Laboratorio sul Bilancio di Competenze individuale

bilancio di competenze

Cos’è e a chi è rivolto

Il Laboratorio, in due giornate, è rivolto a consulenti di orientamento, consulenti di carriera, career coach o a persone che hanno già seguito una formazione specifica sull’orientamento che vogliono imparare a svolgere Bilanci di Competenze in modalità individuale.

 

Questo Laboratorio sul Bilancio di Competenze ha un approccio estremamente  pratico: ogni partecipante svolgerà in aula, sotto la supervisione del docente, due bilanci di competenze individuali, uno nel ruolo del consulente e l’altro nel ruolo di utente.

 

Il programma delle due giornate prevede:

  1. Una breve introduzione teorica sugli scopi e le caratteristiche dei bilanci di competenze nell’ambito dell’orientamento e delle risorse umane
  2. L’esame di una serie di casi di bilancio di competenze
  3. La trasmissione ai partecipanti e la spiegazione di un percorso operativo di bilancio, strutturato in 15 schede e di una traccia su come utilizzare i materiali (totale circa 30 pagine). Le schede permettono di svolgere un bilancio individuale della durata di 3-6 incontri individuali con persone adulte (dai 19 anni in su), normodotate, di madrelingua italiana, disoccupati o che desiderano cambiare lavoro.
  4. Lo svolgimento pratico, in aula, sotto la supervisione del docente, di tutto il percorso di bilancio in modalità individuale. Ogni partecipante svolgerà due bilanci di competenze individuali, uno nel ruolo del consulente e l’altro nel ruolo di utente.

 

Cosa otterrai partecipando al Laboratorio

  • Tutte le schede e istruzioni dettagliate per svolgere un percorso di bilancio di competenze in modalità individuale. Le schede vengono distribuite a ciascun corsista con l’autorizzazione all’uso personale per lo svolgimento di attività di orientamento / career coaching / outplacement con i propri utenti.
  • Un miglioramento della tua capacità di svolgere bilanci di competenze in modalità individuale
  • Il tuo bilancio di competenze comprensivo del tuo piano di miglioramento professionale.

 

Dove, quando, costo e modalità di iscrizione

Il Laboratorio sul Bilancio di Competenze è previsto a  Milano, in via Mauro Macchi 8 nei giorni  sabato 16 e domenica 17 giugno 2018, in orario 9,30-13,30 e 14,30-17,30  (14 ore totali). Ai partecipanti viene rilasciato un attestato a firma del docente. AL MOMENTO STO RACCOGLIENDO LE ISCRIZIONI, IL LABORATORIO NON E’ ANCORA CONFERMATO.

Scegli la tua modalità di acquisto:

Soluzione 1: costo ridotto 240 €. Comprende:
  1. La partecipazione alle due giornate di formazione
  2. Le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze
  3. La traccia che spiega come utilizzare le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze a livello individuale.
Soluzione 2: costo ordinario 280 €. Comprende:
  1. Tutto quello che è previsto nella Soluzione 1
  2. Una traccia dettagliata che spiega come utilizzare le schede per lo svolgimento del bilancio di competenze con piccoli gruppi di utenti.

Per iscriverti devi scaricare, compilare e rinviarmi la scheda di iscrizione Iscrizione-Laboratorio-Bilancio-di-Competenze. Devi inoltre effettuare il pagamento della quota di partecipazione (vedi la scheda di iscrizione).

Se hai già partecipato al mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento o al mio corso a distanza Impara a fare Consulenza di Orientamento con Adulti puoi partecipare al Laboratorio al costo scontato di 170 (corso Cassetta degli Attrezzi scontato o corso a distanza) o 190 € (corso Cassetta degli Attrezzi a prezzo pieno). Scrivimi per saperne di più.

Attenzione: il Laboratorio è rivolto a consulenti di orientamento, consulenti di carriera, career coach (cioè a persone che già lavorano nel settore) o persone che hanno già seguito una formazione specifica sull’orientamento che vogliono imparare a svolgere Bilanci di Competenze in modalità individuale. Chi non ha questi requisiti è opportuno che frequenti innanzitutto il mio corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento. Per casi dubbi suggerisco di inviarmi un CV PRIMA di versare la quota di iscrizione.

Differenze fra il Laboratorio sul Bilancio di Competenze individuale e gli altri miei corsi

Gli altri due corsi sono La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento e il corso a distanza Impara a fare consulenza di orientamento con adulti

 

  1. Il Laboratorio sul Bilancio di Competenze ha alcune schede aggiuntive rispetto agli altri due corsi. Le schede aggiuntive permettono:
  • una analisi più dettagliata dei ruoli lavorativi di persone occupate
  • un migliore accompagnamento degli utenti successivo al bilancio.

