Corso a distanza Il Bilancio di competenze nell’orientamento

Cos’è e a chi è rivolto

Questo corso A DISTANZA è rivolto a tutti coloro che vogliono imparare o migliorare la propria capacità di svolgere bilanci di competenze, quali ad esempio operatori di servizi di orientamento e politiche attive, educatori, e anche neolaureati che vogliono inserirsi nel settore.

Cosa otterrai partecipando al Corso

Partecipando al corso migliorerai la tua capacità di svolgere bilanci di competenze con disoccupati o persone impiegate. In particolare migliorerai la tua operatività nelle seguenti attività:

  1. diagnosticare quali dei tuoi utenti hanno necessità di un Bilancio di competenze e sono in grado di farlo
  2. spiegare ai tuoi utenti cos’è e come è strutturato un Bilancio
  3. aiutare i tuoi utenti a riflettere sulle proprie caratteristiche utilizzando un set di schede 
  4. costruire profili attendibili dei tuoi utenti al termine della prima fase del Bilancio
  5. aiutare i tuoi utenti a definire un obiettivo professionale realistico e un piano d’azione per raggiungerlo
  6. svolgere bilanci di competenze individuali
  7. gestire un corso di bilancio di competenze della durata di circa 5 mezze giornate (20 ore).

Partecipando al corso otterrai inoltre due fascicoli con 21 schede più istruzioni molto dettagliate  (totale 60 pagine) per realizzare un corso di Bilancio di competenze della durata di circa 20 ore. Le schede possono essere agevolmente utilizzate anche per la consulenza individuale. I materiali ti vengono trasmessi con l’autorizzazione all’uso personale per lo svolgimento di attività di orientamento / coaching di carriera / politiche attive / outplacement con i tuoi utenti (persone disoccupate in cerca di lavoro o occupate in ricollocazione professionale). L’uso per attività di formazione di operatori non è permesso. Per aprire i file è necessario un pc con sistema operativo, un lettore PDF e un programma di videoscrittura aggiornati; i file non si aprono da cellulare.

 

Come funziona in pratica

Il corso richiede un impegno totale di circa 20 ore ed è formato da:

  • un video della durata di 50 minuti
  • un fascicolo  (70 pagine) con la trascrizione del video e tutte le slides. Il fascicolo ti permette di assimilare i contenuti del corso senza ogni volta rivedere il video
  • due fascicoli, per un totale di 60 pagine, con schede per la rilevazione di valori, interessi professionali, capacità trasferibili, stesura del piano d’azione, etc.) e istruzioni per lo svolgimento di un corso di Bilancio di competenze. Le schede possono essere agevolmente utilizzate anche per la consulenza individuale
  • un file di esercizi da fare
  • un questionario di verifica.

Una volta effettuata l’iscrizione, ti mando un link da cui scaricare tutti i materiali sul tuo pc.  Dopodiché:

  1. vedi il video e fai gli esercizi descritti nel video
  2. se necessario leggi il fascicolo con la trascrizione e le slides per rinforzare il tuo apprendimento
  3. leggi i due fascicoli con le schede e la spiegazione per il corso sulla ricerca di lavoro
  4. fai gli esercizi contenuti nel file (si tratta di esercizi aggiuntivi rispetto a quelli descritti nel video)
  5. compili il questionario di verifica e valutazione.

Costo e come puoi iscriverti

Il costo di iscrizione al corso a distanza è di 180 €.  Se non hai partita IVA o hai partita IVA forfettaria puoi concludere l’acquisto CLICCANDO QUI (si apre una pagina dove puoi inserire i tuoi dati e scegliere la modalità di pagamento). Se invece sei una società o hai partita IVA ordinaria il costo è 210 € (172,13 + IVA); scrivimi PRIMA di finalizzare l’acquisto che ti invio una fattura con evidenziata la ritenuta d’acconto.

Differenze fra questo corso e gli altri miei corsi

I materiali e il video distribuiti in questo  corso a distanza sono gli stessi distribuiti nel corso a distanza La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento. In Cassetta degli Attrezzi la trascrizione del video viene trasmessa pagando una somma aggiuntiva, mentre qui è compresa nel prezzo.

Le slides relative a definizioni e fasi del Bilancio utilizzate nel video sono le stesse utilizzate anche video di Laboratorio sul Bilancio di competenze per la consulenza di carriera. Quattro schede del percorso di Bilancio sono utilizzate anche nel Laboratorio, 6 schede sono simili ma semplificate rispetto a quelle del Laboratorio, altre 11 invece sono completamente diverse. In generale, le schede di questo corso sono maggiormente adatte a utenti di livello culturale più basso e esperienza lavorativa più limitata, e le istruzioni relative al loro utilizzo spiegano come realizzare un corso di Bilancio. Le schede del Laboratorio sono invece pensate per utenti di livello culturale e/o professionalità più alta e le istruzioni spiegano in maniera approfondita come utilizzarle per la consulenza individuale.

Il docente Leonardo Evangelista

Sono laureato in Economia e commercio e in Psicologia indirizzo lavoro e organizzazioni. Sono iscritto all’Ordine Psicologi Toscanaal n.4527 sez. A, polizza responsabilità civile Allianz spa n. 77045930.

Ho lavorato per quasi 10 anni come consulente di orientamento presso scuole e centri per l’impiego; successivamente mi sono specializzato nella formazione di operatori di orientamento.  Come formatore ho tenuto finora in tutta Italia oltre 200 seminari con circa 3000 operatori (vedi un dettaglio). Per informazioni è possibile scrivermi all’indirizzo contatto chiocciolina orientamento.it; il mio cell è *38.46.40.194 (al posto di * devi mettere un 3).

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

Corso a distanza La consulenza per la ricerca attiva di lavoro

Cos’è e a chi è rivolto

Questo corso A DISTANZA è rivolto a tutti coloro che vogliono imparare o migliorare la propria consulenza per la ricerca di lavoro, quali ad esempio operatori di servizi di orientamento e politiche attive, educatori, e anche neolaureati che vogliono inserirsi nel settore.

