Reddito di cittadinanza: la differenza fra “regalare i soldi” e fare politiche attive del lavoro

Come sappiamo, le politiche attive del lavoro sono misure che facilitano l’ingresso o il reinserimento nel mondo del lavoro; ad esempio sono misure di politica attiva l’offerta di tirocini o di corsi di formazione, e le attività di orientamento. Spesso l’erogazione di sussidi è condizionata alla partecipazione a politiche attive. Il concetto sottinteso a questa condizionalità è, per dirla con un proverbio, che è meglio insegnare a pescare che distribuire pesci.

Il DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4 afferma all’art.1 che  reddito di cittadinanza è una misura di politica attiva: 1. E’ istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza, di seguito denominato «Rdc», quale misura  fondamentale di politica attiva del lavoro… In realtà, le misure di politica attiva previste dalla legge (riportate qui sotto) si sono rivelate inefficaci, sia per ritardi nella loro applicazione sia per difetti di progettazione.

Misure di politica attiva previste dal Decreto Legge 4/2019:

  • Piattaforma dedicata per offerte di lavoro (art. 8 §1)
  • Orientamento per la ricerca di lavoro (art. 4 §7 Patto per il lavoro e art.9 Assegno di ricollocazione)
  • Supporto economico al trasferimento oltre 250 km (art. 4 §10)
  • Incentivi per avvio attività autonoma, di impresa individuale o cooperativa (art. 8 §4)
  • Progetti utili alla collettività (art.4 § 15)
  • Incentivi per l’impresa che assume beneficiari del Rdc (8 §1)
  • Incentivi per l’impresa che assume beneficiari del Rdc che hanno seguito un percorso formativo (8 §2)
  • Incentivi per agenzie formative e fondi interprofessionali (art. 8 §2)

Se le misure di politica attiva sono in ritardo o sono inefficaci, allora la legge si limita a distribuire soldi, con effetti estremamente limitati o inesistenti sull’occupabilità dei percettori e spreco di risorse pubbliche.

In queste settimane leggo articoli di opinion leader che difendono l’attuale struttura del reddito di cittadinanza argomentando che la maggior parte dei beneficiari non è “occupabile” nel breve-medio periodo. Ma anche i non immediatamente occupabili possono partecipare ad attività che ne migliorano l’occupabilità, riducendo così la durata della disoccupazione e i costi a carico della collettività.

Ad esempio anche i non immediatamente occupabili possono:

  • Seguire corsi di alfabetizzazione: italiano, informatica, cittadinanza, etc.
  • Prendere la licenza media
  • Seguire corsi di formazione ‘tecnici’: patente muletto, HCCP, etc.
  • Fare lavori socialmente utili o partecipare ad attività di volontariato
  • Mandare i figli a scuola / pagare l’affitto / le bollette / le multe, etc.

Dal momento dell’approvazione a oggi i governi che si sono susseguiti (i due Governi Conte e il Governo Draghi) sono stati incapaci di promuovere incisivamente misure di questo tipo. Addirittura,  secondo un recente rapporto ANPAL riassunto da Il Sole 24 Ore, A sottoscrivere il patto per il lavoro presso il centro per l’impiego, il primo passaggio di politica attiva, si sono presentati meno della metà (42,5%) di quanti erano tenuti a farlo.

Il fallimento pressoché totale delle politiche attive con i percettori del reddito di cittadinanza risulta anche da alcuni dati diffusi da Giuseppe Valditara, attuale  Ministro dell’Istruzione e del Merito (vedi Corriere della Sera di oggi):

Valditara racconta di aver fatto fare una ricerca sui numeri di percettori del reddito tra i 18 e 29 anni e di aver fatto una scoperta «sorprendente e inquietante». Eccola: in Italia ci sono 364.101 percettori di reddito di cittadinanza nella fascia compresa tra i 18 e i 29 anni. Abbiamo scoperto che ben 11.290 possiedono soltanto la licenza elementare o addirittura nessun titolo, e altri 128.710 soltanto il titolo di licenza media».

Le persone citate da Valditara in buona parte non hanno assolto l’obbligo di istruzione. La corresponsione del RDC avrebbe potuto essere condizionata alla partecipazione a percorsi di istruzione.

Sembra che nel nuovo Governo ci sia più attenzione verso l’efficacia delle misure di politiche attive:   Valditara promette un cambio di normativa dicendo che “Chi ha interrotto illegalmente il percorso di studi prima della fine dell’obbligo scolastico a 16 anni non può percepire il reddito di cittadinanza” e che chi ha intenzione di continuare a prendere il RDC  “Dovrà frequentare almeno un corso di formazione”.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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