La stabilizzazione dei precari della scuola

Perché non siamo un paese normale (1). La stabilizzazione dei precari della scuola

E’ di questi giorni la notizia che una circolare del Ministero dell’Istruzione ha di fatto bloccato i trasferimenti in altre province di una parte dei precari della scuola che devono essere assunti in pianta stabile nella scuola.  La norma dovrebbe applicarsi solo quest’anno, ma vogliamo scommettere che per i docenti interessati i trasferimenti fuori provincia non ci saranno neanche il prossimo anno scolastico?

Nei Paesi normali (Germania, Svizzera, Finlandia, Danimarca, Stati Uniti, ma forse anche Francia, Polonia, Lituania e molti altri) si fanno le leggi e si applicano. Nei Paesi sgarrupati come il nostro prima si fanno le leggi, poi se disturbano qualcuno che fa la voce grossa (in questo caso i supplenti stabilizzati che non vogliono trasferirsi a Nord) se ne rinvia l’applicazione. E’ già accaduto tante volte, vedi ad esempio la vicenda delle quote latte, oppure la depenalizzazione del reato di banda armata (qui si è addirittura abolita la legge).

Il fine primario della scuola (mi fa strano doverlo specificare, dovrebbe essere scontato) è dare una buona preparazione agli studenti. Tutte le procedure e la struttura organizzativa della scuola dovrebbero esser subordinate a questo scopo. Il fine primario della scuola non è assicurare un reddito a insegnanti che per motivi vari (indolenza, carichi familiari, acciacchi vari, scarsa convenienza economica) non vogliono prendere servizio in pianta stabile nelle province dove c’è bisogno di loro.

Le migliaia di diplomati poco preparati e disoccupati che affollano gli sportelli di orientamento chiedendo agli operatori soluzioni che, considerato il loro basso livello di preparazione,  purtroppo non esistono o sono palliativi sono vittime di un sistema che non considera prioritari i loro bisogni/diritti di  studenti, quelli delle loro famiglie e più in generale non è interessato alla competitività italiana.

La preoccupazione per l’occupazione degli insegnanti è ugualmente alla base della mancata riduzione di 1 anno della durata delle medie superiori, che ci allineerebbe a gran parte dei paesi europei.

Ma perché e quanto l’Italia è un paese sgarrupato? Vedi il mio articolo Come migliorare il senso civico in Italia. Vedi anche Lo sviluppo del benessere in Occidente 1500-2014.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e copyright.

Volevo solo vendere la pizza. Com’è difficile fare impresa in Italia

Volevo solo vendere la pizza. Com’è difficile fare impresa in Italia

Dal 2007 si sono persi in Italia quasi 2 milioni di posti di lavoro. Per far ripartire l’occupazione è necessario anche che fare impresa diventi più semplice e (con riferimento al costo reale -cosa diversa dagli stipendi- degli assunti a tempo pieno e indeterminato) più economico.  Il libro di Luigi Furini (prima edizione 2007) Volevo solo vendere la pizza è un esempio delle difficoltà che possono incontrare gli aspiranti imprenditori in Italia.  E’ divertente da leggere (ma amaro nel contenuto), ve lo consiglio.

Riporto un estratto dell’introduzione di Marco Travaglio al libro in questione.

