Materiali per bilanci di competenze con migranti

I bilanci di competenze basati su schede di autoanalisi che l’utente deve riempire non sono adatti a persone che hanno scarsa capacità di scrittura (a causa di basso livello culturale o, come nel caso di alcuni migranti, perché non padroneggiano l’italiano). Una possibilità è che l’operatore di orientamento usi le schede di autoanalisi come traccia per il colloquio e scriva direttamente nelle schede gli elementi che emergono. Tuttavia anche con questa modalità rimane problematico utilizzare schede basate su elenchi di caratteristiche personali (ad esempio capacità trasferibili, atteggiamenti) o di professioni.

Con utenti con scarsa capacità di scrittura è utile utilizzare, sia nel bilancio di competenze che nella consulenza di orientamento in generale, tecniche espressive quali disegni, immagini, oggetti, attività pratiche, testi letterari, oppure schede di autoanalisi semplificate.

Questo approccio è spiegato in dettaglio nel mio corso Laboratorio sulle tecniche espressive per l’orientamento e il career coaching mentre obiettivi e modalità generali di svolgimento del bilancio di competenze sono spiegate nei miei corsi La Cassetta degli attrezzi (a distanza con video registrati, a distanza via webinar, in aula) e Il bilancio di competenze per l’orientamento (a distanza con video registrati).

I seguenti materiali sono utili per svolgere bilanci di competenze e più in generale attività di orientamento con migranti:

  • 60 carte illustrate dedicate a caratteristiche e interessi personali, complete di istruzioni per il loro utilizzo. Ogni carta riporta una specifica caratteristica / interesse in italiano e la traduzione in arabo, francese, inglese, spagnolo, russo, turco, farsi, tigrino. Ogni carta contiene inoltre una serie di domande da porre all’utente per indagare il possesso della caratteristica / interesse specifico. Il file con tutte le carte va stampato e poi le carte vanno ritagliate.

Esempio di una carta: fronte

retro

 

  • 95 immagini di professioni col nome in italiano, inglese, francese, arabo, spagnolo, tedesco (cortesia di Diego Boerchi e Paola Magnano). Le istruzioni spiegano come usarle per un test di interessi oppure con gruppi di utenti.

I materiali sono stati sviluppati da vari ricercatori / operatori in progetti nazionali o europei.

Puoi finalizzare l’acquisto al costo di 90 €  CLICCANDO QUI (si apre una pagina dove puoi inserire i tuoi dati e scegliere la modalità di pagamento; operazione senza addebito di imposta, regime forfait art.1, c.54-89 l.190/2014).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Quale strategia dopo le stragi di Parigi

Scrivo questo articolo perché, dopo le stragi di Parigi, ho letto molti articoli di informazione ma nessun articolo con una visione strategica. Mi scuso con i lettori che seguono il mio sito perché interessati all’orientamento se questo articolo parla di terrorismo, ma la situazione in cui ci troviamo è preoccupante.

Negli ultimi 40 anni molti musulmani (soprattutto arabi) hanno sviluppato un odio verso gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali e hanno costituito dei movimenti di lotta contro di loro, fondamentalmente per due motivi:

  • il sostegno degli Stati Uniti a Israele. Le angherie di Israele verso i palestinesi sono da decenni fonte di esasperazione nel mondo arabo
  • l’ingerenza degli Stati Uniti e dei paesi occidentali nelle vicende politiche del Medio oriente (vedi gli interventi in Iraq e in Afghanistan) e la presenza di eserciti occidentali nei paesi arabi o comunque musulmani. Gli arabi sono nazionalisti. Provate comunque a pensare alla vostra reazione se eserciti arabi fossero stanziati in Europa, anche per fini nobili, a sostenere regimi fantoccio filo arabi.

I movimenti antioccidentali hanno ottenuto un rilevante sostegno finanziario da alcuni dei paesi arabi produttori di petrolio e da alcuni ricchi arabi (vedi ad esempio i finanziamenti ricevuti da Bin Laden). Questi paesi finanziano il terrorismo non solo per odio contro Israele ma anche per odio verso i valori occidentali (la democrazia, le libertà individuali, la parità di genere, l’irreligiosità, che vedono come una minaccia ai propri regimi assolutistici e al proprio stile di vita conservatore).

Questi paesi hanno sovvenzionato lo stanziamento in Occidente di predicatori radicali. I predicatori radicali danno una ragione di vita ai giovani immigrati arabi di seconda e terza generazione male integrati che vivono nelle grandi città europee. Molti terroristi sono piccoli delinquenti comuni.

I Paesi occidentali (in  particolare quelli europei) hanno sviluppato società aperte, rispettose dei diritti individuali, caratteristiche queste che rendono facile l’azione dei terroristi. Quasi tutti i terroristi sono persone già note alle forze dell’ordine ma non è possibile arrestarli finché non ammazzano qualcuno. Il reato di incitamento alla violenza e all’odio razziale sono puniti, quando  vengono puniti, con pene miti. Altri elementi di sconcerto sono la permeabilità delle frontiere europee, e l’utilizzo dei social media come principale canale di reclutamento da parte dell’ISIS. Senza i social media il terrorismo in Europa e il potere di attrazione dell’ISIS sarebbero estremamente ridotti. E’ per me stupefacente che gli account Twitter dei terroristi vengano chiusi solo grazie all’azione di Anonymus, cioè di gruppi di giovani appassionati di informatica. Dovrebbero pensarci i governi occidentali.

Che fare a questo punto?

  1. Risolvere le situazioni che esasperano gli arabi: smettere di sostenere Israele, dare un proprio stato ai sunniti iracheni (l’ISIS è uno stato canaglia, ma la sua esistenza risponde alle aspirazioni di molti sunniti iracheni, è per questo che ha potuto svilupparsi), ritirare gli eserciti occidentali dai paesi musulmani
  2. Sconfiggere militarmente l’ISIS armando i curdi, e/o con interventi di altri paesi musulmani come Turchia e Iran.
  3. Interrompere il finanziamento dei terroristi, prevedendo ad esempio che in Occidente le proprietà degli stati e degli individui riconosciuti come finanziatori dei terroristi vengano confiscate
  4. Mettere sotto controllo le moschee in Occidente, espellere o imprigionare i predicatori radicali
  5. Bloccare la propaganda terrorista sui social media
  6. Aumentare i poteri di indagine, di restrizione della libertà individuale e le pene in caso di incitazione all’odio razziale, religioso e di terrorismo. Ad esempio togliere la cittadinanza e espellere quanti propagandano e supportano il terrorismo
  7. Ridurre la permeabilità delle frontiere dei paesi europei
  8. Rivedere le politiche che regolano l’immigrazione nei paesi europei: chi vuole trasferirsi e abitare in Europa deve adottare i valori e uno stile di vita europeo.

Vedi anche l’articolo

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.