 

  1. Il Laboratorio di bilancio di competenze trasmette una traccia che spiega come utilizzare le schede in modalità individuale, mentre gli altri due corsi trasmettono una traccia che spiega come utilizzare le schede per bilanci con piccoli gruppi di utenti. I partecipanti al Laboratorio di bilancio di competenze possono acquistare la traccia che spiega come utilizzare le schede con piccoli gruppi (15 pagine) a un costo aggiuntivo di 60 €.

 

  1. Nel Laboratorio di bilancio di competenze il percorso di bilancio individuale viene sperimentato per intero, mentre nel corso Cassetta degli Attrezzi il tema del bilancio di competenze è trattato in una sola giornata e perciò non c’è tempo per sperimentare tutte le schede. Inoltre la sperimentazione delle schede è focalizzata sulla modalità con piccoli gruppi.

 

Il docente Leonardo Evangelista

Sono uno psicologo del lavoro e ho iniziato a svolgere bilanci di competenze nel 1999. Nel mio percorso professionale ho contribuito alla messa a regime dei bilanci di competenze presso i Centri per l’impiego di varie province toscane  e per anni ho svolto bilanci di competenze presso i Centri per l’impiego delle province di Firenze e Siena. Grazie alla mia esperienza e a molti approfondimenti su bilanci di competenze svolti anche all’estero ho messo a punto un modello originale di bilancio di competenze e formato allo svolgimento di bilanci di competenze oltre 2.000 operatori. Vedi un elenco delle mie attività formative nel settore dell’orientamento e delle risorse umane. Sul bilancio di competenze ho scritto molti articoli reperibili sul mio sito www.orientamento.it. Vedi più in basso.

Per informazioni è possibile scrivermi all’indirizzo l.evangelista chiocciolina orientamento.it, il mio cell. è *.384.640.194 (sostituire un 3 all’asterisco).

Alcuni dei miei articoli sul bilancio di competenze

  1. Cos’è il bilancio di competenze?
  2. Bilancio di competenze e orientamento
  3. Bilancio di competenze, autoefficacia e stili di attribuzione
  4. Una descrizione di Bi.dicomp
  5. Bilancio di competenze, fine di un mito
  6. La prossima regolamentazione del bilancio in Italia?
  7. Il bilancio di competenze dei docenti neo assunti
  8. Bibliografia e strumenti operativi sul bilancio di competenze nell’orientamento

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

La messa a regime dell’assegno di ricollocazione aumenta le possibilità di lavoro per gli operatori di orientamento

assegno di ricollocazione

Dal 3 aprile entrerà a regime in tutta Italia l’assegno di ricollocazione. Finora l’assegno di ricollocazione è stato attivato in via sperimentale per circa 30.00 persone. Con la messa a regime il Governo pensa di coinvolgere almeno 70.000 persone.

 

L’assegno di ricollocazione è servizio di assistenza intensiva e personalizzata al disoccupato che percepisce la NASPI (indennità di disoccupazione) da almeno 4 mesi. Viene svolto da Centri per l’impiego e altri soggetti accreditati (ad esempio Agenzie per il lavoro e agenzie formative private accreditate). In alcune regioni (per esempio la Lombardia) dispositivi simili sono già in vigore da alcuni anni. Il disoccupato non riceve  indennità aggiuntive alla NASPI; è invece prevista una indennità per il CPI o i soggetti accreditati se il disoccupato trova lavoro.

 

Con l’assegno di ricollocazione il disoccupato viene preso in carico per 6 mesi (prorogabili di altri 6) da un operatore di orientamento che lo aiuta a definire un obiettivo e pianificare una ricerca di lavoro intensiva. A seconda dei casi possono essere previsti colloqui settimanali, quindicinali o mensili.

 

E’ ovvio che con una modalità di questo tipo la richiesta di operatori di orientamento cresce.

 

Enche in Italia è in atto il trend di fornire un sostegno economico alle persone sotto la soglia di povertà o che perdono lavoro, subordinandolo, come in altri Paesi, alla partecipazione ad attività di ricerca di lavoro o di formazione. I Governi Renzi e Gentiloni hanno  aumentato l’importo e la durata dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti (la Naspi), previsto una indennità per collaboratori coordinati e continuativi (la DIS-Coll) e un assegno per le famiglie bisognose (il REI, Reddito di Inclusione). Il reddito di cittadinanza promesso dai 5 Stelle prevede un allargamento della platea dei soggetti assistiti a circa 9 milioni di persone; anche il questo caso, come per il REI, il sostegno al reddito è subordinato all’adesione a percorsi di formazione e reinserimento professionale.

 

Poiché in un contesto di questo tipo il ruolo degli operatori di orientamento è fondamentale possiamo prevedere nel breve-medio periodo (anche ammettendo che le promesse elettorali non siano interamente rispettate) un forte aumento della richiesta di operatori di orientamento da parte di Centri per l’impiego, Agenzie per lavoro e Agenzie formative accreditate.

