In Italia 117mila posti di lavoro vacanti

Mancano pizzaioli, sarte e persino medici ma secondo Unioncamere il 10% delle richieste di lavoro resta inevaso. Il caso del mondo dell’informatica l’Italia ha un gap di 4.400 laureati

Quello dei posti di lavoro rifiutati è tema che periodicamente torna a galla; a volte dando vita a leggende metropolitane, altre volte trovando riscontro nella realtà. E’ accertato ad esempio che nel corso della stagione appena conclusasi gli esercenti romagnoli hanno fatto fatica a trovare personale per i loro stabilimenti balneari e che solo sull’Adriatico ben 1.000 posti hanno rischiato di rimanere scoperti. E’ altrettanto vero che l’Azienda ospedaliera di Matera non riesce a trovare medici per alcune specialità, benchè offra una busta paga di 3.000 euro netti. Anche alcuni settori del made in Italy però, faticano a trovare personale; ad esempio, le aziende del settore moda del Veneto sono alla disperata ricerca di sarte e ricamatrici: un’indagine a campione, su una piccola porzione di aziende ha rivelato un vuoto di 122 posizioni. E molti ristoranti e pizzerie della penisola dovrebbero chiudere i battenti per mancanza di cuochi e pizzaioli che dobbiamo far arrivare dal Nord Africa.

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Lavare i piatti da Mc Donald è utile, soprattutto a chi fa il liceo

Chi segue il percorso liceale e lo proseguirà, poi, all’università rischia di fare l’ingresso nel mondo del lavoro molto tardi e senza aver mai fatto alcuna esperienza lavorativa prima della laurea. Non è un caso se le imprese si lamentano di aver «difficoltà nel reperire personale capace di inserirsi velocemente in un contesto organizzativo e dunque dotato di competenze trasversali o soft skills».

Questa frase, ma è solo un esempio, la trovate scritta nel Piano Strategico della zona omogenea dell’Eporediese (p.31) ed è una delle principali “lamentele” che le imprese canavesane rivolgono alla scuola. Sono sicuro, però, che non si tratti di un caso isolato, vero? È, purtroppo, vero. I nostri studenti, spesso, non sono autonomi, hanno poca fiducia in loro stessi, non sono flessibili, reagiscono male alle difficoltà e allo stress, non sono capaci di pianificare e organizzare il proprio tempo, non sono puntuali nelle consegne, non comprendono e accettano il loro ruolo in un’organizzazione e non lavorano bene in gruppo. La scuola italiana (e includo anche l’università) non riesce a far acquisire agli studenti queste competenze, anzi. A volte è addirittura di ostacolo. Questo fa sì che non sia raro trovare uno studente, bravissimo, che arrivato al termine del suo percorso di studi si trovi totalmente spaesato all’interno di un contesto lavorativo.

A scuola i ragazzi apprendono in modo forzato e assistito (il docente dice loro cosa studiare e poi verifica se lo hanno fatto), nel mondo del lavoro la formazione deve essere continua e autonoma, a scuola hai sempre una seconda chance, nel lavoro non è detto, a scuola il mancato rispetto di una scadenza non ha conseguenze, nel lavoro sì, etc.

Ecco quindi spiegato lo scopo dei percorsi di alternanza. Non vai da McDonald per imparare a lavare piatti. Ci vai per fare esperienza, in un contesto protetto, di competenze indispensabili nel mondo del lavoro e che difficilmente si apprenderanno a scuola. Ci vai perché sarà anche vero che chi frequenta il Liceo Classico e vuole laurearsi in Lettere non andrà mai a lavorare da McDonald (ma ne siamo sicuri?), però la capacità di lavorare in gruppo, pianificare e organizzare le proprie attività e riuscire a lavorare per ore mantenendo la concentrazione sono tutte competenze che deve avere il lavoratore di McDonald tanto quanto qualsiasi altro lavoratore.

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Il sogno realizzato di Anna, diplomata al Royal Ballet a 57 anni

Da piccola si immaginava ballerina alla Scala, invece è diventata prof di Lettere. La scelta di ricominciare 50 anni dopo perché “per una passione non è mai troppo tardi”. E ora il diploma da ‘cigno d’argento’.

“Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, diceva  Shakespeare. Quelli di Anna avevano la leggerezza impalpabile dei tutù, il rosa delle scarpette, il profumo della polvere di gesso sul legno del palcoscenico. Dopo cinquant’anni, e dopo una vita tutta diversa passata a insegnare italiano sui libri e nelle aule tra il Veneto e l’Europa, la bambina che voleva volteggiare alla Scala ha ottenuto il diploma del Royal Ballet. Diventando, a 57 anni, la ballerina classica più anziana d’Italia.

Sorriso aperto e modi schivi, Anna, originaria di Mestre, non sembra una pensionata ora che ha la qualifica di “cigno d’argento”. L’entusiasmo cancella le rughe, non solo dal cuore. E poco importa se non potrà insegnare sulle punte: ha realizzato quello che inseguiva da piccola, riscelto una mattina d’autunno per caso e per allegria. Fa parte di quella nutrita pattuglia di over 50 che, dopo aver parcheggiato per un tratto di vita le loro passioni, hanno osato riprenderle in mano. Convinti che non sia mai tardi per realizzare un sogno, a dispetto della carta d’identità. Pronti ad infischiarsene dei muscoli poco allenati e della memoria che recalcitra. Con dedizione, impegno e una costanza spesso sconosciuta in gioventù.

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USA: Gli uomini dicono no a i posti “femminili”

Secondo una ricerca Usa, i disoccupati tendono a rifiutare lavori considerati femminili, in cui la domanda supera l’offerta. E spesso sono le loro stesse compagne a scoraggiarli. Per contrastare il fenomento sono anche state avviate campagne per promuovere l’iscrizione di uomini ai corsi per diventare infermieri con lo slogan: “Sei abbastanza uomo… per fare l’infermiere?”

C’erano una volta i mestieri da uomo e i mestieri da donna: i primi erano lavori pesanti e logoranti, oppure collegati a una grande responsabilità, mentre i secondi richiedevano un maggiore coinvolgimento emotivo, oppure erano per posizioni subalterne agli alti livelli, sempre e irrevocabilmente occupati da uomini. Esistono ancora mestieri da uomo e mestieri da donna? Sulla carta, no: l’emancipazione femminile ha fatto passi da gigante negli ultimi cinquant’anni, con sempre più donne (anche se non abbastanza) che ora sono in ruoli dirigenziali. Ma, di fatto, nella concezione che comunemente abbiamo dei diversi mestieri, ciò che può essere un’occupazione per un uomo e ciò che può esserlo per una donna rimangono due categorie ancora ben separate. È quanto sostiene uno studio ripreso dal New York Times, che mostra come, anche se per alcuni mestieri quali l’infermiere, l’assistente domestico o il fisioterapista ci siano negli Stati Uniti molte più offerte che domande, i disoccupati sono portati a rifiutarli perché li considerano da donne. Non solo: sono le loro stesse compagne a scoraggiarli e a spingerli a cercare altrove. Perché un certo bagaglio di mascolinità (o di femminilità) è ancora considerato un prerequisito fondamentale per alcuni impieghi.

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«Offro lavoro al ristorante da mesi ma nessuno si presenta»

A Bologna lo chef Poggi cerca ragazzi per sala e cucina, ma non li trova: «I problemi? Gravi ritardi, no al full time o al lavoro di domenica, una persona non gradiva il locale, per un’altra è scomodo perché in centro…»

Cercansi camerieri e aiuto cuochi disperatamente. Urgono alla Colombina, elegante ristorante del centro di cui è titolare Massimiliano Poggi. Ma tre mesi di annunci, tra social network (con 6 mila contatti), il passaparola fra colleghi che aveva sempre funzionato e indagini tramite agenzie, non sono serviti a nulla. «Sono arrivati meno di dieci curricula», si stupisce lo chef. E almeno la metà dei candidati ha finito per farsi di nebbia. Malgrado sul piatto ci fossero assunzioni in piena regola.

