Origini, significato e modalità di utilizzo del cosiddetto diagramma IKIGAI

Origini e significato del diagramma IKIGAI

Durante il webinar dedicato al metodo IKIGAI (pronunzia ikigai) che ha tenuto tre giorni fa, Francesca Scelsi ci ha raccontato che alcune delle informazioni relative a questo termine sono ipotetiche, non verificate e perciò potenzialmente scorrette.

In questo articolo approfondisco quanto detto da Francesca sulla base di una ricerca su internet che mi ha portato all’articolo Ikigai Is Not a Venn Diagram di Nicholas Kemp a cui ti rimando per approfondimenti.

Secondo Kemp,

Fuori dal Giappone c’è un grosso fraintendimento relativo al concetto di IKIGAI: milioni di persone credono erroneamente che IKIGAI sia il risultato delle dimensioni riprodotte in un diagramma costituito da quattro cerchi e che IKIGAI sia ‘il segreto giapponese per una vita lunga e felice’.

Il diagramma dei quattro cerchi diffuso da migliaia di coach, influencer e HR è stata in realtà creato da una persona che non è giapponese e che aveva conosciuto l’IKIGAI solo attraverso un video.

Secondo Kemp l’IKIGAI non è:

  • Una immagine con quattro cerchi
  • Un concetto che è nato dalla città giapponese di Okinawa
  • Il segreto giapponese per una vita lunga e felice.

Kemp racconta che in giapponese il termine significa il valore che una persona trova nel vivere quotidiano, e che la parola è usata nel linguaggio quotidiano senza farne la base di una filosofia di vita. Secondo Kemp i giapponesi non conoscono il diagramma dei quattro cerchi e non ritengono che la felicità derivi dalle quattro dimensioni indicate nel diagramma:

  • Ciò che ti piace
  • Ciò di cui il mondo ha bisogno
  • Quello che sei bravo a fare
  • Quello per cui puoi essere pagato.

La felicità, secondo il concetto giapponese di IKIGAI (come illustrato da Kemp) non è necessariamente collegato al lavoro, ma può originarsi dalla semplice accettazione di sé e dai piccoli piaceri della vita (incontrare degli amici, leggere, passeggiare, riflettere, mangiare qualcosa che ci piace, etc.).

Kemp racconta che il diagramma coi quattro cerchi è stato in realtà sviluppato dall’astrologo Andrés Zuzunaga che nel 2012 l’ha pubblicato nel suo libro Qué Harías Si No Tuvieras Miedo (Cosa faresti se non avessi paura?).

Zuzunaga ha raccontato a Kemp che il diagramma gli è stato ispirato dalla sua attività di astrologo, e non dal Giappone.

Qui sotto il diagramma originale in lingua spagnola. Il problema, dice Kemp, è che Zuzunaga non aveva dato un nome al diagramma, e questo ha limitato la sua diffusione.

Nel 2014, l’influencer Mark Winn, riprende il digramma di Zuzunaga, lo traduce in inglese e lo diffonde in un post collocandolo all’interno della filosofia dell’IKIGAI di cui aveva sentito parlare in un video di Dan Buettner, dedicato a come vivere fino a 100 anni e oltre.  Ecco il diagramma di Winn, col termine IKIGAI inserito al centro. Vedi il post di Winn. Leggi il racconto di Winn. Vedi un video di Winn che racconta la vicenda.

Spiegazione del diagramma a quattro cerchi

Da un punto di vista operativo, che cosa possiamo dire del diagramma?

Ognuno dei quattro cerchi è un criterio per raggruppare le caratteristiche personali.

  • Il cerchio in alto (a cui assegno il numero 1, poi proseguo la numerazione in senso antiorario) richiama le attività che ci piace fare.
  • Il cerchio n.2 (quello a sinistra) richiama le attività che siamo in grado di svolgere bene.

Mettendo assieme i cerchi 1 e 2 otteniamo le attività che ci appassionano. Non tutte le attività che ci appassionano possono assicurare immediatamente un reddito.

  • Il cerchio 3 (quello in basso) richiama le attività che sul mercato del lavoro possono essere pagate, che, cioè possono diventare un lavoro.

