Poesie e Racconti Brevi

 

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Senza Mamma la casa stasera è vuota.
Più tardi proverò a chiamarla,
le chiederò come si trova.
Ormai sono quasi due anni che è morta,
ne avrà di cose da raccontare.

(2018)

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1994*

Quest’anno non pianterai i carciofi
E la vanga resterà nello stallino.
Eppure la terra ti è vicina ancora
Ti copre greve dalla testa ai piedi

* Nel 1994 è morto mio padre

 

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La vita è adesso (dal minuto 30:39)

In due parole, che cosa vuol dire la vita è adesso?

Vuol dire la vita è adesso. Vuol dire superare il passato, i ricordi che ci trascinano, che ci dilaniano (…) e neanche guardare così tanto al futuro (…) Evitare questa corsa verso qualcosa che non conosciamo, ma approfittare di ogni secondo della nostra esistenza per viverla intensamente.

 

orologio

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Claudio e Giovanni erano in auto, stavano andando a un appuntamento di lavoro.

Sai, disse Claudio, a un certo punto mio padre morì di una malattia professionale, e io, mia madre e i miei 4 fratelli ci ritrovammo sul lastrico. Il padrone di casa ci sfrattò subito dall’appartamento, io dovetti abbandonare gli studi e cominciare a lavorare da cameriere. E’ per questo che sono diventato di sinistra.

Io invece, disse Giovanni, sono diventato di sinistra perché da piccolo sono stato abusato sessualmente. La sinistra nata dal ’68 era molto aperta sui temi della sessualità, per questo a 18 anni mi indirizzai in quella direzione. (2018)

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Arrivato presso la comunità del guru indiano, Marco si notò  che tutti parlavano a voce un po’ più alta del normale e che lui stesso per farsi sentire doveva alzare la voce. La mattina dopo si rese conto del perché: le musiche che usavano per le danze erano a un volume assordante. (2018)

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Marco era arrivato all’agriturismo dove avrebbe passato il ponte di Pasqua con Martina. Il telefono non prendeva, c’era solo una debole rete wifi utilizzabile per chiamare con whatsapp.

Mentre pensava a quale fosse la posizione migliore per avere più campo, Marco si sorprese a pensare che, adesso che sua madre era morta, non c’era nessuno a cui avrebbe dovuto telefonare. Non a suo fratello, in vacanza in Messico. Non alle figlie, una in Germania e l’altra anch’essa in vacanza.  Non alla moglie da cui si era separato ormai 7 anni fa.

Marco fece questa riflessione e si sentì improvvisamene solo. (2018)

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Una bella giornata di sole 

Sono le 11 di mattina di domenica 6 marzo 1960. Mio padre e mia madre sono nello studio del notaio Interlandi, in corso Italia 15 a San Giovanni Valdarno, proprio davanti la caserma dei Carabinieri dove mio padre lavora da pochi mesi, per concludere l’acquisto dell’appartamento in cui andranno ad abitare per oltre 30 anni.

Io ho quasi due anni, non sono con loro, mi hanno lasciato a Terranuova con la Sig.ra Rosina, con cui siamo in coabitazione; mio fratello Filippo non è ancora nato.

Dal notaio sono presenti anche i 4 soci costruttori. Mio padre è in divisa (era ancora obbligatorio portarla tutti i giorni, e non esistevano giorni di riposo), è un po’ teso ma sorridente e comunicativo come al solito.  Anche mia madre sorride.

Il notaio legge il contratto, poi tutti firmano. Uno dei soci dà a mio padre le chiavi e si offre di portarli in macchina all’appartamento. Prima di uscire mio padre fa per pagare il notaio e le tasse di acquisto ma si accorge che ha fatto male i conti e gli mancano 100.000 lire (circa 1.000 € di oggi); gliele presta uno dei soci.

Poi salgono sulla macchina decappottata del costruttore e vanno verso viale Gramsci. È una bella giornata di sole e sono entrambi molto emozionati e enormemente felici.

(2017. La storia è stata ricostruita sulla base dell’atto di vendita e dei racconti di mia madre)

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Avrò avuto 7 o 8 anni, ci avevano appena consegnato la nuova camera di me e mio fratello.