Cosa otterrai partecipando al Corso

Partecipando al corso migliorerai la tua capacità di svolgere consulenza sulla ricerca di lavoro con disoccupati o persone impiegate che desiderano cambiare lavoro. In particolare migliorerai la tua operatività nelle seguenti attività:

  1. motivare i tuoi utenti a una ricerca attiva
  2. gestire le principali difficoltà della ricerca: demoralizzazione, disorganizzazione, evitamento dei contatti diretti con possibili datori di lavoro
  3. spiegare il funzionamento del mercato del lavoro ai tuoi utenti
  4. pianificare la ricerca, incluso scegliere i canali più indicati per la posizione cercata
  5. monitorare periodicamente l’attività di ricerca
  6. mettere a punto e revisione gli strumenti di ricerca quali CV, messaggio di autocandidatura, volantino, biglietto da visita, profilo LinkedIn.
  7. gestire i colloqui individuali di consulenza sulla ricerca di lavoro
  8. gestire un corso sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro della durata di circa 5 mezze giornate (20 ore).

Partecipando al corso otterrai inoltre due fascicoli con 19 schede più istruzioni molto dettagliate  (totale 70 pagine) per realizzare un corso sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro, della durata di circa 20 ore. Le schede possono essere agevolmente utilizzate anche per la consulenza individuale. I materiali ti vengono trasmessi con l’autorizzazione all’uso personale per lo svolgimento di attività di orientamento / coaching di carriera / politiche attive / outplacement con i tuoi utenti (persone disoccupate in cerca di lavoro o occupate in ricollocazione professionale). L’uso per attività di formazione di operatori non è permesso. Per aprire i file è necessario un pc con sistema operativo, un lettore PDF e un programma di videoscrittura aggiornati; i file non si aprono da cellulare.

Come funziona in pratica

Il corso richiede un impegno totale di circa 20 ore ed è formato da:

  • un video della durata di 30 minuti
  • un fascicolo  (30 pagine) con la trascrizione del video e tutte le slides. Il fascicolo ti permette di assimilare i contenuti del corso senza ogni volta rivedere il video
  • due fascicoli, per un totale di 70 pagine, con schede (esempi di CV, di messaggi di autocandidatura, casi da esaminare in aula, tracce per colloquio di selezione, etc.) e istruzioni per lo svolgimento di un corso sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro. Le schede possono essere agevolmente utilizzate anche per la consulenza individuale
  • un file con due schemi da seguire nei colloqui di consulenza per la ricerca di lavoro (per colloquio iniziale e per colloqui successivi al primo). I due schemi sono basati sull’approccio di coaching
  • un file di esercizi da fare
  • un questionario di verifica.

Una volta effettuata l’iscrizione, ti mando un link da cui scaricare tutti i materiali sul tuo pc.  Dopodiché:

  1. vedi il video
  2. se necessario leggi il fascicolo con la trascrizione e le slides per rinforzare il tuo apprendimento
  3. leggi i due fascicoli con le schede e la spiegazione per il corso sulla ricerca di lavoro
  4. fai gli esercizi contenuti nel file
  5. compili il questionario di verifica e valutazione.

Costo e come puoi iscriverti

Il costo di iscrizione al corso a distanza è di 180 €.  Se non hai partita IVA o hai partita IVA forfettaria puoi concludere l’acquisto CLICCANDO QUI (si apre una pagina dove puoi inserire i tuoi dati e scegliere la modalità di pagamento). Se invece sei una società o hai partita IVA ordinaria il costo è 210 € (172,13 + IVA); scrivimi PRIMA di finalizzare l’acquisto che ti invio una fattura con evidenziata la ritenuta d’acconto.

Differenze fra questo corso e gli altri miei corsi

I materiali e il video distribuiti in questo  corso a distanza sono gli stessi distribuiti nel corso a distanza La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento. In Cassetta degli Attrezzi la trascrizione del video viene trasmessa pagando una somma aggiuntiva, mentre qui è compresa nel prezzo.

 

Il docente Leonardo Evangelista

Sono laureato in Economia e commercio e in Psicologia indirizzo lavoro e organizzazioni. Sono iscritto all’Ordine Psicologi Toscanaal n.4527 sez. A, polizza responsabilità civile Allianz spa n. 77045930.

Ho lavorato per quasi 10 anni come consulente di orientamento presso scuole e centri per l’impiego; successivamente mi sono specializzato nella formazione di operatori di orientamento.  Come formatore ho tenuto finora in tutta Italia oltre 200 seminari con circa 3000 operatori (vedi un dettaglio). Per informazioni è possibile scrivermi all’indirizzo contatto chiocciolina orientamento.it; il mio cell è *38.46.40.194 (al posto di * devi mettere un 3).

 

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Novità: disponibili le trascrizioni dei miei corsi

Da oggi sono disponibili le trascrizioni dei miei corsi.

Per tutti i miei corsi in aula e a distanza sono cioè disponibili fascicoli che riportano le slides utilizzate e il mio commento alle slides. Qui di seguito riporto alcune copertine e una vista dell’interno:

Le trascrizioni  (in totale, alcune centinaia di pagine) si basano sui video dei corsi a distanza, il cui contenuto e le slides corrispondono grossomodo alle slides e ai miei commenti in aula.

Trascrivere tutti i video è stato un lavoro lungo (ci vogliono 4 ore per trascrivere un video di 1 ora) ma credo che le trascrizioni possano rendere molto più facile e rapido l’apprendimento.

Per chi acquista i corsi a distanza le trascrizioni permettono di studiare e annotare i contenuti dei video in maniera più rapida, senza ogni volta dover riavviare i video.

Per chi  partecipa ai corsi in aula le trascrizioni permettono di rivedere e approfondire i contenuti dei corsi anche a distanza di mesi.

