Le politiche del lavoro: solo pesci e niente canne da pesca | WORK MAGAZINE

Le politiche del lavoro: solo pesci e niente canne da pesca

Il recente rapporto del Ministero del lavoro sulla spesa per le politiche del lavoro in Italia mostra un paese che spende meno della media europea e che finanzia con le politiche del lavoro soprattutto indennità  per il disoccupato e sgravi fiscali per le imprese.

Per capire la realtà oltre le chiacchiere e le posizioni strumentali non c’è niente di meglio di guardare le cifre. La politica del lavoro che si fa in Italia si può capire in primo luogo da come si spendono i soldi. Il Ministero del Lavoro ha recentemente pubblicato l’analisi della destinazione nel 2012 delle risorse per le politiche del lavoro, descritta nelle sue varie componenti: politiche passive, attive, servizi, incentivi e sgravi. Poiché sono le politiche che fanno la politica, da questa valutazione e comparazione di dati emerge l’evidenza di una politica del tutto disattenta all’attivazione dei cittadini e dei disoccupati al lavoro e preoccupata solo a perpetuare la vecchia ed ormai inefficace logica che funzionava ai tempi della grande crisi del lavoro fordista, più o meno affrontata già  trent’anni fa: dare un risarcimento al disoccupato che sta a casa e riempire di sgravi fiscali e contributivi l’imprenditore per convincerlo ad assumerlo. Una logica che ha funzionato poco in passato e che ora non funziona proprio più.

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ALLARME ROSSO SUI CENTRI PER L’IMPIEGO | WORK MAGAZINE

ALLARME ROSSO SUI CENTRI PER L’IMPIEGO

I tagli della Finanziaria ed i tempi del Jobs Act possono compromettere i centri per l’impiego. Le minori risorse disponibili per città metropolitane e province riducono il finanziamento per il personale dei centri per l’impiego già da gennaio. La mancata attribuzione di circa 450milioni di euro ( questo è il costo oggi dei centri ) può compromettere la Garanzia giovani e l’utilizzo dei cinque miliardi di fondi europei per il lavoro che l’Italia deve spendere entro fine 2015.

La vicenda dei centri per l’impiego costituisce un paradosso italiano davvero illuminante. E’ una storia che illumina le contraddizioni, gli errori e soprattutto la pervicacia di un sistema che fa fatica ad incamminarsi sul percorso più logico e corretto anche quando tutte le indicazioni su quale sia la strada da percorrere sono chiare e forti. La recente affermazione dell’ANCI e dell’UPI del rischio concreto di chiusura dei centri per l’impiego per la mancanza di risorse e per l’impossibilità di provvedere a finanziare quanto non è stabilito come propria competenza dall’ordinamento per questi enti è solo l’esito finale di una vicenda che è utile ripercorrere. Una vicenda che rischia di finire in un pasticcio all’italiana.

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V Conferenza sull’orientamento permanente

V Conferenza sull’orientamento permanente

La V Conferenza internazionale sulle politiche per l’orientamento permanente, tenutasi a Roma dal 20 al 22 ottobre 2014, si inserisce nell’ambito del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea ponendosi  l’obiettivo di presentare le recenti evoluzioni in alcuni Paesi e di illustrare le migliori pratiche.Al centro dei lavori, le politiche nazionali per l’orientamento lungo tutto l’arco della vita. L’evento, che ha visto la partecipazione di 36 delegazioni provenienti dai paesi membri, è stato organizzato dalla rete europea per le politiche di orientamento permanente Egnlp European lifelong guidance policy network, che supporta lo sviluppo della cooperazione europea sull’orientamento permanente negli ambiti dell’istruzione e del lavoro. Ne fanno parte trentuno Paesi, oltre a diverse agenzie europee, tra cui il Cedefop e l’Etf – European Training Foundation, e strutture internazionali come lo Iaevg – International association for educational and vocational guidance e l’Iccdpp – International centre for career development and public policy.In riferimento agli obiettivi e alle strategie di “Europa 2020”, le politiche europee e nazionali riconoscono l’orientamento permanente come una dimensione cruciale dell’apprendimento continuo, promuovendo obiettivi di natura economica e sociale.“Orientare per non disperdere”: questo il claim della conferenza, a conferma che l’orientamento assume una funzione strategica nella lotta alla dispersione e all’insuccesso formativo degli studenti, mirando ad avvicinare i giovani al mondo delle professioni, favorire lo sviluppo sociale ed economico del territorio, l’occupabilità e l’inclusione sociale dei ragazzi. In questo senso, il ruolo assegnato ai team regionali, assegnati dai rispettivi Uffici scolastici regionali, rappresenta la premessa essenziale nello sviluppo di azioni unitarie, concrete, condivise e atte a realizzare un’adeguata rete territoriale di soggetti.

