Sorpresa, c’è ancora industria italiana che funziona e piace a consumatore straniero – Il Fatto Quotidiano

Sorpresa, c’è ancora industria italiana che funziona e piace a consumatore straniero – Il Fatto Quotidiano.

 

L’Italia ha registrato nel secondo trimestre 2013 un surplus commerciale con l’estero di 29,3 miliardi di dollari, che corrispondono a circa 21,4 miliardi di euro. Un risultato che, nel rapporto tra esportazioni e importazioni, dimostra come la Penisola abbia fatto meglio di altri Paesi europei del G20, a partire da Francia e Gran Bretagna, ma anche, fuori dal vecchio continente, meglio di Canada e Brasile. L’Italia lascia indietro persino la locomotiva brasiliana che ha raggiunto un saldo positivo tra esportazioni e importazioni di 10,3 miliardi, grazie soprattutto alle esportazioni agricole.

“Il nostro Paese non soffre al momento di particolari problemi di competitività a livello di commercio estero”, spiega Marco Fortis, coordinatore scientifico della Fondazione Edison che ha realizzato l’indagine escludendo i prodotti energetici. “E’ colpita al cuore dal crollo della domanda interna generato dalle eccessive politiche di austerità che l’Europa ha imposto al nostro Paese”. Di cosa avrebbe bisogna allora l’Italia per ripartire? “Bruxelles ci chiede continuamente riforme per migliorare la competitività ma la principale riforma che l’Italia in questo momento dovrebbe fare riguarda un rilancio dei redditi più bassi per stimolare i consumi interni”, aggiunge Fortis, “e la possibilità, da negoziare con l’Europa, di dare una maggiore spinta all’edilizia e agli investimenti infrastrutturali”.

Secondo un’altra indagine di Fondazione Edison sull’Indice sull’Export dei 99 principali distretti industriali, si scopre anche che l’export tricolore non dipende interamente dal made in Italy della moda e dell’alimentare ritenuti i settori portabandiera oltreconfine. Nei primi nove mesi del 2013 e il trend era uguale già nei primi sei mesi dell’anno, le esportazioni dei distretti italiani specializzati nell’high-tech corrono a +12% tendenziale mentre quelle dei distretti specializzati in alimentari e vino a +7,7% e la moda a +4%. Le aziende dell’automazione, della meccanica, della gomma e della plastica aumentano del 3,4% contro il +2,6% dei marchi dell’arredo.

 

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