Io sono seduto alla scrivania (un mobile con un’anta che si apre a formare un ripiano per scrivere, acquistata per farmi avere uno spazio dove fare i compiti). Mio padre e mia madre mi guardano felici dall’altro lato della stanza, un po’ abbracciati e appoggiati allo stipite della porta. Il loro sguardo mi imbarazza. (2018)

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Ah, ecco, la mia camera. Il letto però è nuovo. Quello prima aveva i cancelli di ferro, me lo aveva mandato la ASL, ogni ora mi giravano contro il decubito. Dal comodino sono sparite tutte le medicine, manca anche il telefono. Qualcuno ha levato anche le foto attaccate alla parete. Ma come mai? Questo che arriva è il mio figlio grande, è in pigiama, allora ci dorme lui. Ma chi gli ha detto di venire ad abitare a casa mia?  E io allora dove dormo? (2016)

 

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An Evening in October (a la manière de T.S. Eliot http://eliotswasteland.tripod.com/)

The Mannheim Conference was crowded, and I was not interested in Constructivism.
Many thoughts in my mind: getting older, leaving the career guidance field.
We met by chance (it was by chance?), smiled to each other, started talking.
Our roles, our daughters, bits of our past and present condition. Finally we exchanged our business cards.
We met again the evening of the last day, still attracted by each other.
We walked alone along Seckenheimer Landstrasse, sharing and giggling, in a warm evening.
It was the 5th October 2012.
I still did not know die Lust of your kisses
and the secrets of your body.

Die Mannheimer Konferenz war überfüllt, und ich interessierte mich nicht für den Konstruktivismus.
Viele Gedanken in meinem Kopf: Älter werden, die Berufsberatung verlassen.
Wir trafen uns zufällig (zufällig?), Lächelten einander zu und begannen zu reden.
Unsere Rollen, unsere Töchter, Teile unserer Vergangenheit und Gegenwart. Endlich tauschten wir unsere Visitenkarten aus.
Wir trafen uns wieder am Abend des letzten Tages, immer noch von einander angezogen.
Wir gingen allein an der Seckenheimer Landstraße entlang, teilten und kicherten an einem warmen Abend.
Es war der 5. Oktober 2012.
Ich wusste immer noch nicht die Lust auf deine Küsse
und die Geheimnisse deines Körpers.

(2012)

 

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A un certo punto Marco si rese conto che riusciva a percepire l’origine delle proteine che costituivano i muscoli. Vedeva un’aura nelle varie tonalità del verde intorno alle persone che erano vegetariane (sfumata verso l’azzurro per chi era vegetariano da più tempo), e rossa e o tendente al marrone per chi aveva regimi alimentari basati su proteine animali. (2018)

 

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VENTO D’ESTATE

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Dopo che gli fu diagnosticata la metastasi, Marco pensò che poteva smettere di curarsi e di cercare di continuare a lavorare come aveva fatto da quando gli era stata scoperta la malattia. Un fine settimana lo passò a Torino, a vedere i luoghi dove suo padre era stato Carabiniere nei primi anni ’50. Oltre a via Cernaia, dove suo padre aveva fatto la scuola per Allievi Carabinieri nel ‘39, era andato all’indirizzo del fotografo che aveva trovato dietro una foto in divisa di suo padre (adesso c’era un negozio di abbigliamento) e poi all’indirizzo di un negozio di calzature inciso su un calzante di metallo che era appartenuto a suo padre. Aveva immaginato suo padre entrare dal fotografo e farsi una foto e poi comprarsi un paio di scarpe. Accompagnato dalla figlia minore, era andato anche all’isola di Curzola, in Croazia, dove suo padre era stato distaccato durante la guerra. Suo padre gli aveva accennato una volta che a Cursola avevano fucilato dei civili per rappresaglia, e Marco alla fine era riuscito a trovare il luogo dell’esecuzione, dove c’era una lapide. Lì si era fermato un pomeriggio, immaginando i gesti e i pensieri di suo padre diciannovenne nel plotone d’esecuzione. Poi nel cimitero locale aveva cercato le tombe delle vittime. (2018)

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A scuola accadono cose buffe, e non solo a causa degli studenti.
Allora, c’era questa insegnate di fisica che stava interrogando il  mio compagno Nesterini sulle misure della carica elettrica (Ampere, Coulomb, Faradey). Lui aveva ottenuto un prodotto in Ampere, e lei gli fa: ‘Bene, Nesterini, adesso mettimelo tutto in Coulomb’.
Un’altra volta il professore di fisica (sembra che la fisica si presti particolarmente) inizio la lezione dicendo: ‘parleremo adesso dei tre principi di Newton, che sono il primo, il secondo e il terzo’.
La Centoni, una nostra compagna, aveva addirittura un quaderno dove scriveva le frasi famose dei nostri insegnanti.