Nuovo libro Professione Orientamento. Una Guida per inserirti e crescere nel settore

Buongiorno, ti segnalo il mio nuovo libro:

Questa Guida ti spiega in dettaglio:

  • A che cosa serve l’orientamento e quali sono i principali servizi che offre
  • Quali organizzazioni svolgono attività di orientamento
  • Quali sono le principali figure professionali che operano nell’orientamento
  • Che cosa fanno esattamente gli operatori del settore, quali aspetti del loro lavoro apprezzano maggiormente e quali trovano più problematici
  • Quali sono i requisiti di legge per lavorare nel settore
  • Quali sono i requisiti richiesti negli annunci di lavoro
  • Come imparare a svolgere attività di orientamento e come si sono formati in concreto alcuni operatori che già lavorano nel settore
  • Come si sono inseriti alcuni operatori che adesso lavorano nel settore
  • Come individuare le organizzazioni che svolgono attività di orientamento in modo da avviare una ricerca di lavoro
  • Quali requisiti possono essere richiesti nei concorsi pubblici
  • Come avviare una attività di consulenza di carriera e alcuni consulenti da prendere a riferimento
  • Quali sono le ulteriori direzioni di crescita per chi è già inserito nel settore.

Questa Guida è rivolta a persone interessate a lavorare nel settore dell’orientamento scolastico e professionale. Può trattarsi ad esempio di neolaureati in discipline psicologiche, pedagogiche, sociali, economiche, giuridiche; oppure persone che hanno un buon livello culturale e una significativa esperienza lavorativa in altri ambiti. Questa guida inoltre è rivolta a persone che hanno iniziato da poco a lavorare nel settore e vogliono progredire ulteriormente.

Puoi scaricare gratuitamente la Guida da questo link valido 7 giorni da oggi. Successivamente la potrai acquistare su Amazon a 2,69 €.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

I limiti attuali dell’orientamento nei centri per l’impiego

In questo articolo spiego quali sono al momento, sulla base delle mie informazioni, le criticità nell’erogazione dei servizi di orientamento presso i centri per l’impiego italiani.

Immaginiamo un Paese che voglia migliorare l’assistenza sanitaria rendendo disponibili ai cittadini medici di base. Quali possono essere le difficoltà?

  1. Può ad esempio accadere che in alcune zone del Paese ci sia un ritardo nelle convenzioni con i medici, perciò il medico di base non è disponibile.
  2. In altre zone del Paese le convenzioni coi medici sono state stipulate, ma ogni medico ha in carico un numero di cittadini troppo elevato. Il risultato è che prima di farsi visitare dal medico bisogna aspettare mesi. Inoltre, per ridurre i tempi di attesa è stato previsto che il tempo di visita del singolo cittadino sia estremamente ridotto, e così i cittadini vengono visitati (anche se dopo mesi), ma una parte significativa delle diagnosi e delle terapie risulta sbagliata.
  3. In alcune zone del Paese il numero di medici rispetto ai cittadini è adeguato, ma i medici (a causa della necessità di disporre in tempi brevi di un numero adeguato di medici) sono stati mal selezionati e/o hanno ricevuto una formazione troppo breve. Anche in questo caso una parte significativa delle diagnosi e delle terapie risulta sbagliata.
  4. In altre zone del Paese, infine, il numero di medici rispetto ai cittadini è adeguato, i medici sono capaci, ma mancano i farmaci o la possibilità di ricoveri in ospedale. Il risultato è che una parte dei cittadini, in particolare quelli la cui guarigione è fortemente influenzata dall’utilizzo di farmaci o da terapie ospedaliere non riceve cure adeguate.

Tenendo a mente questi esempi, qual è lo stato dei servizi di orientamento in Italia?