 Questo libro (…) È la storia di un ex giovane maoista, ex sindacalista, che fa il giornalista e un certo punto decide di investire un gruzzolo di risparmi mettendo su una micro pizzeria da asporto nella sua città, Pavia. (…) Dunque Gigi affitta a Pavia un locale di 30 m quadri a € 1200 al mese, e si mette al lavoro. Si iscrive alla Camera di Commercio, acquista il forno, i macchinari e gli arredi, rinnova gli impianti perché siano a norma, si dota di tutto l’armamentario per la sicurezza, passa ore e ore fra commercialisti, avvocati, consulenti, Asl, uffici pubblici. Non vede l’ora di sfornare la prima pizza ma quell’ora sembra non arrivare mai. Passano i giorni, il piccolo imprenditore Gigi si ritrova risucchiato in un tunnel degli orrori senza fine (…). Obblighi, autorizzazioni, carte, bolli, spese, certificati, ispezioni, permessi, multe, leggi, regolamenti, cavilli, manuali, corsi di formazione e soprattutto sigle. Tante sigle, perlopiù incomprensibili. C’è per esempio il corso HACCP (Hazard Analisys and Critical Points), che ricorda vagamente il socialismo reale, invece insegna a distinguere le mozzarelle dai detersivi e a numerare le trappole per topi. Ed è solo il primo di una lunga serie, perché prima ancora che Gigi apra il suo negozietto c’è già qualche decina di persone che vive alle sue spalle. Cioè campa su una serie di prescrizioni che “se non ottemperi, rischi di prendere la multa”. Dunque, terrorizzato, ottemperi. Il medico che deve valutare i rischi per i futuri lavoratori si porta via € 1000 per un sopralluogo di 10 minuti e una relazione prestampata. E altre migliaia di euro per tenere corsi su corsi, uno più tragicomico dell’altro. Le lezioni di RSPP (prevenzione e protezione) svelano agli attoniti studenti come si appoggia una scala al muro, come si spostano le sedie e soprattutto che cosa si intende per “luoghi bagnati”: la normativa considera tali “anche gli spazi aperti dopo le precipitazioni atmosferiche fino a ritorno dello stato asciutto”. Al corso antincendio si sconsiglia di “usare materiale infiammabile per spengere le fiamme” e si apprende che “il legno brucia più facilmente quando è secco”; quando è umido, invece, “con più difficoltà”. Roba forte. Mai come le lezioni di primo soccorso, che insegnano un sistema tutto speciale per fronteggiare “gli eventi avversi”. Quale? “Chiamare il 118 da qualunque telefono fisso o cellulare, senza comporre il prefisso”, avendo cura di “specificare città, paesi o frazione, via e numero civico del luogo della chiamata”, altrimenti l’ambulanza non sa dove andare e non arriva. La prima pizza non si è ancora vista, il piccolo imprenditore Gigi ha già speso € 100.000. Poi finalmente, superato l’ultimo scoglio dell’insegna luminosa (altra battaglia campale), la pizzeria Tango apre i battenti e fa subito ottimi affari. Se non fosse per i cosiddetti “lavoratori”, si capisce. La prima commessa si ammala dopo 10 giorni: mai più vista. La sostituta, una studentessa, non vuol saperne di un contratto per motivi fiscali suoi. Poi c’è la Guardia di finanza, che sulle quisquilie non perde un colpo. Un giorno la commessa regala una fetta di pizza a una bambina: multa di € 516 per “mancata emissione del documento fiscale dell’importo di euro uno”. La scena si ripete quando una cliente fugge lasciando lo scontrino sul bancone e viene pizzicata senza, all’uscita, dalle occhiutissime Fiamme gialle. La pizzaiola intanto resta incinta e si mette subito in malattia per “gravidanza a rischio”. Poi però apre una pizzeria proprio davanti alla Tango e comincia beffardamente a lavorarci dall’alba a notte fonda, col suo bel pancione in primo piano. Prende due stipendi, uno dei quali rubato, ma l’Inps non fa una piega, l’ispettorato del lavoro men che meno, il sindacato la protegge. E Gigi paga. Tenta di licenziarla ma non c’è verso. (…). I “compagni” del sindacato lo trattano come un “padrone” e coprono la malata immaginaria che viola il contratto, fa concorrenza sleale al suo datore di lavoro e ha pure il coraggio di denunciarlo per averla licenziata. Gigi la rimpiazza col signor Giovanni, ma gliene andasse bene una: lavora un mese, per il resto è sempre in malattia, viene pagato per sette mesi, più 13ª, 14ª, ferie non godute liquidazione, ma non gli basta ancora: con l’ausilio dell’ennesimo “patronato dei lavoratori”, denuncia Gigi per “inadempienze contrattuali”. (…)  Alla fine Gigi chiude bottega, per disperazione.

 Il libro è del 2007, e dal allora può darsi che gli adempimenti burocratici siano stati un po’ semplificati. I ‘diritti’ dei lavoratori in malattia credo invece siano rimasti sempre gli stessi, vedi il recente articolo Lavoro, Cgia: 30% casi malattia segnalati il lunedì. (cioè gran parte delle persone si ammala il giovedì sera, così il venerdì fa festa).

