Ricerca di lavoro: perché monitorare il numero di contatti è indispensabile

Ieri ho pubblicato un post su LinkedIn dove chiedevo ai miei colleghi quali erano le loro evidenze rispetto al numero dei tentativi di ricerca necessari prima di trovare lavoro. Chiedevo di suddividere questo dato in risposta a inserzioni, autocandidature e passaparola.

Ovviamente il numero dipende dalla coerenza del lavoro cercato col profilo personale e dalla qualità degli strumenti e modalità di ricerca utilizzati (inviare CV scritti bene, presentarsi bene, far bene i colloqui, etc.) ma ho immaginato che in disoccupati seguiti da orientatori questi aspetti fossero già a posto. Il numero di tentativi di ricerca dipende poi dal livello di impiegabilità personale e dalla rete personale: a un disoccupato con un’ottima impiegabilità e un’ottima rete per trovare lavoro può bastare un solo contatto di passaparola o una sola risposta a inserzioni. Un’ulteriore variabile è la zona d’Italia dove si cerca lavoro; in molte zone del nord Italia c’è una richiesta costante di figure qualificate. Dunque, non mi aspettavo un dato unico, ma un range: da x contatti per persone con buona impiegabilità a y contatti per persona con impiegabilità medio bassa. Mi aspettavo però una marea di numeri. In realtà quasi nessuno dei colleghi che mi ha risposto ha fornito numeri. A questo punto la mia impressione è che siano molto pochi gli orientatori / operatori politiche attive / coach di carriera che invitano i propri utenti a tenere nota del numero dei contatti e che tengono nota loro stessi dell’andamento dei loro contatti. Tu che mi leggi come ti regoli?

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Una risposta a “Ricerca di lavoro: perché monitorare il numero di contatti è indispensabile”

  1. E’ vero nessuno conosce effettivamente i numeri dei contatti, io sto cercando lavoro ma non invio molti curriculum al giorno diciamo di solito 1 a settimana, l’unico lavoro qualificato che potrei fare data esperienza di lavoro di 10 anni è in studio commercialista, ma cercano di assumere persone più giovani che costano meno e da sfruttare meglio. Infatti negli uffici c’è spesso molto turn over. Quindi sto cercando anche settori alternativi in cui lavorare, ma al momento l’unica soluzione per me sarebbe di aprire partita iva. In questo modo gli studi ti prendono più volentieri, tutti vogliono dipendenti flessibili da utilizzare in base alle esigenze della clientela che varia molto. Io vorrei propormi come navigator, ma ancora non sappiamo i requisiti richiesti. Inoltre c’è un’altra importante variabile che è la gestione del tempo, mi sono sempre trovata in uffici con scarsa organizzazione del lavoro a scapito della qualità del servizio offerto.

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