Per rispondere a questa domanda va tenuto conto che la gestione dei servizi per l’impiego è regionale, e che ogni Regione ha strutturato i servizi nel modo che ha ritenuto più opportuno. L’unico elemento di uniformità sono i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) che ogni Regione deve assicurare ai cittadini, previsti dal DM 4/2018. I servizi di orientamento previsti dai LEP sono C. Orientamento di base, D. Stipula del Patto di servizio personalizzato, E. Orientamento specialistico, F. e G. Supporto all’inserimento lavorativo, M. collocamento mirato.

Tenuto conto delle indicazioni dei LEP, credo che in nessuna Regione italiana ci sia un problema di tipo 1, vale a dire che i servizi di orientamento non siano formalmente disponibili ai cittadini.

In molte Regioni invece c’è un problema di tipo 2, vale a dire che il tempo disponibile per il primo colloquio di orientamento, che è quello per la stesura del patto di servizio personalizzato (PSP), è troppo ridotto. Il tempo necessario per un buon colloquio per la stesura del PSP, considerando anche i compiti amministrativi che devono essere svolti, è un’ora e mezza. Nei centri per l’impiego di cui ho notizie il tempo previsto per la stesura del PSP è di 40 minuti. Inoltre a causa del gran numero di cittadini in attesa l’operatore non ha modo per rivedere il cittadino a intervalli di tempo ravvicinati (cosa necessaria ad esempio durante la ricerca di lavoro). In alcune Regioni, inoltre, il tempo d’attesa per il primo colloquio supera i 30 giorni.

In credo tutte le Regioni c’è un problema di tipo 4, vale a dire ridotte o inesistenti possibilità di far partecipare in tempi ridotti ad attività di formazione o tirocinio tutti i cittadini che hanno svolto colloqui di orientamento e ne hanno bisogno. Purtroppo le attività di formazione e tirocinio sono insufficienti rispetto alle necessità dei cittadini che svolgono colloqui di orientamento e chi ha svolto orientamento non ha canali di accesso preferenziali. In molte Regioni l’operatore di orientamento si limita così a suggerire al cittadino di cercarsi un corso di formazione o un tirocinio, e questo riduce grandemente l’efficacia delle attività di orientamento.

Più articolato il discorso rispetto al problema 3, vale a dire la scarsa professionalità degli operatori di orientamento che operano all’interno dei centri per l’impiego. Questo problema era notevole subito dopo la riforma dei servizi per l’impiego avvenuta a fine degli anni ’90, quando ai vecchi uffici di collocamento, il cui persone svolgeva principalmente compiti amministrativi, è stato assegnato il compito di svolgere colloqui di orientamento con tutti i cittadini iscritti. Le Province, a cui era stata affidata la gestione degli uffici, rinominati centri per l’impiego, hanno adottate soluzioni differenziate. L’orientamento a seconda dei casi è stato assegnato:

  • A. a operatori interni selezionati sulla base della loro attitudine a svolgere colloqui o di altri criteri
  • B. a operatori interni opportunamente formati
  • C. a operatori e consulenti esterni operanti all’interno dei centri per l’impiego
  • D. a agenzie esterne (totalmente private o controllate dalle Province, in ogni caso in grado di assumere con facilità personale qualificato) che svolgono le attività di orientamento presso le proprie sedi.

In genere la professionalità degli operatori dei casi C e D è elevata, perché le Province (e poi, dopo l’abolizione delle Province, le Regioni) hanno scelto criteri di professionalità stringenti (ad esempio lauree in discipline psicologiche o sociali, formazione specifica nell’orientamento, esperienza pregressa in attività di orientamento), quella degli operatori del caso B dipende dalla qualità della formazione seguita dagli operatori, quella del caso A è spesso insufficiente.

Dal 2019 sono riprese assunzioni massicce di personale per i servizi per l’impiego pubblici. Il primo concorso è stato quello per 3.000 navigator, seguito poi da vari concorsi regionali, in alcuni casi ancora in svolgimento. Nei concorsi che ho avuto modo di visionare le prove sono focalizzate sul diritto amministrativo e sul diritto del lavoro, la precedente esperienza e formazione sull’orientamento non è considerata, la laurea in psicologia non riceve un punteggio aggiuntivo. Secondo me si tratta di un limite. Questi nuovi assunti hanno sicuramente potenzialità maggiori di quelle di gran parte dei vecchi operatori degli uffici di collocamento (in parte assunti senza concorso), ma non sono immediatamente destinabili ad attività di orientamento e devono essere ulteriormente formati successivamente all’assunzione.