«A BOLOGNA SI STA BENE…» – «Si parla di disoccupazione giovanile, delle fughe all’estero, ma probabilmente non è vero che, per lo meno a Bologna, siamo messi così male». E Poggi di esperienza ne ha: tra i soci storici del Cambio e in cucina al ristorante di Trebbo che porta il suo nome ha sempre vissuto tra tavoli e fornelli. Ma è un tipo ottimista: «Sto cercando due ragazzi per la sala e uno per la cucina e voglio leggere questa mia inaspettata fatica, come un fatto positivo: il lavoro c’è, eccome, più di quanto se ne cerca».

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La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento, 15′ Edizione

La Cassetta degli Attrezzi del Consulente di Orientamento, 15′ Edizione

Il seminario, in 3 giornate, in orario 9,30-13 e 14-17,30 (21 ore d’aula), è tenuto da Leonardo Evangelista ed è dedicato agli strumenti di base per chi svolge attività di orientamento, career coaching e outplacement: la consulenza di orientamento con persone adulte in cerca di lavoro (1’ giornata), il bilancio di competenze con adulti (2’ giornata), la gestione del colloquio di orientamento utilizzando le abilità di counseling (3’ giornata). Il programma dettagliato di ogni giornata è accessibile a questa pagina (seminari 2, 3 e 5). La quota di iscrizione comprende anche un fascicolo di oltre 40 pagine contenenti schede da utilizzare nelle attività di orientamento con licenza d’uso e le istruzioni per utilizzarle.  Al momento sono previste edizioni a:

  • MILANO. Ottobre 2017: venerdì 20: la consulenza di orientamento con persone in cerca di lavoro, sabato 21: il bilancio di competenze con adulti, domenica 22: la gestione del colloquio di orientamento utilizzando le abilità di counseling. Il seminario si tiene in via Manzotti 10/A (zona viale Jenner, linea gialla della metro, 4 fermate da Stazione Centrale). Il costo di partecipazione è 360 € compresa IVA se dovuta. E’ possibile dormire presso la sede del seminario a 20 € a notte. E’ possibile partecipare anche a singole giornate, per informazioni chiedere al docente.

I posti sono limitati per questo suggerisco di iscriversi prima possibile. Tutti i seminari in questa pagina si tengono al raggiungimento di un numero minimo di iscritti, perciò prima di acquistare biglietti aerei o ferroviari è necessario richiedere conferma dell’effettivo svolgimento. Ai partecipanti ai seminari organizzati direttamente da Evangelista viene rilasciato un attestato di partecipazione a firma Leonardo Evangelista Formazione, scarica esempio esempio attestato aula.

I materiali soggetti a copyright vengono distribuiti ai corsisti con un’autorizzazione all’uso personale per lo svolgimento di attività di orientamento / career coaching / outplacement con i propri utenti. Le persone fisiche che desiderano ripartecipare a un seminario a cui hanno già partecipato possono iscriversi pagando la metà della quota di iscrizione. Per neolaureati e persone con scarsa esperienza nell’orientamento è consigliabile la lettura preliminare dei vari articoli del mio sito.

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La seconda vita di Lucia Beringer, da architetto in Germania a manager delle terme

Tedesca della Baviera, 58 anni, dal 2008 gestisce i Giardini Poseidon Terme di Ischia, dopo avere lavorato a lungo a Berlino partecipando a importanti progetti architettonici. Ora guida una macchina da 130 dipendenti e 5 milioni di euro di fatturato.

Lucia Beringer ha assunto il comando dell’azienda di famiglia nel 2008 per spirito di servizio. Non ha lasciato scritto ‘torno subito’ sulla porta del suo studio di architetto a Monaco. Infatti dopo dieci anni è ancora a Ischia, ed è contenta di esserci. Per quindici anni ha esercitato la sua professione. Viveva ancora in Germania quando dopo la laurea presa a Monaco ha partecipato a un bando pubblico dopo la caduta del Muro, ed è entrata nel pool di tecnici che hanno realizzato le Trias, le tre torri avveniristiche in vetro e acciaio che svettano nello skyline di Berlino. “Mia madre che gestiva il Poseidon mi ha chiesto di aiutarla. Non c’era preparazione ma una sana e affettuosa educazione familiare, e un buon accordo tra noi”. Pendolare per affetto, ha una figlia di 24 anni, Anna, che dopo qualche anno di economia adesso studia politica e relazioni internazionali e fa parte di una ong che si occupa di minori rifugiati.

 

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