Tecnica del bilancio di competenze: cos’è un obiettivo professionale

L’obiettivo professionale è il risultato che il cliente vuole raggiungere grazie alla consulenza di carriera. Può ad esempio trattarsi di:

 

1. Una professione o un ruolo professionale diverso rispetto a quello che sta svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo ma vuole iniziare a svolgere una professione diversa

 

2. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta già svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma in un’altra impresa dello stesso settore. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo in una agenzia di assicurazioni e vuole trovare lavoro nello stesso ruolo in una agenzia di assicurazioni diversa

 

3. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta già svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma in un’altra impresa appartenente a un settore diverso. Ad esempio il cliente ha lavorato finora come impiegato amministrativo in una agenzia di assicurazioni e vuole trovare lavoro nello stesso ruolo ma in una società sportiva

 

4. La stessa professione o ruolo professionale che il cliente sta svolgendo o (se al momento è disoccupato) che ha svolto finora ma con un contratto di lavoro diverso. Al momento il nostro cliente potrebbe essere precario e vorrebbe ottenere un lavoro dipendente oppure al momento è dipendente ma vorrebbe iniziare a svolgere la sua attività in maniera autonoma.

 

In alcuni casi l’obiettivo non è chiaro fin all’inizio ma viene definito grazie al lavoro col consulente.

 

Nel bilancio di competenze in genere il cliente ha un obiettivo professionale di tipo 1, 3 o 4. Se l’obiettivo professionale è di tipo 2 il cliente ha bisogno solo di un supporto nella ricerca di lavoro. Lo scopo del bilancio di competenze è aiutare i nostri clienti a identificare un obiettivo professionale realistico. Questa problematica può presentarsi quando il cliente per motivi di salute, trasferimenti, saturazione o noia non può o non vuole più svolgere il lavoro svolto fino a quel momento in settore economico specifico. Se il cliente ha fin dall’inizio un obiettivo chiaro, e l’unica necessità è fare ricerca di lavoro, allora non ha bisogno di un bilancio di competenze.

 

Se vuoi fare il tuo bilancio di competenze vai a questa pagina. Se invece sei un consulente di orientamento e vuoi imparare a svolgere bilanci di competenze vai a questa pagina.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Tecnica del bilancio di competenze: come valutare nuove possibilità professionali

progetto professionale

Il licenziamento è anche un’occasione per i nostri clienti per valutare e eventualmente ri-indirizzare il proprio percorso professionale verso professioni e settori che li attirano ma che non hanno mai svolto in precedenza.

 

Così durante il bilancio di competenze i nostri clienti possono chiederci di aiutarli a esplorare altre possibilità professionali, e a mettere a punto dei percorsi di inserimento professionale verso direzioni nuove.

 

Questa richiesta arriva al termine della prima fase del bilancio di competenze, che è quella della costruzione della propria ‘fotografia professionale’.

 

In che modo nel bilancio di competenze possiamo valutare la fattibilità di obiettivi professionali verso professioni e settori dove il nostro cliente? In generale è utile tenere a mente questi principi:

 

Quando una persona desidera cambiare, il cambiamento è più facile se:

 

1. La persona cambia settore economico ma continua a svolgere la stessa professione: ad esempio può passare da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a impiegato amministrativo in un hotel

 

2. La persona cambia professione ma rimane all’interno del settore economico di cui ha già esperienza: ad esempio passa da impiegato amministrativo a addetto al controllo di gestione in una compagnia assicurativa (può essere la stessa compagnia o una compagnia diversa)

 

Il cambiamento è invece assai più difficile se la persona desidera cambiare nello stesso momento sia professione che settore, ad esempio da impiegato amministrativo in una compagnia assicurativa a cuoco.

 

Se vuoi fare il tuo bilancio di competenze vai a questa pagina. Se invece sei un consulente di orientamento e vuoi imparare a svolgere bilanci di competenze vai a questa pagina.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Perdere tempo e denaro. I rischi del multilevel marketing

i rischi el multilevel marketing

Le attività di vendita (incluse le vendite a domicilio) sono a prima vista molto invitanti: si svolgono in autonomia, non serve un titolo di studio, possono portare notevoli guadagni. La diffusione dei social media ha aumentato le possibilità di vendita perché adesso le vendite possono essere svolte online (secondo quanto afferma qualche impresa del settore, nel proprio tempo libero e comodamente da casa). I social media hanno inoltre facilitato il reperimento di venditori.