Se hai commenti li puoi aggiungere in fondo all’articolo.

 

Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Quale codice ATECO per gli orientatori

Ogni tanto qualche orientatore mi contatta per conoscere quale sia il codice ATECO da scegliere al momento dell’apertura della partita IVA.

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Secondo me il codice migliore è 78.10.00 Servizi di ricerca, selezione, collocamento e supporto per il ricollocamento di personale.

Il corpus teorico in ambito psicologico necessario per svolgere orientamento è in buona parte lo stesso della selezione del personale, non mi meraviglia che le due attività siano collocate assieme. Una persona che lavora già in uno dei due ambiti può facilmente passare all’altro.

Altri codici ATECO, ad esempio:

85.41.00 Istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS)
85.59.20 Corsi di formazione e corsi di aggiornamento professionale
85.60.09 Altre attività di supporto all’istruzione

mi sembrano più lontani.

Ovviamente questa è la mia opinione personale, espressa senza alcuna responsabilità da parte mia. Per la scelta del vostro codice ATECO consultate un consulente del lavoro.

Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Presentazione del libro L’orientamento in pratica. Ventotto casi di consulenza e bilancio di competenze raccontati dagli operatori

Gli autori presenteranno il libro via webinar venerdì 9 aprile ore 18,30-19,30. I partecipanti riceveranno una copia gratis.

Nell’era incerta del Post-Covid assisteremo allo sblocco dei licenziamenti, ad un nuovo paradigma produttivo e ad un riassetto delle politiche attive. In un contesto così complesso l’orientamento sarà sempre di più un’azione di strategica importanza tanto per i cittadini che per le aziende in un’ottica di piena occupazione, qualificazione e riqualificazione delle persone e miglioramento dei meccanismi del mercato del lavoro.

 

Il libro L’orientamento in pratica. Ventotto casi di consulenza e bilancio di competenze presenta casi concreti relativi a persone prese in carico presso centri per l’impiego, agenzie per il lavoro e nella consulenze di carriera. Quest’opera, unica nel suo genere, è stata realizzata da sedici operatori di orientamento di ogni parte d’Italia, in collaborazione con  Leonardo Evangelista.

 

Partecipa anche tu alla presentazione del libro venerdì 9 aprile 2021 in orario 18.30-19,30; i partecipanti riceveranno una copia gratuita del libro in formato e-book. Iscriviti subito da questo link

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it.  Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Come inserire la formazione fatta con me nella sezione Licenze e certificazioni di LinkedIn

Una delle sezioni del tuo profilo di LinkedIn è relativa a Licenze e certificazioni. Ci arrivi cliccando su Aggiungi sezione al profilo (per farti vedere gli esempi utilizzo il mio profilo LinkedIn)

Cliccando sul segno + appare un form dove puoi inserire i dati relativi alla formazione fatta con me.

Cosa scrivere 

Se hai seguito i miei corsi indicati qui sotto (per i corsi a distanza, mi hai inviato i file con gli esercizi svolti e hai ottenuto l’attestato di partecipazione) sei abilitato all’uso dei materiali distribuiti nei corsi. I corsi che ti permettono di avere un’abilitazione sono questi:

In questo caso il form va compilato in questo modo (ti mostro il caso in cui hai frequentato Cassetta degli attrezzi, e sei stato abilitato all’utilizzo dei miei materiali sia per lo svolgimento di Bilanci di competenze che Consulenza su ricerca di lavoro):

Questo è il risultato finale sul tuo profilo:

Se hai partecipato ai Laboratori

  • Laboratorio sul Bilancio di Competenze per la Consulenza di Carriera in aula o a distanza
  • Laboratorio sulle tecniche espressive per l’orientamento e il career coaching in aula o a distanza

e successivamente mi hai inviato due Bilanci realizzati o hai condotto almeno un gruppo sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro allora sei accreditato allo svolgimento di Bilanci di competenze o alla conduzione di gruppi sulle tecniche di ricerca di lavoro. In questo caso il form va compilato in questo modo (ti mostro l’esempio relativo al Bilancio):

Questo è il risultato finale sul tuo profilo:

 

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Manuale sull’orientamento di persone adulte ad uso di navigator e neo-orientatori

Il Manuale (ISBN 979-12-200-6102-5) è in formato e-book (150 pagine) e riprende, aggiorna e sistematizza una serie di articoli contenuti sul mio sito. Il Manuale descrive:

  • le caratteristiche dell’orientamento,
  • i principali servizi,
  • le competenze richieste agli operatori,
  • le principali problematiche della consulenza orientativa e le loro modalità di soluzione.

Contiene inoltre la descrizione di una serie di casi di consulenza orientativa e un glossario di 150 termini usati nell’orientamento e nelle politiche attive del lavoro.

Sezioni specifiche sono dedicate alla gestione del colloquio di orientamento, alle scelte professionali, al bilancio di competenze, alla consulenza a persone in cerca di lavoro, alla mia offerta formativa.

Il Manuale è frutto dei miei oltre 20 anni di esperienza nel settore come operatore e formatore.

Puoi acquistare il Manuale su Amazon, oppure lo puoi ottenere gratis partecipando a uno qualunque dei miei corsi in aula e a distanza.

Circa ogni 6 mesi faccio anche una distribuzione gratuita di qualche giorno, per essere informato ti consiglio di collegarti con me su LinkedIn e di iscriverti alla mia newsletter.

 

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Lettera a una Navigator: Ambasciator non porta pena

Buongiorno Sandra, ho letto con un po’ di sorpresa il suo messaggio, dove mi rimprovera di pubblicare su LinkedIn post ‘distruttivi’ che ‘demoliscono i Navigator’, e di essere prevenuto nei confronti del reddito di cittadinanza.

Tutte le mattine, per una mezz’ora prima di iniziare a lavorare scorro i titoli dei giornali. Linco su LinkedIn le notizie che mi interessano, pensando di fare una cosa utile a chi come me lavora nel settore delle politiche attive. Non è colpa mia se finora le notizie pubblicate su reddito di cittadinanza e Navigator sono quasi esclusivamente negative. Come avrà visto, io mi limito a lincare articoli di giornale. Dunque dovrebbe rivolgere la sua disapprovazione non a me, ma ai vari giornali (fra gli altri Repubblica, Sole 24 Ore, Corriere, Messaggero) che le pubblicano, e eventualmente a chi per stupidità, imperizia o calcoli elettorali ha inviato 3.000 persone allo sbaraglio. Come si dice: Ambasciator non porta pena. Quando inizieranno a essere pubblicate notizie positive (spero molto presto), lincherò anche quelle.

Relativamente al reddito di cittadinanza, l’obiettivo del mio lavoro è da tanti anni quello che adesso è anche il suo: aiutare persone disoccupate a ricollocarsi, ed è per questo che ancora oggi sono impegnato nell’insegnamento di tecniche operative efficaci (per lo svolgimento di colloqui, di bilanci di competenze, della consulenza a persone in cerca di lavoro, etc.). Per lo stesso motivo parlo positivamente delle politiche attive efficaci e critico quelle che mi sembrano fallate. La forza politica che propone ciascuna misura mi interessa relativamente.

 

 

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Arriva l’orgoglio navigator!

Una nostra Collega Navigator scrive oggi su Linkedin

Un fenomeno nuovo e per certi versi inaspettato (ma comprensibilissimo utilizzando gli insegnamenti della psicologia sociale) è l’ORGOGLIO NAVIGATOR emerso nell’ultimo mese, di cui anche questo post è espressione.