Per alcuni corsi le trascrizioni sono gratuite, per altri a pagamento; informazioni dettagliate sono disponibili nelle pagine che parlano di ciascun corso. Vedi il catalogo dei miei corsi.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Sono disponibili i video di aggiornamento per i miei corsisti

Nella mia attività di formatore cerco costantemente di migliorare il servizio ai miei corsisti, perciò modifico frequentemente i  miei corsi e i materiali collegati sulla base feedback che ricevo in aula e sulla mia esperienza con gli utenti.

In genere si tratta di piccole modifiche, ma negli ultimi mesi ho migliorato sostanzialmente il mio approccio alla gestione del colloquio e al supporto a utenti in cerca di lavoro enfatizzando maggiormente l’approccio del coaching. Sempre con l’obiettivo di facilitare e migliorare l’efficacia dell’apprendimento ho messo a punto una serie di schemi di colloquio basati su questo nuovo approccio che i miei corsisti possono seguire nei colloqui con i loro utenti.

Gli operatori che frequentano i miei corsi in aula potranno sperimentare questo nuovo approccio e utilizzare i nuovi strumenti per la gestione del colloquio a partire dalla prossima edizione in aula del corso Cassetta degli Attrezzi, prevista a gennaio 2020, mentre chi segue la mia formazione a distanza può già adesso accedere ai nuovi contenuti nella versione aggiornata del corso Cassetta degli Attrezzi a distanza. Nella nuova edizione di Cassetta degli attrezzi a distanza ho registrato un nuovo video sulla conduzione del colloquio (durata 50 minuti, 57 slides) e modificato quello sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro (adesso dura 28 minuti, 24 slides); ho inoltre aggiunto un file (7 pagine) con gli schemi di colloquio e con indicazioni di approfondimento.

Se nel 2019 hai frequentato il corso Cassetta degli Attrezzi in aula o a distanza puoi scaricare gratuitamente i nuovi video e i nuovi materiali, mandami per cortesia una mail ricordandomi quando esattamente hai frequentato il corso in aula o acquistato il corso a distanza. Se hai ai frequentato il corso Cassetta degli Attrezzi in aula o a distanza in anni precedenti al 2019 (prima del 2019 il corso a distanza si chiamava Impara a fare consulenza di orientamento con adulti) al costo di 50 €, il pagamento può essere effettuato da questo link. Anche in questo caso mandami per cortesia una mail ricordandomi quando esattamente hai frequentato il corso in aula o acquistato il corso a distanza e io ti invierò video, materiali e fattura di acquisto.

Con l’occasione ti segnalo anche che ho appena messo a punto tre nuovi corsi A DISTANZA:

L’elenco completo dei miei corsi in aula e a distanza è il seguente:

CORSI  DISTANZA (immediatamente disponibili)

CORSI IN AULA

 

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La motivazione al cambiamento: un modello teorico

Il modello della motivazione al cambiamento in sintesi

Nella nostra attività di coach e consulenti di orientamento è frequente lavorare con utenti demotivati. Questo articolo descrive quali sono da un punto di vista teorico le determinanti della motivazione e come lavorare con utenti demotivati.

Innanzitutto possiamo definire la motivazione come l’impegno concreto per raggiungere un determinato obiettivo.

 

Mettendoci nei panni di un utente, la motivazione dipende:

  • Dall’intensità del bisogno o dell’interesse relativi al possibile risultato dell’impegno
  • Dalla fiducia che ho sulla possibilità di raggiungerlo

A sua volta la fiducia sulla possibilità di raggiungerlo dipende dalla fiducia in me stesso e dal livello di difficoltà operative percepite per raggiungere il risultato desiderato.

 

Il modello della motivazione al cambiamento in dettaglio

Provo ad approfondire. Ammettiamo che un possibile obiettivo sia trovare un lavoro regolare.

Se sto già lavorando al nero o se ho già un reddito (ad esempio ricevo una indennità di disoccupazione, i miei genitori mi passano una somma mensile oppure ogni mese ricevo un reddito da un mio appartamento che ho affittato a qualcuno) il bisogno di trovare un lavoro regolare, a parità di altre condizioni, sarà tendenzialmente scarso. L’impegno che dedicherò alla ricerca sarà perciò tendenzialmente nullo o limitato.

Il termine ‘bisogno’, in questo modello, si riferisce a qualcosa che è indispensabile per la sopravvivenza, come ad esempio un reddito. Il termine ‘interesse’ si riferisce invece a qualcosa che, pur essendo molto importante per la persona, non è indispensabile per la sopravvivenza. Ad esempio ottenere un reddito è un bisogno, mentre cambiare lavoro (a meno che le condizioni di lavoro che sto già svolgendo non siano terribili), è un  interesse.   La motivazione al cambiamento può essere creata sia dai bisogni che dagli interessi.

Ma aver molto bisogno di un lavoro non è sufficiente per una buona motivazione. Se la fiducia nella propria capacità di trovarlo è bassa, la motivazione complessiva dell’utente sarà ugualmente bassa e le sue azioni di ricerca episodiche o inesistenti.

Le due componenti della fiducia di raggiungere l’obiettivo sono la fiducia in se stessi e il livello di difficoltà operative percepite per raggiungere il risultato desiderato.

La fiducia in se stessi è una caratteristica della personalità e dipende almeno in parte dalle precedenti esperienze di vita (su questo punto vedi i miei articoli Imparare l’ottimismo. Stili di attribuzione secondo Martin Seligman e, per un approccio diverso, Albert Bandura e l’autoefficacia).

La conoscenza di modalità operative per raggiungere l’obiettivo percepite come facili e efficaci è ugualmente importante. Se non so come cercare lavoro, o se quello che ho letto a riguardo non mi sembra efficace o mi sembra troppo difficile per me, sarò più restio a impegnarmi.

Una fiducia in se stessi non elevata può essere compensata dalla fiducia nelle metodologie di ricerca di lavoro e viceversa.

Una bassa fiducia sulla propria possibilità di raggiungere l’obiettivo arriva addirittura a ‘silenziare’ il bisogno. E’ una strategia psicologica: se un obiettivo viene percepito come in arrivabile le persone ne ridimensionano l’importanza e smettono di perseguirlo. Questo è il motivo per cui la motivazione a trovare un lavoro tende a decrescere col passare del tempo, via via che la ricerca si rivela inefficace.

