3.1 Quali sono gli strumenti più efficaci per la tua ricerca di lavoro?

Questa sezione della Guida spiega come impostare al meglio la tua ricerca di lavoro.

Mi riferisco qui soprattutto al lavoro dipendente, o comunque a un lavoro svolto, anche se in forma di collaborazione, per non più di uno o due datori di lavoro diversi. Avviare e svolgere un’attività imprenditoriale (con dipendenti, macchinari, molti clienti diversi), di vendita o libero professionale richiede infatti strategie diverse. Qui di seguito parlo soprattutto di ricerca di lavoro dipendente o di collaborazione perché statisticamente queste attività sono le più diffuse.

I principali strumenti per la ricerca di lavoro dipendente o di collaborazione nel settore privato sono:

  • le banche dati gestite da Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro
  • il passaparola
  • le autocandidature per posta elettronica, LinkedIn, telefono o porta a porta
  • i tirocini e il lavoro internale
  • le inserzioni su siti web (messe da te o da agenzie per il lavoro, centri impiego o datori di lavoro)
  • i motori di ricerca di offerte di lavoro
  • LinkedIn e Facebook
  • i volantini diffusi in luoghi pubblici.

Qual è lo strumento più efficace?

  • Secondo varie indagini lo strumento più utilizzato per le assunzioni nel settore privato è il passaparola, che ‘pesa’ almeno per il 40%. Seguono poi tirocini e lavoro interinale, autocandidature e Agenzie per il lavoro (circa il 15% ciascuno). Ovviamente questi dati variano col variare delle dimensioni dell’impresa e del tipo di lavoro.
  • Non importa se nel momento in cui la contatti (direttamente con una autocandidatura o tramite passaparola) la ditta non sta cercando personale; il tuo obiettivo è farti individuare come ‘una persona giusta’, in modo che quando ci sarà bisogno di un dipendente la ricerca di altri candidati non venga avviata, o che comunque tu sia fra i primi presi in considerazione.
  • Poiché nessuno ti assume sulla base di un messaggio di posta elettronica o di una telefonata, per poter essere considerato una persona giusta devi farti notare o interagire direttamente col possibile datore di lavoro o il selezionatore, in modo che si ricordino di te quando avranno necessità di personale, oppure farti vedere all’opera attraverso un tirocinio o un lavoro interinale. Se ti limiti solo ad inviare singole email o messaggi LinkedIn rischi di essere poco incisivo.

Poiché la gran parte delle assunzioni viene fatta attraverso canali informali (passaparola e autocandidature) la maggioranza delle offerte di lavoro non viene resa nota, e quelle disponibili presso gli intermediari (Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro) sono solo una minoranza. Per questo motivo si dice che il mercato del lavoro è come un iceberg (negli iceberg la maggior parte del ghiaccio sta sotto la superficie e non è visibile). Di conseguenza nella tua ricerca di lavoro non limitarti agli intermediari.

Un altro elemento da considerare è che le offerte raccolte e pubblicizzate dagli intermediari o rese pubbliche direttamente dai datori di lavoro su LinkedIn e siti web raccolgono in genere molte risposte, perciò quando utilizzi questi canali hai più concorrenti.

Attenzione: non ti sto dicendo di non rivolgerti ai Centri per l’impiego e alle Agenzie per il lavoro. Quello che voglio dire è che oltre a rivolgerti a questi soggetti devi basare la tua ricerca di lavoro soprattutto su autocandidature, passaparola e, in alcuni casi, tirocini.

Il problema del tirocinio è che non sempre è facile trovare un’impresa che ti prende (per trovare un tirocinio spesso è necessario avviare una vera e propria ricerca, ma allora proponiti direttamente per un lavoro) e che devi lavorare quasi gratis per alcuni mesi, senza la garanzia di un’assunzione (i tirocini che si trasformano in una assunzione o collaborazione sono comunque circa il 30%). Si tratta perciò di uno strumento da usare con parsimonia. Un certo numero di tirocini è attivato direttamente dai Centri per l’impiego, perciò se sei disponibile a svolgere un tirocinio prova a rivolgerti anche al centro per l’impiego della tua zona.

In conclusione, quando cerchi lavoro non rivolgerti agli intermediari.

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2.2. Le professioni maggiormente richieste dal mercato

Ovviamente se cerchi una professione per cui c’è molta richiesta da parte delle imprese trovare lavoro sarà più facile.

Tieni presente che la richiesta di una determinata professione può essere diversa a seconda delle zone d’Italia (ad esempio in tutte le località turistiche c’è una richiesta elevata di personale nel settore alberghiero), a seconda dei periodi dell’anno (ad esempio nelle località marine la richiesta di personale nel settore alberghiero cresce nel periodo primavera-estate) o a seconda dell’andamento dell’economia (nei mesi in cui tutti gli hotel sono stati chiusi a causa del Coronavirus la richiesta di personale nel settore alberghiero è stata probabilmente pari a zero).

Parlando in generale, prima della crisi del Coronavirus, le professioni più richieste erano queste:

  • Lavori manuali: operaio, magazziniere, addetto pulizie
  • Lavori manuali a contenuto tecnico: addetto falegnameria, addetto elettrotecnico, addetto meccanico, addetto manutenzione, elettricista, saldatore, tornitore, fresatore, macchine CN, montatore meccanico (anche trasfertista)
  • Cucina e ristorazione: cuoco, aiuto cuoco, pasticcere, fornaio, pizzaiolo, macellaio, cameriere, barista, lavapiatti
  • Area medico sociale: badante, operatore socioassistenziale, medico, infermiere, terapista riabilitazione, assistente sociale
  • Area informatica: programmatore, tecnico di reti, elettronica, meccatronica, etc.
  • Professioni che richiedono una laurea scientifica: ingegnere, chimico, farmacista, ingegnere gestionale, ingegnere biomedico, etc.
  • Vendite e contabilità: venditori, customer care estero, contabile esperto.

Il mio suggerimento è: fra tutte le professioni maggiormente richieste dal mercato, scegli quella maggiormente coerente con le tue capacità e aspirazioni.

Scegli una professione in cui è difficile trovare lavoro (giornalista, professioni in ambito danza, sport, recitazione, musica, etc.) solo se:

  • ti piace veramente molto,
  • sei eccezionalmente portato e
  • c’è qualcuno che può mantenerti per lunghi periodi di lavoro volontario o precario in genere necessari prima di affermarsi in professioni in cui è difficile trovare lavoro.

Per essere informato sui cambiamenti nella richiesta di professioni ci sono varie fonti, anche se purtroppo sono rivolte a specialisti e non sono facili da capire. Comunque ecco un elenco:

La ricerca di lavoro è un continuo bussare a porte diverse, e durante la ricerca a volte ci si rende conto che con la preparazione acquisita è possibile svolgere anche professioni diverse da quelle inizialmente desiderate.

  • La professione obiettivo iniziale può anche essere cambiata, ma in ogni caso devi avere una professione obiettivo, perché senza professione obiettivo non puoi fare autovalorizzazione né impostare una ricerca di lavoro efficace.

Se non hai chiaro quali sono le tue caratteristiche o che professioni potresti svolgere vai al capitolo 3.16. A chi rivolgerti per un aiuto nella tua ricerca di lavoro

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Si fa presto a dire politiche attive

In questo periodo tutta la stampa evidenzia la necessità di potenziare le politiche attive del lavoro, senza però entrare nel merito.

Affermare che le politiche attive vadano potenziate è altrettanto generico che dire che per guarire è necessario curarsi. In realtà gli esiti della cura dipendono dagli specifici farmici utilizzati e dalle loro modalità di somministrazione. Se mal congegnata la cura può addirittura rivelarsi inefficace o iatrogena.

Lo stesso può accadere alle politiche attive del lavoro: se mal congegnate possono aumentare la disoccupazione incentivando la non ricerca di lavoro e il rifiuto dei lavori offerti.

Per politiche attive si intendono tutte quelle misure introdotte da soggetti pubblici volte a promuovere l’occupazione. Rientrano ad esempio fra le politiche attive le attività formazione, orientamento, gli incentivi all’assunzione, siti e software che facilitano l’incontro fra domanda e offerta.

E’ possibile orientarsi fa le diverse misure tenendo a mente tre parametri: soggetto bersaglio / approccio / beneficio

Soggetto bersaglio

Le misure di politica attiva possono essere indirizzate a disoccupati / imprese. Un altro campo di intervento è quello delle infrastrutture per l’incontro domanda e offerta. Un esempio del primo caso è corso di formazione gratuito rivolto a disoccupati organizzato da agenzie formative sulla base di un bando pubblico, senza contatti con imprese. Un esempio del secondo caso è uno sgravio fiscale rivolto alle imprese che assumono disoccupati che hanno seguito un corso di formazione. Un esempio del terzo caso può essere un portale che linca tutti i corsi gratuiti rivolti a disoccupati organizzati in una determinata regione.

Beneficio monetario o non monetario

Le politiche attive possono portare ai soggetti bersaglio un beneficio di tipo monetario o non monetario. Un esempio di beneficio monetario è classicamente uno sgravio contributivo all’assunzione rivolto alle imprese, o un’indennità rivolta ai disoccupati condizionata alla partecipazione a un corso di formazione. Benefici di tipo non monetario possono essere un miglioramento della propria preparazione (grazie alla partecipazione a un corso di formazione) o della propria capacità di cercare lavoro (grazie alla partecipazione ad attività di orientamento)

Approccio punitivo o premiale

L’approccio delle misure di politica attiva può essere punitivo o premiale. Un esempio di una misura punitiva è la cessazione dell’erogazione del reddito di cittadinanza a chi non accetta un’offerta di lavoro, oppure, lato imprese, l’obbligo di assumere una certa percentuale di persone con disabilità certificata. Un esempio di misura premiale può invece essere una temporanea riduzione della tassazione dei redditi di lavoro per il disoccupato che trova lavoro (in questo modo fra l’altro lavorare al nero diventerebbe meno conveniente) o un premio in denaro (nella forma di una riduzione degli sgravi contributivi) per le imprese che assumono persone con disabilità certificata. All’interno dell’approccio premiale possiamo considerare anche quelle misure che riducono il peso degli adempimenti per le imprese, ad esempio per le assunzioni: una misura di questo tipo è stata l’introduzione delle assunzioni tramite voucher.

L’efficacia reale delle diverse misure

Una considerazione riguardo al tipo di beneficio e al tipo di approccio è che le diverse misure devono essere in strutturate in modo che siano effettivamente operative. Un provvedimento per togliere un beneficio economico (ad esempio il reddito di cittadinanza) strutturato in modo che di fatto sia impossibile proporre offerte di lavoro al disoccupato, o la cui applicazione concreta è posticipata sine die è, in concreto, un provvedimento che non esiste. Lo stesso può valere anche per la concessione di benefici.

Le misure di politica attiva maggiormente efficaci

Quali sono le misure di politica attiva più efficaci? E’ difficile dirlo, perché dipende ad esempio dal tipo di categoria di disoccupati di cui vogliamo favorire l’assunzione, dal tipo di contratto di lavoro che vogliamo incrementare, o dal malfunzionamento del mercato del lavoro che vogliamo ridurre.

In generale possiamo dire che le misure migliori sono quelle basate su un approccio premiale lato imprese. Tutti cercano di evitare o bluffare quando sono soggetti a obblighi che non portano un beneficio diretto. E’ inoltre necessario creare un ecosistema dove tutti gli attori (disoccupati, imprese, servizi pubblici e privati per il lavoro) siano spinti ad adottare comportamenti che, generando un beneficio diretto per ciascuno di essi, portino al risultato complessivo desiderato dal decisore politico (ad esempio aumento e/o durata dell’occupazione).

 

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Le figure professionali più richieste in Italia nel 2019

Secondo dati forniti dalla società Manpower:

“Il 47% delle aziende italiane non riesce a reclutare talenti con le giuste competenze, un dato che raggiunge l’84% nelle organizzazioni con più di 250  occupati”.

Secondo Manpower le professioni più richieste in Italia nel 2019 sono state le seguenti:

  1. Operai specializzati (elettricisti, saldatori, meccanici)
  2. Vendite e marketing (sales) (rappresentanti/manager di vendita, grafici)
  3. Tecnici (responsabili del controllo qualità, personale tecnico)
  4. Ingegneri (chimici, elettrici, civili, meccanici)
  5. Autisti e logistica (autocarri, consegne, edilizia, trasporti pubblici)
  6. Informatica (esperti di cybersecurity, amministratori di rete, supporto tecnico)
  7. Contabilità e finanza (contabili, revisori, analisti finanziari certificati)
  8. Industria manifatturiera (operatori CNC di macchine e addetti alla produzione)
  9. Edilizia (operai)
  10. Sanità (medici, infermieri e altro personale sanitario non infermieristico)

I tema della ricerca di lavoro è trattato nei miei corsi:

 

Leggi l’articolo apparso su la Repubblica.

 

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I numeri della selezione del personale

Come funziona in concreto la selezione del personale in un’impresa? Quanti Cv e candidati vengono esaminati ogni anno? Sono dati non facili da ottenere.

Alcune indicazioni ci vengono da Il Sole 24 ore di oggi, che descrive le attività di VEM Sistemi, un’azienda di Forlì con 250 dipendenti che opera in area informatica.

Nel 2018 VEM ha analizzato 2.500 curricula, fatto 350 colloqui individuali, partecipato a 30 incontri con Università, scuole, agenzie formative. Tutto questo per assumere 50 persone.

Questi dati ci dicono che per assumere 1 persona gli addetti alla selezione del personale di VEM hanno mediamente esaminato 50 curricula e fatto colloqui con 7 candidati.

 

Le modalità di selezione del personale, in particolare il colloquio di selezione, è uno dei temi dei miei corsi in aula e a distanza rivolti a operatori politiche attive / orientatori / career coach. Trovi un elenco a questa pagina.

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Quanto tempo ci vuole per ricollocare i disoccupati?

Sabato scorso la mia Collega Agar Luppi mi ha raccontato che nell’arco di 3-6 mesi (6 mesi è il tempo massimo previsto dal programma AxL della Regione Veneto), a Verona riesce a ricollocare circa il 55% dei disoccupati con cui svolge attività di orientamento, e il 45% a Vicenza, dove il mercato del lavoro è meno dinamico. Mi sembrano dati eccellenti, tenuto anche conto che i disoccupati non se li può scegliere, glieli invia il centro per l’impiego. Complimenti ad Agar Luppi!

Chiedo ai miei colleghi: la vostra percentuale di ricollocati quant’è?

………………

PS.

La misura di politica attiva della Regione Veneto si chiama “AxL – Assegno per il lavoro“, ed è attivo da Dicembre 2017,

Il periodo di supporto di orientamento al candidato può essere: 3 Mesi (7 ore di orientamento) oppure 5 mesi (13 ore di orientamento) oppure 6 mesi (14 ore di orientamento). La durata del supporto è scelta dal CPI secondo una serie di variabili date dalla Regione, la variabile che pesa di più è la durata della disoccupazione: più la persona è a casa da tempo maggiore sarà l’aiuto che riceve.

Le modalità ottimali di supporto ai disoccupati in cerca di lavoro sono uno dei temi principali dei miei corsi in aula e a distanza rivolti a operatori politiche attive / orientatori / career coach. Trovi un elenco a questa pagina.

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L’orientamento e la Cometa di Halley

Dicevo sabato scorso ai partecipanti al seminario Come formarsi e lavorare nell’orientamento che le oltre 10.000 assunzioni previste dalle Regioni (più le 3.000 da parte di ANPAL Servizi) e il previsto Piano di potenziamento dei Centri per l’impiego sono un evento eccezionale, al pari del passaggio della Cometa di Halley.

Un evento della stessa importanza negli ultimi 50 anni si è verificato solo un’altra volta, a fine degli anni ’90, quando i vecchi uffici di collocamento furono trasformati nei centri per l’impiego, con l’obbligo di fornire attività di orientamento a tutte le persone in cerca di lavoro e la risultante diffusione delle figure del consulente di orientamento e dell’addetto alle politiche attive.

Da fine anni ’90 l’orientamento è forse la principale attività dei centri per l’impiego, e in molte regioni viene anche erogato in convenzione da soggetti privati quali Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate per i servizi di orientamento.

Ogni giorno migliaia di disoccupati si rivolgono ai consulenti di orientamento / addetti politiche attive che lavorano all’interno dei centri per l’impiego, delle Agenzie per il lavoro e delle agenzie formative per chiedere supporto su come scegliere un obiettivo professionale, migliorare la propria impiegabilità o rendere più efficace la propria ricerca di lavoro.

Nei Centri per l’impiego la soddisfazione per questo servizio è elevata, contrariamente a quella per l’incontro domanda e offerta di lavoro su cui i Centri per l’impiego faticano a ritagliarsi una quota di mercato significativa.

Le 10.000 assunzioni da parte delle Regioni permetteranno di ridurre il numero di disoccupati in carico a ogni operatore dei Centri per l’impiego (in alcuni Centri ogni operatore ha fino a 300 disoccupati in carico) con un netto miglioramento del servizio. Grazie alle nuove assunzioni ogni operatore di orientamento potrà seguire ogni disoccupato in modo molto più puntuale, mentre adesso l’accompagnamento personalizzato in genere non è possibile.

Ovviamente le assunzioni e le nuove attrezzature non basteranno per ridurre la disoccupazione in modo significativo. Ai miei corsisti spiego che l’orientamento è un ingranaggio di un macchinario (quello delle politiche attive) fatto di vari altri ingranaggi (ad esempio la formazione professionale, la possibilità di attivare tirocini, la possibilità di concedere borse lavoro, etc.) e che produce risultati quando anche tutti gli altri ingranaggi girano e le imprese sono incoraggiate ad assumere personale. L’attuale piano di assunzioni straordinario nei Centri per l’impiego, se manca il potenziamento delle altre misure di politica attiva e non si facilitano le assunzioni da parte delle imprese rischia di ridursi a uno spreco di risorse: se nel mulino che gira non si butta grano (posti di lavoro) dalla macina esce solo polvere.

Le previste 10.000 assunzioni da parte delle Regioni (e le 3.000 previste da ANPAL Servizi) avranno anche un impatto eccezionale sulle opportunità di lavoro nel settore.  Sono decenni che nella pubblica amministrazione non si vedeva un piano di assunzioni di queste dimensioni. Le opportunità occupazionali sono ottime anche per chi non ha i requisiti, non supererà i concorsi pubblici o non vuole diventare un dipendente pubblico: immagino che le Regioni preferiranno assumere persone che abbiano già esperienza, vale a dire persone che adesso lavorano nel settore privato presso Agenzie per il lavoro e Agenzie formative accreditate. Se, ammettiamo, 7.000 dei 10.000 nuovi assunti dalle Regioni proverranno dal settore privato, si scatenerà la caccia al consulente di orientamento / addetto alle politiche attive del lavoro anche nel privato.

Dunque, cosa aspetti a iniziare a formarti o, se già lavori nel settore, a migliorare le tue competenze?

Tutti i miei corsi di formazione, in aula e a distanza, sono accessibili da questa pagina.

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Pensarci prima: “La migliore facoltà per trovare lavoro? Statistica batte ingegneria”

Un articolo di oggi su Il Corriere della Sera riporta una serie di dati sulle lauree più richieste che ti invito a leggere.  Le lauree maggiormente richieste sono quelle quelle in area scientifica:

La notizia piacerà poco agli umanisti ma, fatta eccezione per l’insegnamento, ambito in cui si prevedono molti nuovi ingressi, le prime posizioni sono occupate dalle cosiddette materie Stem. Parliamo di matematica, statistica, fisica o informatica. Branche del sapere che storicamente danno la possibilità di inserirsi con facilità nel mondo del lavoro sia in Italia che all’estero perché basate su competenze verticali, fondamentali al tempo del digitale e dei big data. Non si tratta però di un paradiso per tutti. L’indagine di Unioncamere segnala diversi gruppi a rischio disoccupazione. In fondo alla classifica troviamo i laureati del gruppo geo-biologico, in crisi anche più dei colleghi architetti o letterati. A fronte di oltre 45 mila neo-laureati il fabbisogno previsto per queste facoltà è di appena 23.700 posti. Appena lo 0,53 per cento dell’offerta. Nel report si parla di «chiara situazione di eccedenza, e quindi prospettive di occupabilità veramente difficili». Si conferma invece vincente la scelta di studiare Ingegneria, facoltà che presenta una reperibilità alta per i nuovi laureati e che garantisce tassi di occupazione sopra il 90 per cento come certificato anche dall’ultima indagine di Almalaurea a 5 anni dal titolo di studio. Buone chance poi per Medicina e per tutte le professioni sanitarie. E questo per via dei futuri pensionamenti in programma negli ospedali. In difficoltà invece gli iscritti ad Agraria che si collocano in ultima posizione per possibilità di impiego.

Ma se a me l’ambito scientifico non piace? La slide iniziale mostra un possibile criterio di scelta.

Il tema delle scelte professionali, all’interno del bilancio di competenze, è trattato nei miei due corsi:

 

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Il tasso di successo delle agenzie per il lavoro è pari a quello dei centri per l’impiego?

I centri per l’impiego trovano lavoro mediamente al 5-10% degli iscritti. Ma a quanti iscritti trovano lavoro le agenzie per il lavoro?

Nel suo romanzo (immagino autobiografico) Tra mezz’ora per un’ora Cassio Seizeri (immagino uno pseudonimo) relativamente al tasso di persone occupate scrive (posizione 2987 della versione kindle):

Perché erano questi più o meno i numeri: per circa 150 iscritti a settimana, che fanno 600 in un mese e almeno 5.000 in un anno, senza calcolare quelli che inviavano i curriculum via email o via fax (e qui arrivano in scioltezza a 10.000 l’anno) riuscivamo a orbitare al massimo intorno ai 100 lavoratori interinali di media sparpagliati fra le varie aziende clienti (una trentina). Insomma un ottimistico 3 percento del totale con conseguente novantasette  che ti considera uno s****** incapace ladro perché “Mi sono iscritto 2 anni fa e non mi avete mai chiamato, ma è possibile?” Non solo il possibile, ma è molto probabile, soprattutto se negli ultimi 5 anni hai fatto il bagnino, l’animatore, il portiere di notte, l’educatore, il riparatore di violini, il domatore di leoni al circo. “ma io sono disposto a fare qualsiasi cosa!”. Certo, ne sono sicuro, ma purtroppo le aziende non cercano chi è disposto a fare qualsiasi cosa ma chi sa fare “quella cosa”. La disponibilità delle persone a imparare un nuovo mestiere non incontra la disponibilità delle aziende a insegnarlo, quel mestiere.

Dunque se la testimonianza è veritiera, la filiale dove lavorava Cassio Seizeri aveva un tasso di successo (cioè di persone impiegate) pari a quello medio dei centri per l’Impiego.

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Il mio network è un animale sempre affamato a cui devo continuamente dare qualcosa da mangiare

Così mi ha risposto quest’estate un architetto a cui ho chiesto come mai avesse scelto un periodo così breve di vacanza (cioè di assenza dallo studio di progettazione).

La frase mi sembra chiarisca molto bene  un aspetto della condizione di consulenti e free lance: la necessità di alimentare costantemente il rapporto con clienti e possibili clienti.

Le persone che cercano un lavoro dipendente non sono le uniche a doversi preoccupare della creazione e del mantenimento di una rete; per consulenti e free lance l’impegno è ancora più gravoso.

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