La via sbagliata: sgravi contributivi alle assunzioni condizionati all’età

Leggo che, per incrementare l’occupazione dei giovani, il Governo sta pensando di dimezzare i contributi previdenziali pagati dalle imprese per tutti i nuovi assunti al di sotto dei 32 anni. La misura è riferita, credo, alle assunzioni post apprendistato, dal momento che per gli apprendisti i contributi sono ridotti in misura ancora maggiore.

Una misura simile è già in essere per l’assunzione degli over ’50.

Secondo me tali misure sono sbagliate. Da un punto di vista giuridico facilitazioni condizionate all’età ledono il principio di uguaglianza (articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani), e costituiscono una discriminazione basata sull’età, vietata all’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Da un punto di vista concreto, le facilitazioni legate all’età non permettono di individuare coloro che ne hanno realmente bisogno: ad esempio l’impiegabilità di una ragazza di 24 anni che vive in una regione del sud, non ha esperienze di lavoro o tirocinio e ha frequentato solo la scuola dell’obbligo è assai diversa da quella di un neolaureato in ingegneria che vive al nord e ha fatto l’Erasmus. Nel primo caso lo sgravio può essere addirittura insufficiente per assicurare un impiego, nel secondo caso invece è superfluo e spreca soldi pubblici.

Un principio assai migliore, perché capace di selezionare meglio e personalizzare gli sgravi è quello del periodo di disoccupazione. Ad esempio l’entità dello sgravio potrebbe essere differenziata in maniera progressiva sulla base della durata della disoccupazione. Fatto 100 lo sgravio massimo concedibile, e considerando 5 anni il periodo massimo di disoccupazione preso a riferimento, ogni anno di disoccupazione potrebbe valere il 20% dello sgravio totale.

Chi si iscrive al centro per l’impiego per la prima volta (perché ha finito gli studi o perché ha cessato un’attività autonoma) potrebbe ottenere un’anzianità di disoccupazione convenzionale sulla base della sua impiegabilità stimata.

Fintanto che in Italia continua a prevalere il contratto nazionale di categoria, con livelli salariali non differenziati per regione, l’entità dello sgravio massimo potrebbe essere parametrata alle percentuali di disoccupazione di ogni regione (più alto in quelle dove la disoccupazione è maggiore).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Disoccupati per scelta.”Tanto, ho la Naspi…” | La nuvola del lavoro

Ne arrivano a pioggia segnalazioni d’imprenditori che vogliono assumere e che ricevono un rifiuto: “No…tanto ho l’indennità di disoccupazione…”Qualche mese fa, era stato Bachisio Ledda titolare della ‘Mail Express Posta & Finanza’ di Teramo a lanciare una specie di allarme: “Su 100 persone selezionate per il ruolo di portalettere, 90 hanno rinunciato. Il nodo è che riescono a mantenersi con la Naspi. E dei controlli, meglio non parlare…

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ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE: SPUNTI PER UNA NUOVA PROGETTAZIONE | Sviluppo Lavoro Organizzazione

Stanno arrivando i primi risultati relativi all’assegno di ricollocazione, sulle 30mila lettere inviate nella sperimentazione dell’assegno ben poche sono le risposte da parte dei destinatari. Inevitabile l’avvio dei ragionamenti sull’efficacia del dispositivo. Claudio Negro – profondo conoscitore delle politiche del lavoro lombarde – segnala alcuni punti di attenzione che sarebbe utile introdurre in tempi molto brevi. E lo stesso fa Luigi Olivieri, che ragiona tra l’altro sulla modalità di gestione della co

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AVVIO SPERIMENTALE DELL’EROGAZIONE DELL’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE. Pietro Ichino

Una buona notizia: per la prima volta nella storia del nostro Paese una nuova misura di politica del lavoro viene adottata passando attraverso una sperimentazione rigorosa, secondo il metodo del confronto tra un “campione trattato” composto da 20.000 disoccupati estratti a sorte, e un campione statisticamente identico “di controllo”, come si fa per i farmaci e come si dovrebbe fare sempre per tutte le misure di politica del lavoro. È quello che sta facendo l’ANPAL per il lancio su scala nazionale dell’assegno di ricollocazione, cioè del voucher che consentirà al lavoratore disoccupato di scegliere tra le agenzie pubbliche e private accreditate quella che preferisce per farsi assistere e guidare nella ricerca della nuova occupazione, la quale sarà pagata a risultato conseguito. Una notizia meno buona: questa sperimentazione avrebbe dovuto partire al più tardi nel marzo 2014, cioè tre anni fa: essa infatti era già prevista e finanziata in una norma del dicembre 2013, che è stata abrogata di fatto da un vero e proprio rifiuto di attuarla da parte dell’apparato ministeriale.