La rilevazione del livello di motivazione

In fase di colloquio, è utile verificare quanto il nostro utente / cliente sia complessivamente motivato a cercare un lavoro, utilizzando ad esempio la tecnica della scala: Su una scala da 1 (minimo) a 10 (massimo) quanto è importante per lei trovare lavoro? Nel caso il punteggio attribuito sia inferiore a 10 è necessario indagare quali sono i motivi, chiedendolo direttamente: Perché solo 7?

Conviene poi passare in rassegna, se non emergono dalla risposta alla domanda precedente, le diverse determinanti della motivazione:

  • Da 1 (minimo) a 10 (massimo) quant’è il suo bisogno di trovare lavoro?
  • Da 1 (minimo) a 10 (massimo), quanto ha fiducia nella sua possibilità di trovare lavoro?
  • Da 1 (minimo) a 10 (massimo), quanto le sembrano efficaci e facili da utilizzare le modalità di ricerca di lavoro che conosce / che ha utilizzato finora? E’ utile porre questa domanda anche al termine di un corso sulle tecniche di ricerca di lavoro o di una consulenza dove si è messo a punto un piano di ricerca di lavoro: Da 1 (minimo) a 10 (massimo), quanto le sembrano efficaci e facili da utilizzare le modalità di ricerca di lavoro che le ho presentato / il piano di ricerca di lavoro che abbiamo messo a punto?

Strategie per aumentare la motivazione

Alla luce del modello descritto finora, in che modo possiamo aumentare la motivazione dei nostri utenti? Possiamo aumentare la motivazione dei nostri utenti ‘lavorando’ sulle variabili da cui dipende la motivazione; vediamo come.

COME AUMENTARE L’intensità del bisogno o dell’interesse per l’obiettivo

Se l’intensità del bisogno o dell’interesse è diminuita a causa della perdita di fiducia in se stessi, posso di nuovo aumentarla  invitando la persona a collegare il trovare lavoro ai propri valori professionali e ai cambiamenti positivi risultati dal trovare lavoro. Ad esempio, posso chiedere:

  • Perché trovare questo lavoro è importante per lei?
  • Come cambierebbe la sua vita se trovasse il lavoro desiderato?
  • Come cambierebbe il rapporto con se stesso se trovasse il lavoro che desidera?
  • Quale sarebbe la reazione delle persone che le sono vicine se trovassi il lavoro che desidera? Come cambierebbe la sua relazione con loro?
  • Come le piacerebbe impiegare il reddito ottenuto dal suo nuovo lavoro?

Quando l’intensità del bisogno è scarsa per elementi oggettivi il nostro potere di motivazione è limitato . Ad esempio sarà difficile aumentare l’intensità del bisogno di trovare un lavoro regolare con un  utente che ha un reddito aggiuntivo, lavora al nero o ha soldi da parte. Potremmo invece aumentare l’intensità se l’utente fosse inserito in una misura di politica attiva che lo obbliga a cercare lavoro.

COME AUMENTARE LA FIDUCIA SULLA POSSIBILITA’ DI RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO

Possiamo aumentare la fiducia utilizzando l’approccio del coaching (vedi il mio articolo Il Coaching secondo John Whitmore.

Per aumentare la generica fiducia in se stessi è utile lasciare all’utente l’iniziativa nelle attività di ricerca da svolgere, valorizzare costantemente i risultati anche minimi ottenuti e i suoi punti forti; correggere l’utente in modo indiretto, farsi raccontare episodi di successo del passato, creare occasioni di successo (attività sulle capacità personali, tirocini, esperienze di formazione)

Per aumentare la conoscenza di modalità operative per la ricerca di lavoro percepite come facili ed efficaci posso spiegare all’utente come funziona il mercato del lavoro, presentargli le tecniche di ricerca di lavoro, mostrargli casi di ricerca di successo relativi ad altri utenti, fargli avviare la ricerca a piccoli passi utilizzando innanzitutto le tecniche più semplici, aiutarlo a prevenire e minimizzare possibili difficoltà.

APPROFONDIMENTI

Il tema del supporto alla motivazione e della ricerca di lavoro sono trattati nei miei corsi: la Cassetta degli attrezzi del consulente di orientamento (in aula e online), e nel Laboratorio sulla ricerca attiva di lavoro.

Quando si lavora con utenti demotivati è necessario adottare la propria strategia al livello di motivazione, vedi il mio articolo L’approccio transteoretico al cambiamento (Prochaska, Norcross e Diclemente).

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

 

Formazione sull’orientamento dopo Agosto

Il calendario della mia formazione per dopo Agosto è il seguente:

a MILANO il 14 Dicembre 2019. Leggi le valutazioni dei partecipanti alle ultime edizioni.

 

MILANO: 31 Gennaio e 1  e 2 Febbraio 2020. Leggi le valutazioni dei partecipanti alle ultime edizioni. Acquista ADESSO in modo da usufruire di uno sconto sostanziale

 

 

a MILANO 28-29 Marzo 2020. Acquista ADESSO in modo da usufruire di uno sconto sostanziale

 

PER CHI HA FRETTA SONO IMMEDIATAMENTE DISPONIBILI I SEGUENTI CORSI ONLINE:

 

 

corso a distanza, immediatamente disponibile

Posso inoltre tenere la mia formazione presso agenzie formative, agenzie per il lavoro e centri per l’impiego che hanno operatori interessati.

 

Per contatti puoi scrivermi all’indirizzo l.evangelista chiocciolina orientamento.it o chiamarmi al *38.46.40.194 (sostituisci l’asterisco con un 3).

Ma le persone che si rivolgono a te il lavoro lo trovano davvero?

‘Cosa fai nella vita?’ ‘Sono un medico.’ ‘Ma i malati li salvi?’

Dipende da qual è il loro problema: qualcuno, anche se si rivolge a me, non ha bisogno di me. Alcune malattie (ad esempio il raffreddore) passano in genere da sole.