 

Internet permette a chiunque di predisporre negozi online (siti web o pagine Facebook) dove pubblicizzare i propri prodotti. Per Amazon, Mediaworld o Apple è molto facile farsi trovare online e i prodotti venduti appartengono a marche ben conosciute o comunque i compratori sono rassicurati dalla possibilità di restituire i prodotti acquistati e dalle recensioni di altri consumatori.

 

Assai più difficile è vendere quando il proprio sito, pagina Facebook e prodotto non sono conosciuti. Far arrivare visitatori sul proprio sito o pagina Facebook richiede consistenti investimenti pubblicitari e/o la produzione continua di contenuti (centinaia di articoli) che i motori di ricerca possano indicizzare. Lo stesso problema esiste anche per le vendite porta a porta: nessuno di noi normalmente acquista volentieri da uno sconosciuto che suona alla porta di casa, a meno che, forse, non si tratti di una scatola di cerotti o di fazzoletti di carta (ma in questo caso, solo per compassione o perché siamo intimiditi).

 

Questi problemi possono essere ridotti reclutando venditori (online e/o porta a porta) che indirizzino i propri sforzi di vendita alla propria cerchia di contatti, amici e conoscenti. Purtroppo, la vendita richiede caratteristiche personali molto particolari (saper instaurare rapidamente una comunicazione con altre persone, saper ascoltare e convincere gli altri, facilità e scioltezza di parola, sapersi organizzare, resistere alla demoralizzazione), che solo mediamente 1 o 2 persone su 100 hanno in quantità adeguata. Per questo motivo la gran parte dei venditori, una volta esaurita la propria cerchia di contatti, lascia perdere perché si rende conto che vendere è difficile e il guadagno non compensa gli sforzi fatti.

 

Le vendite multilivello (multilevel marketing, network marketing) sono vendite dove la rete di vendita è strutturata in maniera piramidale: ogni venditore versa una percentuale dei suoi ricavi al venditore che l’ha arruolato, al venditore che ha arruolato il venditore che l’ha arruolato, e su su a ritroso fino ai gradi più alti. La struttura a piramide è funzionale al continuo reperimento di nuovi venditori, il cui unico criterio di selezione è la disponibilità a pagare per il proprio inserimento nella rete di vendita e la gran parte dei quali abbandona dopo aver esaurito la propria rete di contatti.

 

Chi sta ai vertici della rete e i livelli intermedi in genere guadagnano non solo prendendosi una percentuale sulle vendite delle persone che hanno arruolato ma anche:

  • Dal pagamento di una quota per l’ingresso nella rete di vendita
  • Dalla vendita del campionario o dei prodotti da vendere (se vendo coperte e copriletto, sarò obbligato ad acquistare quelli che utilizzo per fare le presentazioni a domicilio o addirittura, anticipatamente, quelle che voglio vendere)
  • Dalla partecipazione obbligatoria, a pagamento, a corsi di formazione e eventi.

 

In alcuni casi i ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti e dalla partecipazione a corsi di formazione e eventi costituiscono una voce rilevante dei ricavi di chi sta ai vertici della rete e ai livelli intermedi: in questo modo i ‘clienti principali’ di chi sta ai vertici e ai livelli intermedi non sono i potenziali consumatori dei prodotti, ma gli ignari aspiranti venditori.

 

In articolo apparso su La Stampa Online il 23 Maggio 2018 Ciro Sinatra, il presidente di Univendita, una associazione che raccoglie alcune delle principali imprese di vendita diretta a domicilio condanna:

  • la promessa di guadagni stratosferici
  • il reclutamento indiscriminato di venditori
  • il pagamento di una quota per poter entrare e rimanere nella rete di vendita.

