome d’arte di Lea Cuccaroni, da Milano, a cui abbiamo chiesto qualche consiglio.

Conbtinua a leggere: Cosa fare o non fare online per trovare lavoro e tenerselo – La Stampa

Occupazione, al via 30 mila assegni per ritrovare un posto di lavoro – Corriere.it

Partiranno questa settimana poco meno di 30 mila lettere ad altrettanti disoccupati. Scelti tra i 400 mila che in Italia possono contare sulla Naspi, l’indennità di disoccupazione. L’obiettivo è trovare loro un lavoro entro sei mesi. Al massimo dodici. Nominativi e indirizzi ci sono già. Mancano solo i francobolli. «Questa sperimentazione su larga scala ci permetterà di mettere a punto l’assegno di ricollocazione per tutti i disoccupati — spiega il presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte —. Per il nostro Paese si tratta di un radicale cambio di visuale. L’assegno non è un sussidio della disoccupazione, ma viene speso per aiutare a risolvere il problema alla radice, trovando un lavoro». In realtà la partenza dell’assegno è complicata perché — soprattutto dopo la vittoria del «no» al referendum costituzionale — sono molti gli attori costretti a collaborare su questa partita. Si va dall’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive, alle singole Regioni passando per Inps, agenzie private per il lavoro, sindacati.

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Semplice semplice: come impostare la tua ricerca di lavoro e perché

Semplice semplice: come impostare la tua ricerca di lavoro e perché

I venditori sanno che il volume delle vendite dipende dal numero di possibili clienti contattati. Nell’ambiente delle vendite si dice che ‘Più contatti più contratti’. Questo come puoi immaginare vale anche nella ricerca di lavoro: se tutti i datori di lavoro che cercano dipendenti si rivolgessero al Centro per l’impiego (CPI), una volta che hai inserito il tuo curriculum (CV) nel database del CPI non ci sarebbe bisogno di metterti a cercare lavoro, perché se un datore di lavoro cerca uno con le tue caratteristiche esce fuori il tuo CV, il CPI dà i tuoi dati al datore di lavoro e lui ti chiama per un colloquio. Purtroppo varie ricerche ci dicono che i CPI nel settore privato intermediano mediamente solo il 5% delle assunzioni, perciò, oltre a guardare tutte le settimane se sul sito del CPI ci sono offerte di lavoro interessanti devi utilizzare anche altri canali.

Un altro 15% delle persone trova lavoro tramite le agenzie per il lavoro (APL) (quelle che si chiamavano agenzie di lavoro interinale) trovi un elenco di quelle della tu zona chiedendo al CPI o con una ricerca su internet. Compito n.1: procurati un elenco delle APL della tua zona e mandagli il tuo CV, senti anche se si accontentano di un invio via email oppure preferiscono vederti di persona, in questo caso vai a fare un colloquio.

Il canale più utilizzato per le assunzioni è il passaparola (cioè un datore di lavoro sparge la voce che sta cercando un dipendente / collaboratore o una persona in cerca di lavoro sparge la voce che sta cercando un lavoro di un certo tipo, circa il 50%) e poi un altro 20%  delle persone trova lavoro tramite autocandidature, contattando cioè di persona (via email o andando direttamente presso la ditta/negozio) del possibile datore di lavoro. Perché il passaparola è il canale più utilizzato? Per lo stesso motivo per cui se cerchi un gommista chiedi prima ai tuoi amici se ne conoscono qualcuno: ci fidiamo di più di qualcuno conosciuto, anche se per interposta persona. Se poi nessuno dei nostri amici conosce un gommista useremo altri metodi.

Dunque riassumendo: se vuoi trovare lavoro in tempi più rapidi devi far sapere a più datori di lavoro possibile che ci sei e che stai cercando lavoro. Per questo motivo devi utilizzare tutti i canali disponibili (CPI, APL, autocandidature, passaparola) e contattare un elevato numero di datori di lavoro.

  • Domanda 1: quali canali hai utilizzato nell’ultimo mese?
  • Domanda 2: quanti possibili datori di lavoro sanno che stai cercando lavoro?

Scusa l’esempio, ma è come a 18 anni cercare una ragazza (o un ragazzo). Se non vai in discoteca e non metti la voce in giro è difficile che qualcuna si accorga di te. Ci sono alcuni luoghi pensati per far incontrare ragazzi e ragazze (le discoteche, che per chi cerca lavoro sono il CPI e le APL), ma la gran parte delle ragazze trova ragazzi con altri sistemi (ad esempio perché qualcuno attacca bottone alla fermata dell’autobus (questo corrisponde alle nostre autocandidature) oppure perché un’amica gli segnala un ragazzo interessante e libero (questo corrisponde al nostro passaparola). Fra l’altro il CPI è come una discoteca in cui vanno poche ragazze e poco interessanti, perciò anche se può valer la pena di farci un giro ogni tanto (ogni tanto ci capita anche qualche ragazza interessante), conviene non limitarsi al CPI e utilizzare anche gli altri canali. All’interno di molti CPI è attivo un servizio di consulenza sulle tecniche di ricerca di lavoro, spesso di buon livello, che è utile utilizzare.

