Notizie false per promuovere l’attività di counseling svolta da non psicologi

Per anni ho aiutato i miei disoccupati a districarsi fra le insidie del mercato del lavoro, ed è con questo spirito che intervengo, come in questo caso, quando leggo notizie false sull’attività di counseling svolta da non psicologi.

Inizio da due dati di fatto:

  1. Il Ministero della salute ha di recente dichiarato che Il counseling può essere svolto solo da professioni regolamentate

Alla luce della dichiarazione del Ministero della salute, scuole e formatori di counseling dovrebbero ben mettere in guardia i partecipanti alle loro attività sul fatto che si stanno formando su un’attività abusiva che configura un illecito penale.

 

  1. Il Consiglio di Stato, nella recente sentenza 01273/2016 del 22/01/2019, con riferimento all’elenco delle associazioni non riconosciute tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico (abbreviato in MISE) secondo quanto previsto dalla Legge 4-2013 sulle professioni non riconosciute ha affermato al punto 13 che:

Quindi gli uffici del MISE, secondo il dettato legislativo, non eseguono un effettivo e penetrante intervento valutativo sull’istanza presentata [dall’associazione che chiede l’inserimento nell’elenco], ma eseguono una mera attività di acclaramento circa la completezza documentale della domanda proposta dall’associazione, spingendosi non oltre la verifica circa la presenza di tutti i contenuti richiesti dalla l. 4/2013 nella domanda stessa, non potendo dunque indagare sulla reale applicazione di quanto dichiarato dall’associazione e dai suoi iscritti circa il tipo di attività svolta e gli adempimenti necessari per essere inserita nell’elenco.

 

Dunque l’accoglimento della richiesta di inclusione nell’elenco del MISE non ha alcun valore ‘autorizzativo’ all’esercizio di quella specifica professione né ha il valore di un ‘riconoscimento’ dell’utilità o legittimità della professione medesima. Per essere più chiaro, è possibile ottenere l’iscrizione nell’elenco del MISE (a condizione che la documentazione richiesta sia completa) anche di professioni fantasiose quali da esempio l’Associazione dei Druidi di Odino, impegnati in pratiche magiche e sacrifici rituali. L’associazione avrà un proprio atto costitutivo, statuto, un comitato di gestione, un collegio dei probiviri, e potrà avere un codice di condotta, un sito internet, sede nazionale e regionali, una struttura che svolge periodiche attività formative (che so, sulla magia nera Irlandese), uno ‘sportello del cittadino’ a cui gli utilizzatori dei riti magici inefficaci potranno rivolgersi per doglianze. L’associazione potrà addirittura rilasciare ai propri iscritti un ‘certificato di conformità’. Ma tutta questa impalcatura non assicura di per sé che la professione sia ‘legittima’, ‘riconosciuta’, utile o che le pratiche magiche avranno successo.

Alla luce della pronunzia del Consiglio di Stato, le associazioni iscritte all’elenco del MISE dovrebbero guardarsi bene dal pubblicizzare l’iscrizione come un riconoscimento della loro professione.

Per anni, prima della legge 4 2013, alcune associazioni di counseling hanno venduto la loro formazione con l’affermazione, falsa, che i partecipanti avrebbero potuto iscriversi come professionisti in un albo tenuto dal CNEL.

Adesso la promozione dell’attività di counseling da parte di non psicologi prosegue con altre argomentazioni, ugualmente false. Ad esempio, sono capitato casualmente sulla pagina di un sito dedicato alla psicologia. Elenco gli errori più marchiani della pagina:

  1. Il titolo della pagina è: I professionisti della salute mentale: chi sono? E nel sottotitolo: Chiariamo una volta per tutte quali sono le differenze tra Psicologi, Psicoterapeuti, Psichiatri, Coach e Counselor.

La notizia è falsa: coach, counselor e pedagogisti (anch’essi elencati nella pagina) non sono a nessun titolo ‘professionisti della salute mentale’.

 

  1. L’articolo prosegue affermando che: Figure professionali come coach e counselor sono riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

La notizia è falsa. Come spiegato all’inizio, l’iscrizione nell’elenco del MISE non implica un ‘riconoscimento’ della professione

 

  1. L’articolo afferma che per svolgere l’attività di coach o counselor Coach / Counselor siano necessari: corsi di formazione professionali riconosciuti, eventuale percorso universitario per supportare la professione e ancora: Per diventare counselor non serve una laurea ma è necessario seguire corsi di formazione specifici.

La notizia è falsa. Per svolgere l’attività di coach o counselor non c’è alcun percorso di studi obbligatorio. Chiunque può scrivere nel proprio biglietto da visita coach o counselor senza aver studiato alcunché.

 

  1. L’articolo afferma che Come il coach, anche quella del counselor è una figura professionale riconosciuta dal MISE così come disciplinato dalla legge 4/2013 che equipara le Associazioni di Categoria agli Ordini.

La notizia è falsa: il MISE non ‘riconosce’ figure professionali e la legge 4-2013 non ‘equipara’ le Associazioni di categoria agli ordini; le associazioni iscritte al MISE non sono ‘associazioni di categoria’.

 

  1. Riferendosi al coach, l’articolo afferma che Questa figura professionale è stata riconosciuta in Italia nel 2010.

La notizia è falsa. Il coach non è una figura professionale ‘riconosciuta’

 

  1. L’articolo afferma che Il counselor può essere d’aiuto a chi si trova in situazioni di difficoltà e incertezza, in caso di crisi coniugale o in generale nell’area del benessere mentale. Opera con strumenti diversi da uno psicoterapeuta e non ha competenze per affrontare psicopatologie. Non mancano counselor con vocazione sociale o che si offrono di portare “supporto” e ordine all’intero di un sistema familiare in forte crisi. Nota bene: il counselor non può fare diagnosi ne’ tanto meno curare o individuare psicopatologie. Ciò compete allo psicoterapeuta.

La legge 56/1989 riserva alcune delle attività (prevenzione, sostegno, abilitazione) elencate nell’articolo agli psicologi. Vedi l’art. 1 della legge 56/1989: La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Il trattamento delle ‘psicopatologie’ è invece riservato a medici, psicoterapeuti e psichiatri.

Leggi anche: L’esercizio abusivo della professione di psicologo.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Il Ministero della salute: Il counseling può essere svolto solo da professioni regolamentate

La vicenda

Rispondendo a una sollecitazione dell’associazione di psicologi AltraPSicologia, il Ministero della salute ha recentemente comunicato che:

“il counseling è (…) tra le attività che non possono essere riconosciute ad una professione non regolamentata”

Professioni regolamentate sono ad esempio psicologi e medici psichiatri.

Il Ministero della salute si è così espresso in una comunicazione all’UNI, Ente di Normazione Italiano. Nella comunicazione il Ministero chiede all’UNI di chiudere il gruppo di lavoro avviato per il riconoscimento della figura del ‘counselor’.

La lettera inviata dal Ministero all’UNI chiarisce che:

“il progetto di norma UNI n.1605227 pone la figura del Conselor non psicologo in palese sovrapposizione con quelle dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in tecniche psicologiche, del medico, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto UNI 08000070 sul “Counselig relazionale”, la cui adozione venne già sospesa da codesto Ufficio”.

Il quadro normativo

In Italia alcune professioni (ad esempio psicologi, architetti, avvocati, biologi, medici) sono regolate per legge.

La legge 4/2013 prevede che le associazioni che raccolgono professioni non regolamentate per legge possono mettere a punto dei documenti dove definiscono terminologia, principi, caratteristiche e requisiti necessari secondo loro per svolgere la professione che rappresentano, utilizzando un processo descritto in una norma messa a punto da UNI. UNI Ente nazionale italiano di unificazione è un’associazione privata senza scopo di lucro che svolge attività di normazione in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario, ad esclusione di quello elettrotecnico ed elettronico.

I documenti messi a punto dalle associazioni utilizzando la procedura normata da UNI e richiamandosi alla legge 4/2013 non hanno alcun valore di legge. In maggior dettaglio, per poter svolgere le professioni normate utilizzando la procedura UNI (ad esempio pittore edile) non è necessario né aderire alle associazioni che hanno promosso il riconoscimento delle figure né rispettare i requisiti descritti dalle associazioni.

Secondo la legge 4/2013 non è possibile chiedere all’UNI il riconoscimento di figure i cui ambiti di competenza corrispondo in tutto o in parte a quelle normate per legge.

Come spiegato all’inizio, il Ministero della salute ha spiegato che il counseling non può essere svolto da figure non normate per legge, e pertanto il tavolo messo a punto presso UNI per descrivere una ipotetica figura di ‘counselor’ è illegittimo e deve essere chiuso.

Un corollario importante

La dichiarazione del Ministero della salute, che conferma che il counseling è una tecnica che fa parte delle tecniche utilizzate dalle figure sanitarie, evidenzia un altro tema:

  • gli psicologi non possono formare allo svolgimento di attività di counseling figure professionali non regolamentate.

Un commento ulteriore

Solo in Italia (ma forse anche in Messico, Grecia e Nicaragua) avrebbe potuto crearsi un bubbone come quello del counseling in Italia. Si fanno le leggi, ma poi si permettono scorciatoie: le tasse vanno pagate, ma poi si ammette la rottamazione; è vietato costruire in luoghi a rischio, ma poi si fanno i condoni; chi commette reato va punito, ma poi ci sono 3 gradi di giudizio, la scarcerazione per decorrenza termini e una parte rilevante di reati va in prescrizione; l’attività di sostegno e terapia psicologica è riservata a psicologi (e ad altre poche categorie stabilite per legge) ma poi per anni si permette la formazione e l’attività di sedicenti ‘counselor’. L’approccio basato sul perdono che caratterizza il nostro Paese e ci differenzia dai Paesi del Nord Europa andrà forse bene per far raggiungere a tutti il Regno dei Cieli, ma danneggia il funzionamento e il miglioramento della nostra società e, nel caso specifico, non tutela i cittadini bisognosi di supporto e terapia psicologica, né quanti, rispettando la legge, sono diventati psicologi e/o psicoterapeuti investendo 5 anni in due lauree  e 4 anni a caro prezzo in una scuola di specializzazione in psicoterapia. Un punto su cui riflettere è su quei docenti e agenzie formative che hanno venduto illusioni e su quanti (in buona o cattiva fede) hanno preferito seguire scorciatoie invece che prendersi la laurea prevista dalla legge e ottenere l’abilitazione.

 

Vedi per approfondimenti:

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