 

Un articolo apparso su La Stampa edizione su carta del 14 Maggio 2018 riporta alcune testimonianze di persone (sono la maggioranza) che non ce l’hanno fatta:

 

Viviana: ‘Io ero incinta del secondo figlio, il mio compagno in cassa integrazione. Vedendo su Facebook i risultati ottenuti da un amico, ho provato. Ho speso 700 € di integratori, poi la mia up liner [cioè supervisora] mi ha fatto entrare in un gruppo segreto dove si spiegava come si vendono i kit. Devi essere incalzante, non lasciare il tempo di pensare troppo. Per qualsiasi esigenza alimentare dovevamo consigliare lo stesso programma. Dopo due anni di frustrazione e scarsi guadagni ho lasciato perdere. Anche perché ho scoperto che c’era chi pubblicava foto di belle case e macchine di lusso chieste in prestito agli amici’.

 

Rosanna: ‘Dopo un paio di mesi avevo già esaurito tutti i contatti. Quando mi hanno consigliato di organizzare una cena con i miei compagni di elementari per piazzare altri integratori ho lascito perdere.’

 

Alessandro: ‘In sei anni non ho guadagnato praticamente nulla. Mi avevano convinto che la colpa era solo mia, che non mi impegnavo abbastanza. Ci ho messo un po’ a capire in che cosa mi ero cacciato.’

 

L’articolo cita il caso di una società che offriva il noleggio gratuito per due anni di auto di lusso con 390 € di adesione e il reclutamento di altre due persone disposte a pagare la stessa cifra e reclutarne altre due ciascuna. L’offerta è stata sottoscritta da 23.000 persone ma le somme raccolte non erano sufficienti per acquistare un numero adeguato di auto, così la società è stata condannata per truffa.

 

Leggi l’articolo su La Stampa Online con l’intervista al Presidente di Univendita.

Leggi una testimonianza (datata ma sempre attuale) sul multilevel marketing.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

W4J Working4Job, una app per gestire la propria ricerca di lavoro

 

 

W4J Working4Job è una app che supporta la ricerca di lavoro. Grazie alla app le persone in cerca di lavoro possono programmare e monitorare la propria ricerca di lavoro.

La app permette di fare le seguenti analisi:

  • “negli ultimi due mesi ho inviato 89 candidature: le conosco in ogni dettaglio!”;
  • “W4J mi è di supporto per l’immediata evidenza delle candidature alle quali potrebbe seguire un colloquio” (passati 30 giorni dall’invio della candidatura, infatti, la probabilità di essere chiamata/o per un colloquio è sensibilmente più bassa);
  • “su 25 offerte a cui ho risposto, in 15 era richiesta la competenza XXX che mi manca e per la quale ho una consistente carenza;
  • “negli ultimi tre mesi, la media fra la data di pubblicazione dell’offerta e l’invio del mio C.V. è stata di 1 giorno; prima era di 3 giorni “;
  • “negli ultimi 30 giorni ho mandato 20 candidature, ma nessuna di queste ad un contatto nuovo”;
  • “le parole chiave che ho visto ripetersi nelle offerte di lavoro per il ruolo di IMPIEGATO COMMERCIALE sono XXX, YYY, ZZZ”;
  • “consultando i siti di diverse Aziende del settore XXX mi sono reso conto che queste sono focalizzate su determinati valori e strategie; ho annotato in W4J queste informazioni (parole chiave)”;
  • “analizzando i singoli percorsi che mi hanno portato a fare dei colloqui, ho appreso che…”;
  • “mi sono dato più e precisi obiettivi nei prossimi 30 giorni: con W4J sarò in grado di verificare se e in che misura li avrò raggiunti”;
  • “devo mandare una email all’indirizzo presente nell’offerta della Società XYZ di circa 4 mesi fa: lo posso trovare immediatamente tramite la funzione Cerca”;
  • “l’ultima volta che ho inviato un CV alla Società XYZ è stato il xx/xx/xxxx “;
  • “le persone che sto contattando, direttamente o indirettamente, per condividere la mia ricerca di un posto di lavoro sono oramai così tante che ho perso il conto; faccio fatica, inoltre, a ricordarmi di ricontattarne alcune dopo il primo incontro. W4J mi è di aiuto nel mantenimento e nella crescita della mia rete di contatti”;
  • “ho trovato lavoro; mi fa piacere comunque tenere l’elenco delle numerosissime Società a cui in questi mesi ho mandato il mio CV: posso effettuare un’estrazione di questi dati“.

 

CONSIGLIATA. La app può essere scaricata da Google Play Il costo della app è di 2 €.