La tua ricerca è più facile se sai che tipo di ragazza (di lavoro) cerchi. Se ad esempio ti interessano solo quelle bionde dai 16 ai 18 anni risparmi tempo ed energia se ti dedichi solo a queste, lasciando perdere i luoghi che le ragazze 16-18 non frequentano; e inoltre ti aiuta vestirti e chiacchierare in modo che possa interessare alle ragazze 16-18 (questo nel nostro caso corrisponde a preparare CV e messaggi di autocandidatura mirati al lavoro specifico per cui ti candidi). Devi perciò scegliere 2-3 lavori che ti piacerebbe svolgere e che sei già adesso in grado di fare (se ti piace un lavoro che non sei in grado di fare perché ad esempio ti mancano le conoscenze o l’esperienza i tempi si allungano perché prima devi acquisire quello che ti manca, se cerchi lavoro subito devi scegliere qualcos’altro; compito numero 2: scegliere 2-3 professioni adatte a te). Perciò quello che devi fare (se ancora non l’hai fatto) è individuare chi sono i tuoi possibili datori di lavoro  (se ad esempio vuoi fare l’autista di pulmino immagino siano alberghi e tour operator che si occupano di incoming, aziende di trasporti; per individuare possibili datori di lavoro, oltre che passaparola, prova a usare il sito www.infoimprese.it. Compito n.3: fare un elenco di almeno 20 datori di lavoro da contattare (se vuoi posso aiutarti a trovarle). Compito n. 4: scrivi un CV e un  messaggio di autocandidatura mirato per il lavoro per cui ti candidi (vedi gli esempi in questa pagina).

Molte offerte di lavoro sono pubblicizzate su internet. Ci sono dei motori di ricerca specializzati in offerte di lavoro, per esempio:

Compito n.5: iscriviti a tutti i motori di ricerca elencati.

Un modo per contattare un possibile datore di lavoro è inviare via email un CV con un messaggio di accompagnamento. Entrambi si possono compilare in vari modi, trovi degli esempi sul mio sito https://www.orientamento.it/indice/curriculum-vitae-cv-europeo-perche-non-piace-alle-imprese/ Compito n.6: se non l’hai già fatto, prepara il tuo CV  e il tuo messaggio di accompagnamento (se vuoi posso aiutarti a compilarli).

Dunque a questo punto dovresti avere chiare le regole del gioco, e in 2-3 giorni mettere a punto un elenco di APL, di possibili datori di lavoro da contattare e il CV e il messaggio di accompagnamento per contattarli, perciò questa settimana puoi già metterti a giocare. Altre cose le aggiungiamo /perfezioniamo poi. Anche qui un esempio ‘leggero’: come nelle partite di calcio, anche nella ricerca di lavoro la gran parte delle azioni non va a goal, ottiene cioè risposte negative. Per ottenere risultati è necessario essere costanti e contattare molti datori di lavoro. Prima cominci più breve sarà il tempo per trovare lavoro.

Stai già facendo ricerca di lavoro e non hai ottenuto risultati? Vedi il mio articolo Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro

NOTA: la consulenza sui vari compiti da 1 a 6  è anche un servizio a pagamento, per informazioni è possibile scrivermi a contatto chiocciolina orientamento.it

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

L’approccio cognitivo comportamentale per il supporto a persone che hanno perso il lavoro

Se perdi il lavoro non perdere la testa

Il supporto psicologico a persone licenziate o da tempo in cerca di lavoro è una delle maggiori sfide per chi svolge orientamento. A causa dell’evento traumatico del licenziamento o della ricerca di lavoro infruttuosa le persone si demoralizzano e smettono di cercare lavoro, ma senza una ricerca attiva di lavoro le possibilità di trovarlo sono pressoché inesistenti.

Il libro Se perdi il lavoro non perdere la testa, di Robert L. Lehai, pubblicato in Italia a cura di IPSICO Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva dalla Casa editrice Eclipsi è molto al di sopra di quanto è stato pubblicato finora innanzitutto perché segue coerentemente un approccio, quello Cognitivo comportamentale, da anni validato come efficace e relativamente rapido, e inoltre contiene un percorso strutturato di supporto e motivazione composto da decine di esercizi (alcuni dei quali, vedo con piacere, a cui ero arrivato da solo).

Una presentazione del libro ripresa dal sito dell’Editore è la seguente (dalla stessa pagina è anche possibile scaricare una parte del libro):

La disoccupazione affligge milioni di persone, giovani e meno giovani, magari con famiglie a carico e mutui da pagare. Tale condizione aumenta il rischio di andare incontro a problemi di salute mentale, a una riduzione della qualità di vita e del benessere fisico. Sopravvivere alla disoccupazione è possibile, ma occorre utilizzare tutte le capacità che si hanno, e acquisirne di nuove, per adattarsi alla stessa e trasformarla in un periodo positivo della propria vita. Questo volume non spiega come trovare lavoro, ma illustra gli strumenti psicologici utili ad affrontare al meglio il proprio periodo di disoccupazione e a reagire nel modo più efficace durante quello che potrebbe essere il periodo più difficile della propria vita. Illustra semplici strategie che il lettore può utilizzare immediatamente per sentirsi meglio e agire nel migliore dei modi, così come per incrementare la propria autostima e non lasciarsi abbattere dallo scoraggiamento, dall’ansia e dalla depressione.

Robert L. Leahy. Direttore dell’American Institute for Cognitive Therapy di New York e professore associato di psicologia clinica presso il Dipartimento di Psichiatria del Weill Cornell Medical College, sempre a New York. Past-president dell’Association for Behavioral and Cognitive Therapies, dell’International Association for Cognitive Psychotherapy e dell’Academy of Cognitive Therapy.

Consigliato a tutti coloro che svolgono consulenza di orientamento con persone adulte.