 

In sintesi, sulla base di questi sviluppi  possiamo dire che l’orientamento è al momento un buon settore dove investire per il proprio sviluppo professionale.

 

Nei giorni 3-4-5 Maggio terrò a Milano il corso La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di orientamento. Il corso fornisce gli strumenti metodologici e operativi per svolgere attività di orientamento per i disoccupati che utilizzano l’assegno di ricollocazione. Vedi la pagina dedicata al corso.

 

Per approfondimenti vedi:

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

“Il lavoro c’è, eccome, è la manodopera che manca”

Anche Confindustria Trento interviene nel dibattito sull’orientamento alle medie superiori. In una intervista a Il Corriere della Sera il vicepresidente Enrico Zobele inrterviene dicendo che:

“Abbiamo richiamato spesso la necessità di una più solida alleanza tra il mondo della formazione e il mondo del lavoro, per una maggiore corrispondenza tra i percorsi di studio e i fabbisogni del mercato. Le nostre imprese cercano risorse senza trovarle, soprattutto sul territorio. È un grosso problema per le aziende, per alcuni associati addirittura il primo dei problemi, ma è anche un fatto inaccettabile a livello sociale, in una fase in cui la disoccupazione giovanile resta tra le principali emergenze. Troviamo fuori luogo le critiche mosse all’iniziativa di Confindustria Cuneo, che ha soltanto ritenuto di condividere con i giovani e le loro famiglie dati di realtà che spesso vengono ignorati dalle analisi e dal dibattito mediatico.”

Nel dibattito interviene anche una dirigente di ENAIP Trentino, Maria Cristina Bridi:

“La lettera di Cuneo è stata un’iniziativa informativa lodevole e utile, un bel bagno di realtà: i numeri sono quelli, le figure professionali che mancano sono quelle; se avessi il triplo di manutentori industriali da offrire farei felici le aziende del territorio continuamente alla loro ricerca (industrie, caseifici, cantine sociali, cartiere…). C’è una forbice aperta tra necessità e offerta: il lavoro c’è, eccome, è la manodopera che manca. Forse servirebbero più scuole professionali nel territorio e maggior mobilità interregionale, oltre a un orientamento mirato e oggettivo per i ragazzi che stanno per terminare le scuole medie: a quell’età sono ancora piccoli, alcuni hanno bisogno di essere avviati, sulla base anche di prospettive future concrete, alle scuole professionali, nelle quali possono valorizzarsi e trovare soddisfazione, piuttosto che essere indirizzati a percorsi da cui usciranno sconfitti già al primo anno. Ricostruire una carriera scolastica poi è dura, perché subentrano demotivazione, disistima e rabbia.”

Leggi l’articolo de Il Corriere della Sera.

 

Milano 4, 5, 6 Maggio 2018: edizione aggiuntiva del Corso La Cassetta degli Attrezzi per il Career coaching e l’Outplacement

 

corso orientamento

Poiché il corso Cassetta degli Attrezzi per il Career coaching e l’Outplacement previsto a Milano per i giorni 13, 14, 15 Aprile non ha più posti disponibili, ho previsto un’altra edizione a Milano per i giorni 4, 5, 6 Maggio 2018. I primi 10 iscritti pagheranno una quota di iscrizione ridotta di 320 € invece di 360 €, perciò se sei interessato/a iscriviti al più presto.

Per informazioni e iscrizioni vai a questa pagina.

Per informazioni puoi usare il modulo qui sotto.

 

 

in Italia 500.000 privilegiati: più anni di pensione che di lavoro

Secondo dati INPS ripresi da Il Corriere della Sera:

“sono 471.545 i pensionati italiani che ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti da oltre 37 anni, ovvero con una decorrenza antecedente rispetto al 1980. Il che significa che hanno trascorso, nella loro vita, più tempo in pensione che al lavoro.”

Si tratta di persone che sono andate in pensione prima di 50 anni. Ovviamente i contributi versati non coprono l’ammontare della pensione ricevuta finora.

Il deficit pensionistico è uno dei motivi per cui l’Italia è fortemente indebitata, cresce a fatica e penalizza i giovani: le risorse che vengono utilizzate per pagare le pensioni sono risorse ‘rubate’ a infrastrutture, scuola e università, innovazione, welfare a mamme e disoccupati.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 12 febbraio 2018. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Ridicolo: corsi universitari in inglese incostituzionali

La Corte Costituzionale italiana ha stabilito che i corsi universitari solo in inglese sono incostituzionali. Qui la sentenza.

La sentenza è un grande sostegno alla diffusione del sapere italiano all’estero  e promuove l’impiegabilità degli studenti italiani; promuove anche l’economia italiana. Ovviamente scherzo. Con corsi solo in italiano o soprattutto in italiano la percentuale di studenti stranieri che verranno a studiare nelle università italiane rimarrà all’attuale 2% degli studenti o addirittura diminuirà. Inoltre gli studenti italiani perdono un’occasione importante per migliorare il proprio inglese frequentando un corso universitario tutto in inglese. La diffusione all’estero del sapere prodotto in Italia sarà mortificata. E’ una misura miope e protezionista.