 

Sulle tecniche di ricerca di lavoro vedi anche i miei articoli:

  1. Semplice semplice: come impostare la propria ricerca di lavoro e perché
  2. Ho inviato 1000 curricula e non mi ha risposto nessuno. Lista di controllo e direzioni di lavoro con i nostri utenti

Perché l’immagine di una barca nella testata del sito orientamento.it

 

La barca è una metafora della nostra vita professionale: il mare ha una forza potentissima e imprevedibile: quando è in tempesta sfugge al nostro controllo e può annientarci.

 

Anche la nostra vita professionale è alla mercé di accadimenti su cui non abbiamo potere (crisi economiche, la nostra salute, accadimenti casuali sfavorevoli).

 

Tuttavia, quando il mare è in bonaccia (quando non ci sono perturbazioni nella nostra vita) possiamo dirigere la nostra barca (la nostra vita professionale) nella direzione desiderata, se abbiamo identificato un punto di approdo (un obiettivo professionale) e se remiamo (investiamo sulla nostra professionalità) regolarmente.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Le ferrovie tedesche assumono anziani

La Stampa Online segnala che le Ferrovie Tedesche hanno intenzione di assumere varie migliaia di lavoratori sopra i 50 anni.

Secondo Martin Seiler, amministratore delegato delle Deutsche Bahn:«Siamo convinti che proprio queste persone, anche se un po’ anziane e spesso escluse per questo motivo dal mercato del lavoro, siano particolarmente motivate, portino con se molta esperienza professionale e siano anche più fedeli ad un’azienda rispetto ai dipendenti più giovani che cambiano più spesso città e datori di lavoro».

Secondo La Stampa:

“Quello delle ferrovie tedesche non è un caso isolato. Sempre più spesso le persone anziane vengono riscoperte in Germania come nuova, preziosa risorsa per l’economia e le imprese. Secondo un recente sondaggio quasi un terzo degli anziani in pensione arrotonda le sue entrate con un “lavoretto”. E sempre più spesso questo non è solo un aiuto sporadico al supermercato all’angolo o il portare a spasso i cani del vicino, ma un impiego qualificato e regolarizzato.

La carenza di personale contribuisce così anche all’abbattimento di vecchi tabù e pregiudizi. Accanto al reclutamento mirato di anziani, le ferrovie tedesche si rivolgono anche a studenti fuoricorso, ex soldati dell’esercito e profughi. ”

I grandi datori di lavoro pubblici o semi pubblici (ferrovie, poste, energia elettrica, etc.) possono avere un ruolo importante nel superamento di pregiudizi e nel miglioramento delle possibilità occupazionali per categorie discriminate.

Leggi l’articolo su La Stampa Online.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Confindustria: «Mancano 280.000 supertecnici per le fabbriche 4.0»

fabbrica

Continuano le segnalazioni di mancanza di personale e di inadeguatezza dell’orientamento scolastico da parte di organizzazioni di datori di lavoro.

 

Sul Il Corriere della Sera di oggi Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria con delega al capitale umano racconta i risultati dell’indagine svolta dalla sua associazione tra le aziende associate.

 

Nei prossimi 5 anni saranno circa 280.000 i «super tecnici» che le imprese non riusciranno a trovare sul mercato. «Ed è una cifra circoscritta solo a cinque settori produttivi -i cinque settori cardine per l’Italia, vale a dire la meccanica, l’agroalimentare, la chimica, la moda e l’ICT- e riferita solo ai prossimi cinque anni: se allargassimo l’orizzonte ci accorgeremmo che quella soglia è destinata a crescere». la cifra è stata calcolata confrontando i fabbisogni aziendali stimati, i pensionamenti previsti e il numero dei diplomati negli istituti tecnici.

 

«In questi anni la fabbrica è cambiata radicalmente ma non siamo riusciti a comunicare questa rivoluzione. Parliamo di ambienti che ormai assomigliano più a una sala operatoria. Sono titolare di una tessitura dove la trame e l’ordito, il colore del prodotto e tante altre operazioni si governano con un touch screen».