Mettendo assieme i cerchi 2 e 3 otteniamo le attività che possono costituire una professione. Non tutte le attività che siamo in grado di svolgere ci assicurano però gioia durante il loro svolgimento.

Il cerchio 4 (quello a destra) richiama le attività ‘di cui il mondo ha bisogno’. Questa frase sottintende un approccio etico secondo cui tutte le professioni dovrebbero in qualche modo ‘migliorare il mondo’. Questa è l’unica interpretazione possibile. Se dovessimo intendere la frase semplicemente come attività di cui il mondo ha necessità (e che per questo è disposto a pagare), senza un fine etico, il cerchio 4 sarebbe un doppione del cerchio 3.

La gran parte delle attività non rende il mondo un posto migliore. Ad esempio, non rendono il mondo un posto migliore attività come addetto a una stazione di rifornimento carburante, un contabile, un corriere Amazon, un operaio che produce macchine utensili e centinaia di altre professioni. È vero che nel racconto I tre spaccapietre (Bruno Ferrero, Tutte storie) uno dei tre descrive il suo lavoro dicendo che sta costruendo una cattedrale, ma di solito gli spaccapietre (al giorno d’oggi manovali e muratori) lavorano per costruire anonimi condomini e villette di periferia, dunque senza nessuna utilità sociale.

Questo è il motivo per cui si è diffusa anche una versione senza il quarto cerchio che preferisco e che vedremo in seguito.

Il diagramma a quattro cerchi sottintende che piacere di svolgere una professione e senso di realizzazione siano due cose diverse e che il senso di realizzazione sia possibile solo se la professione svolta migliora il mondo, condannando così al senso di vuoto la gran parte delle persone che lavorano, cosa a mio avviso inaccettabile e contrario all’esperienza prevalente.

Personalmente credo che il senso di realizzazione sia dato dalla coerenza del lavoro col proprio valore professionale. I valori professionali sono il fattore motivante sul lavoro. Si indicano utilizzando dei verbi, ad esempio esprimere la propria creatività, rendersi utili, stare a contatto col pubblico, avere molto tempo libero, etc. In alcune persone il valore professionale prevalente può avere a che fare col cambiare il mondo, ma in molti altri casi il valore professionale prevalente può essere di tutt’altro tipo, ad esempio lavorare in autonomia, avere molto tempo libero, guadagnare molti soldi, stare a contatto con la natura. Trovo che presentare ai propri utenti un diagramma a quattro cerchi li costringa a dichiarare valori di natura obbligatoriamente ‘altruistici’ che non necessariamente sentono propri.

Tornando all’esame delle combinazioni possibili nel diagramma a quattro cerchi, l’intersezione fra i cerchi 3 e 4 produce quella che nel diagramma in inglese è descritto come una ‘vocation’, termine che significa ‘mestiere’ o ‘vocazione’ ma il cui significato in questo contesto mi sfugge, dal momento che le professioni che si trovano all’intersezione fra questi due cerchi non piacciono alla persona né la persona è in grado di svolgerle. E ugualmente mi sfugge in questo contesto il senso del termine ‘mission’ (‘missione’) dal momento che le professioni all’intersezione fra i quadranti 4 e 1 non sono richieste dal mercato né la persona le sa svolgere.

La versione a quattro cerchi con la descrizione delle aree di intersezione di tre cerchi

Esiste anche una versione a quattro cerchi dove viene dato un nome anche alle aree date dall’intersezione di quattro cerchi:

(vedi fonte)

L’area superiore (l’area A, assegno alle aree delle lettere in senso antiorario) è quella delle professioni che assicurano piacere, riuscita e senso di realizzazione, ma senza ritorni economici (il cerchio che manca è il numero 3, professioni per cui si è pagati).

L’area B (quella a sinistra) è quella delle professioni che assicurano piacere, riuscita e ritorno economico, ma con un senso di vuoto.

