Pensioni in Italia: Un enorme trasferimento di soldi dai più poveri, soprattutto i giovani millennial sotto i 35 anni, ai più ricchi

 

Secondo un articolo su L’Espresso, dal 2001 le pensioni sono stata la voce che è aumentata di più, andando a occupare una parte sempre maggiore della spesa pubblica. Un enorme trasferimento di soldi dai più poveri, soprattutto i giovani millennial.

L’articolo spiega anche che, contrariamente a quello che sostengono alcuni sindacati, facilitare il pensionamento dei lavoratori anziani non porterà benefici ai giovani. Aumenterà solo la diseguaglianza a favore dei più anziani.

Continua a leggere su L’Espresso: Pensioni, sempre più grande il divario tra ricchi e poveri. E una generazione è perduta

Pensioni, Boeri chiede «flessibilità»

«Maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione utilizzando il sistema contributivo»: è questa la ricetta del presidente Inps per migliorare l’attuale gestione delle pensioni in Italia.

La protezione sociale per gli over 55, che solo in un caso su 10 trovano una occupazione qualora siano disoccupati, per Boeri costituirebbe un primo passo «verso l’introduzione di quella rete di base, di quel reddito minimo garantito che manca nel nostro Paese», separando assistenza da previdenza. Allo stesso tempo, si supererebbe il viziooriginario del sistema contributivo che lascia senza reddito coloro che non hanno versamenti sufficienti per garantirsi una pensione al di sopra della soglia di povertà.

L’unificazione delle posizioni assicurative consentirebbe la fine delle ricongiunzioni onerose che penalizza i lavoratori più mobili; l’armonizzazione consentirebbe di appianare la differenza dei tassi di rendimento di alcuni fondi che spesso sono di favore

Sorgente: Corriere della Sera

«Meno soldi a chi è ora in pensione, altrimenti i giovani restano senza» – Corriere.it

Meno soldi a chi è ora in pensione, altrimenti i giovani restano senza»

Il presidente della Cassa dei ragionieri Luigi Pagliuca: «Ri-calcoliamo gli assegni pensionistici con il metodo pro-rata come previsto dalla legge di Stabilità»

Una recente sentenza della Corte di Cassazione l’ha mandato su tutte le furie perché – dando ragione a un ricorrente ora in pensione – in sostanza invalida una norma contenuta nell’ultima legge di Stabilità che aveva introdotto il cosiddetto metodo “pro-rata” (un calcolo misto contributivo e retributivo per l’erogazione dell’assegno di quiescenza) per le pensioni già maturate. La norma s’ispirava a maggiori criteri di solidarietà inter e intra-generazionale (e in un’ottica di maggiore sostenibilità finanziaria delle casse previdenziale dei professionali) provando a riequilibrare progressivamente l’entità degli assegni tra chi ora è in pensione e usufruisce in parte del metodo retributivo (cioè l’importo è legato alla media della rivalutazione dei redditi dell’assicurato relativi agli ultimi anni di lavoro in cui generalmente si guadagna di più) e chi invece ci andrà col metodo contributivo (cioè tutti quelli che ora sono nella fase di vita lavorativa e dovrebbero percepire solo quanto effettivamente versato).

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