Va anche bene (sicuramente è meglio essere orgogliosi che depressi), eccetto quando l’orgoglio navigator porta a negare fatti difficilmente confutabili quali i gravi limiti del dispositivo del reddito di cittadinanza, gli enormi ritardi nella sua implementazione, l’inadeguatezza della procedura di selezione dei navigator, la superficialità della loro formazione iniziale (su quest’ultimo punto mi ha scritto una mia collega a cui la sua direzione dei servizi per il lavoro ha chiesto di organizzare una formazione aggiuntiva).

Al di là di tutti i limiti iniziali, anche i navigator impareranno il mestiere, come abbiamo imparato tutti, perciò benvenuti/e e avanti.

 

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Supervisione sulla consulenza di orientamento: quali aspetti considerare

Due giorni fa ero impegnato nella formazione di operatrici di una Agenzia per il lavoro e una di esse nel giro finale di valutazione ha segnalato l’esigenza di un confronto con le colleghe sui casi di difficile gestione.

Questa richiesta introduce il tema della supervisione, che può essere monocratica e verticistica (un esperto che commenta i casi che vengono presentati) oppure, come nella richiesta dell’operatrice, democratica e distribuita (colleghi esperti che si scambiano a vicenda suggerimenti).

Ma su quali aspetti è possibile focalizzarsi nella supervisione? Ne elenco quattro.

1. Emozioni e atteggiamenti provocati dagli utenti

Il primo possibile tema sono le emozioni e gli atteggiamenti (a seconda dei casi può trattarsi di rabbia, antipatia, indifferenza, disimpegno, atteggiamento persecutorio, simpatia, etc.) che lo specifico utente o caso provoca nell’operatore e che possono interferire con l’efficacia dell’intervento.
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Questa serie di reazioni richiama un po’ quello che In ambito terapeutico, nell’approccio psicoanalitico, viene indicato col termine ‘controtransfert’.

L’emergere di emozioni e atteggiamenti potenti nell’operatore è abbastanza raro nella consulenza di orientamento, perché la consulenza viene condotta con un solo o con pochi incontri, e solo di rado capitano utenti con emozioni o storie di vita da cui l’operatore si trova (suo malgrado) emotivamente coinvolto.

L’operatore è in genere cosciente delle emozioni e degli atteggiamenti provocati dai propri utenti e può così condividerli senza difficoltà coi colleghi durante sedute di supervisione.

2. La correttezza dell’analisi di capacità e aspirazioni, dell’obiettivo e del piano d’azione degli utenti

Un secondo possibile tema di supervisione può essere la correttezza dell’analisi svolta sulle caratteristiche dell’utente, del suo obiettivo professionale e/o sull’efficacia del piano d’azione messo a punto.

Perché sia possibile l’analisi da parte dei supervisori è necessario che l’utente abbia prodotto dei materiali (ad esempio le schede di bilancio di competenze, che riportano le varie caratteristiche personali emerse), oppure che i colloqui siano registrati. In realtà la registrazione dei colloqui, per motivi vari, è pressoché impossibile, e nella gran parte dei colloqui la valutazione delle caratteristiche dell’utente viene effettuata solo con una serie di domande, senza utilizzare materiali strutturati.

Senza registrazione o materiali prodotti dall’utente la descrizione delle sue caratteristiche è affidata al ricordo dell’operatore, e il resoconto fatto ai supervisori rischia di essere generico e così inadatto per una supervisione incisiva. Lo stesso vale per la valutazione della correttezza dell’obiettivo professionale e del piano d’azione, se l’analisi è basata solo sui ricordi dell’operatore.

L’operatore, per la ricostruzione del caso, può utilizzare gli appunti che ha preso durante i colloqui con l’utente, ma si tratta spesso di appunti presi in maniera rapida durante il colloquio, e così poco approfonditi.

Un elemento ulteriore di difficoltà nella valutazione del piano d’azione è che i supervisori devono conoscere tutte le misure di politica attiva che l’operatore avrebbero potuto assegnare, cosa non scontata se i colleghi lavorano in altre regioni o su progetti che prevedono misure di politica attiva specifiche.