 

Secondo Brugnoli è necessario «Un grande lavoro di orientamento scolastico, sulle famiglie e sui ragazzi facendo capire loro dove lo studio si può maggiormente concretizzare in uno sbocco di lavoro e quali sono le opportunità offerte dal territorio in cui vivono. Da qui può mettersi in modo un percorso virtuoso che magari comincia con l’alternanza scuola-lavoro, con la conoscenza delle opportunità offerte. Si comincia così impegnandosi, faticando ma aggiungendo al proprio curriculum cose fatte anziché semplici sogni».

 

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

 

Laboratorio sul Bilancio di Competenze per la Consulenza di Carriera

bilancio di competenze

Cos’è e a chi è rivolto

Il Laboratorio, in due giornate, è rivolto a consulenti di orientamento, consulenti di carriera, career coach o a persone che hanno già seguito una formazione specifica sull’orientamento che vogliono imparare a svolgere Bilanci di Competenze per la consulenza di carriera. Il bilancio è svolto in modalità individuale.

 

Questo Laboratorio sul Bilancio di Competenze ha un approccio estremamente  pratico: ogni partecipante svolgerà in aula, sotto la supervisione del docente, due bilanci di competenze individuali, uno nel ruolo del consulente e l’altro nel ruolo di utente.

 

Il programma delle due giornate prevede:

  1. Una breve introduzione teorica sugli scopi e le caratteristiche dei bilanci di competenze nell’ambito della consulenza di carriera
  2. L’esame di una serie di casi di bilancio di competenze
  3. La trasmissione ai partecipanti e la spiegazione di un percorso operativo di bilancio per la consulenza di carriera, strutturato in 29 schede e di una traccia di 28 pagine su come utilizzare le schede. Le schede permettono di svolgere un bilancio individuale della durata di 4-8 incontri individuali con adulti normodotati, di madrelingua italiana, con buona esperienza lavorativa, in condizione di disoccupazione o occupati che desiderano cambiare lavoro.
  4. Lo svolgimento pratico, in aula, sotto la supervisione del docente, di tutto il percorso di bilancio in modalità individuale. Ogni partecipante svolgerà due bilanci di competenze individuali, uno nel ruolo del consulente e l’altro nel ruolo di utente.

 

Cosa otterrai partecipando al Laboratorio

  • Tutte le schede e istruzioni dettagliate per svolgere un percorso di bilancio di competenze in modalità individuale. Le schede vengono distribuite a ciascun corsista con l’autorizzazione all’uso personale per lo svolgimento di attività di orientamento / career coaching / outplacement con i propri utenti
  • Un miglioramento della tua capacità di svolgere bilanci di competenze per la consulenza di carriera in modalità individuale
  • Il tuo bilancio di competenze comprensivo del tuo piano di miglioramento professionale
  • Vedi le valutazioni dei partecipanti all’ultima edizione.

 

Dove, quando, costo

Il Laboratorio sul Bilancio di Competenze è previsto a  Milano, in via Mauro Macchi 8 nei giorni  sabato 17 e domenica 18 novembre 2018, in orario 9,30-13,30 e 14,30-17,30  (14 ore totali). Ai partecipanti viene rilasciato un attestato a firma del docente; vedi un esempio.

Un’altra edizione sarà a Empoli FI 8 e 9 settembre (CONFERMATA, ultimi 6 posti ancora disponibili) e un’altra edizione è in preparazione a Torino a settembre. Se sei interessato/a a Empoli o Torino chiamami o mandami una mail, i miei dati di contatto sono in fondo a questa pagina.

Scegli la tua modalità di acquisto:

Soluzione 1: costo ridotto 240 €. Comprende:
  1. La partecipazione alle due giornate di formazione
  2. Le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze
  3. La traccia che spiega come utilizzare le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze a livello individuale.

NB: i posti a costo ridotto sono limitati, perciò se ti interessa questa soluzione iscriviti al più presto.

Soluzione 2: costo ordinario 280 €. Comprende:
  1. Tutto quello che è previsto nella Soluzione 1
  2. Una traccia dettagliata che spiega come utilizzare le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze con piccoli gruppi di utenti.

Come puoi iscriverti

Per iscriverti devi scaricare, compilare e rinviarmi la scheda di iscrizione Iscrizione-Laboratorio-Bilancio-di-Competenze. Devi inoltre effettuare il pagamento della quota di partecipazione (il mio IBAN è nella scheda di iscrizione). NB: nel caso il corso vada fatturato a persona giuridica (agenzia formativa, cooperativa, srl, etc.) tutti gli importi vanno aumentati del 20% (vedi la scheda di iscrizione).