……………

Si ammala la badante e il vecchietto, che magari per pagarla si sta mangiando la pensione e i risparmi di una vita, deve pagarle i giorni di malattia. E in più ogni anno matura 1 mese di ferie dove spende il doppio, perché per sostituire la badante in ferie deve pagarne un’altra. C’è questa idea in Italia che chi è datore di lavoro (anche se è un vecchietto invalido) debba pagare sempre, tanto i soldi ce li ha. Non  ci lamentiamo così se la gran parte degli italiani si tiene alla larga dal fare impresa, o ricorre al lavoro nero. Il rapporto di lavoro della badante è modellato sul lavoro di fabbrica: denuncia di assunzione all’INPS, busta paga, malattia e ferie pagate, versamento contributi all’INPS con F24…. Così il pensionato deve anche pagarsi un commercialista. ASSURDO. I voucher lavoro  che potevano essere una soluzione, sono stati introdotti solo per lavoro occasionale, il Sindacato ne chiede comunque l’abolizione.

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Lo sviluppo del benessere in Occidente 1500-2014

Lo sviluppo del benessere in Occidente 1500-2014

Lo sviluppo della civilizzazione occidentale è uno dei fenomeni storici più importanti verificatisi a partire dal 1500. Questo articolo, basato in gran parte sul libro di Ferguson N. (2011) Civilization, the West and the Rest, spiega da cosa dipende questo cambiamento; i numeri nell’articolo rimandano a pagine del libro. Altre fonti consultate sono Landes D.S. (trad.it. 2000) La ricchezza e la povertà delle nazioni  (le pagine di questo libro sono indicate da numeri seguiti dalla lettera B) e Acemoglu D., Robinson J.A. (trad. it 2013) Perché le nazioni falliscono: Alle origini di prosperità, potenza e povertà.

Col termine ‘civilizzazione’ possiamo indicare le modalità tipiche con cui una popolazione risponde ai propri bisogni di alimentarsi, ripararsi dalle intemperie, difendersi, passare il tempo, riprodursi e così via. Possiamo individuare cinque diverse civilizzazioni: cinese, giapponese, indiana, islamica, occidentale (3). Alcune civilizzazioni sono più efficienti di altre nel reperimento e  nell’utilizzo delle risorse disponibili e assicurano ai propri appartenenti condizioni di vita migliori. Nelle vicende di ciascuna civilizzazione giocano anche fattori  geografici, climatici, epidemiologici, etc. (nota 1). Questo articolo si concentra invece su fattori che dipendono da idee e scelte consapevoli.

Si discute su quali paesi costituiscano la civilizzazione occidentale: Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Irlanda, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Scandinavia, Spagna, Grecia e grazie all’integrazione europea anche i paesi dell’Est Europa all’interno dell’Unione Europea (15).

La prima versione della civilizzazione occidentale prese forma nella Fertile Mezzaluna (odierna Turchia orientale, Libano, Siria occidentale, Palestina, Giordania, Iraq, Iran occidentale) sviluppandosi poi nella Democrazia ateniese e nell’Impero romano (17) (vedi La caduta dell’Impero romano d’Occidente e noi), poi è rinata grazie al Rinascimento italiano (17). Sui motivi dello sviluppo nella Fertile Mezzaluna vedi Diamond J. (trad. it 2014) Armi, acciaio e malattie, 

All’inizio del 1400 le nazioni dell’Europa occidentale si trovavano in una condizione di vita materiale molto inferiore a quella della Cina o dell’Impero ottomano; in particolare le nazioni dell’Europa occidentale controllavano il 10% delle terre emerse e contenevano solo il 16% della popolazione mondiale. Nel 1913, al contrario, 11 Stati occidentali (Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Russia, Gran Bretagna, Stati Uniti) comprendevano i tre quinti di tutti i territori e della popolazione mondiale e producevano quasi l’80% del prodotto lordo del pianeta. Nel 1500 la più grande città del mondo era Pechino con una popolazione di circa 700.000 persone, e solo Parigi, con appena 200.000 abitanti, rientrava nelle 10 città più grandi del mondo. Nel 1900 solo Tokio rientrava fra le 10 città più grandi, tutte le altre erano occidentali, al primo posto Londra con 6 milioni e mezzo di abitanti (5).

