Corsi su europrogettazione e orientamento inizio 2018

Segnalo i corsi in calendario per l’inverno e primavera 2018:

Corso di Europrogettazione: impara a progettare i Partenariati Strategici Erasmus+

Milano, sabato 17 e domenica 18 Febbraio 2018

Il corso si tiene in orario 9,30-13 e 14-17,30 in via Via Mauro Macchi 8 (5 minuti a piedi dalla Stazione centrale).

Il corso insegna come scrivere progetti di Partenariato Strategico. I partenariati strategici finanziano progetti di cooperazione o di innovazione educativa fra organizzazioni europee e sono una via d’accesso privilegiata per aspiranti europrogettisti e per quelle agenzie formative che desiderano ampliare il loro settore di attività alla progettazione europea.

Gli iscritti al Corso in aula avranno anche accesso gratuito ai miei due corsi online Finanziamenti europei: cosa sono e come ottenerli e Ottieni finanziamenti europei grazie a partenariati della durata di circa 1 ora ciascuno e del valore complessivo di 180 €.

Il docente è Leonardo Evangelista https://servizieuroprogettazione.it/chi-sono-2/ europrogettista e in passato valutatore di progetti per l’Agenzia Nazionale Erasmus+ e la Commissione Europea. Quest’anno i miei Partenariati Strategici sono stati approvati in Francia, Polonia, Svezia, Italia. Leggi alcune valutazioni ottenute dai miei progetti.

Il costo di partecipazione è di 210 € per i primi 10 iscritti e 260 € per gli altri. L’iscrizione e informazioni aggiuntive sono disponibili da questa pagina.


Corso La Cassetta degli attrezzi del Consulente di Orientamento

A Roma: 9, 10, 11 Febbraio 2018
A Bari: 23, 24, 25 Febbraio 2018
A Milano: 13, 14, 15 Aprile 2018

Il corso in tre giornate (21 ore d’aula, in orario 9,30-13 e 14-17,30) fornisce le conoscenze e gli strumenti per svolgere consulenza di orientamento. Le tre giornate sono dedicate a:

  • le teorie di base e il contesto della consulenza di orientamento
  • la gestione del colloquio di orientamento utilizzando le abilità di counseling
  • strumenti per lo svolgimento di bilanci di competenze in modalità individuale e in piccolo gruppo
  • strumenti per la consulenza sulla ricerca di lavoro in modalità individuale e in piccolo gruppo

Il docente è Leonardo Evangelista. Leggi cosa dicono i partecipanti alla precedente edizione.
Il costo di partecipazione è di 280 € per i primi 10 iscritti e 360 € per gli altri. L’iscrizione e informazioni aggiuntive sono disponibili da questa pagina.


I primi 10 iscritti a ogni corso pagano una quota ridotta. Se vuoi partecipare ai seminari a costo ridotto ISCRIVITI SUBITO.

Informazioni al cellulare (il mio cell. si ottiene dalla sottrazione 5.384.640.194-2.000.000.000), oppure col modulo qui sotto.

© Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Lavoro, più contratti a tempo indeterminato (ma non per i giovani) – Linkiesta.it

Secondo un articolo pubblicato sul sito Linkiesta:

La percentuale di lavoratori a tempo determinato che dopo un anno (tra il 2015 e il 2016 per esempio) ha visto il proprio contratto divenire permanente è cresciuta, ritornando simile a quella degli anni pre-crisi. Si tratta del 21,3%, contro il 16,4% del periodo peggiore, quello tra 2013 e 2014.

C’è una differenza relativa al livello di età. Il miglioramento più grande in questi ultimi anni è stato per i 45-54enni, dal 12,3% del 2013/14, al 20,9% del 2015/16. Più ridotto tra i giovani.

I precari del 2004 divenivano dipendenti a tempo indeterminato nel 2005 più facilmente se giovani. Ce la faceva il 30% dei 15-24 enni. Nel 2016 erano solo il 19,2% nella stessa fascia di età. Solo tra i 35 e i 44 anni la proporzione rimane la stessa, intorno al 24%.

A quanto pare ormai il passaggio da precariato a contratto permanente è più inteso come premio per l’esperienza, come strumento per trattenere il lavoratore esperto che potrebbe andarsene.

Anche perché oggi anche la persona specializzata viene assunta spesso a tempo determinato.

Ritroviamo in queste statistiche anche i cambiamenti di genere nel mondo del lavoro. Ovvero la crisi dell’uomo e l’emergere negli ultimi anni del ruolo della donna, che ha sofferto meno la crisi, avvenuta soprattutto in settori prevalentemente maschili come l’edilizia e l’industria.