Tanto per fare un paragone, In Germania i corsi di laurea in inglese sono più di 1.200, ai quali vanno aggiunti circa 300 corsi di dottorato. Perfino in Francia, nonostante la proverbiale ritrosia nei confronti dell’inglese, ci sono 450 percorsi di laurea la cui didattica è esclusivamente in tale lingua. Dunque tedesco e francese meritano meno tutela dell’italiano? Tedeschi e francesi tengono alla loro lingua meno di noi? O più semplicemente sono meno provinciali? Vedi la situazione in Europa.

L’Accademia della Crusca, sul proprio sito, commenta dicendo che:

“Scrive la Corte che la lingua italiana, nella sua ufficialità, e quindi primazia, è vettore della cultura e della tradizione immanenti nella comunità nazionale, tutelate anche dall’art. 9 della Costituzione. La progressiva integrazione sovranazionale degli ordinamenti e l’erosione dei confini nazionali determinati dalla globalizzazione possono insidiare tale funzione della lingua italiana, ma tali fenomeni non devono costringere quest’ultima in una posizione di marginalità: al contrario, il primato della lingua italiana non solo è costituzionalmente indefettibile, ma diventa ancor più decisivo per la perdurante trasmissione del patrimonio storico e dell’identità della Repubblica, oltre che garanzia di salvaguardia e di valorizzazione dell’italiano come bene culturale in sé.
La Corte prosegue affermando che la “centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana si coglie particolarmente nella scuola e nelle università”. L’obiettivo dell’internazionalizzazione – questo il parere della Corte – “deve essere soddisfatto […] senza pregiudicare i principî costituzionali del primato della lingua italiana, della parità nell’accesso all’istruzione universitaria e della libertà d’insegnamento”.

Sabino Cassese, in una intervista su Il Foglio, commenta che:

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo dell’attuale utilizzo dell’inglese come lingua franca?

Un enorme progresso della scienza, grazie a contatti consentiti e facilitati dall’uso di un mezzo comune. Questo vale non solo per la fisica o la trigonometria o la biologia o la medicina, che sono la stessa cosa ovunque nel mondo, ma anche per altre discipline, considerate, a causa dello statalismo e del nazionalismo, come necessariamente legate a ciascuna nazione. Penso al diritto, la cui cultura sta riscoprendo princìpi universali e rivalutando il giusnaturalismo. Ricordiamoci che universalità del diritto e universalità della lingua vanno di pari passo.

Insomma, dobbiamo rinunciare alla nostra lingua?

Attenzione a non cadere nella trappola degli “avvocati dell’italiano”, che vedono nella decisione del Politecnico la scelta di “bandire la lingua italiana”. Vale ancora quel che scrisse il grande storico del cristianesimo Ernest Renan: una nazione è una lingua, è un’anima, è una storia comune. Ma gli ultimi secoli ci hanno anche insegnato che esistono minoranze linguistiche da tutelare all’interno delle nazioni (pensi all’art. 6 della Costituzione italiana), che vi sono non italofoni che vanno tutelati nel processo (mi riferisco all’art. 111 della Costituzione), che non vanno fatti trattamenti diseguali sulla base della lingua (lo dice l’art. 3 della nostra Costituzione), che esistono stati multinazionali e con più lingue (pensi soltanto all’Impero austriaco), che le lingue europee, pur essendo diverse, hanno elementi comuni, che costituiscono lingue transglottiche di superstrato, che convivono con le lingue locali e le influenzano. Insomma, che vale per la lingua quel che vale per la nostro viver civile: siamo nello stesso tempo romani, italiani ed europei. Nessuna di queste qualifiche esclude le altre. Gli italiani che frequenteranno corsi (biennali e triennali) impartiti interamente in inglese non saranno meno italiani, ma avranno avuto anche l’opportunità di far parte di una comunità più ampia, di incontrare svedesi, russi, francesi, tedeschi, e di studiare, comunicare e lavorare con loro.ì

Passiamo all’aspetto pratico. Lei ha spiegato perché questa è una classica battaglia di retroguardia. Perché è contrario?

Invertiamo i rapporti. Immagini un giovane italiano che voglia andare in Olanda a studiare, o in Finlandia. Ci andrà se vi sono facoltà dove l’insegnamento è impartito in inglese, come in effetti accade. Ma se gli si chiede di seguire anche un 20 o 30 per cento di corsi in olandese, perché mai quel giovane italiano dovrebbe andare in Olanda o in Finlandia?

(…)

Insomma, trova la sentenza criticabile?