Secondo Ferguson questo cambiamento è stato reso possibile da sei fattori (12):

  1. competizione
  2. scienza
  3. diritti di proprietà
  4. medicina
  5. società dei consumi
  6. etica lavorativa.

Valgono le seguenti definizioni (13)

  1. Competizione: la decentralizzazione della vita politica ed economica che ha reso possibile lo sviluppo degli Stati nazionali e del capitalismo.
  1. Scienza: una modalità di studiare, capire e cambiare il mondo naturale, che ha dato all’Occidente (tra le altre cose) un vantaggio militare sul resto del mondo.
  1. Diritti di proprietà: la legge come mezzo per proteggere la proprietà privata e per risolvere in maniera pacifica le dispute fra i proprietari, alla base delle forme più stabili di governo rappresentativo.
  1. Medicina: la parte della scienza che ha permesso la cura di un gran numero di malattie e l’aumento della vita media.
  1. Società dei consumi: una modalità di vita, reso possibile dalla Rivoluzione industriale, in cui la produzione e l’acquisto di abbigliamento e altri beni di consumo hanno un ruolo centrale.
  1. L’etica lavorativa: una serie di comportamenti derivati (tra le altre cose) dal cristianesimo protestante che costituisce l’elemento unificante della società dinamica e potenzialmente instabile creata grazie ai fattori precedenti.

Ferguson spiega in dettaglio il ruolo di ciascun fattore.

Competizione

Il mancato sviluppo di Cina e Giappone a partire dal 1500 sono dovuti alla chiusura agli scambi col mondo esterno e, per la Cina, alla scarsa dinamica sociale. I molti Paesi e città stato europei erano invece in costante competizione e lotta fra di loro (36). Questo ha provocato il miglioramento della tecnologia militare (37), a una maggiore efficienza fiscale e allo sviluppo di forme di accumulazione capitalistica (38), all’avvio dell’esplorazione e dei commerci nell’Atlantico e alla colonizzazione delle Americhe (39). Sugli effetti positivi della competizione per il potere, che portò allo sviluppo delle città, vedi anche Landes 46-49.

Scienza

La scienza si sviluppa in Occidente a partire dal 1400 grazie alla separazione fra la Stato e Chiesa, e fra temporale e spirituale (60). Al contrario a partire dal 1100 nel mondo islamico si diffonde un atteggiamento ostile alla scienza e alla filosofia greca, ritenuti incompatibili col Corano (67, 66 B). Ad esempio l’osservatorio astronomico di Istanbul viene demolito nel 1580, e non ne verrà costruito un altro fino al 1868 (69). Le madrasse (scuole islamiche) tornano a concentrarsi sul solo studio del Corano mentre al contrario le università europee allargano il proprio campo di attività dalla teologia allo studio del mondo naturale (68). Dal 1500 si sviluppa in Europa la Rivoluzione scientifica e poi dal 1700 l’Illuminismo  e la Rivoluzione industriale  (77). Si diffondono la stampa e l’alfabetismo (77). Lo sviluppo scientifico contribuisce al miglioramento dell’artiglieria, che assicura all’Occidente il vantaggio sull’Impero Ottomano (84). Sul declino delle conoscenze scientifiche dei Portoghesi e degli Spagnoli a seguito dell’ingerenza della Chiesa Cattolica vedi Landes (nota 2).

Proprietà

Lo sviluppo economico è meglio assicurato da sistemi politici che riconoscono a tutti o a gran parte dei cittadini la proprietà privata, l’inviolabilità dei diritti personali, e governi costituzionali (97). E’ questo che spiega il differente sviluppo fra America Settentrionale e America Latina, dove le terre rimasero di proprietà della Corona Spagnola (102) e successivamente furono acquisite da una ristretta élite di latifondisti (113). Ed è sempre questo che spiega le differenze di sviluppo economico fra Paesi socialisti (URSS, Nord Corea) e Paesi capitalisti. L’importanza della tutela della proprietà e delle libertà individuali è evidenziata anche da Acemoglu e Robinson e da Landes.