E così rispetto a 12 anni fa oggi le differenze tra i sessi a livello di passaggio a tempo indeterminato sono molto diminuite. Erano decisamente maggiori nel 2004/05, con il 30,9% di uomini che riuscivano a fare il salto contro il 21,4% delle donne. Oggi siamo al 22,6% contro il 19,9%.

 

Leggi tutto l’articolo: Lavoro, più contratti a tempo indeterminato (ma non per i giovani) – Linkiesta.it

«Usare l’alternanza scuola-lavoro per prepararsi all’Università. E in classe si può stare un anno in meno»

Segnalo alcuni passi dell’intervista rilasciata oggi dal presidente della Crui Gaetano Manfredi a Il Corriere della Sera:

Dopo un anno di trattativa e con una decina di ritardo rispetto agli altri Paesi europei sono state istituite le lauree professionalizzanti, percorsi triennali molto pratici e tecnici che servono per avviare a professioni specifiche. Ma l’anno prossimo ci saranno 600 posti, una goccia nel mare.

«Ma gli Atenei si stanno tutti muovendo per questi nuovi percorsi, spero che riusciremo ad allentare i vincoli sul numero di studenti. So bene che in Paesi come la Germania, dove le lauree professionalizzanti hanno aiutato a formare i tecnici e gli esperti che hanno contribuito maggiormente dagli anni duemila allo sviluppo tecnologico del Paese, costituiscono il 40 per cento del totale delle lauree. Spero che già nel 2020 anche da noi si possa parlare di decine di migliaia di studenti. La riforma è stata fatta a costo zero, certo ci vorranno investimenti e risorse che potranno essere pensate anche in forma di compartecipazione con i privati».

«I primi segnali di ripresa economica e le misure per la no tax area hanno contribuito quest’anno a far salire per la seconda volta di fila il numero degli immatricolati. Avremo più del cinque per cento di aumento delle immatricolazioni. Ma il numero di borse di studio è estremamente basso: bisognerebbe arrivare ad aiutare almeno uno studente su cinque, come avviene negli altri Paesi europei, altrimenti creiamo barriere occulte al diritto allo studio».

L’anno prossimo riprende la sperimentazione dei licei di quattro anni. Visti dall’Università sono una buona scelta?

«Credo che un accorciamento complessivo degli anni di studio sia giusto ma penso che sarebbe meglio farlo rivisitando i cicli, non tagliando l’ultimo anno delle superiori. Il tempo è importante per la vita ma un anno in più di scuola non è determinante per la formazione».

Approvata la riforma degli Istituti Professionali

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato l’Intesa sul Regolamento relativo al riordino degli indirizzi di studio professionali.

 

Finora gli istituti professionali (Ipsia, alberghieri e altri) prevedevano un’articolazione dei cinque anni di corso in due bienni consecutivi più un quinto anno. Gli  indirizzi di studio erano 6. La riforma Renzi/Giannini prevede la suddivisione del quinquennio in 2 più 3 anni e amplia a 11 gli indirizzi.

 

I nuovi indirizzi saranno già disponibili per le iscrizioni al nuovo anno scolastico: Agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; Pesca commerciale e produzioni ittiche; Industria e artigianato per il Made in Italy; Manutenzione e assistenza tecnica; Gestione delle acque e risanamento ambientale; Servizi commerciali; Enogastronomia e ospitalità alberghiera; Servizi culturali e dello spettacolo; Servizi per la sanità e l’assistenza sociale; Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.
“Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni”, spiegano da viale Trastevere.

 

Inoltre, le scuole potranno utilizzare le quote di autonomia (la possibilità di modificare le ore delle singole discipline entro un tetto che varia dal 20 al 40 per cento in base all’anno di corso) previste dalle norme vigenti per rafforzare i laboratori e qualificare l’offerta in modo flessibile.

 

Maggiori informazioni su La Repubblica.

Vuoi fare il creativo? Qualche possibilità c’è ancora. I lavori digitali del 2018

 

Il Corriere della Sera di oggi segnala una serie di professioni in ambito Design, Moda, Arti Visive, Comunicazione ‘particolarmente richieste e richiederanno un sostanziale aggiornamento professionale nel 2018’

Le professioni sono le seguenti:

  • big data specialist
  • influencer strategist
  • brand extension and licncing manager
  • vintage system specialist
  • retail designer e scenografo degli eventi
  • illustratore grafico
  • curatore di mostre e eventi artistici
  • lighting designer
  • art director

 

L’articolo è reperibile a questo link.