In altri casi il mio intervento salva la vita alla persona, ad esempio quando prescrivo antibiotici a pazienti immunodepressi; altre volte i farmaci che prescrivo e le indicazioni che do non risolvono il problema, però migliorano e allungano la vita, come ad esempio in caso di malattie croniche come il diabete.

In altri casi purtroppo, come ad esempio nei tumori metastatici, il mio intervento non salva il paziente dalla morte; posso solo rendere meno doloroso il tempo che gli rimane da vivere.

…………………………

‘Cosa fai nella vita?’ ‘Sono un consulente di orientamento. Aiuto le persone a trovare lavoro.’ ‘Ma le persone che si rivolgono a te il lavoro lo trovano davvero?’

Dipende dalla loro impiegabilità per la professione che desiderano svolgere. Le persone ben impiegabili, ad esempio giovani di sesso maschile con una laurea o una formazione di buona qualità in discipline tecniche sono in grado di trovare un lavoro in area tecnica anche senza il mio aiuto.

Persone che hanno un’impiegabilità più bassa riescono a trovare lavoro perché grazie al mio aiuto conducono una ricerca di lavoro più efficace, migliorano le loro competenze partecipando a corsi di formazione, tirocini o studiando da sole e rivedono alcune delle loro rigidità lavorative.

In altri casi purtroppo, quando l’impiegabilità è molto bassa (ad esempio donne con più di 50 anni con esperienze di lavoro remote) e la persona non è in grado o non vuole riqualificarsi il mio aiuto non è sufficiente a far ritrovare lavoro. In questi casi il mio intervento ha un carattere soprattutto consolatorio, anche se posso citarti alcuni utenti che nonostante le difficoltà ce l’hanno fatta.

 

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Potenzialità e limiti dell’effetto placebo

Questo articolo è basato sul libro L’effetto placebo, breve viaggio fra mente e corpo, di Fabrizio Benedetti, da cui sono riprese le citazioni. I numeri si riferiscono alle pagine del libro. Una trattazione più approfondita, per specialisti, è nell’altro libro di Benedetti Effetti placebo e nocebo. Dalla fisiologia alla clinica.

Definizione di effetto placebo

L’effetto placebo si ha quando un trattamento privo di qualsiasi proprietà terapeutica intrinseca provoca un miglioramento delle condizioni del paziente. Il miglioramento è dovuto alle aspettative di guarigione del paziente, aspettative dovute al significato simbolico attribuito ad uno o più elementi del trattamento 23.

Non rientrano nell’effetto placebo miglioramenti dovuti a fattori di altro tipo quali la remissione spontanea della malattia (il nostro sistema immunitario è in genere efficace contro tutte le malattie, altre malattie -ad esempio le allergie al polline- hanno un andamento ciclico), non è dovuta alla regressione verso la media, non è l’effetto di un trattamento concomitante, non dipende da errori o distorsioni nel rilevare un sintomo 31, 32.

L’effetto placebo può essere promosso dalla somministrazione di un finto medicinale, da altri atti diversi (ad esempio incidere una parte del corpo, spalmare il corpo di argilla, recitare formule magiche, uccidere un animale per fare un’offerta a una divinità, rivolgere parole rassicuranti al paziente), addirittura dal semplice recarsi presso un luogo dove avvengono guarigioni (ospedale 42 o santuario). Il termine placebo indica l’elemento (ad esempio uno di quelli appena indicati) che innesca l’effetto placebo.

Speculare all’effetto placebo è l’effetto nocebo, che si ha quando aspettative negative portano a un peggioramento clinico o a una ridotta efficacia di un farmaco che test scientifici hanno dimostrato efficace 15.

I meccanismi che rendono possibile l’effetto placebo

Secondo Benedetti, l’effetto placebo può essere innescato da quattro meccanismi diversi.

  1. Riduzione dell’ansia. L’aspettativa di un evento doloroso crea ansia, che a sua volta amplifica il dolore 40. Il placebo avrebbe un effetto positivo perché riduce l’aansia del paziente.
  2. Aspettativa di ricompensa. L’aspettativa di ricevere un beneficio (nel nostro caso il beneficio è relativo alle condizioni di salute o alla riduzione del dolore ed è ottenuto tramite una terapia) stimola il rilascio di dopamina nel cervello; la dopamina è una sostanza che attiva vie biochimiche che riducono il dolore 40.
  3. Apprendimento associativo (condizionamento) diretto. ‘Una compressa di aspirina contiene acido acetilsalicilico ma è anche tonda e bianca. Somministrare ripetutamente un’aspirina significa associare ripetutamente la forma tonda e il colore bianco con gli effetti antidolorifici dell’acido acetilsalicilico al suo interno. Dopo ripetute associazioni, qualsiasi compressa tonde bianca produrrà effetti simili a quelli dell’acido acetilsalicilico, anche se al suo interno c’è solo zucchero. Il cervello del paziente impara cioè ad abbinare la forma tonda e il colore bianco alla scomparsa del dolore, per cui dopo che tale apprendimento è avvenuto, la forma il colore sono di per sé in grado di ridurre il dolore’ 41.
  4. L’apprendimento a rispondere a un placebo può avvenire anche osservando altre persone (apprendimento associativo vicario). Ad esempio secondo Benedetti ‘una persona può guardare la seguente scena in un ospedale: un medico si avvicina con una grossa siringa rossa ai suoi pazienti in preda a un forte attacco emicranico e dopo una puntura nella coscia li fa sdraiare su un lettino e chiede loro quanto dolore sentono. Il soggetto che osserva questa scena nota che dopo qualche minuto i pazienti invariabilmente si alzano dal lettino e, ringraziando il medico, escono euforici dalla stanza dicendo che il dolore è totalmente scomparso. È stato dimostrato che osservare tale situazione è di per sé sufficiente a indurre una potente risposta placebo. Infatti se ora l’osservatore ha un forte attacco emicranico e il medico gli pratica una puntura sulla coscia con una grossa siringa rossa che contiene solo acqua, l’attacco emicranico può scomparire completamente’ 42.

