Socrate operatore di orientamento?

Socrate operatore di orientamento? La didattica orientativa

Una recensione a Scandella O., Bellamìo D., Cicciarelli E., Vimercati M., La scuola che orienta, La Nuova Italia 2002, € 18.

La scuola che orienta dà un quadro molto aggiornato e moderno dell’orientamento nella scuola. Ne descrive in particolare il quadro normativo (cap. 1 e 2), gli sviluppi teorici recenti (3 e 4), l’uso della didattica in funzione orientativa (5, 6, 8) la nuova dimensione di rete necessaria anche in ambito scolastico (2, 6, 7, 11), le modalità ottimali per organizzare iniziative di orientamento (8, 10, Appendice). Contiene inoltre un dischetto con una serie di materiali che riprendono e approfondiscono i contenuti del testo a stampa, fra cui un elenco di siti per l’orientamento e una sezione dedicata a percorsi integrati per portatori di handicap. Un libro sicuramente da acquistare per chi è interessato all’argomento.

Due osservazioni:

1. Nel libro si ritrovano tutte le parole giuste, quelle che, a torto o a ragione, contraddistinguono l’attuale dibattito in ambito educativo: empowerment, self efficacy, locus of control, problem solving, brainstorming, portfolio, competenze, competenze trasversali, competenze orientative, certificazione, società dell’informazione, formazione continua e lungo tutto l’arco della vita, motivazione, centralità del soggetto, metacognizione, valutazione formativa, piste, ancoraggi, etc. Tutti questi termini vengono declinati in funzione dell’orientamento. Il risultato è un po’ da capogiro (troppe novità, tutte assieme), tanto che gli stessi autori si chiedono a un certo punto (pag.102) se non hanno esagerato.

Ma, al di là del senso iniziale di sperdimento, gli autori tracciano una linea di evoluzione plausibile dell’orientamento nella scuola, anche se forse non tutta, non immediatamente e non ovunque raggiungibile; per questo il libro può essere visto un po’ come un manifesto del nuovo orientamento scolastico.

2. Gran parte del libro è basato sul concetto di didattica orientativa. Dal punto di vista del soggetto l’orientamento è ‘un processo di crescita, sviluppo e emancipazione che porta a operare scelte autonome e consapevoli nella costruzione e realizzazione del progetto di vita personale e professionale’ (pag.46), un processo che inizia nei primi anno di vita e il cui sviluppo è demandato per una parte importante alla scuola, attraverso la didattica orientativa. Ma una didattica che opera in questa direzione non ha bisogno dell’aggettivo orientativo, è didattica tout court, o, se si preferisce, buona didattica. Allo stesso modo, gli autori ribattezzano come funzione orientativa della scuola quella che finora (a partire dagli antichi Greci) è stata sempre definita come funzione educativa della scuola (e questo ci porta al porterebbe al paradosso di sostenere che Socrate, nei suoi dialoghi con gli allievi, facesse orientamento) (nota 1)

In un’ottica di questo tipo tutti gli insegnanti diventano automaticamente orientatori, e non c’è bisogno né di una preparazione aggiuntiva a quella di insegnante, né di specialisti del settore, né di iniziative specifiche.

Gli autori non portano il loro ragionamento fino a questo punto, anzi, dicono chiaramente che ‘non tutti gli aspetti relativi alle competenze orientative degli studenti possono essere considerati nel corso dell’attività disciplinare: basti pensare alle conoscenze utili per scegliere, non necessariamente costitutive dei nuclei fondanti delle discipline dei curricoli; inoltre conoscenze e capacità, anche se già fatte obiettivo di apprendimento, acquistano maggiore valenza cognitiva in un ambiente finalizzato, come quello di un percorso dedicato.’ (pagg. 103 e 104, cap. 6.1. Oltre la didattica orientativa).

Ma, al di là delle buone intenzioni degli autori, questa impostazione è stata utilizzata finora nella scuola come alibi per non fare niente. Si deve fare orientamento, ma siccome non si sa come farlo e non ci sono risorse per farlo, diciamo che lo facciamo già o che lo si può fare mentre continuiamo a fare quello che abbiamo fatto finora.

I danni di questa impostazione sono sotto gli occhi di tutti.

L’accenno alla ‘promozione di scelte autonome e consapevoli nella costruzione e realizzazione del progetto di vita personale‘ (prima che professionale, pag. 46) ci porta poi alla concezione di orientamento come orientamento alla vita, sui cui limiti abbiamo già scritto nel nostro articolo L’orientamento come educazione alla vita e l’orientamento formativo

Note

1. Questa definizione è del resto coerente con quella del Ministero dell’Istruzione (Direttiva 487 del 6.8.1997, art.1.): ‘L’orientamento -quale attività istituzionale delle scuole di ogni ordine e grado- costituisce parte integrante dei curricola di studio e, più in generale, del processo educativo e formativo sin dalla scuola dell’infanzia. Esso si esplica in un insieme di attività che mirano a formare e a potenziare le capacità delle studentesse e degli studenti di conoscere se stessi, l’ambiente in cui vivono, i mutamenti culturali e socio-economici, le offerte formative, affinché possano essere protagonisti di un personale progetto di vita, e a partecipare allo studio e alla vita familiare e sociale in modo attivo, paritario e responsabile.’

2. Collocato in www.orientamento.it il 15 giugno 2002, ultimo aggiornamento 27 dicembre 2002. Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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