Le questioni dietro la riforma costituzionale

Le questioni dietro la riforma costituzionale

La Riforma costituzione attualmente in fase di approvazione (vedi un dossier dettagliato) prevede la fine del bicameralismo perfetto che ha caratterizzato finora l’Italia. Al momento ogni legge deve essere approvata con lo stesso testo sia dalla Camera che dal Senato. Se una delle due assemblee apporta modifiche, allora la legge deve tornare all’altra assemblea per una nuova approvazione, ma la legge può nuovamente essere modificata facendo così ripartire il processo dall’inizio, in un sistema di rimpalli che può teoricamente andare avanti all’infinito. Camera e Senato hanno elettori diversi (al Senato vota solo chi ha più di 24 anni) e sistemi elettorali diversi, inizialmente era prevista anche una durata diversa.

La riforma costituzionale prevede la riduzione numerica dei componenti del Senato, la riduzione delle sue competenze e la sua elezione indiretta. La riforma costituzionale prevede inoltre un rafforzamento (modesto, secondo Cassese, vedi l’articolo citato più in basso) del governo.

Il bicameralismo perfetto, assieme ai sistemi elettorali via via adottati, dal dopoguerra ad oggi ha in genere provocato governi deboli. Secondo Sabino Cassese (vedi ad esempio La riforma che non va cancellata, su Corriere della Sera del 14 Luglio 2015) De Gasperi e Togliatti, ciascuno timoroso della prevalenza dell’altro e quindi ambedue favorevoli a indebolire l’azione della maggioranza e del governo favorirono la creazione di un sistema, quello attuale, che assicurasse una democrazia forte con maggioranze deboli. Come risultato, l’Italia è stata finora un paese con una elevatissima instabilità politica. Secondo Luigi Guiso, nell’articolo Instabilità politica, triste record su Il Sole 24 Ore del 3 maggio 2015, l’Italia

è il paese con il maggior numero di crisi di governo (cambi di maggioranza, del primo ministro o di ministri chiave) [su 40 paesi esaminati]. Dal 1970 ne conta in media 1.2 all’anno. Non c’è altro paese al mondo, tutti inclusi, che nell’arco di tempo considerato abbia avuto un’instabilità di governo così pronunciata. Il secondo paese nella lista – il Libano – ne ha avute la metà dell’Italia e così pure il terzo (la Turchia).

Secondo Sergio Fabbrini (vedi Consensuale o competitiva: le due idee di democrazia, su Il Sole 24 Ore del 7 maggio 2015) il sistema attuale di bicameralismo perfetto e la riforma costituzionale riflettono due distinte idee di democrazia. Chi sostiene il sistema attuale ‘ritiene che l’Italia possa essere governata solamente nel contesto di una democrazia consensuale. [Ritiene cioè] che la costruzione di un largo consenso costituisce il fine, oltre che la sostanza, della democrazia (…) Si può dire che una democrazia consensuale è un regime politico in cui si governa attraverso larghe maggioranze parlamentari, anche se esse non si traducono necessariamente in governi di grande coalizione.’ (…)  Chi ha promosso la riforma costituzionale ritiene invece che la democrazia sia ‘il governo della maggioranza, nel rispetto dei diritti fondamentali della minoranza. Dove per fondamentali s’intendono i diritti costituzionali, non già quelli politici di bloccare scelte indesiderate del governo.  (…) Qui si deve andare avanti, ma non insieme, altrimenti non si capisce chi è responsabile di cosa. (…) Per chi ha quest’idea di democrazia, l’Italia può essere governata come gli altri grandi paesi europei. (…) Governi instabili, [come quelli che il sistema attuale ha provocato in Italia -vedi la statistica di Guiso] sono governi ricattabili, impossibilitati a prendere decisioni che vadano al di là del giorno dopo giorno, governi che non possono governare.’

Il sistema creato dal bicameralismo perfetto e l’incapacità dei governi Berlusconi sono alla base del ritardo attuale dell’Italia.

Contro la riforma costituzionale si è creato un fronte ampio: quelli che non vogliono cambiare nulla perché gli va bene così, quelli che vogliono fare i pierini in ogni situazione (i giornalisti de Il Fatto Quotidiano), quelli del Partito Democratico che votano contro perché ce l’hanno con Renzi, i nostalgici della concertazione (Eugenio Scalfari).

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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