La professione del terminologista

Il terminologista è una persona specializzata nella creazione e traduzione di vocaboli di natura tecnica. La traduzione di termini tecnici è una nicchia nel più generale lavoro del traduttore.

Presso la Commissione Europea c’è un servizio che supporta i traduttori nella traduzione di termini tecnici.

La Commissione ha realizzato una serie di interviste con alcuni terminologisti; la pubblicazione può essere scaricata da questo link.

Un sito interessante sull’attività di terminologista è Terminologia etc.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Vita (vera) da rapper | La nuvola del lavoro

Soldi, belle donne, macchine e luoghi da sogno. E’ questo, oggi, l’immaginario che accompagna la figura del rapper. Un immaginario che deve molto al successo di personaggi come Jay-Z o, in Italia, Marracash, Fedez e J-Ax.

La realtà, tuttavia, è ben diversa, come racconta il 31enne Willie Peyote, al secolo Guglielmo Bruno: “ai ragazzi che mi dicono: “voglio fare il rapper!” rispondo: lascia stare, a meno che non sia un bisogno vero e proprio, qualcosa a cui non puoi rinunciare. Fare questo lavoro è difficile, quindi se uno decide di farlo è proprio perché non può farne a meno!

Quali sono le difficoltà? In primo luogo si tratta di un settore molto competitivo: i player sono numerosi, per emergere servono tempo e determinazione. “Bisogna essere pronti a sentire tanti, tantissimi no, a vedere molte porte chiuse in faccia”. In secondo luogo c’è il tema dei compensi: le entrate – soprattutto (ma non solo) agli inizi – sono limitate. Il motivo è noto: i dischi non si vendono e le esibizioni dal vivo, per chi non è (ancora) famoso, sono poco remunerative. “Prima, per sopravvivere a livello economico, lavoravo part-time in un call center. Ora mi sono licenziato e riesco a vivere grazie alla musica, ma ho uno stile di vita semplice, non ho grandi pretese”.

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Alcuni limiti dei sistemi regionali di certificazione delle competenze

Formazione sui dispositivi regionali di certificazione delle competenze

[per richieste di formazione sui dispositivi regionali di certificazione delle competenze presso la sede del Committente e un programma di massima vedi in fondo a questa pagina]

Nelle ultime settimane ho tenuto alcuni seminari sulle normative regionali per la certificazione delle competenze presso agenzie formative. I sistemi regionali sono destinati ad amalgamarsi nei prossimi pochi mesi dando vita a un sistema nazionale di certificazione, così come stabilito dall’accordo in Conferenza Stato-Regioni del 22/1/2015 e seguendo quanto richiesto dalla Raccomandazione del Consiglio europeo sulla validazione dell’apprendimento non formale e informale del 20/12/2012.

Le competenze a cui si riferiscono i dispositivi regionali sono le attività principali che caratterizzano ciascuna professione (in molte regioni sono chiamate ADA Aree di attività); la certificazione è un processo che prevede l’esame di come la persona svolge tali attività principali e, al termine del processo, il rilascio di un documento avente valore legale che descrive i risultati. La certificazione può essere richiesta da tutte le persone che vogliono veder riconosciuta la propria capacità di svolgere una determinata professione, ad esempio al termine di un corso di formazione, ma anche dopo un tirocinio o un periodo di lavoro al nero o regolare, o dopo un periodo di studio in autonomia basato ad esempio su risorse disponibili su internet.

La certificazione delle competenze è focalizzata sulla prestazione invece che sulle conoscenze, e valorizza quello che la persona ha imparato a fare indipendentemente dal percorso di apprendimento seguito. L’adozione di questo approccio porta cambiamenti rilevanti nel settore della formazione professionale:

  • I profili professionali vengono riscritti in termini di attività lavorative principali
  • I corsi di formazione vengono focalizzati non sui contenuti disciplinari, ma sull’imparare a svolgere le attività lavorative principali di ogni qualifica
  • L’esame finale dei corsi di qualifica è focalizzato non più sulla verifica della conoscenza dei contenuti disciplinari ma sulla verifica dell’effettiva capacità di svolgere le attività lavorative principali di ogni qualifica
  • E’ possibile conseguire una qualifica professionale anche senza aver frequentato un corso di qualifica.

Nei seminari abbiamo esaminato le motivazioni dietro allo sviluppo di un sistema nazionale di certificazione delle competenze comunque acquisite e la filosofia dell’approccio adottato. Abbiamo inoltre fatto varie simulazioni di esami per la certificazione delle competenze. Siamo partiti dalla job analysis per l’identificazione delle attività principali delle diverse figure professionali, poi abbiamo scelto il tipo di prove per l’analisi della prestazione, infine abbiamo definito gli indicatori per la valutazione della prestazione (ad esempio la mancata conoscenza del sito Click lavoro può essere considerato un indicatore di insufficiente performance in un consulente di orientamento che lavori con adulti) e in alcuni casi simulato l’esame.

Qui di seguito vorrei evidenziare brevemente alcuni punti deboli degli attuali sistemi di verifica:

La gran parte dei dispositivi descrive le attività principali, ma non gli indicatori. La scelta degli indicatori è lasciata alle commissioni esaminatrici. La scelta di indicatori efficaci (che cioè riescano a discriminare le persone capaci di una buona prestazione da quelle incapaci) richiede nella commissione valutatrice A. la conoscenza approfondita della professione le cui attività principali sono da certificare e B. la capacità di organizzare prove di valutazione efficaci. In molti casi una o addirittura entrambe le condizioni, nelle commissioni a cui i miei corsisti avevano partecipato, erano assenti.