Medicina

Lo sviluppo della medicina e dell’igiene (trattamento acqua, alimenti, rifiuti, etc.) ha permesso un  consistente aumento della vita media, e di conseguenza della popolazione, non solo in Europa. Ad esempio la vita media passa da in Gran Bretagna da 31 anni (1725) a 75 (1990); in India da 28 anni (1900) a 59 (1990) (147); in Senegal da 40 anni (1960) a 52 (nel 2000); in Tunisia da 46 anni (1960) a 72 (nel 2000) (191).

Società dei consumi

Oggigiorno una pare rilevante della popolazione mondiale al di fuori dell’Occidente adotta uno stile di vita in  tutto o in parte ‘occidentale’, caratterizzato da automobili, elettrodomestici, personal computers, smartphone, indumenti prodotti in serie, blu jeans, Coca Cola, musica pop prodotta in Occidente. Verso la fine del 1700 una serie di innovazioni e l’utilizzo del vapore stimolano in Inghilterra un rilevante sviluppo industriale (203) che permette l’aumento della produttività individuale e lo sviluppo della produzione in serie di tessili e abbigliamento. Il processo si propaga al resto dell’Europa (204) e si accompagna all’abbandono delle campagne, alla concentrazione della popolazione nelle città, allo sviluppo di un mercato di massa per i prodotti tessili e poi per altri beni di consumo diventati molto più economici (198-199). Durante la seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900 in molti Paesi europei si ha un allargamento della platea dei votanti, un aumento dei salari reali, l’introduzione della tassazione progressiva che incide maggiormente sui più benestanti, l’avvio dello stato sociale (210), e un ulteriore sviluppo del mercato di massa. Grazie allo sviluppo di ferrovie, navi a vapore, telegrafo, apertura del Canale di Suez (1869) e di Panama (1914) il mondo diventa più piccolo e interconnesso, si sviluppa il commercio internazionale, le migrazioni (218), e, aiutato anche dalla politica coloniale delle Potenze europee, il modo di vita occidentale comincia a diffondersi nel resto del mondo. In Giappone abiti occidentali sono adottati a partire dal 1870, come parte di uno sforzo più generale di modernizzare il paese (221). Negli stessi anni in Giappone inizia anche lo sviluppo dell’industria (224), fino a superare il prodotto interno lordo pro capite della Gran Bretagna nel 1980 (217). Più della metà delle famiglie americane arriva a possedere un’automobile e un frigorifero nel 1930, una lavatrice nel 1965, un televisore a colori nel 1973, aria condizionata nel 1974, una lavastoviglie nel 1997 (238). A partire dagli anni ’50, grazie alle esportazioni verso i Paesi occidentali e alla stabilità assicurata da Stati Uniti e Gran Bretagna, inizia anche lo sviluppo di Hong Kong, Malesia, Indonesia, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Tailandia (239). L’incapacità di provvedere beni di consumo in quantità e qualità adeguati è una delle cause della fine dell’Unione Sovietica e dei regimi nei Paesi satelliti (252).

Etica del lavoro

Dal momento che la gran parte degli imprenditori della Rivoluzione Industriale erano di religione Protestante (259), a inizio ‘900 il sociologo Max Weber  ha collegato lo sviluppo industriale dell’Occidente alle caratteristiche del Cristianesimo protestante. Secondo Calvino il benessere generato dal lavoro e la ricchezza sono il segno della grazia divina, e questa credenza favorisce l’impegno lavorativo e il reinvestimento degli utili nel processo produttivo. In realtà secondo Ferguson il Protestantesimo ha favorito lo sviluppo industriale soprattutto perché ha promosso l’alfabetismo di massa e la stampa, che hanno grandemente contribuito alla Rivoluzione Industriale. Il Protestantesimo infatti attribuisce grande importanza della lettura individuale della Bibbia (263). Landes aggiunge anche l’importanza assegnata al tempo (193 B). Inoltre i Protestanti hanno alti livelli di fiducia reciproca, che è una precondizione per lo sviluppo del credito (264). Più in generale molte religioni facilitano l’onesta, la fiducia e l’apertura verso gli stranieri, che sono elementi benefici per lo sviluppo economico (264). Sul ruolo di onestà e fiducia vedi anche Come migliorare il senso civico in Italia.