Svolta per gli investimenti sui robot made in Italy. Cina primo mercato – Corriere.it

Quoto da un articolo su Il Corriere della Sera:

Svolta per gli investimenti sui robot made in Italy. Cina primo mercato
Ucimu: la produzione sale del 10,1% a 6,1 miliardi. Il 2017, un anno di svolta per la ripresa degli investimenti. Il presidente Carboniero: «L’imprenditoria italiana si è risvegliata, non solo i grandi gruppi ma anche le pmi»
Stiamo per archiviare il 2017 e possiamo dire tranquillamente che è stato un anno di svolta per la ripresa degli investimenti. Dopo gli anni della Grande Crisi che avevano concentrato le attenzioni degli imprenditori su ristrutturazioni e risparmi nel ’17 si è ripreso a guardare avanti. Un’affermazione così netta si giustifica in virtù dei dati forniti ieri dal presidente di Ucimu-Confindustria, Massimo Carboniero. Si potrà e dovrà discutere se il ritorno all’investimento sia dovuto prevalentemente all’utilizzo degli incentivi previsti dal Piano Industria 4.0 oppure siamo in presenza di un mutamento più profondo, intanto però più di qualcosa si è mosso. Spiega (e brinda) Carboniero: «L’imprenditoria italiana si è risvegliata. Hanno comprato macchine e robot i grandi gruppi che già hanno al loro interno sistemi interconnessi ma si stanno mettendo in gioco anche le Pmi. Stanno ripensando i loro sistemi produttivi e hanno cominciato rinnovando il parco-macchine. Dobbiamo confidare che questa tendenza continui non solo nel ’18 ma anche negli anni successivi».

 

Continua a leggere: Svolta per gli investimenti sui robot made in Italy. Cina primo mercato – Corriere.it

Da bocciato a secchione: la svolta di Paolo (grazie all’alternanza scuola lavoro)

Il Corriere della Sera di ieri racconta la storia di un uno studente che grazie all’alternanza scuola-lavoro ha cambiato il suo approccio alla scuola e i suoi risultati scolastici. Quoto dall’articolo:

Paolo, al secondo anno di un percorso di apprendistato in alternanza scuola lavoro presso Enel: «Sono stato bocciato due volte- racconta – al primo anno, quando mi ero iscritto al liceo scientifico, e ho capito di aver sbagliato. E al secondo, dopo essermi iscritto all’istituto tecnico, perché avevo brutte compagnie. I miei genitori erano molto preoccupati: ad ogni colloquio, sempre le stesse brutte facce…». Il papà di Paolo fa il poliziotto, la mamma la segretaria: entrambi sono diplomati e speravano che il figlio andasse avanti, facesse anche qualcosa di più. E invece si sono trovati a lungo di fronte a un muro: «Pensavo proprio di non riuscire, a stare sui libri. Poi è successo qualcosa: ho iniziato l’alternanza in Enel, un giorno a settimana al fianco degli operai, e un giorno ho visto un circuito. Cioè, ho proprio visto cone funzionava, e ci ho messo le mani. E ho capito in quel momento che avevo voglia di leggere come si poteva andare avanti, risolvere quel problema, come funzionava. Mi è venuta voglia di prendere il libro di elettrotecnica».

E così è stato: Paolo, tornato a casa, si è messo a leggere, per capire. E approfondire. E ha continuato così: ogni mercoledì, il giorno dell’alternanza , è stato contento di andare in azienda, indossare la tuta arancione e blu come gli operai, di affiancare i tecnici per capire meglio i processi. E non gli è pesato neanche rinunciare alle ferie, per andare in azienda: abituato ad aiutare la famiglia in fattoria, quella è stata un’esperienza formativa ed entusiasmante. «Prima mi faceva fatica studiare, ora no. Prima pensavo di voler seguire le orme di papà, che non avrei mai continuato gli studi. Ora voglio iscrivermi a Ingegneria elettrotecnica, anche se farò il prossimo anno di apprendistato professionalizzante: penso di poter studiare e lavorare senza problemi. Mi piacerebbe un giorno lavorare come ingegnere in Enel».

In questi giorni è stata decisa l’introduzione di una carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza e l’attivazione di mille tutor per supportare le scuole nella costruzione di percorsi di qualità.

In Italia 117mila posti di lavoro vacanti

Mancano pizzaioli, sarte e persino medici ma secondo Unioncamere il 10% delle richieste di lavoro resta inevaso. Il caso del mondo dell’informatica l’Italia ha un gap di 4.400 laureati

Quello dei posti di lavoro rifiutati è tema che periodicamente torna a galla; a volte dando vita a leggende metropolitane, altre volte trovando riscontro nella realtà. E’ accertato ad esempio che nel corso della stagione appena conclusasi gli esercenti romagnoli hanno fatto fatica a trovare personale per i loro stabilimenti balneari e che solo sull’Adriatico ben 1.000 posti hanno rischiato di rimanere scoperti. E’ altrettanto vero che l’Azienda ospedaliera di Matera non riesce a trovare medici per alcune specialità, benchè offra una busta paga di 3.000 euro netti. Anche alcuni settori del made in Italy però, faticano a trovare personale; ad esempio, le aziende del settore moda del Veneto sono alla disperata ricerca di sarte e ricamatrici: un’indagine a campione, su una piccola porzione di aziende ha rivelato un vuoto di 122 posizioni. E molti ristoranti e pizzerie della penisola dovrebbero chiudere i battenti per mancanza di cuochi e pizzaioli che dobbiamo far arrivare dal Nord Africa.