Secondo Benedetti sarebbe più opportuno parlare non di effetto placebo, ma di effetti placebo, così da sottolineare il coinvolgimento di molteplici fenomeni psicobiologici e di molteplici fattori e meccanismi in differenti condizioni 42.

La reattività a terapie placebo dipende anche da variazioni genetiche e tratti della personalità 46. Variazioni genetiche determinano maggiori o minore efficacia dei circuiti dopaminergici, e così una diversa suggestionabilità al placebo 46.

Persone con tratti di personalità pessimisti hanno maggiori risposte al nocebo rispetto agli ottimisti, e viceversa. In uno studio effettuato in cui venivano somministrate compresse inerti a soggetti che credevano fossero potenti sonniferi, si è osservato che l’effetto placebo (misurato col numero ore passate a dormire) era maggiore nelle persone ottimiste 47.

 

Imprevedibilità e incostanza dell’effetto placebo

Un punto importante è che non tutte le persone rispondono al placebo. Inoltre la stessa persona può rispondere molto bene al placebo in una circostanza e in un’altra non rispondere affatto.

La risposta al placebo, cioè, non è di solito prevedibile, mentre la risposta ai farmaci è molto più costante 34. Ad esempio, somministrare un placebo dicendo al paziente che è un potente farmaco antidolorifico può produrre una riduzione del dolore oppure no, a seconda delle circostanze, mentre la riduzione del dolore in seguito alla somministrazione di un antidolorifico efficace, come la morfina, è molto più frequente 34.

Secondo Benedetti: ‘Il placebo, così come lo conosciamo oggi, è incostante non predicibile, proprio perché entrano in gioco un gran numero di fattori psicologici, sociali e biologici. Al contrario, la risposta un farmaco è in genere più costante. Se vogliamo ridurre il dolore in un paziente che ha subito un difficile intervento chirurgico, è possibile farlo, nella maggior parte dei casi, utilizzando opportune dosi di morfina. Se invece si vuole somministrare un placebo, in genere solo una parte, a volte piccola, dei pazienti risponderà, e per di più non sapremo mai in anticipo che risponderai chi no’ 48.

Mancano inoltre studi che confermino che l’effetto placebo dura nel tempo 48.

Alcuni esempi di effetto placebo

Secondo Benedetti ‘Un farmaco somministrato all’insaputa del paziente è meno efficace e in alcuni casi del tutto inefficace se il paziente non sa di riceverlo. Per esempio l’efficacia di farmaci potenti come la morfina è ridotta quando la loro somministrazione è fatta di nascosto 50. Altri antidolorifici che a determinate dosi sembrano essere efficaci, diventano totalmente inefficaci se somministrati di nascosto. E ciò vale non solo per i farmaci ma anche per terapie non farmacologiche. Per esempio la stimolazione elettrica del cervello per il trattamento di alcune patologie che colpiscono i movimenti risulta essere meno efficace se viene effettuata senza che il paziente lo sappia.’ 50.

‘Nei tossicodipendenti le aspettative di ricevere una droga sono determinanti. Il tossicodipendente prova più gusto e più piacere se sa di ricevere un farmaco psicostimolante come l’anfetamina. Al contrario, se l’anfetamina gli viene somministrata di nascosto, quindi senza l’aspettativa di sballo, il suo effetto è di gran lunga ridotto. Il suo stesso cervello risponde in maniera ridotta: la risposta metabolica di alcune regioni del cervello del tossicodipendente è diminuita del 50% (una riduzione enorme!) se l’anfetamina gli viene somministrata a sua insaputa.’ 51.

‘Un farmaco antidolorifico la cui somministrazione è interrotta dal medico di fronte al paziente [Il medico toglie la flebo] produce un veloce peggioramento, mentre la stessa interruzione all’insaputa del paziente [ad esempio un computer interrompe l’inserimento dell’antidolorifico nella flebo senza che il paziente possa accorgersene] non ha lo stesso effetto indesiderato. 51.

‘Ci sono pazienti portatori di uno stimolatore elettrico per il trattamento di alcuni disturbi dei movimenti. A volte è successo che questi pazienti passano vicino a una centrale elettrica che, a causa di interferenze elettromagnetiche, spegne lo stimolatore. Molti di questi pazienti, non sapendo che lo stimolatore che indossano si è spento, non mostrano alcun peggioramento. Al contrario, se lo stimolatore viene spento dal medico in ambulatorio, le aspettative negative provocano un rapido peggioramento dei loro movimenti.’ 52.

‘Questi dati dimostrano chiaramente che le aspettative di miglioramento e di guarigione svolgono un ruolo essenziale nella risposta a una terapia. Se le aspettative non ci sono, l’effetto terapeutico è ridotto. E dimostrano anche che l’effetto placebo, cioè l’effetto dell’aspettativa, è sempre presente nella pratica medica, anche se non si somministra alcun placebo. Cioè, la componente psicologica è sempre presente quando si somministra qualsiasi tipo di trattamento sia esso farmacologico o non farmacologico, e quando questa viene a mancare la terapia può anche non funzionare affatto’ 50.

