Gli squilibri regionali in Italia

Il sacco del Nord. Gli squilibri regionali in Italia

Questo articolo si basa sul libro di Luca Ricolfi (edizione 2012) Il sacco del Nord.

In estrema sintesi (cito da Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Ricolfi):

L’apparato statale trasferisce ingiustificatamente ogni anno circa 50 miliardi di euro dalle regioni settentrionali a quelle meridionali (incluso il Lazio), a causa delle distorsioni dovute alla differenza di spesa pubblica, di efficienza della pubblica amministrazione e del tasso di evasione fiscale. Assegnando un appropriato valore monetario al tempo libero dei cittadini, queste disuguaglianze fanno sì che il tenore di vita medio dei cittadini sia più alto al Sud che al Nord. Secondo Ricolfi, questo stato di cose, che poteva essere sostenibile nel periodo di sviluppo economico che si è protratto fino agli anni ottanta, sostenuto anche dalla crescita del debito pubblico, è diventato in seguito invece una delle principali cause della stagnazione economica e del declino italiano: il Nord non riesce più a crescere in quanto una tassazione eccessiva sottrae risorse per gli investimenti, il Sud non ha interesse a svilupparsi in quanto il trasferimento di risorse gli consente di vivere al di sopra dei propri mezzi e quindi disincentiva la spinta al cambiamento.

L’analisi di Ricolfi è basata su una riclassificazione dei dati della contabilità nazionale. In particolare la contabilità nazionale italiana non è strutturata in maniera da rilevare la spesa pubblica improduttiva, che l’autore identifica con il costo per produrre i beni e servizi pubblici che non vengono venduti sul mercato (attività di tassazione, attività di distribuzione di sussidio del centenario, erogazione di servizi gratuiti mediante combinazione di input fisici e lavorativi, 43 -i numeri), il contributo delle varie regioni al reddito nazionale e i trasferimenti pubblici alle varie regioni.

Sprechi della spesa pubblica

Secondo Ricolfi la spesa pubblica nelle regioni del sud è meno efficace perché l’organizzazione dei servizi e i meccanismi di spesa sono peggiori di quelli delle regioni del Nord, con differenze che arrivano a oltre il 50% (88). Questo comporta che la spesa pubblica per ogni cittadino del Sud è più alta del 13% di quella per ogni cittadino del Nord, ma i servizi prestati a ogni cittadino del Sud, nonostante la maggiore spesa, sono inferiori di quasi il 30%.(89).

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Tasso di parassitismo

Ricolfi misura per ogni regione la differenza fra spesa pubblica discrezionale (cioè spesa pubblica depurata da spese per difesa, previdenza, interessi sul debito pubblico e vendite al pubblico della Pubblica amministrazione -97) e prodotto interno lordo del settore privato, ottenendo il tasso di parassitismo di ogni regione. Il peso dei territori ad alta spesa pubblica grava in massima parte su Lombardia (cede alle regioni ‘parassite’ circa 25 miliardi di euro all’anno), Veneto (cede circa 9 miliardi all’anno), Emilia Romagna (cede circa 8 miliardi all’anno) (99). In tutto fa quasi 42 miliardi all’anno, pari all’85% delle risorse che le regioni parsimoniose passano alle altre. Aggiungendo le risorse trasferite dalle tre altre regioni virtuose –Piemonte, Toscana e Marche, si arriva a quasi 50 milioni di euro trasferiti all’anno. Il bilancio del Nord sarebbe ancora più florido se non vi fossero i passivi delle regioni a statuo speciale (Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta) e della Liguria. (100). Inoltre anche Puglia, Campania e Abruzzo, secondo i conteggi di Ricolfi, hanno saldi positivi, anche se di lieve entità (107).

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Evasione Fiscale

L’evasione fiscale è distribuita in maniera diseguale fra le diverse regioni.

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Vedi anche

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Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista (www.leonardoevangelista.it). Collocato su internet il 5 settembre 2014. Ultima modifica 4 novembre 2014. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative al copyright.

 

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