La sentenza si presta a numerose critiche. Una storica: ne deriva, infatti, che era più autonoma l’università di Napoli sotto i Borboni, quella di Pisa sotto i Granduchi di Toscana e quella di Parigi sotto i re di Francia, del Politecnico di Milano oggi, secondo il “dictum” della Corte costituzionale. Lì, infatti, tutti gli insegnamenti potevano farsi in latino, che non era certo la lingua comune di quegli stati, qui si possono fare in inglese, ma “con juicio”, in piccole dosi. Altra singolarità di questa sentenza: il Parlamento italiano, con la legge del 2010 impugnata dinanzi alla Corte costituzionale, ha lasciato più autonomia alle Università di quanta la Corte consideri accettabile. Quest’ultima, che dovrebbe essere la garante di quella Costituzione che assicura autonomia agli atenei, ha messo – nel modo ambiguo che ho detto – le braghe all’Università.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 9 febbraio 2018. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

Cuneo: gli Industriali alle famiglie: servono tecnici

lettera alle famiglie

Il Presidente di Confindustria Cuneo ha scritto una lettera alle famiglie che assieme ai propri figli devono scegliere le superiori segnalando che mancano figure tecniche. La segnalazione è probabilmente dovuta al fatto che una parte consistente degli studenti sceglie indirizzi che formano figure poco richieste dal mercato del lavoro. La lettera è riprodotta in fondo a questa pagina.

Nella sua rubrica su Il Corriere della Sera il giornalista Aldo Cazzullo racconta che:

Due anni fa sono stato a Saluzzo. È un paese che conosco bene, vi ho abitato tre anni. Ogni estate venivano 600 ragazzi dalle valli povere del Cuneese a raccogliere la frutta. 
Adesso c’è un istituto artistico-pedagogico da 600 allievi e a raccogliere la frutta sono migranti africani. Ma a Saluzzo non ci sono 600 posti da artista e pedagogo. Lunedì scorso sono stato al liceo di Zagarolo. Ho trovato ragazzi attenti e sensibili. Molte domande venivano dalla classe prima, sezione H. Questo significa che il liceo classico di una cittadina di 17 mila abitanti ha otto sezioni. Sarebbe meraviglioso che l’industria culturale riuscisse a trovare lavoro a tutti. Considerato il consumo di giornali, libri, cd, dvd, cinema, teatro da parte dei giovani, la vedo dura (è vero, mancano i soldi; ma neppure l’apericena è gratis).

 

La lettera del Presidente Confindustria dice che:

Lettera alle famiglie cuneesi

Il presidente Mauro Gola scrive una lettera aperta alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli.

Cari genitori,

tanti di voi, si trovano in questi giorni ad affrontare una difficile decisione: la scelta della scuola superiore per il proprio figlio.

Una scelta dalla quale dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo, ma che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà.

Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo.

Ed ecco il consiglio che gli industriali cuneesi vogliono darvi.

Riteniamo che la cosa più giusta da fare sia capire quali sono le figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità.

Un atteggiamento che potrete definire squisitamente razionale, ma che sicuramente denota RESPONSABILITA’, sia nei confronti dei nostri figli, che del benessere sociale e del nostro territorio.

Nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori.

Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari. Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità.

Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi.

Poi la scelta sarà vostra e dei vostri ragazzi e qualsiasi percorso scolastico individuerete, avrete fatto una buona scelta perché tutte le scuole della nostra Provincia sono eccellenti e qualificate.

I nostri uffici sono a vostra completa disposizione se vorrete più informazioni sul mercato del lavoro in provincia di Cuneo.

Da parte mia e nostra, vogliamo fare tanti auguri ai vostri ragazzi per il loro futuro, un futuro in cui il lavoro avrà un ruolo fondamentale per il loro essere uomini e donne, componenti consapevoli e responsabili di questa società.

Il Presidente Mauro Gola

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 28 gennaio 2018. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

Milano Formazione all’Orientamento per Operatori

bussola orientamento

Corso La Cassetta degli attrezzi del Consulente di Orientamento

A Milano: 13, 14, 15 Aprile 2018

Il corso in tre giornate (21 ore d’aula, in orario 9,30-13 e 14-17,30) fornisce le conoscenze e gli strumenti per svolgere consulenza di orientamento con persone adulte.

Le tre giornate sono dedicate a:

  • le teorie di base e il contesto della consulenza di orientamento
  • la gestione del colloquio di orientamento utilizzando le abilità di counseling
  • strumenti per lo svolgimento di bilanci di competenze in modalità
  • individuale e in piccolo gruppo
  • strumenti per la consulenza sulla ricerca di lavoro in modalità individuale e in piccolo gruppo.

Il docente è Leonardo Evangelista. Leggi cosa dicono i partecipanti alla precedente edizione.

 

A MILANO il costo di partecipazione è 320 € (sono rimasti 5 posti disponibili) invece della quota ordinaria di 360 €) L’iscrizione e informazioni aggiuntive sono disponibili da questa pagina.

I primi che si iscrivono pagano una quota ridotta. Se vuoi partecipare ai seminari a costo ridotto ISCRIVITI SUBITO.