Se hai già partecipato al mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento o al mio corso a distanza Impara a fare Consulenza di Orientamento con Adulti puoi partecipare al Laboratorio al costo scontato di 190 (corso Cassetta degli Attrezzi scontato o corso a distanza) o 170 € (corso Cassetta degli Attrezzi a prezzo pieno). Scrivimi / chiamami (numero in fondo alla pagina) per saperne di più.

Attenzione: il Laboratorio è rivolto a consulenti di orientamento, consulenti di carriera, career coach (cioè a persone che già lavorano nel settore) o persone che hanno già seguito una formazione specifica sull’orientamento che vogliono imparare a svolgere Bilanci di Competenze in modalità individuale. Chi non ha questi requisiti è opportuno che frequenti innanzitutto il mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento. Per casi dubbi suggerisco di inviarmi un CV PRIMA di versare la quota di iscrizione.

Differenze fra il Laboratorio sul Bilancio di Competenze individuale e gli altri miei corsi

Gli altri due corsi sono La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento e il corso a distanza Impara a fare consulenza di orientamento con adulti

 

  1. Il Laboratorio sul Bilancio di Competenze ha un approccio diverso e schede aggiuntive rispetto agli altri due corsi. I fuochi di analisi sono tre:
  • qual è la mia situazione attuale e dove voglio arrivare
  • quali sono le mie risorse personali
  • la pianificazione dettagliata delle attività di sviluppo professionale future.

Nel corso Cassetta degli Attrezzi e nel corso a distanza la situazione attuale non viene esaminata e l’esame delle risorse personali è meno approfondito.

  1. Il Laboratorio di bilancio di competenze trasmette una traccia che spiega come utilizzare le schede in modalità individuale, mentre gli altri due corsi trasmettono una traccia che spiega come utilizzare le schede per bilanci con piccoli gruppi di utenti. I partecipanti al Laboratorio di bilancio di competenze possono acquistare la traccia che spiega come utilizzare le schede con piccoli gruppi (15 pagine) a un costo aggiuntivo di 60 €.

 

  1. Nel Laboratorio di bilancio di competenze il percorso di bilancio individuale viene sperimentato per intero, mentre nel corso Cassetta degli Attrezzi il tema del bilancio di competenze è trattato in una sola giornata e perciò non c’è tempo per sperimentare tutte le schede. Inoltre la sperimentazione delle schede è focalizzata sulla modalità con piccoli gruppi.

 

Il docente Leonardo Evangelista

Sono uno psicologo del lavoro e ho iniziato a svolgere bilanci di competenze nel 1999. Nel mio percorso professionale ho contribuito alla messa a regime dei bilanci di competenze presso i Centri per l’impiego di varie province toscane  e per anni ho svolto bilanci di competenze presso i Centri per l’impiego delle province di Firenze e Siena. Grazie alla mia esperienza e a molti approfondimenti su bilanci di competenze svolti anche all’estero ho messo a punto un modello originale di bilancio di competenze e formato allo svolgimento di bilanci di competenze oltre 2.000 operatori. Vedi un elenco delle mie attività formative nel settore dell’orientamento e delle risorse umane. Sul bilancio di competenze ho scritto molti articoli reperibili sul mio sito www.orientamento.it.

Per informazioni è possibile scrivermi all’indirizzo l.evangelista chiocciolina orientamento.it, il mio cell. è *.384.640.194 (sostituire un 3 all’asterisco).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

La messa a regime dell’assegno di ricollocazione aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento

assegno di ricollocazione

Dal 3 aprile entrerà a regime in tutta Italia l’assegno di ricollocazione. Finora l’assegno di ricollocazione è stato attivato in via sperimentale per circa 30.00 persone. Con la messa a regime il Governo pensa di coinvolgere almeno 70.000 persone.

 

L’assegno di ricollocazione è servizio di assistenza intensiva e personalizzata al disoccupato che percepisce la NASPI (indennità di disoccupazione) da almeno 4 mesi. Viene svolto da Centri per l’impiego e altri soggetti accreditati (ad esempio Agenzie per il lavoro e agenzie formative private accreditate). In alcune regioni (per esempio la Lombardia) dispositivi simili sono già in vigore da alcuni anni. Il disoccupato non riceve  indennità aggiuntive alla NASPI; è invece prevista una indennità per il CPI o i soggetti accreditati se il disoccupato trova lavoro.