Nei pochi dispositivi regionali che descrivono gli indicatori (ad esempio quello della Regione Lombardia, per una minoranza di profili) la descrizione degli indicatori contiene termini come ‘corretto’ o ‘adeguato’ la cui interpretazione è lasciata ogni volta ai valutatori.  Questi termini vanno sostituiti con criteri oggettivi.

Ad esempio un generico indicatore ‘realizzazione corretta di una fattura’ andrebbe sostituito con:

  • Contenuto della fattura:. Devono essere presenti tutti gli elementi previsti dalla normativa fiscale indicati nella check list allegata
  • Format della fattura: Carattere classico, font da 10 a 14. Dati ordinati in blocchi dall’altro verso il basso: dati emittente (a sinistra o centrato), dati cliente ( a destra), data e numero fattura, descrizione prodotto venduto o prestazione incluso importi (importi a destra), modalità e istruzioni di pagamento, normative di legge di riferimento.

La job analysis permette di identificare le attività principali e, per ciascuna di esse, le sotto attività che la rendono possibile, secondo uno schema ad albero (vedi il mio articolo Job description, job analysis, task analysis, profili professionali: cosa sono e a cosa servono). Per permettere l’individuazione di indicatori efficaci è importante che per ogni attività principale vengano elencate anche le sotto attività. In molti dispositivi regionali l’identificazione delle sotto attività non è stata rigorosa e compaiono spesso capacità trasversali, la cui verifica è più difficoltosa. Ad esempio è molto più facile verificare se un venditore di call centre ha informato il cliente del diritto di recesso (indicatore ancorato alla sotto attività Comunicare al cliente le possibilità di recesso) rispetto a Mostra efficacia nella comunicazione (indicatore ancorato a una capacità trasversale).

Perché il sistema di certificazione delle competenze sia efficace, la competenze DOVREBBERO ESSERE ESAMINATE DALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA, NON DALLE AGENZIE FORMATIVE. Cioè ad esempio l’esame per ottenere la qualifica di idraulico dovrebbe essere svolto da idraulici presso un’associazione professionale che rappresenta gli idraulici, non da docenti presso l’agenzia formativa che ha organizzato il corso da idraulico. In alcuni casi i docenti dell’agenzia formativa possono essere operatori del settore, ma non sempre è così. In alcune regioni è previsto che all’esame partecipi un esperto di settore, ma spesso si tratta di funzionari di associazioni professionali (es: associazioni di artigiani) che professionalmente svolgono compiti di natura amministrativa. Le agenzie formative hanno inoltre l’interesse a promuovere (qualificare) più corsisti possibili. Le associazioni professionali invece a tenere alto lo standard professionale. Solo lo svolgimento degli esami presso le associazioni professionali assicura che le certificazione di competenze sia obiettiva.

Lo svolgimento dell’esame presso le (poche) associazioni professionali esistenti avrebbe inoltre l’effetto molto importante di ridurre l’attuale variabilità dei criteri di valutazione. Col sistema attuale ogni esame è un caso a sé e lo stesso candidato può ottenere risultati diversi a seconda dell’agenzia presso cui lo svolge. Se tutti i candidati alla qualifica di idraulico svolgessero l’esame presso una o due associazioni professionale di idraulici i valutatori sarebbero sempre gli stessi e potrebbero così assicurare una uniformità di giudizio.

Per richieste di formazione sui dispositivi regionali di certificazione delle competenze presso la sede del Committente è possibile contattarmi utilizzando il modulo in fondo alla pagina.

Programma di massima: definizioni: competenza, competenze, riconoscimento, validazione, certificazione, aree di attività, job description,aree di attività, unità di competenza. Approcci al riconoscimento e alla certificazione della competenza: per caratteristiche personali e per prestazione. L’analisi della competenze nei dispositivi regionali: l’analisi per mansioni; la scelta e la valutazione delle evidenze, la costruzione degli indicatori, lo svolgimento delle prove di verifica. Durante il seminario saranno effettuate una serie di prove pratiche riferite alla figura del consulente di orientamento e/o del formatore e/o del progettista FSE. Bibliografia: vedi tutti i miei articoli sul tema delle certificazione delle competenze accessibili da questa pagina (tema 4).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Dall’agronomo al bioarchitetto: la rivincita dei mestieri green che fanno crescere l’Italia – Repubblica.it

Dall’agronomo al bioarchitetto: la rivincita dei mestieri green che fanno crescere l’Italia

UN’AZIENDA su cinque ha scommesso sul green. In questo gruppo di eco investitori tre su dieci hanno portato a casa un’innovazione e il 18,8% ha visto crescere il proprio fatturato nel 2013 facendo salire la cifra dei green jobs italiani a quota 3 milioni. Sono alcuni dei numeri diGreenItaly 2014, il rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere che verrà presentato la prossima settimana

vedi Dall’agronomo al bioarchitetto: la rivincita dei mestieri green che fanno crescere l’Italia – Repubblica.it.

ISCO, la classificazione internazionale delle professioni

ISCO, International Standard Classification of Occupations

è la classificazione internazionale delle professioni maggiormente utilizzata. Su ISCO sono basate ESCO, la nuova classificazione europea delle professioni, e  CP2011, la classificazione ufficiale italiana delle professioni, realizzata da ISTAT. Il mio nuovo articolo Cos’è e come è strutturata ISCO International Standard Classification of Occupations ne descrive le caratteristiche principali.