Note

1. Il peso dei fattori climatici e geografici è ben evidenziato da Landes D.S. (trad.it. 2000) La ricchezza e la povertà delle nazioni. Landes cita J.K. Galbraith: ‘Se disegniamo una fascia di circa 3000 km di ampiezza intorno al globo terrestre all’altezza dell’equatore, vediamo come al suo interno non si trovi nessun paese sviluppato … Dappertutto il tenore di vita è basso e la durata della vita umana breve.’ 15 B .
Poi Landes prosegue: ‘Di norma, l’uomo tende a evitare i climi estremi (…) In generale, il disagio causato dal caldo è maggiore di quello provocato dal fresco (…). Dal freddo ci si difende indossando abiti appropriati, trovando o costruendo ripari, accendendo un fuoco. Tali tecniche risalgono a decine di migliaia di anni fa e contribuirono all’originaria propagazione dell’umanità dalle proprie terre di origini africane a climi più freddi. Tutt’altra storia è il caldo. Tre quarti dell’energia sprigionata dallo sforzo muscolare assume la forma di calore, che il corpo, al pari di una macchina o di un motore, deve liberare per mantenere una appropriata temperatura. Sfortunatamente, l’animale umano dispone a tal fine di scarse risorse biologiche. La più importante è la traspirazione, soprattutto se unita a una rapida evaporazione. Climi umidi, ‘attaccaticci’, riducono l’effetto raffreddante della traspirazione. (…) Il modo più semplice per ridurre il problema è non generare calore; in altre parole, starsene fermi e non lavorare. Da qui derivano adattamenti sociali quali ad esempio la siesta, designata a tenere la gente inattiva nelle ore di caldo maggiore. Nell’India britannica circolava il detto che solo i cani impazziti e gli inglesi circolassero per strada col sole di mezzogiorno. (16-17 B). Da qui la conseguente contrazione dell’attività del lavoro nei paesi tropicali (17 B).
Inoltre il caldo, soprattutto dove è presente tutto l’anno, ha una conseguenza ancora più deleteria: incoraggia il proliferare di forme di vita ostili all’uomo. Gli insetti prendono a moltiplicarsi via via che la temperatura aumenta, e i parassiti al loro interno si riproducono e maturano più rapidamente. La conseguenza è una rapida trasmissione di malattie (…). L’inverno, dunque, checché ne dicano i poeti, è il grande amico dell’umanità: il silenzioso killer bianco, distruttore di insetti e parassiti, l’eliminatore di epidemie’ (18 B). Tra le malattie tropicali abbiamo ad esempio la schistosomiasi, la tripanosomiasi africana, la malaria. Queste e altre malattie rendono le persone troppo deboli per lavorare. I dati sul tasso di mortalità del personale militare britannico in diverse parti del mondo (1817-1836) ci danno un quadro più preciso: ‘L’area dell’Oceano Indiano era tre o quattro volte più virulenta delle zone temperate, le Indie occidentali e i tropici americani fino a 10 volte, e l’Africa occidentale (…) 50 volte più alto’ (185 B).
Un altro problema della fascia tropicale sono le piogge torrenziali. ‘Nelle aree strappate alla foresta e messe a coltura il sole cocente brucia tutto; le fitte piogge (…) dissolvono i componenti nutritivi del suolo creando terra deserta’ (24 B). (…) ‘Poi abbiamo le catastrofi: allagamenti e tempeste che (..) si ripetono una o due volte al decennio’(25 B).
Secondo la testimonianza di diplomatico del Bangladesh, riportata in Landes (26 B): ‘In paesi come l’India, Pakistan, Indonesia, Nigeria e Ghana, accadeva puntualmente che il più piccolo sforzo fisico o mentale mi sfinisse, mentre in Gran Bretagna, Francia, Germania o negli Stati Uniti mi sono sempre sentito ritemprato e stimolato dal clima temperato, e non solo durante soggiorni prolungati, ma anche in occasione di brevi viaggi. E so che tutti gli abitanti dei paesi tropicali che si recano nelle aree temperate hanno avuto un uguale esperienza. Ho anche visto centinaia di persone provenienti da aree temperate venire immediatamente colti da un senso di infiacchimento e spossatezza ogniqualvolta uscivano dalla loro stanza dotata di aria condizionata. In India e in altri paesi tropicali ho notato che agricoltori, operai e praticamente tutti i tipi di lavoratori manuali o di concetto lavorano a ritmi lenti, con lunghe e frequenti pause. Ma nelle aree temperate ho notato come le stesse categorie di persone lavorassero a ritmo intenso, con grande vigore ed energia, e con pochissime pause. So per esperienza personale di altre persone residenti in aree tropicali e temperate, che questa spettacolare differenza in termini di energia e vigore lavorativo non è interamente e neanche principalmente riconducibile a un diverso tipo di dieta’. Sullo stesso tema, fondamentale, vedi anche Diamond J. (trad. it 2014) Armi, acciaio e malattie, 