La medicina alternativa si basa sull’effetto placebo

‘Di trial clinici che hanno testato l’efficacia di terapie alternative ce n’è una miriade, e la grandezza dell’effetto placebo non è dissimile da quella della medicina convenzionale. Per esempio, dopo la somministrazione di un placebo, dicendo ai soggetti che si tratta di un’erba con proprietà particolari che aumentano le capacità mentali, molti soggetti effettivamente riportano un migliore tono dell’umore, migliore memoria, aumentata attenzione e percezione, nonché maggior vigore ed energia. Inoltre, se si suggestionano i soggetti dicendo loro che ci potranno essere possibili effetti collaterali, molti riferiscono eccessiva sensibilità alla luce, bocca secca, mal di testa, facile affaticamento e disturbi intestinali.’ 61

E’ interessante notare che spesso i miglioramenti sono in stretta relazione con il numero di visite che vengono effettuate, cioè il numero di incontri fra medico e paziente. In tal senso, i medici alternativi sicuramente dedicano più tempo al contatto umano con il malato, secondo il classico approccio della medicina olistica. Se si paragonano i minuti dedicati all’interazione del medico con il paziente, la durata media di una visita di un medico alternativo è di quasi un’ora, mentre quella di un medico convenzionale è di pochi minuti. 62. Interazione col paziente significa parlargli e soprattutto ascoltarlo, instillargli fiducia, aspettativa e speranza di beneficio.’ 62

La chimica dell’effetto placebo

il placebo rivolto alla riduzione del dolore ‘attiva gli oppioidi endogeni, soprattutto endorfine, cioè sostanze simili alla morfina prodotte dal nostro cervello. (…) Un passo importante nella comprensione di questi meccanismi e stato fatto quando si è osservato che, bloccando le sostanze oppioidi endogeni prodotte dal nostro cervello con un farmaco, il naloxone, l’analgesia da placebo scompare. (..) Il naloxone blocca l’analgesia da placebo quando si effettua un precondizionamento con morfina, mentre la risposta placebo non è bloccata dal naloxone se il precondizionamento è effettuato con un farmaco non oppioide, per esempio il ketorolac. In quest’ultimo caso, la risposta analgesica al placebo è dovuta all’attivazione degli endocannabinoidi, sostanze prodotte dal nostro cervello simili alla cannabis (contenuta nella marijuana). Se si bloccano gli endocannabinoidi con un farmaco il rimonabant, si blocca anche questa risposta placebo. Per riassumere, quando al paziente viene somministrato un placebo con suggestioni verbali di beneficio terapeutico, il suo cervello comincia a rilasciare almeno due sostanze: le endorfine e di endocannabinoidi.’ 84. Nonché la dopamina 90.

Al contrario, l’aspettativa di peggioramento clinico, così importante nell’effetto nocebo, attiva in particolare un neurotrasmettitore, la colecistochinina, la quale ha un effetto amplificante sulla percezione del dolore. Allo stesso tempo viene deattivata la dopamina.’ 90.

Il placebo nelle diverse patologie

L’effetto placebo non si verifica in egual misura in tutte le patologie e terapie. Esistono differenze sostanziali sia di grandezza dell’effetto sia dei meccanismi che ne sono alla base. In alcune condizioni l’effetto placebo è enorme e dimostra come la componente psicologica giochi un ruolo determinante, mentre in altre condizioni l’effetto placebo è insignificante può persino totalmente assente. 65

L’effetto placebo nel dolore

Becher, un medico americano che lavorò sul campo di battaglia durante la Seconda guerra mondiale, si trovò di fronte al problema della mancanza di antidolorifici per alleviare il dolore ai soldati in prima linea, soprattutto quelli con gravi lesioni quali ferite devastanti e amputazione agli arti. Non avendo farmaci a disposizione, decise allora di provare a trattare gli sventurati con placebo, principalmente iniezioni di acqua distillata o soluzione salina, e osservò che, sebbene il placebo non funzionasse sempre, circa un terzo dei soldati ne traeva sorprendenti benefici.’ 66.

Studi recenti dimostrano che l’effetto placebo di riduzione del dolore è attivato sulla quasi totalità dei pazienti, sia in ambito clinico che sperimentale, perché la percezione del dolore è estremamente soggetta alle condizioni psicologiche.

‘Nella percezione del dolore non è solo importante il segnale che proviene da una lesione in qualche parte del corpo, bensì anche lo stato psicologico, cognitivo ed emotivo dell’individuo. Fattori come l’attenzione, la distrazione, l’ansia, la paura, la depressione modulano la percezione dolorifica con meccanismi molto complessi.’ 91.

Sono anche presenti numerosi effetti nocebo riferiti al dolore, alcuni provocati dai mass media. ‘Per esempio diversi studi sono stati eseguiti al fine di stabilire se le cefalee spesso associate all’uso dei telefoni cellulari fossero dovute alle onde elettromagnetiche oppure ha un effetto psicologico. Utilizzando l’approccio sperimentale classico dei trial clinici, ad alcuni soggetti è stato chiesto di riferire la severità della cefalea in presenza di un telefono cellulare. Tuttavia, mentre alcuni soggetti venivano esposti realmente alle onde elettromagnetiche poiché il cellulare era acceso, altri credevano che il cellulare forse acceso ma in realtà era spento. Ambedue i gruppi hanno riferito cefalee di diversa gravità, il che dimostra chiaramente e ci si trova di fronte a un effetto nocebo.’ 67.

I foglietti nelle confezioni di medicinali che illustrano fra le altre cose gli effetti negativi dei farmaci possono provocare effetti nocebo, tipicamente dolore e nausea. 68

L’effetto placebo nelle malattie psichiatriche

‘Grandi risposte a terapie placebo si hanno anche in diverse malattie psichiatriche. Per esempio, in un’analisi effettuata su farmaci antidepressivi è emerso che l’effetto farmacologico è molto limitato mentre l’effetto psicologico è enorme. Infatti, l’effetto specifico dei farmaci antidepressivi è stato calcolato intorno al 25% e l’effetto placebo è risultato di circa il 50%. Il restante 25% è attribuibile alla remissione spontanea dei sintomi della depressione.’ 68.

L’effetto placebo nel Parkinson

‘I pazienti col morbo di Parkinson in genere mostrano ottime risposte a un trattamento placebo che consiste nel somministrare una sostanza inerte accompagnata da suggestioni verbali di miglioramento della performance motoria. Le evidenze sperimentali mostrano comunque che in genere in questi casi la risposta placebo e di breve durata, anche se non si sa il perché.’ 68

Effetto placebo, ormoni e sistema immunitario

‘Le aspettative di beneficio da sole non bastano per indurre cambiamenti immunitari o ormonali. Per esempio, sei un medico dice al paziente: ‘Ora ti somministra un farmaco che farà aumentare la secrezione del tuo ormone della crescita’ queste parole di per sé non producono alcun effetto. Se invece si somministra un farmaco che fa aumentare l’ormone della crescita il lunedì, il martedì, e si sostituisce con un placebo il mercoledì, il placebo in questo caso ha effetto e induce un aumento della produzione di ormone della crescita. (…) La stessa cosa vale per ii sistema immunitario.’ 69.