 

Con l’assegno di ricollocazione il disoccupato viene preso in carico per 6 mesi (prorogabili di altri 6) da un operatore di orientamento che lo aiuta a definire un obiettivo e pianificare una ricerca di lavoro intensiva. A seconda dei casi possono essere previsti colloqui settimanali, quindicinali o mensili.

 

E’ ovvio che con una modalità di questo tipo la richiesta di operatori di orientamento cresce.

 

Enche in Italia è in atto il trend di fornire un sostegno economico alle persone sotto la soglia di povertà o che perdono lavoro, subordinandolo, come in altri Paesi, alla partecipazione ad attività di ricerca di lavoro o di formazione. I Governi Renzi e Gentiloni hanno  aumentato l’importo e la durata dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti (la Naspi), previsto una indennità per collaboratori coordinati e continuativi (la DIS-Coll) e un assegno per le famiglie bisognose (il REI, Reddito di Inclusione). Il reddito di cittadinanza promesso dai 5 Stelle prevede un allargamento della platea dei soggetti assistiti a circa 9 milioni di persone; anche il questo caso, come per il REI, il sostegno al reddito è subordinato all’adesione a percorsi di formazione e reinserimento professionale.

 

Poiché in un contesto di questo tipo il ruolo degli operatori di orientamento è fondamentale possiamo prevedere nel breve-medio periodo (anche ammettendo che le promesse elettorali non siano interamente rispettate) un forte aumento della richiesta di operatori di orientamento da parte di Centri per l’impiego, Agenzie per lavoro e Agenzie formative accreditate.

 

In sintesi, sulla base di questi sviluppi  possiamo dire che l’orientamento è al momento un buon settore dove investire per il proprio sviluppo professionale.

 

Vedi i miei corsi:

 

Per approfondimenti vedi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

“Il lavoro c’è, eccome, è la manodopera che manca”

Anche Confindustria Trento interviene nel dibattito sull’orientamento alle medie superiori. In una intervista a Il Corriere della Sera il vicepresidente Enrico Zobele inrterviene dicendo che:

“Abbiamo richiamato spesso la necessità di una più solida alleanza tra il mondo della formazione e il mondo del lavoro, per una maggiore corrispondenza tra i percorsi di studio e i fabbisogni del mercato. Le nostre imprese cercano risorse senza trovarle, soprattutto sul territorio. È un grosso problema per le aziende, per alcuni associati addirittura il primo dei problemi, ma è anche un fatto inaccettabile a livello sociale, in una fase in cui la disoccupazione giovanile resta tra le principali emergenze. Troviamo fuori luogo le critiche mosse all’iniziativa di Confindustria Cuneo, che ha soltanto ritenuto di condividere con i giovani e le loro famiglie dati di realtà che spesso vengono ignorati dalle analisi e dal dibattito mediatico.”

Nel dibattito interviene anche una dirigente di ENAIP Trentino, Maria Cristina Bridi:

“La lettera di Cuneo è stata un’iniziativa informativa lodevole e utile, un bel bagno di realtà: i numeri sono quelli, le figure professionali che mancano sono quelle; se avessi il triplo di manutentori industriali da offrire farei felici le aziende del territorio continuamente alla loro ricerca (industrie, caseifici, cantine sociali, cartiere…). C’è una forbice aperta tra necessità e offerta: il lavoro c’è, eccome, è la manodopera che manca. Forse servirebbero più scuole professionali nel territorio e maggior mobilità interregionale, oltre a un orientamento mirato e oggettivo per i ragazzi che stanno per terminare le scuole medie: a quell’età sono ancora piccoli, alcuni hanno bisogno di essere avviati, sulla base anche di prospettive future concrete, alle scuole professionali, nelle quali possono valorizzarsi e trovare soddisfazione, piuttosto che essere indirizzati a percorsi da cui usciranno sconfitti già al primo anno. Ricostruire una carriera scolastica poi è dura, perché subentrano demotivazione, disistima e rabbia.”

Leggi l’articolo de Il Corriere della Sera.