Maggiori informazioni e istruzioni di pagamento a questa pagina. Per contatti puoi utilizzare il modulo qui sotto. Il mio cell. si ottiene dalla sottrazione 5.384.640.194-2.000.000.000.

Sei impegnato nelle date dei due seminari o non ti vuoi spostare? Fai il corso a distanza (i materiali sono gli stessi). Sei maggiormente interessato all’orientamento scolastico? Acquista la Guida ‘Fare orientamento nelle scuole secondarie di 2’ grado (medie superiori)’

Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

 

 

 

2018: Cambiano gli sgravi per i nuovi assunti

 

uffici

Nel 2018 le imprese perdono le agevolazioni sugli 1,4 lavoratori assunti a tempo indeterminato nel 2015 (l’esenzione del 2015 era prevista per 3 anni, il risparmio sull’assunzione di ogni lavoratore è stato di circa 24.000 €).

Per il 2018 sono previste nuove agevolazioni, rivolte a giovani e alle regioni del Sud. Le agevolazioni dono pari alla metà dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, per tre anni ed entro i 3mila euro di tetto massimo. Sono riservate alle assunzioni a tutele crescenti di under 30 (soltanto per il 2018 si arriva fino agli under 35) che non siano stati precedentemente occupati stabili. Il bonus può salire al 100% dei contributi dovuti dall’impresa (fermo restando il tetto a 3mila euro massimi all’anno, 250 al mese) qualora il giovane assunto venga da periodi di alternanza scuola/lavoro o abbia svolto periodi di apprendistato nell’azienda.

Nel Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna) grazie ai fondi europei lo sgravio, previsto però solo per il 2018, sale al 100% e riguarda pure gli over 35, purché privi di un impiego regolarmente retribuito negli ultimi sei mesi.

Per maggiori informazioni leggi l’articolo su La Repubblica.

Note: Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 30 novembre 2009. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

 

Gli Stratagemmi Terapeutici di Giorgio Nardone

Giorgio Nardone Psicoterapia Breve a Lungo termine

Giorgio Nardone e gli stratagemmi terapeutici

Questo articolo elenca una serie di stratagemmi terapeutici (prescrizioni) dello psicoterapeuta Giorgio Nardone. Gli Stratagemmi terapeutici sono indicazioni date al paziente e/o ai suoi familiari di fare o non fare determinate cose al di fuori della seduta. Nel suo libro Psicoterapia breve a lungo termine (2017) Nardone afferma di averne elaborati oltre 50.

L’obiettivo di questo articolo è realizzare un catalogo degli stratagemmi terapeutici riportandone una descrizione, i casi in cui vanno utilizzati e i libri in cui sono descritti.

Gli stratagemmi terapeutici (prescrizioni) sono elencati in ordine alfabetico. I numeri indicano la pagina del libro di Giorgio Nardone da cui è stata ripresa la descrizione. Il primo numero indica la pagina da ci è stato ripreso lo stratagemma terapeutico, i numeri successivi altre pagine dove si parla dello stesso stratagemma. In alcuni casi i libri hanno anche altri autori oltre a Nardone, che non indico per brevità. I libri sono indicati con le seguenti sigle:

  • PBLT sta per Psicoterapia breve a lungo termine (2017)

La descrizione dettagliata degli stratagemmi terapeutici di Giorgio Nardone

 

Congiura del silenzio. Il terapeuta istruisce i familiari a evitare di parlare del problema che ha portato la persona dal terapeuta.
Quando si usa: quando parlare del problema in famiglia non ha portato un miglioramento, ma solo la persistenza e l’irrigidimento del problema PBLT 161.

 

Definizione dell’obiettivo terapeutico. Che cosa dovrebbe cambiare, nella tua vita, per dirci grazie di avermi aiutato?
Quando si usa: all’inizio del trattamento del paziente. PBLT 78.

 

Dieta paradossale (la). Nei casi come il tuo, se c’è una cosa che non funziona, e l’idea della dieta. La dieta implica il controllo, ma il tuo sforzo di tenere tutto sotto controllo ti fa perdere il controllo. Finché mangi seguendo un’ipotetica dieta basata sulle calorie o sui principi nutritivi, psicologicamente costruisci in te la voglia di ribellarsi, di trasgredire. Se per 10 giorni, anziché una dieta basata sulle calorie o sulle sostanze nutritive ti proponessi una dieta basata su ciò che ti piace mangiare di più nei tre pasti? Ne voglio solo tre: colazione, pranzo e cena, con solo e soltanto ciò che ti piace di più, senza alcuna limitazione né di qualità né di quantità. Nessun limite. Se te lo concedi puoi rinunciarci, se non te lo concedi diventa irrinunciabile. Tu ora non te lo concedi e diventa irrinunciabile, mentre se ti concedi di mangiare nei tre pasti quello che ti piace di più riuscirai ad arrivare al pasto successivo senza aver spilluzzicato, e quello che mangerai sarà molto meno di quanto mangi di solito perdendo il controllo proprio nel tentativo di controllarti. Fa’ questo esperimento ed evita le restrizioni perché ogni restrizione apre la porta alla trasgressione.
Quando si usa: con pazienti che senza successo cercano di perdere peso attraverso la restrizione alimentare. Con questa manovra si blocca la tentata soluzione di cercare di non mangiare cibi appetitosi, che in realtà li rende ancora più desiderabili. Inoltre, concentrando i pasti in soli tre volte, si ottiene il doppio obiettivo di mangiare in maniera velatamente controllata – non avendo limitazioni si avranno meno tentazioni – e di ridurre la quantità, evitando di fare spuntini nel corso della giornata. PBLT 112, 44.