‘Dopo ripetute associazioni fra una bevanda dal gusto particolarmente forte e un farmaco immunosoppressore che inibisce le risposte immunitarie, la bevanda è da sola in grado di produrre gli stessi effetti immunosoppressori del farmaco.’ 87.

L’effetto placebo nelle malattie cardiache

‘Se si somministra una pillola anti-aritmica placebo oppure se si impianta un pacemaker placebo, gli effetti sono diversi. Un pacemaker placebo è più potente di una pillola placebo, probabilmente perché i pazienti credono che l’impianto di un pacemaker risolva i loro problemi di cuore più efficacemente rispetto a una pillola.’ 70.

Effetto placebo e cancro

‘Non esiste per ora alcuna evidenza che la somministrazione di un placebo possa in qualche modo influire sulla crescita di un tumore. (…) Anzi, a questo proposito è bene ricordare che alcuni studi in cui è stata descritta una risposta placebo riguardavano tumori che molto spesso regrediscono spontaneamente, come per esempio quelli del rene.’ 72.

Gli effetti placebo e nocebo sono invece ben presenti se si considerano sintomi come dolore, nausea, vomito. Le risposte anticipatorie alla chemioterapia oncologica dimostrano come l’effetto nocebo sia ben presente. Ad esempio consideriamo la seguente situazione. ‘Un paziente oncologico, colpito da un tumore che necessita di chemio terapia, si reca ogni giorno in ospedale per effettuare il ciclo terapeutico. Il paziente, sdraiato sulla poltrona, comincia a ricevere l’infusione della miscela di farmaci, ed è noto che purtroppo la chemio terapia oncologica ha numerosi effetti collaterali, come la nausea e il vomito. I giorni successivi, al ritorno in ospedale, si può sviluppare quella che è appunto nota come risposta anticipatoria alla chemioterapia. Cioè il paziente ha imparato ad associare l’ambiente ospedaliero, l’odore dei farmaci, la poltrona su cui è seduto con la nausea e il vomito, e quindi vomita ben prima che i farmaci vengono infusi endovena. (…) A volte è possibile effettuare una procedura cosiddetta di decondizionamento, in cui la chemio terapia viene associata a uno stimolo particolare, per esempio una bevanda con sapore molto forte. In tal modo, è più probabile che l’associazione avvenga non tanto fra vomito e ambiente ospedaliero, quanto fra vomito e bevanda forte. Di conseguenza, il vomito avviene solo se viene somministrata a tale bevanda, e non alla semplice vista dell’ospedale, della poltrona e all’odore del farmaco.’ 72.

Altre osservazioni

E’ curioso che negli esempi manchino disinfettanti, antibiotici e vaccini.

 

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Quanti datori di lavoro sanno che lei sta cercando lavoro?

In che modo impostare i colloqui di orientamento in modo da rendere attivo l’utente nella sua ricerca di lavoro e far sì che faccia molti contatti? Come far sì, cioè, che l’operatore conduca il colloquio in modalità ‘farsi tirare dall’utente’ invece che ‘spingere l’utente’?

Un ottimo modo è, all’inizio del colloquio, chiedere:

  • Quanti datori di lavoro sanno che lei sta cercando lavoro?

Questa domanda permette di:

  • Verificare con che intensità l’utente sta conducendo al momento sua ricerca di lavoro
  • Spiegargli che se cerca lavoro tocca a lui, purtroppo, darsi da fare direttamente
  • Spiegargli che un numero elevato di contatti è fondamentale per accorciare la durata della ricerca di lavoro (sappiamo che anche per chi cerca lavoro vale la regola aurea della vendita: ‘Più contatti più contratti’)

La domanda successiva sarà:

  • In che modo può far sapere ai datori di lavoro che lei sta cercando lavoro?

Questa domanda permette di introdurre il tema dei canali di ricerca e iniziare a utilizzare quelli più adatti per lavoro desiderato.

In che modo possiamo impostare la consulenza in modalità ‘farsi tirare dall’utente’? Per questo sono utili alcune abilità di counseling e l’approccio del coaching. Entrambe le modalità sono spiegate e sperimentate nella terza giornata (versione a partire dal maggio 2019) del mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento.

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Farsi tirare o spingere nella consulenza di orientamento

Nella consulenza di orientamento con persone in cerca di lavoro i nostri utenti devono svolgere attività di ricerca, in particolare mettere a punto gli strumenti di ricerca e poi contattare un numero in genere molto alto di possibili datori di lavoro.

Possiamo impostare la consulenza in modo da dover spingere l’utente o invece farci tirare da lui.

La modalità ‘spingere’ è quella in cui diciamo noi all’utente cosa fare, fissiamo noi i suoi obiettivi di ricerca e lo invitiamo a darsi da fare per raggiungerli.

La modalità ‘farsi tirare dall’utente’ è invece quella in cui fin dall’inizio mettiamo in chiaro col nostro utente che per trovare lavoro purtroppo è necessario fare molti contatti (ad esempio 3.000 autocandidature, rispondere ad almeno 200 inserzioni e fare almeno 30 colloqui) e che noi possiamo aiutarlo a raggiungere questi numeri con più facilità e a mettere a punto tutti gli strumenti di ricerca (CV, messaggio di autocandidatura, etc.). In questo secondo approccio ci poniamo come un personal trainer, e invitiamo l’utente ad utilizzare la nostra expertise. Qui è l’utente che ‘tira’, vale a dire che si prende responsabilità della propria ricerca e che la porta avanti col nostro aiuto.

Ovviamente, la seconda modalità è migliore, perché è meno faticosa per il consulente e il numero dei contatti con possibili datori di lavoro è di solito maggiore.

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