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Partite Iva: dove c’è un lavoratore autonomo c’è rischio povertà – Repubblica.it

Partite Iva: dove c’è un lavoratore autonomo c’è rischio povertà

Se la fonte principale di reddito è da lavoro autonomo, una famiglia su quattro vive con meno di 9.456 euro annui. Dove si vive di pensione si scende al 20,9% e per i dipendenti al 14,4%. La Cgia: “Quando una partita Iva chiude bottega non ha nessuna misura di sostegno. Troppe barriere al reinserimento”. Il popolo delle partite Iva “dimenticato” dalla Finanziaria

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Sussidio di disoccupazione e centri per l’impiego rafforzati: così sarà superato l’art.18 – Repubblica.it

 

Sussidio di disoccupazione e centri per l’impiego rafforzati: così sarà superato l’art.18

A partire dal 2015 indennizzo monetario al posto del reintegro. Il sostegno dello Stato solo se si accetta un nuovo lavoro. Rivoluzionati gli ammortizzatori sociali: resterà solo la cassa integrazione ordinaria, scompariranno quella in deroga e la mobilità

SUSSIDIO UGUALE PER TUTTI
L’obiettivo è fare in modo che il lavoratore venga assistito costantemente nella ricerca di una nuova occupazione e che questa attività sia condizionata all’accettazione del primo impiego possibile, pena la perdita progressiva del sostegno. Ma per fare questo il governo dovrà davvero rafforzare l’attuale dotazione dei centri per l’impiego. In Italia vi lavorano circa 14 mila persone. In Germania sono 90 mila, in Francia 40 mila, in Gran Bretagna 60 mila.

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Formazione per orientatori direttamente a casa vostra o sul vostro posto di lavoro

Giovedì 17 Ottobre ore 13-14 inizia il corso a distanza Fare consulenza di orientamento

Il corso tratta tutti i principali temi per la consulenza di orientamento: le tecniche di ricerca attiva di lavoro, il bilancio di competenze, la gestione del colloquio attraverso le abilità di counseling, l’orientamento scolastico e universitario, le modalità di gestione di piccoli gruppi per l’orientamento formativo. I partecipanti riceveranno anche un fascicolo di oltre 40 pagine contenente due percorsi strutturati (schede più istruzioni) dedicati a ricerca di lavoro e bilancio di competenze.

Il corso utilizza:

  1. webinars in tempo reale e registrati. Il webinar è un seminario condotto via computer in cui il relatore parla, mostra delle slides e risponde alle domande dei partecipanti, ognuno dei quali è collegato col relatore tramite il proprio computer. L’attrezzatura necessaria per partecipare ai webinar consiste in un pc, un paio di cuffie o altoparlanti e un microfono. Sono previsti 10 webinars in tempo reale, in giorni lavorativi, in orario 13-14, 2 giorni a settimana. I partecipanti che non possono seguire i webinars possono fruire della registrazione dei seminari nei giorni successivi, nell’orario che preferiscono.
  2. materiali preliminari, incluse indicazioni per approfondimento, e copia delle slides utilizzate nei webinars.
  3. una lista di discussione su cui tutti i partecipanti possono fare domande e ricevere risposte dal docente e dagli altri partecipanti.

L’impegno totale stimato è di 10 ore di partecipazione ai webinar più almeno 30 ore di studio individuale.