Continua a leggere su Il Corriere della Sera

Lavare i piatti da Mc Donald è utile, soprattutto a chi fa il liceo

Chi segue il percorso liceale e lo proseguirà, poi, all’università rischia di fare l’ingresso nel mondo del lavoro molto tardi e senza aver mai fatto alcuna esperienza lavorativa prima della laurea. Non è un caso se le imprese si lamentano di aver «difficoltà nel reperire personale capace di inserirsi velocemente in un contesto organizzativo e dunque dotato di competenze trasversali o soft skills».

Questa frase, ma è solo un esempio, la trovate scritta nel Piano Strategico della zona omogenea dell’Eporediese (p.31) ed è una delle principali “lamentele” che le imprese canavesane rivolgono alla scuola. Sono sicuro, però, che non si tratti di un caso isolato, vero? È, purtroppo, vero. I nostri studenti, spesso, non sono autonomi, hanno poca fiducia in loro stessi, non sono flessibili, reagiscono male alle difficoltà e allo stress, non sono capaci di pianificare e organizzare il proprio tempo, non sono puntuali nelle consegne, non comprendono e accettano il loro ruolo in un’organizzazione e non lavorano bene in gruppo. La scuola italiana (e includo anche l’università) non riesce a far acquisire agli studenti queste competenze, anzi. A volte è addirittura di ostacolo. Questo fa sì che non sia raro trovare uno studente, bravissimo, che arrivato al termine del suo percorso di studi si trovi totalmente spaesato all’interno di un contesto lavorativo.

A scuola i ragazzi apprendono in modo forzato e assistito (il docente dice loro cosa studiare e poi verifica se lo hanno fatto), nel mondo del lavoro la formazione deve essere continua e autonoma, a scuola hai sempre una seconda chance, nel lavoro non è detto, a scuola il mancato rispetto di una scadenza non ha conseguenze, nel lavoro sì, etc.

Ecco quindi spiegato lo scopo dei percorsi di alternanza. Non vai da McDonald per imparare a lavare piatti. Ci vai per fare esperienza, in un contesto protetto, di competenze indispensabili nel mondo del lavoro e che difficilmente si apprenderanno a scuola. Ci vai perché sarà anche vero che chi frequenta il Liceo Classico e vuole laurearsi in Lettere non andrà mai a lavorare da McDonald (ma ne siamo sicuri?), però la capacità di lavorare in gruppo, pianificare e organizzare le proprie attività e riuscire a lavorare per ore mantenendo la concentrazione sono tutte competenze che deve avere il lavoratore di McDonald tanto quanto qualsiasi altro lavoratore.

Leggi tutto l’articolo su Strade verso luoghi non comuni

Il sogno realizzato di Anna, diplomata al Royal Ballet a 57 anni

Da piccola si immaginava ballerina alla Scala, invece è diventata prof di Lettere. La scelta di ricominciare 50 anni dopo perché “per una passione non è mai troppo tardi”. E ora il diploma da ‘cigno d’argento’.

“Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, diceva  Shakespeare. Quelli di Anna avevano la leggerezza impalpabile dei tutù, il rosa delle scarpette, il profumo della polvere di gesso sul legno del palcoscenico. Dopo cinquant’anni, e dopo una vita tutta diversa passata a insegnare italiano sui libri e nelle aule tra il Veneto e l’Europa, la bambina che voleva volteggiare alla Scala ha ottenuto il diploma del Royal Ballet. Diventando, a 57 anni, la ballerina classica più anziana d’Italia.

Sorriso aperto e modi schivi, Anna, originaria di Mestre, non sembra una pensionata ora che ha la qualifica di “cigno d’argento”. L’entusiasmo cancella le rughe, non solo dal cuore. E poco importa se non potrà insegnare sulle punte: ha realizzato quello che inseguiva da piccola, riscelto una mattina d’autunno per caso e per allegria. Fa parte di quella nutrita pattuglia di over 50 che, dopo aver parcheggiato per un tratto di vita le loro passioni, hanno osato riprenderle in mano. Convinti che non sia mai tardi per realizzare un sogno, a dispetto della carta d’identità. Pronti ad infischiarsene dei muscoli poco allenati e della memoria che recalcitra. Con dedizione, impegno e una costanza spesso sconosciuta in gioventù.

Continua a leggere su La Repubblica