2. ‘Nei secoli precedenti la Riforma, l’Europa meridionale fu un centro di cultura e di indagine intellettuale: Spagna e Portogallo, paesi di frontiera fra la civiltà cristiana e quella islamica e che ebbero il vantaggio di mediatori ebrei; e l’Italia, che aveva i propri contatti. Spagna e Portogallo decaddero ben presto, dal momento che la passione religiosa e la crociata militare cacciarono via gli stranieri (gli ebrei e in seguito i conversos) e scoraggiarono il perseguimento di tutto quanto fosse inusuale e dunque potenzialmente eretico; ma l’Italia continuò a dare i natali ad alcuni fra i matematici e scienziati più importanti d’Europa. Non fu un caso che la prima società letteraria (l’Accademia dei Lincei, Roma, 1603) fu fondata in Italia.’ (194 B). ‘ Ma poi vedi il caso di Galileo Galilei.
Portogallo: Quando conquistarono l’Atlantico meridionale, i portoghesi erano all’avanguardia nella tecnica di navigazione.(..) Quando nel 1492 gli spagnoli decisero di costringere gli ebrei a compiere il cristianesimo o a lasciare il paese, molti di essi trovarono rifugio in Portogallo (…). Nel 1497, tuttavia, le pressioni spagnole e della Chiesa romana indussero la corona portoghese ad abbandonare tale tolleranza. Circa 70.000 ebrei furono costretti a un battesimo coatto, ma sempre valido. Nel 1506 Lisbona conobbe il suo primo pogrom, in cui furono uccisi 2000 ebrei convertiti (..) A partire da quel momento, la vita intellettuale e scientifica del Portogallo sprofondò in un abisso di bigotteria, fanatismo e purezza di sangue. (…) Nel 1513 il Portogallo non aveva astronomo; e pochi anni dopo la supremazia scientifica era ormai un ricordo del passato. (…) Come in Spagna, i portoghesi fecero del loro meglio per voltare le spalle a qualsiasi influenza straniera e dialettica. L’istruzione era controllata dalla Chiesa, che manteneva un curriculum di studi di stampo medievale incentrato su grammatica, retorica e disquisizione scolastica (…). Nel frattempo, gli studenti portoghesi smisero di andare a studiare all’estero, e l’importazione di libri fu sottoposta a un rigoroso controllo da parte di ispettori inviati da Sant’Uffizio a controllare le navi in arrivo, biblioteche  e librerie. Un primo indice dei libri proibiti fu pubblicato nel 1547, e successive integrazioni culminarono nello sterminato elenco del 1624 (…). Le stampatrici ammesse (…) erano in mano al clero, generalmente ai gesuiti, che limitano le pubblicazioni ai dizionari e alle opere di carattere religioso.’ (147-148 B).
Spagna: Un Indice dei libri proibiti perché non ortodossi o considerati pericolosi fu pubblicato a Roma nel 1557 e in Spagna nel 1559, mentre quelli considerati innocui presero a circolare con l’imprimatur ufficiale. Fra i libri vietati in Spagna c’erano le opere scientifiche scritte da protestanti (195 B). ‘Nel 1558 fu introdotta la pena di morte per l’importazione arbitraria di libri stranieri e per qualsiasi tipo di pubblicazione non autorizzata. Nel 1559 agli spagnoli fu proibito di andare a studiare all’estero, per paura che assimilarselo dottrine sovversive, (…) Fatta eccezione per alcuni centri considerati sicuri come Roma, Bologna e Napoli.’ (195 B).

3. Sulle caratteristiche del ‘Vivere Occidentale’ vedi l’articolo di Ezio Mauro Il Cuore dell’Occidente scritto dopo la strage di Parigi del 7-1-2015.

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 10 agosto 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.