 

Immagina il tuo futuro fra sei anni. Devi guardare in avanti, pensare al tuo futuro e devi dirmi dove vorresti essere, a fare cosa e con chi fra sei anni. Libera la fantasia, non farti limitare dagli schemi, e fra qualche settimana ne riparliamo.
Quando si usa: per aiutare il paziente che sta uscendo dal problema a progettare il proprio futuro. PBLT 98.

 

Lettera al terapeuta. È necessario far uscire il veleno che porti dentro di te verso tutto il mondo. Per questo mi devi scrivere delle lettere che inizieranno così ‘Caro Dottore…..’ Qui darai spazio a tutta la rabbia e rancore che ti stanno avvelenando dentro e fuori.
Quando si usa: per canalizzare l’ossessione paranoica, e per far defluire il sovraccarico di rabbia e tensione che la persona non riesce a gestire e provoca crisi isteriche. L’incipit Caro Dottore fornisce il distacco relazionale che permette l’intimità: il carisma del terapeuta consiste nel sapersi muovere fra distacco intimità. PBLT 117.

 

Lettera venefica (la) (mia definizione). Da qui a 10 giorni, quando ci rivedremo, àrmati di carta da lettere e ogni giorno scrivi una lettera a tua sorella con tutte le cose peggiori che le vuoi dire. Vacci proprio giù pesante! Non voglio che tu le dia a lei, ma che le porti a me, e ne discuteremo io e te. Non puoi cambiare tua sorella, ma ascolta bene quello che ho da dirti: voglio che ogni giorno tu metta tutto il veleno che hai dentro di te e che ti sta intossicando dentro un canale per farlo defluire. Questa è la funzione delle lettere contro tua sorella. Hai capito? Sei d’accordo? Con lei eviti di parlare di tutto e la guardi come se tu fossi una mia allieva che osserva un caso clinico: ne devi cogliere tutte le patologie, tutte le miserie, e devi scriverle tutte. Quindi da una parte ti chiedo di essere una mia allieva e dall’altra ti chiedo di essere te stessa con tutto il veleno che hai dentro, ti va bene?
Quando si usa: nel caso di rapporti conflittuali con un membro della famiglia se il terapeuta non vuole o non può usare la tecnica del pulpito serale. PBLT 111

 

Peggiore fantasia (la). Da qui a quando ci rivedremo, fra due settimane, ogni giorno ti ritagli 30 minuti per eseguire un compito particolare. Vai in una stanza di casa tua dove sai che nessuno ti disturberà; ti metti comodo, rilassato, con le luci abbassate, metti la sveglia a 30 minuti e in questi 30 minuti ti cali in tutte le peggiori fantasie rispetto alla tua situazione. (Il terapeuta fa degli esempi centrati sulle problematiche del paziente: Immagina di essere al ristorante con persone che non conosci, perdi il controllo, torni a casa da sola, ti viene un attacco e non c’è nessuno e pensi adesso soffoco, morirò) devi calarti nel peggio, lasciandoti andare a tutto quello che ti viene da fare, che ti venga da urlare, piangere, imprecare…. Qualunque cosa. Quando suona la sveglia, stop, finito tutto…. Stacchi la sveglia, ti vai a lavare il viso e torni alla tua giornata.

Nell’incontro successivo: Adesso facciamo evolvere il compito della peggiore fantasia in un secondo step, nel quale spargeremo i 30 minuti nell’arco della giornata, e questa volta, senza isolarti, perché sarà un compito mentale. Quindi ogni giorno, alle 9, 12, 15, 18 e 21, da qui a quando ci rivedremo, guarderai l’orologio per cinque minuti cercherai tutte le peggiori fantasie. Concentrerai tutto quello che facevi in mezz’ora in cinque minuti, cinque volte al giorno. Qualunque cosa tu stia facendo, senza interromperti, che tu sia al lavoro o a casa, continua a fare quello che stai facendo. Questa volta possiamo anticiparlo: darai la caccia alle tue paure e le scaccerai, senza che ti spaventino. Oppure proverai qualche sensazione che poco dopo svanirà, perché è come se evocassi un fantasma e, toccandolo, lo facessi svanire ogni volta.

Nell’incontro successivo il terapeuta fa utilizzare i cinque minuti di peggiore fantasia in due modalità: come strategia di prevenzione, ovvero prima di fare qualcosa di cui il paziente ha paura, in questo modo il paziente imparerà a evocare le sue paure in anticipo, per canalizzarle ed esserne più libero al momento di fronteggiarle. In altri termini chiediamo al paziente di guardare in faccia la paura in anticipo affinché si trasformi in coraggio. La seconda modalità è quella di pronto intervento: nel caso in cui dovesse presentarsi la paura il paziente dovrà amplificarla e portarla mentalmente all’esasperazione per scioglierla.
Quando si usa: con pazienti ansiosi a causa di particolari situazioni o timori. PBLT 133, 136, 138.

 

Pensare come se. Al mattino devi farti una domanda: cosa mi piacerebbe fare oggi di differente rispetto a quello che ho fatto finora, come se mio problema fosse completamente risolto? Delle cose che ti vengono in mente, prendi la più piccola e minimale e mettila in pratica come se avessi completamente superato ogni tuo problema.
Quando si usa: per far acquisire al paziente comportamenti positivi PBLT 165, 169, 170

 

Pulpito serale. Tutte le sere, prima di cena, andate in salotto e voi (i familiari del paziente) vi mettete seduti, mettete la sveglia in modo che suoni mezz’ora dopo e tu (il paziente), in piedi per mezz’ora, ti lamenti di tutti tormenti che hai avuto nella giornata. Voi dovete rimanere in religioso silenzio, senza dire una sola parola. Quando la sveglia suona, la spegnete e stop, fino alla sera dopo si evita di riparlare di quelle cose. La sera dopo si ripete di nuovo la procedura. Al di fuori della mezz’ora, qualunque cosa il paziente vi dica, voi dovete rispondergli: ‘Stasera c’è il tuo spazio’. Ovviamente potete parlare di cose costruttive, ma non dei problemi. Non appena si entra nell’area del problema dovete dire: ‘Stasera avrai il tuo spazio’.
Quando si usa: con pazienti che hanno un atteggiamento vittimistico e ricattatorio o fortemente depressi o con mancato controllo degli impulsi; lo stratagemma ne riduce l’aggressività PBLT 162, 23, 65, 68.

 

Racconta la vita all’indietro. Da qui a quando ci rivedremo, raccontaci a ritroso, da dove sei ora all’indietro, tutto il passato come un romanzo, nei tratti salienti, capitolo per capitolo. Questo a noi serve solo come didascalia, a che serve perché dobbiamo mettere il passato nel passato, per evitare che influenzi il tuo futuro.
Quando si usa: nelle situazioni in cui una persona riferisce eventi passati ancora vissuti in modo doloroso e fallimentare PBLT 169.

 

Ricerca della conferma contraddittoria. Ogni giorno, almeno per mezz’ora e al massimo un’ora, prendi un piccolo bloc-notes ed esci di casa, ogni giorno, con il solo proposito di ricercare nelle persone che incontri i segni che ti stanno rifiutando, che stanno pensando che sei un fallito, una persona da evitare. Osservo i loro volti, le loro espressioni, la direzione dello sguardo, un ghigno, una postura strana. Osserva come parlano fra loro. Puoi prendere subito nota oppure farlo quando torni a casa, l’importante è che ti concentri sulla ricerca di tutto ciò che conferma il tuo senso di rifiuto, di giudizio, di condanna.
Quando si usa: quando la persona si sente rifiutata e perseguitata dagli altri. Il terapeuta asseconda la credenza, ma in questo modo interrompe la tendenza del paziente a evitare il contatto con gli altri; in questo modo si modifica gradualmente la sua percezione dei rapporti interpersonali. PBLT 37, 38, 39, 41,72, 23.

 

Romanzo dei disastri (il). Da oggi tornando indietro con la memoria dovrà scrivere su un bel quadernone un capitolo delle avventure vissute in questi vent’anni: disastri e attacchi subiti, attacchi e disastri realizzati. È come se lei dovesse considerare l’oggi come il punto zero e sedendosi sulle macerie di quello che è stato distrutto, passare in rassegna tutti i fallimenti, tutti i torti subiti e realizzati, contemplandone il tragico splendore. Laddove ora le ferite sono aperte, dobbiamo far coagulare il sangue perché diventino cicatrici, altrimenti il passato continuerà a invadere il presente e a impedirle di costruire un futuro differente.
Quando si usa: nelle situazioni in cui una persona riferisce eventi passati ancora vissuti in modo doloroso e fallimentare PBLT 35, 36.

 

Altri stratagemmi terapeutici saranno aggiunti in seguito.

 

Su Giorgio Nardone vedi anche gli altri articoli:

 

Note: Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 18 gennaio 2018. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.