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Lo sviluppo del sistema duale nel nostro Paese Quaderni di Tecnostruttura

Il 24 settembre 2015 è stato sottoscritto, in sede di Conferenza Stato/Regioni l’Accordo sul progetto sperimentale recante “Azioni di accompagnamento, sviluppo e rafforzamento del sistema duale nell’ambito dell’Istruzione e Formazione Professionale”, proposto dal MLPS e successivamente perfezionato nel corso di diversi incontri tecnici e politici con le Regioni e le Province autonome.

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Una mappa di tutte le leggi su istruzione, formazione, università, educazione degli adulti

Una mappa di tutte le leggi su istruzione, formazione, università, educazione degli adulti

Cos’è questa Mappa? Un dripping di colori, una foresta intricata di leggi, l’immagine di un’incontenibile frenesia normativa… Come presentare quel robusto complesso di leggi (e non solo) che hanno fatto irruzione nel mondo quasi immobile dell’educazione dopo decenni di stagnante attesa? Cosa è realmente accaduto? Quali forze hanno fatto cambiare assetti consolidati e ormai quasi inamovibili? Chi ha scatenato una rivoluzione dai contenuti massicci nei misurati cambiamenti che hanno regolato il sistema nei decenni addietro? Quasi senza soluzione di continuità si è passati dall’impianto monolitico e onnicomprensivo di Gentile alle intuizioni federaliste di Bassanini, a Costituzione invariata, e all’esplosione normativa seguita alla Legge Moratti, la n. 53 del 2003. Oggi, si fa fatica a venire dietro alla copiosità delle leggi che, comunque, lasciano una traccia visibile da seguire e un orientamento inequivocabile.
La nuova stagione normativa ha preso avvio dalla necessità di misurare il nostro sistema educativo con quello degli “altri”, con il contesto europeo, al fine di procedere uniti nella soluzione di alcuni problemi e nell’affrontare le sfide del nuovo millennio: in primo luogo la competizione con i paesi emergenti, la professionalità qualificata e costantemente aggiornata, l’occupazione, l’inclusione, la portabilità. Si è partiti dalle esigenze di confronto aperte dalla mobilità transeuropea dei lavoratori e degli studenti partecipanti ai programmi comunitari dei primi anni ’90 (qui l’esperienza Erasmus è stata centrale) per giungere alla riflessione sistematica, alla pari, che sulla base della “mutual trust“ ha prodotto soprattutto Raccomandazioni e Decisioni di stimolo a una nuova configurazione dei sistemi educativi nazionali: in lunghi anni di confronto si è giunti ad elaborare indicazioni sull’apprendimento permanente, sulla trasparenza delle qualifiche, sulla convalida degli apprendimenti formali e informali, sull’istituzione di un quadro europeo delle qualifiche e di un sistema europeo di crediti, oltre che sul quadro europeo per la qualità dell’istruzione e della formazione. Per accompagnare il processo di avvicinamento tra istruzione, formazione e sistema delle imprese, il Consiglio dell’Unione europea ha voluto riferirsi alle linee guida e al glossario del Cedefop, assunti come espressione di una “lingua comune” ad uso degli estensori dei documenti strategici. Venendo a configurarsi un nuovo contesto, da 15 anni a questa parte anche il panorama normativo italiano ha subito dei radicali cambiamenti, mentre si sono introdotti, con una vitalità prima sconosciuta, mutamenti in ordine a diversi aspetti del sistema.

Autore: Giacomo Zagardo (ISFOL) (il documento è sfogliabile cliccando sulle frecce che appaiono in basso a sinistra passando col mouse sopra l’immagine)

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Sintesi dei decreti attuativi del Jobs Act

Una sintesi dei decreti attuativi del Jobs Act, di Pietro Ichino

IL JOBS ACT A 360 GRADI Sintesi dei decreti attuativi della legge n. 183/2014, uno per uno Relazione al Convegno GIDP Milano, 24 settembre 2015.

Ottima risorsa, scaricabile da questo link.