L’area C (quella in basso) è quella delle professioni che assicurano riuscita, ritorno economico e senso di realizzazione, ma non piacere. Questo mi sembra che abbia poco senso. Inoltre credo che ‘feeling of emptiness’ sia sbagliato, avrebbe dovuto essere no satisfaction. Fullness e emptiness sono legati al cerchio 4, che in questo caso è compreso nell’area C, dunque dovrebbe essere fullness e non il suo contrario.

L’area D (a destra) è quella delle professioni che assicurano piacere, senso di realizzazione e ritorno economico, ma che la persona non è capace di svolgere. Anche questo mi sembra che abbia poco senso.

La versione a 3 cerchi

La versione a tre cerchi, che preferisco per i motivi spiegati sopra, è la seguente:

Quello che nel diagramma a 3 cerchi viene considerato il lavoro dei sogni (dream job), nella versione del diagramma a quattro cerchi sarebbe l’area B, quella delle professioni che assicurano piacere, riuscita e ritorno economico, ma con un senso di vuoto.

Quando utilizzare il diagramma del lavoro dei miei sogni

Una denominazione più corretta di quello che finora ho chiamato diagramma IKIGAI potrebbe essere diagramma di Winn per la versione a 4 cerchi e diagramma del lavoro dei miei sogni per la versione a tre cerchi.

Come utilizzarli?

Il diagramma (meglio quello composto di soli 3 cerchi) può essere utile con tutti quegli utenti che sono insoddisfatti del loro lavoro attuale o del proprio percorso di carriera e hanno perciò necessità di approfondire cosa li motiva sul lavoro e quali lavori potrebbero farli sentire motivati.

Da un punto di vista più tecnico, ci sentiamo motivati quando:

  1. in un contesto lavorativo accogliente
  2. siamo in grado di svolgere bene determinati compiti
  3. che rispondono al nostro valore professionale prevalente.

Il lavoro dei miei sogni è quello che oltre a rispondere alle tre condizioni appena elencate è anche D. richiesto dal mercato.

Quando svolgiamo consulenza con persone disoccupate il punto A è sconosciuto (la persona non sta lavorando e non sappiamo in che tipo di contesto andrà a lavorare) e ci concentriamo sui punti B, C e D.

In che modo utilizzare il diagramma del lavoro dei miei sogni

Uso del diagramma per riassumere e identificare una professione obiettivo

Posso utilizzare il diagramma del lavoro dei miei sogni all’interno di un percorso lungo di consulenza di carriera, ad esempio un bilancio di competenze, come modo per riassumere a colpo d’occhio le cose più importanti che sono emerse:

  • Inserirò nel cerchio del Mi piace valori professioni, attività che mi piace svolgere e lavori desiderati (cioè interessi professionali), indipendentemente dal fatto che li sappia effettivamente svolgere.
  • Inserirò nel cerchio del Mi riesce conoscenze e capacità tecniche e capacità trasferibili (soft skills).
  • Inserirò nel cerchio Attività per cui posso essere pagato tutte le professioni qualificate che riuscirei a svolgere sufficientemente bene e quelle che potrei svolgere perché non richiedono una preparazione specifica, indipendentemente dal fatto che mi piaccia svolgerle.

A questo punto chiederò al mio cliente di identificare la professione che effettivamente vorrebbe svolgere (la professione dei suoi sogni).

Uso del diagramma per identificare rapidamente nuove professioni obiettivo

Posso usare il diagramma nella fase iniziale di una consulenza per produrre rapidamente nuove idee. In questo caso, come ci ha spiegato Francesca Scelsi, inviterò il mio cliente a iniziare a lavorare dal cerchio del Mi piace, chiedendogli di scrivere nel cerchio tutte le attività (sia lavorative che non lavorative) che gli piace svolgere durante la giornata o in generale, e poi, per ciascuna delle attività elencate, qual è il motivo per cui gli piace e come, come potrebbe portare quella felicità all’interno del lavoro attuale o da quali lavori quella felicità potrebbe essere provocata.

Uso del diagramma per approfondire la situazione personale

Un’altra possibilità, sempre descritta da Francesca Scelsi, è, all’inizio della consulenza, presentare lo schema a tre cerchi e chiedere al cliente in quale cerchio si vede più debole e perché, e poi passare alla descrizione della situazione nei cerchi restanti.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

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