Quelli che possono avere un beneficio maggiore dalla supervisione sugli aspetti descritti in questo capitolo  secondo me sono gli operatori junior. Per loro una discussione sulle misure di politica attiva contenute nel piano d’azione può essere produttiva anche se caratteristiche personali e obiettivo sono descritti in maniera generica. L’ancoraggio all’utente specifico però diventa aleatorio e l’esercizio diventa una sorta di case study ipotetico: ‘Ammettiamo che un utente abbia queste caratteristiche’ (senza registrazione o schede non è detto che l’utente specifico di cui stiamo parlando le abbia davvero) ‘Quale potrebbe essere l’obiettivo professionale? E quale il piano d’azione?

3. Le modalità di conduzione del colloquio con gli utenti

Un terzo tema di supervisione è la modalità di conduzione del colloquio, cioè un’analisi delle modalità comunicative utilizzate dal consulente. Sappiamo che le modalità comunicative sono fondamentali per la riuscita degli interventi di consulenza di orientamento. Da un punto di vista tecnico le caratteristiche personali possono essere state analizzate correttamente, l’obiettivo può essere corretto e il piano d’azione efficace, tuttavia se l’operatore non è in grado di ‘agganciare’ l’utente con una gestione del colloquio accogliente e motivante c’è il rischio elevato che l’utente non faccia le cose previste nel piano d’azione e perciò l’efficacia finale dell’intervento risultare scarsa.

La valutazione delle modalità di conduzione del colloquio ne richiederebbe la registrazione, che in genere è impossibile. Un’alternativa è utilizzare liste di autocontrollo con domande del tipo: ‘Hai fatto domande aperte? Hai usato riformulazioni?’ Etc.

Purtroppo la qualità dei dati raccolti con le liste di autocontrollo è scarsa, perché l’impressione che l’operatore ha delle proprie modalità di conduzione del colloquio potrebbe non essere realistica. Inoltre l’uso delle liste richiede che l’operatore utilizzi la scheda di autoanalisi ad ogni colloquio (o ad ogni colloquio su cui desidera supervisione), cosa anche questa non sempre agevole.

4. Implementazione di nuove metodologie o procedure

Un quarto tema di supervisione è sulle modalità di svolgimento di particolari procedure. Ad esempio un collega esperto può farsi spiegare da un collega junior come questi svolge un bilancio di competenze utilizzando un set di schede predefinito, farsi spiegare o individuare quali sono i punti di difficoltà e dargli consigli di miglioramento. Questa è un tipo di supervisione relativamente semplice da svolgere perché i contenuti da supervisionare sono in genere disponibili al collega junior e possono essere condivisi agevolmente col collega senior. L’unica eccezione è se il collega junior non è cosciente (e dunque non è in grado di comunicare al senior) scostamenti dalla procedura ottimale prescritta, o quando i risultati insoddisfacenti sono dovuti a errata valutazione delle caratteristiche personali dell’utente (caso 2 sopra) o a errata conduzione del colloquio (caso 3 sopra).

La supervisione nella consulenza di orientamento: una esigenza spesso difficile da soddisfare

In sintesi, la necessità degli operatori di avere un feedback sulle proprie modalità di svolgimento della consulenza di orientamento è giustificata e legittima, ma l’ottenimento di un feedback dettagliato ed efficace in alcuni è di difficile realizzazione. L’aspetto più difficile su cui avere una supervisione efficace è il terzo, e poi a seguire il secondo. Paradossalmente gli aspetti su cui è più facile ottenere un feedback approfondito (emozioni e atteggiamenti provocati dagli utenti e messa in opera di procedure) interessano meno agli operatori o interessano soprattutto ai junior.

Comunque, vale la pena di provare, spero di essere smentito.

Hai osservazioni sul tema di questo articolo? Hai un’esperienza da raccontare? Scrivimi pure all’indirizzo  l.evangelista chiocciolina orientamento.it

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