E’ possibile partecipare anche a singole lezioni o a un numero di lezioni a scelta.

Date, costo, modalità di iscrizione, etc. sono disponibili alla pagina  ‘Fare consulenza di orientamento’, formazione a distanza con Leonardo Evangelista

Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro con i nostri utenti

Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro

(Se lo desideri puoi ottenere consulenza di orientamento a distanza, vedi a questa pagina)

Periodicamente qualcuno dei nostri utenti ci dice che sta facendo o ha fatto una ricerca intensiva di lavoro basata sull’invio di CV ma senza ottenere risultati (1). Qui di seguito indico una possibile lista di controllo e le relative direzioni di lavoro col nostro utente da utilizzare in questi casi.

Nell’ordine:

  1. Il CV è stato inviato a un indirizzario di soggetti che non utilizzano il profilo per cui ci si candida (capita anche questo). SOLUZIONI: rinnovare l’indirizzario, ad esempio utilizzando il sito www.infoimprese.it
  2. Il CV è scritto male perché contiene errori di battitura, cattiva formattazione, foto brutta, etc. SOLUZIONI: correggere e/o sostituire foto
  3. Il CV utilizza un formato che non valorizza le caratteristiche personali. Ad esempio le esperienze lavorative sono in ordine cronologico ma così risulta che la persona è disoccupata da tempo, che le esperienze sono frammentarie, che l’ultima esperienza è dequalificata. SOLUZIONI: utilizzare un formato funzionale. Se le esperienze  sono poche o nulle utilizzare il formato Europass oppure non scrivere il CV ma solo una lettera di presentazione Su entrambi i punti vedi https://www.orientamento.it/indice/curriculum-vitae-cv-europeo-perche-non-piace-alle-imprese/
  4. Il CV è scritto correttamente ma il profilo personale risulta poco qualificato per la posizione desiderata. SOLUZIONI: cercare un lavoro più alla propria portata o migliorare le proprie capacità attraverso percorsi formativi o esperienze. Una ottima qualificazione permette anche di ridurre l’impatto di altri fattori che riducono l’appetibilità del candidato quali età avanzata, sesso femminile, residenza lontana dal luogo di lavoro, etc.
  5. Il CV è scritto correttamente ma evidenzia competenze nella media per la posizione desiderata.  Per questo motivo viene dimenticato o cestinato assieme alle dozzine di CV dello stesso livello che (nelle imprese di maggiori dimensioni) arrivano ogni settimana. Se continuamente arrivano CV, i datori di lavoro prendono in considerazione solo chi ha competenze  superiori alla media, oppure le persone che hanno incontrato o con cui hanno parlato direttamente e che hanno fatto loro una buona impressione. Il CV riporta dati biografici, ma dice poco o niente su capacità relazionali importanti quali socievolezza, simpatia, assertività, etc. Queste caratteristiche sono rilevabili solo attraverso un contatto diretto e possono compensare almeno in parte una preparazione solo nella media e farvi preferire a parità di altre caratteristiche. SOLUZIONI: oltre a inviare il proprio CV, utilizzare modalità che assicurano un contatto diretto coi possibili datori di lavoro, quali porta a porta (quando possibile, ad esempio in piccole imprese, oppure come camerieri e commessi), passaparola, intervista informativa. Utile inoltre la strategia descritta al punto precedente.
  6. Il CV è scritto correttamente e evidenzia competenze superiori alla media per la posizione desiderata. In questo caso non si ottiene risposta semplicemente perché l’impresa in questo momento non ha necessità di personale. Utile riinviare il CV ogni 3 mesi e cercare un contatto diretto coi possibili datori di lavoro, per i motivi descritti al punto precedente (se oltre ad avere competenze superiori alla media fate anche una buona impressione con le vostre capacità relazionali, è fatta).

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(1) Un caso di questo tipo è stato ad esempio riportato ieri da Giuseppe Severgnini nel suo blog Italians http://italians.corriere.it/2013/09/29/ho-mandato-piu-di-1000-curriculum-invano/

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato su internet il 30 settembre 2013. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica.