L’uso delle costellazioni familiari nelle attività di consulenza di carriera

L’uso delle costellazioni familiari nelle attività di consulenza di carriera

 

costellazioni familiari

Come ricercatore e operatore del settore sono interessato a tecniche nuove che migliorino o espandano le possibilità di intervento delle attività di consulenza di carriera, d’altra parte mi preoccupo che le tecniche che segnalo siano validate scientificamente. In questo caso invece abbiamo una tecnica (quella delle costellazioni familiari) che:

  1. non possiamo provare che funzioni. Ci sono solo alcuni operatori e alcuni loro utenti che dicono di averne tratto beneficio.
  2. ammesso che la tecnica funzioni, non ci sono spiegazioni affidabili del perché funzioni. Non è possibile cioè spiegarne il funzionamento con un ragionamento causale basato su teorie scientifiche.

Dunque, il rischio che la tecnica sia inefficace o addirittura dannosa è estremamente alto. Perciò parlerò delle costellazioni familiari per la consulenza di carriera solo a fini informativi (che cos’è, come è strutturata) ma non ne raccomando l’utilizzo.

 

Come funziona la tecnica delle costellazioni familiari per la consulenza di carriera

In estrema sintesi, la tecnica delle costellazioni familiari è basata sull’ipotesi che i problemi personali siano dovuti a relazioni disarmoniche sviluppate nella famiglia di origine (intesa in senso ampio, a comprendere anche parenti e antenati). Ad esempio, i genitori possono avere aspettative che contrastano con le aspirazioni dei figli. Il trattamento consiste nello svelare le relazioni fra i membri della famiglia di origine attraverso il role playing. Una persona che rappresenta la persona che ha il problema (cosiddetto ‘costellato’) si mette in piedi al centro di una stanza e altre persone che impersonano gli altri membri della famiglia le si dispongono intorno in posizioni e distanze variabili (la vicinanza indica vicinanza affettiva, e viceversa). Altre persone impersonano concetti astratti, quali ad esempio il Problema, l’Affetto, la Violenza Familiare, etc. La tecnica ipotizza che i sostituti dei familiari possano avere accesso alla coscienza di chi rappresentano, e per questo motivo vengono interrogati dal conduttore su ciò che sentono verso il costellato. Un conduttore di costellazioni familiari scrive a riguardo (vedi Clemente C. (2012) Il Lavoro dei tuoi sogni. Trovalo, inventalo, vivilo con le costellazioni familiari. p.14.) che ‘Il fenomeno è difficilmente spiegabile, ma l’esperienza ha dimostrato che funziona sempre’. La collocazione fra i diversi partecipanti viene modificata sulla base dei contenuti che emergono.

Anche i problemi lavorativi dipenderebbero da relazioni familiari problematiche. Ad esempio, un manager può proiettare su un subalterno un fratello minore o un figlio, e per questo tenderà a occuparsi di lui come ci si occupa di un familiare e non di una persona. Per questo sarà incapace di sanzionarlo quando necessario. Grazie alla pesa di coscienza ottenuta svolgendo la costellazione familiare il manager potrà modificare la percezione del dipendente vedendolo solo come un dipendente e non un figlio a cui badare. (Clemente, p.17).

Quando la costellazione familiare viene svolta in impresa, utilizzando i colleghi di lavoro come soggetti impersonanti, la metodologia cambia in maniera sostanziale. Le modalità operative rimangono le stesse ma non viene più rappresentata e indagata la famiglia di origine, solo concetti astratti e riferiti al lavoro (Clemente, p. 15).

 

Un esempio di trattamento (ripreso dal libro di Clemente, p.22-25)

Fabiano è un fotografo freelance di lunga esperienza e molto apprezzato nel suo ambiente, tuttavia è insoddisfatto perché ha l’impressione di sabotare il suo successo, mandando a monte incarichi importanti; rimane così in una situazione economica precaria.

Il padre, bancario, ha sempre creduto nella necessità di un lavoro sicuro e per questo è sempre stato insoddisfatto della scelta di Fabiano. Dalla costellazione emerge che da una parte Fabiano preferisce la situazione attuale, dall’altra,  per amore del padre, sabota inconsciamente la propria affermazione professionale.

Durante la costellazione vengono messi nello spazio un rappresentante di Fabiano, uno del padre e uno che rappresenta il successo professionale.

(citato dal libro) Il rappresentante di Fabiano si dirige subito da una parte e si mette a guardare fuori dalla finestra. Quello del padre rimane all’estremo opposto a guardare il figlio. L’obiettivo resta ai margini e dopo un po’ si siede. In sostanza Fabiano si comporta come se il padre non ci fosse e cerca di escluderlo  emotivamente dalla sua  vita e  dalle sue decisioni. Contemporaneamente, però, si sente debole. Ciò che risulta evidente è che più cerca di allontanarlo, più la sua debolezza aumenta e Fabiano si comporta in modo tale da confermare le convinzioni della famiglia: più il padre è tenuto a distanza, più le convinzioni del padre sembrano corrette. Ho chiesto a Fabiano di avvicinarsi al padre e, per quello che gli era possibile, di appoggiarsi a lui e ho chiesto al rappresentante del padre di dire: «Non condivido le tue scelte ma sono tuo padre, per quello che posso ci sono per te e ti supporto». È importante far notare che fino a quando Fabiano è stato distante, il suo obiettivo si è sentito debole e di poca importanza, quasi evanescente. Fabiano non vedeva né il padre né, tantomeno, l’obiettivo. Quando, invece, si è avvicinato al genitore, anche l’obiettivo ha iniziato a sentirsi più forte e consistente. È lo stesso rappresentante dell’obiettivo che si è rialzato e ha detto: «Ora sento di avere un posto in questa costellazione» (…) Come ulteriore strumento gli propongo di immaginare che, ai futuri colloqui con clienti, il padre sia insieme a lui e di riconnettersi alle stesse sensazioni che ha avuto nella costellazione quando il padre lo sosteneva da dietro.

 

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L’uso del Photolangage nel colloquio d’orientamento

L’uso del Photolangage nel colloquio d’orientamento

photolangage

Il Photolangage (il termine Photolangage è un marchio registrato) è una tecnica sviluppata in Francia a partire dal 1965. Il Photolangage può essere utilizzato negli ambiti più diversi, ad esempio nell’orientamento, risorse umane, abuso di sostanze, relazioni e sessualità, disturbi alimentari, bullismo, etc.

 

La tecnica consiste semplicemente nell’utilizzare set di fotografie (opportunamente scelte per il loro potere evocativo) all’interno del colloquio individuale o durante attività in piccolo gruppo. Agli utenti viene posta una domanda e si chiede di dare scegliere una o più fotografie che simboleggiano una risposta.

 

Nell’ambito di un colloquio di orientamento individuale possiamo ad esempio avere domande del tipo:

  • Quali sono i tuoi punti forti? Scegli due fotografie che li rappresentano
  • Scegli una foto che rappresenta la tua situazione professionale attuale
  • Scegli una foto che rappresenta i vantaggi della scelta A e un’altra che rappresenta i vantaggi della scelta B (lo stessa richiesta può essere fatta con riferimento agli svantaggi di ciascuna delle due scelte).

 

Nel colloquio individuale il Photolangage prevede i seguenti passaggi (1):

  1. Spiegazione al cliente dello strumento e delle modalità del suo utilizzo (circa 10 minuti)
  2. Formulazione della domanda da parte del consulente
  3. Scelta delle foto da parte dell’utente (circa 10 minuti)
  4. Presentazione e commento delle foto da parte dell’utente (10-15 minuti)
  5. Colloquio utente- consulente sul tema del colloquio

 

In un contesto di piccolo gruppo i passaggi sono gli stessi, con la differenza che tutti i partecipanti scelgono le foto allo stesso tempo, e successivamente, seduti in circolo, ognuno condivide con gli altri il motivo per cui la foto che ha scelto lo ha colpito, con riferimento alla domanda formulata dal facilitatore all’inizio dell’attività.

 

Alcune persone incontrano difficoltà a rendersi conto di quello che pensano o sentono e/o a verbalizzarlo. Lo scopo del Photolangage è facilitare l’emersione e la comunicazione al consulente e/o ai pari  di tali pensieri ed emozioni. Il Photolangage è una delle tante tecniche espressive.  Il Photolangage non va usato come un test proiettivo, il consulente/facilitatore non deve interpretare la scelta delle foto.

 

In questo periodo sto preparando un corso per operatori su come utilizzare le tecniche espressive nell’orientamento. Vedi alla pagina dei miei corsi se è già in calendario e/o scrivimi direttamente (l.evangelista chiocc orientamento.it) per segnalare il tuo interesse.

 

Nota 1. Le informazioni sulle modalità del colloquio individuale sono state ricavate da Belise C. (2017) Photolangage pour l’entretien individuel. Orientation et evolution professionelle.

 

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L’uso delle tecniche espressive nell’orientamento

L’uso delle tecniche espressive nell’orientamento

orientamento scelta scolastica

I colloqui e le altre attività di orientamento sono spesso rivolti a far emergere e a discutere pensieri e emozioni  relativi alla vita professionale. Alcuni utenti incontrano difficoltà a rendersi conto di quello che pensano o sentono e/o a verbalizzarlo.

Queste difficoltà possono essere risolte con l’uso delle tecniche espressive. Le tecniche espressive si basano sul linguaggio simbolico, che è una modalità espressiva e comunicativa basata su ‘cose’ o azioni che stimolano l’elaborazione e l’emergenza di pensieri e/o emozioni attraverso la loro rappresentazione. Queste tecniche invitano la persona a riflettere e a comunicare all’operatore quello che pensano o sentono attraverso un mezzo intermedio (un medium).

Può trattarsi ad esempio di:

  • un disegno / un collage. Esempio: disegna il percorso della tua vita professionale fino a questo momento / fai un collage che rappresenti il percorso della tua vita professionale fino a questo momento
  • una Esempio: fra le 20 foto in questo tavolo scegline due che rappresentano la tua vita professionale
  • un manufatto: fai un oggetto di creta / col lego che rappresenti la tua vita professionale fino a questo momento / fra gli oggetti su questo tavolo scegline uno che rappresenti la tua vita professionale
  • una storia: racconta la tua vita professionale come se tu fossi un cavaliere alla ricerca del sacro graal
  • altro a piacere: scegli una canzone che rappresenti la tua vita professionale / se la tua vita professionale fosse un animale, che animale sarebbe? / etc.

 

Possiamo classificare le tecniche a seconda del mezzo intermedio utilizzato. Ad esempio

  • Immagini: foto, disegni, poster, mosaici, etc.
  • Parole o frasi: stimolare la produzione di analogie verbali
  • Oggetti: creare oggetti con materiali vari o scegliere oggetti
  • Storie
  • Altro: musica, danza, teatro, etc.

 

Il mezzo permette di pensare / sentire / parlare di qualcosa che non è chiaro o non si riesce ad esprimere agendo a seconda dei casi come:

  • un catalizzatore di emozioni e pensieri e/o
  • uno spunto di conversazione con l’operatore.

 

L’uso delle tecniche espressive è utile con tutte quelle tipologie di utenti che:

  • hanno difficoltà a riconoscere le proprie emozioni
  • hanno difficoltà a scrivere (per basso livello culturale o scarsa conoscenza dell’italiano)
  • hanno poco tempo a disposizione: le tecniche espressive, se ben utilizzate, permettono di arrivare rapidamente al punto.

 

L’uso delle tecniche espressive richiede sempre che l’operatore abbia chiaro, preliminarmente,  qual è l’obiettivo del colloquio o dell’attività, e che tipo di informazione vuole ottenere dall’utente. Non basta cioè far fare semplicemente un disegno per svolgere un colloquio di orientamento efficace. Lo stesso criterio vale del resto anche per i colloqui condotti nella modalità classica con domande e risposte.

 

In questo periodo sto preparando un corso per operatori su come utilizzare le tecniche espressive nell’orientamento. Vedi alla pagina dei miei corsi se è già in calendario e/o scrivimi direttamente (l.evangelista chiocc orientamento.it) per segnalare il tuo interesse.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: strategie di mobilità professionale

Tecnica del bilancio di competenze: strategie di mobilità professionale

bilancio di competenze

 

Il bilancio di competenze è anche un esercizio di problem solving. Il cliente porta la propria insoddisfazione professionale, e il nostro compito è aiutarlo a individuare nuove opportunità professionali e un piano d’azione per raggiungerle.  Spesso la soluzione più semplice è che il nostro cliente continui a svolgere lo stesso ruolo in un’azienda dello stesso settore, ma ci sono due strategie alternative di mobilità professionale che è utile tenere a mente:

 

STESSO RUOLO IN UN SETTORE DIVERSO: il nostro cliente potrebbe continuare a svolgere lo stesso lavoro ma in un settore diverso. Ad esempio un contabile che ha esaurito gli stimoli in una agenzia assicurativa potrebbe cercare lavoro come contabile in una società sportiva, in una azienda di moda o in una NGO. Questa strategia è utile per avvicinarsi a un settore di interesse per cui purtroppo non si è sviluppata una professionalità specifica.

 

RUOLO DIVERSO NELLO STESSO SETTORE: il nostro cliente potrebbe svolgere un lavoro diverso (in alcuni casi a contenuto professionale più elevato) nello stesso settore. Ad esempio un contabile potrebbe riconvertirsi in un addetto al controllo di gestione (ruolo dello stesso livello) o in un responsabile del controllo di gestione (ruolo professionale più elevato). Se questa riconversione avviene all’interno della stessa impresa, meglio, ci sono meno imprevisti.

 

Assai più difficile è arrivare a svolgere immediatamente un RUOLO DIVERSO IN UN SETTORE DIVERSO. Se l’obiettivo è di questo tipo, conviene adottare una strategia di mobilità professionale in due fasi: prima cercare di svolgere lo stesso ruolo nel nuovo settore che interessa e solo dopo cercare di cambiare ruolo.

 

Se vuoi fare il tuo bilancio di competenze vai a questa pagina. Se invece sei un consulente di orientamento e vuoi imparare a svolgere bilanci di competenze vai a questa pagina.

Vedi anche:

  1. Tecnica del bilancio di competenze: come identificare professioni coerenti con le caratteristiche personali
  2. Tecnica del bilancio di competenze: cos’è un obiettivo professionale
  3. Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali
  4. Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

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Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

Tecnica del bilancio di competenze: come gestire prospettive di analisi conflittuali

Bilancio di competenze

A cosa serve il bilancio di competenze

Nella consulenza di carriera  il bilancio di competenze può essere definito come:

una tecnica che con opportuni strumenti (schede pedagogiche, test psicoattitudinali, etc.) rileva e rende manifeste al soggetto quelle  caratteristiche personali utilizzabili sul lavoro al fine di definire un obiettivo professionale  e mettere a punto un piano d’azione per raggiungerlo.

In genere le persone chiedono di fare un bilancio di competenze perché sono a una svolta (ad esempio sono stati licenziati e non vogliono o non possono più svolgere il lavoro precedente ) o desiderano imprimere una svolta alla propria vita professionale. Per questo motivo è utile aiutare il cliente a immaginare più di un futuro professionale. Questo richiede l’analisi di tutte le competenze personali (comprese quelle che potrebbero  essere utilizzate in lavori diversi e non solo di quelle utilizzate nell’ultimo lavoro), l’esplicitazione degli interessi e dei valori professionali personali, anche se divergenti rispetto al percorso di carriera più recente, e un atteggiamento di creatività e ottimismo nell’individuare nuove professioni o ruoli  professionali su cui valutare se investire.

 

Le fasi del bilancio di competenze

Il bilancio di competenze per la consulenza di carriera prevede tre fasi fondamentali:

 

  1. Foto del cliente. In questa fase si aiuta il cliente a mappare le proprie competenze e a esplicitare i propri interessi, valori e aspirazioni professionali. Si portano alla luce anche esperienze remote nel tempo ed esperienze in ambiti extra lavorativi, quali ad esempio nella vita familiare, nel tempo libero e/o nel volontariato. L’analisi di interessi, valori e aspirazioni professionali cerca di far emergere anche interessi e aspirazioni che il cliente aveva accantonato.

 

  1. Foto del contesto. Questa fase prevede la definizione di uno o più obiettivi professionali e dei piani d’azione per raggiungerli. L’obiettivo professionale può essere riferito a un settore economico (‘Voglio lavorare nel sociale’), a una professione specifica (‘Voglio lavorare come assistente sociale’ –può trattarsi di un lavoro già svolto in passato o di un lavoro mai svolto), a una tipologia diversa di contratto per una professione già svolta ‘Voglio mettermi in proprio’, etc. L’obiettivo e il piano d’azione corrispondente vengono confermati, modificati o abbandonati grazie a un processo iterativo basato sulle informazioni raccolte nella ricerca sul campo. Il processo ricorda la potatura degli alberi. Inizialmente si incoraggia la crescita di vari germogli (cioè di più di un obiettivo professionale coerente con interessi, valori professionali e capacità del cliente), e poi dopo un’analisi attenta di ogni obiettivo professionale si tagliano (cioè si abbandonano o si riformulano) gli obiettivi più difficili da realizzare.

 

  1. Accompagnamento. Questa fase comincia una volta che il cliente ha messo a punto il piano (o i piani) d’azione definitivi. A seconda dei casi l’accompagnamento può prevedere supporto durante la ricerca di lavoro (in questi casi gli incontri saranno in genere previsti a distanza settimanale, in modo da sostenere la motivazione) oppure a intervalli più lunghi (mensili o semestrali) se il piano d’azione prevede percorsi di apprendimento. In questo articolo non mi dilungo su questa fase.

 

Quattro prospettive di analisi potenzialmente conflittuali

Nel nostro lavoro col cliente durante il bilancio di competenze possiamo così individuare quattro prospettive di analisi:

  • L’analisi delle competenze personali (nella fase 1)
  • L’analisi delle modalità di sviluppo delle competenze (nella fase 2, durante la stesura dei piani d’azione)
  • L’analisi di desiderabilità dei possibili obiettivi professionali (nella fase 1, durante l’analisi di interessi e valori professionali)
  • L’analisi di fattibilità dei possibili obiettivi professionali (nella fase 2, durante l’identificazione degli obiettivi professionali e la stesura dei relativi piani d’azione)

 

Alcune di queste prospettive di analisi confliggono fra loro.

 

L’analisi delle competenze personali confligge con l’identificazione di ipotesi di sviluppo delle competenze.

 

Se il cliente, durante la fase di mappatura, analizza le proprie competenze pensando già a quali sviluppare e a come svilupparle svolgerà una mappatura incompleta, trascurando l’identificazione e l’analisi di quelle competenze che ritiene poco utili o difficilmente sviluppabili. Questo atteggiamento è rischioso perché il consulente potrebbe suggerire modalità di utilizzo e sviluppo delle competenze omesse a cui il cliente non aveva pensato. Nella fase di analisi delle competenze è utile invece favorire l’emergere di nuove possibilità (analisi di desiderabilità), chiedendo ad esempio ‘In quali professioni le piacerebbe utilizzare questa sua capacità tecnica?’

 

L’analisi di desiderabilità di possibili obiettivi professionali confligge con  l’analisi di fattibilità.

 

Se il cliente analizza i propri interessi e valori professionali e identifica obiettivi professionali provvisori pensando già alla fattibilità dei possibili obiettivi la sua creatività sarà limitata, e spesso ci proporrà solo obiettivi professionali uguali o molto simili alla sua ultima esperienza lavorativa. Questo atteggiamento è rischioso perché il consulente potrebbe conoscere modalità concrete per il raggiungimento di obiettivi professionali che il cliente non ha esplicitato ritenendoli irrealistici.

 

In generale i nostri clienti hanno informazioni incomplete sulle possibilità professionali  e sui relativi percorsi di professionalizzazione, e spesso utilizzano euristiche inadeguate. Per questi motivi i risultati della loro riflessione professionale sono spesso parziali. Durante il bilancio di competenze dobbiamo perciò  impedire che il cliente faccia da solo e in maniera affrettata i vari passaggi della scelta professionale.

 

La soluzione è tenere distinti i diversi momenti di analisi. Questo viene fatto invitando il cliente a svolgere un passaggio per volta, senza pensare a quelli successivi, e proponendo al cliente attività (e relative schede) che si focalizzano su un punto di analisi per volta. Ad esempio conviene evitare attività che chiedono al cliente di descrivere tutte le sue capacità tecniche e allo stesso tempo identificare già possibili professioni  dove utilizzarle. La domanda sarà perciò In quali professioni le piacerebbe utilizzare questa sua capacità tecnica? (analisi di desiderabilità) e non In quali professioni potrebbe utilizzare questa sua capacità tecnica? (analisi di fattibilità). E ugualmente conviene evitare attività che chiedono al cliente di identificare interessi e valori professionali ‘realistici’.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: cos’è un obiettivo professionale

L’obiettivo professionale è il risultato che il cliente vuole raggiungere grazie alla consulenza di carriera. Può ad esempio trattarsi di:

 

1. Una professione o un ruolo professionale diverso rispetto a quello che sta svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo ma vuole iniziare a svolgere una professione diversa

 

2. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta già svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma in un’altra impresa dello stesso settore. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo in una agenzia di assicurazioni e vuole trovare lavoro nello stesso ruolo in una agenzia di assicurazioni diversa

 

3. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta già svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma in un’altra impresa appartenente a un settore diverso. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo in una agenzia di assicurazioni e vuole trovare lavoro nello stesso ruolo ma in una società sportiva

 

4. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma con un contratto di lavoro diverso. Al momento il nostro cliente potrebbe essere precario e vorrebbe ottenere un lavoro dipendente oppure al momento è dipendente ma vorrebbe iniziare a svolgere la sua attività in maniera autonoma.

 

In alcuni casi l’obiettivo non è chiaro fin all’inizio ma viene definito grazie al lavoro col consulente.

 

Nel bilancio di competenze in genere il cliente ha un obiettivo professionale di tipo 1, 3 o 4. Se l’obiettivo professionale è di tipo 2 il cliente ha bisogno solo di un supporto nella ricerca di lavoro. Lo scopo del bilancio di competenze è aiutare i nostri clienti a identificare un obiettivo professionale realistico. Questa problematica può presentarsi quando il cliente per motivi di salute, trasferimenti, saturazione o noia non può o non vuole più svolgere il lavoro svolto fino a quel momento in settore economico specifico. Se il cliente ha fin dall’inizio un obiettivo chiaro, e l’unica necessità è fare ricerca di lavoro, allora non ha bisogno di un bilancio di competenze.

 

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Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali

Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali

progetto professionale

Il licenziamento è anche un’occasione per i nostri clienti per valutare e eventualmente ri-indirizzare il proprio percorso professionale verso professioni e settori che li attirano ma che non hanno mai svolto in precedenza.

 

Così durante il bilancio di competenze i nostri clienti possono chiederci di aiutarli a esplorare altre possibilità professionali, e a mettere a punto dei percorsi di inserimento professionale verso direzioni nuove.

 

Questa richiesta arriva al termine della prima fase del bilancio di competenze, che è quella della costruzione della propria ‘fotografia professionale’.

 

In che modo nel bilancio di competenze possiamo valutare la fattibilità di obiettivi professionali verso professioni e settori dove il nostro cliente? In generale è utile tenere a mente questi principi:

 

Quando una persona desidera cambiare, il cambiamento è più facile se:

 

1. La persona cambia settore economico ma continua a svolgere la stessa professione: ad esempio può passare da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a impiegato amministrativo in un hotel

 

2. La persona cambia professione ma rimane all’interno del settore economico di cui ha già esperienza: ad esempio passa da impiegato amministrativo a addetto al controllo di gestione in una compagnia assicurativa (può essere la stessa compagnia o una compagnia diversa)

 

Il cambiamento è invece assai più difficile se la persona desidera cambiare nello stesso momento sia professione che settore, ad esempio da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a cuoco.

 

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Laboratorio sul Bilancio di Competenze per la Consulenza di Carriera

bilancio di competenze

Cos’è e a chi è rivolto

Il Laboratorio, in due giornate, è rivolto a consulenti di orientamento, consulenti di carriera, career coach o a persone che hanno già seguito una formazione specifica sull’orientamento che vogliono imparare a svolgere Bilanci di Competenze per la consulenza di carriera. Il bilancio è svolto in modalità individuale.

 

Questo Laboratorio sul Bilancio di Competenze ha un approccio estremamente  pratico: ogni partecipante svolgerà in aula, sotto la supervisione del docente, due bilanci di competenze individuali, uno nel ruolo del consulente e l’altro nel ruolo di utente.

 

Il programma delle due giornate prevede:

  1. Una breve introduzione teorica sugli scopi e le caratteristiche dei bilanci di competenze nell’ambito della consulenza di carriera
  2. L’esame di una serie di casi di bilancio di competenze
  3. La trasmissione ai partecipanti e la spiegazione di un percorso operativo di bilancio per la consulenza di carriera, strutturato in 29 schede (alcune opzionali, da usare solo in casi particolari) e di una traccia di 28 pagine su come utilizzare le schede. Le schede permettono di svolgere un bilancio individuale della durata di 4-8 incontri individuali con adulti normodotati, di madrelingua italiana, con buona esperienza lavorativa, in condizione di disoccupazione o occupati che desiderano cambiare lavoro.
  4. Lo svolgimento pratico, in aula, sotto la supervisione del docente, di tutto il percorso di bilancio in modalità individuale. Ogni partecipante svolgerà due bilanci di competenze individuali, uno nel ruolo del consulente e l’altro nel ruolo di utente.

 

Cosa otterrai partecipando al Laboratorio

  • Tutte le schede e istruzioni dettagliate per svolgere un percorso di bilancio di competenze in modalità individuale. Le schede vengono distribuite a ciascun corsista con l’autorizzazione all’uso personale per lo svolgimento di attività di orientamento / career coaching / outplacement con i propri utenti
  • Un miglioramento della tua capacità di svolgere bilanci di competenze per la consulenza di carriera in modalità individuale
  • Il tuo bilancio di competenze comprensivo del tuo piano di miglioramento professionale
  • La possibilità di iscriverti gratuitamente al Catalogo dei Consulenti di Carriera (se hai i requisiti richiesti)
  • Ai partecipanti viene rilasciato un attestato a firma del docente; vedi un esempio
  • Vedi le valutazioni dei partecipanti all’ultima edizione.

 

Dove, quando, costo

Il Laboratorio sul Bilancio di Competenze è previsto in orario 9,30-13,30 e 14,30-17,30  (14 ore totali) a:

  • Milano, nei giorni  sabato 10 e domenica 11 novembre 2018, (CONFERMATO),in via Mauro Macchi 8. 
  • Torino 29 e 30 settembre (CONFERMATO), presso  Anffas Piemonte, Via Carlo Bossi, 24
  • Empoli FI nei giorni 8 e 9 settembre (CONFERMATO, ultimi 3 posti ancora disponibili), presso ASEV in via delle Fiascaie 12
  • Se sei interessato/a a Genova 6-7 ottobre chiamami o mandami una mail, i miei dati di contatto sono in fondo a questa pagina.

Scegli la tua modalità di acquisto:

Soluzione 1: costo ridotto 240 €. Comprende:
  1. La partecipazione alle due giornate di formazione
  2. Le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze
  3. La traccia che spiega come utilizzare le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze a livello individuale.

NB: i posti a costo ridotto sono limitati, perciò se ti interessa questa soluzione iscriviti al più presto.

Soluzione 2: costo ordinario 280 €. Comprende:
  1. Tutto quello che è previsto nella Soluzione 1
  2. Una traccia dettagliata che spiega come utilizzare le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze con piccoli gruppi di utenti.

Come puoi iscriverti

Per iscriverti devi scaricare, compilare e rinviarmi la scheda di iscrizione Iscrizione-Laboratorio-Bilancio-di-Competenze. Devi inoltre effettuare il pagamento della quota di partecipazione (il mio IBAN è nella scheda di iscrizione). NB: nel caso il corso vada fatturato a persona giuridica (agenzia formativa, cooperativa, srl, etc.) tutti gli importi vanno aumentati del 20% (vedi la scheda di iscrizione).

Se hai già partecipato al mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento o al mio corso a distanza Impara a fare Consulenza di Orientamento con Adulti puoi partecipare al Laboratorio al costo scontato di 190. Scrivimi / chiamami (numero in fondo alla pagina) per saperne di più.

Attenzione: il Laboratorio è rivolto a consulenti di orientamento, consulenti di carriera, career coach (cioè a persone che già lavorano nel settore) o persone che hanno già seguito una formazione specifica sull’orientamento che vogliono imparare a svolgere Bilanci di Competenze in modalità individuale. Chi non ha questi requisiti è opportuno che frequenti innanzitutto il mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento. Per casi dubbi suggerisco di inviarmi un CV PRIMA di versare la quota di iscrizione.

Differenze fra il Laboratorio sul Bilancio di Competenze individuale e gli altri miei corsi

Gli altri due corsi sono La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento e il corso a distanza Impara a fare consulenza di orientamento con adulti

 

  1. Il Laboratorio sul Bilancio di Competenze ha un approccio diverso e schede aggiuntive rispetto agli altri due corsi. I fuochi di analisi sono tre:
  • qual è la mia situazione attuale e dove voglio arrivare
  • quali sono le mie risorse personali
  • la pianificazione dettagliata delle attività di sviluppo professionale future.

Nel corso Cassetta degli Attrezzi e nel corso a distanza la situazione attuale non viene esaminata e l’esame delle risorse personali è meno approfondito.

  1. Il Laboratorio di bilancio di competenze trasmette una traccia che spiega come utilizzare le schede in modalità individuale, mentre gli altri due corsi trasmettono una traccia che spiega come utilizzare le schede per bilanci con piccoli gruppi di utenti. I partecipanti al Laboratorio di bilancio di competenze possono acquistare la traccia che spiega come utilizzare le schede con piccoli gruppi (15 pagine) a un costo aggiuntivo di 60 €.

 

  1. Nel Laboratorio di bilancio di competenze il percorso di bilancio individuale viene sperimentato per intero, mentre nel corso Cassetta degli Attrezzi il tema del bilancio di competenze è trattato in una sola giornata e perciò non c’è tempo per sperimentare tutte le schede. Inoltre la sperimentazione delle schede è focalizzata sulla modalità con piccoli gruppi.

 

Il docente Leonardo Evangelista

Sono uno psicologo del lavoro e ho iniziato a svolgere bilanci di competenze nel 1999. Nel mio percorso professionale ho contribuito alla messa a regime dei bilanci di competenze presso i Centri per l’impiego di varie province toscane  e per anni ho svolto bilanci di competenze presso i Centri per l’impiego delle province di Firenze e Siena. Grazie alla mia esperienza e a molti approfondimenti su bilanci di competenze svolti anche all’estero ho messo a punto un modello originale di bilancio di competenze e formato allo svolgimento di bilanci di competenze oltre 2.000 operatori. Vedi un elenco delle mie attività formative nel settore dell’orientamento e delle risorse umane. Sul bilancio di competenze ho scritto molti articoli reperibili sul mio sito www.orientamento.it.

Per informazioni è possibile scrivermi all’indirizzo l.evangelista chiocciolina orientamento.it, il mio cell. è *.384.640.194 (sostituire un 3 all’asterisco).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

La messa a regime dell’assegno di ricollocazione aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento

assegno di ricollocazione

Dal 3 aprile entrerà a regime in tutta Italia l’assegno di ricollocazione. Finora l’assegno di ricollocazione è stato attivato in via sperimentale per circa 30.00 persone. Con la messa a regime il Governo pensa di coinvolgere almeno 70.000 persone.

 

L’assegno di ricollocazione è un servizio di assistenza intensiva e personalizzata al disoccupato che percepisce la NASPI (indennità di disoccupazione) da almeno 4 mesi. Viene svolto da Centri per l’impiego e altri soggetti accreditati (ad esempio Agenzie per il lavoro e agenzie formative private accreditate). In alcune regioni (per esempio la Lombardia) dispositivi simili sono già in vigore da alcuni anni. Il disoccupato non riceve  indennità aggiuntive alla NASPI; è invece prevista una indennità per il CPI o i soggetti accreditati se il disoccupato trova lavoro.

 

Con l’assegno di ricollocazione il disoccupato viene preso in carico per 6 mesi (prorogabili di altri 6) da un operatore di orientamento che lo aiuta a definire un obiettivo e pianificare una ricerca di lavoro intensiva. A seconda dei casi possono essere previsti colloqui settimanali, quindicinali o mensili.

 

E’ ovvio che con una modalità di questo tipo la richiesta di operatori di orientamento cresce.

 

Enche in Italia è in atto il trend di fornire un sostegno economico alle persone sotto la soglia di povertà o che perdono lavoro, subordinandolo, come in altri Paesi, alla partecipazione ad attività di ricerca di lavoro o di formazione. I Governi Renzi e Gentiloni hanno  aumentato l’importo e la durata dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti (la Naspi), previsto una indennità per collaboratori coordinati e continuativi (la DIS-Coll) e un assegno per le famiglie bisognose (il REI, Reddito di Inclusione). Il reddito di cittadinanza promesso dai 5 Stelle prevede un allargamento della platea dei soggetti assistiti a circa 9 milioni di persone; anche il questo caso, come per il REI, il sostegno al reddito è subordinato all’adesione a percorsi di formazione e reinserimento professionale.

 

Poiché in un contesto di questo tipo il ruolo degli operatori di orientamento è fondamentale possiamo prevedere nel breve-medio periodo (anche ammettendo che le promesse elettorali non siano interamente rispettate) un forte aumento della richiesta di operatori di orientamento da parte di Centri per l’impiego, Agenzie per lavoro e Agenzie formative accreditate.

 

In sintesi, sulla base di questi sviluppi  possiamo dire che l’orientamento è al momento un buon settore dove investire per il proprio sviluppo professionale.

 

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Milano 4, 5, 6 Maggio 2018: edizione aggiuntiva del Corso La Cassetta degli Attrezzi per il Career coaching e l’Outplacement

 

corso orientamento

Poiché il corso Cassetta degli Attrezzi per il Career coaching e l’Outplacement previsto a Milano per i giorni 13, 14, 15 Aprile non ha più posti disponibili, ho previsto un’altra edizione a Milano per i giorni 4, 5, 6 Maggio 2018. I primi 10 iscritti pagheranno una quota di iscrizione ridotta di 320 € invece di 360 €, perciò se sei interessato/a iscriviti al più presto.

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