Le proposte Assolavoro sulle politiche attive

Assolavoro è l’Associazione Nazionale di Categoria delle Agenzie per il Lavoro (APL). Riunisce le Agenzie per il Lavoro, che producono l’85% del fatturato complessivo legato alla somministrazione di lavoro e contano in tutta Italia oltre 2.500 filiali.

Assolavoro ha recentemente pubblicato una serie di proposte per il miglioramento delle politiche attive in Italia. Ecco le proposte in sintesi:

  1. Definire una cornice unica nazionale. Le Agenzie per il Lavoro sono parte integrante e attore qualificato della “rete dei servizi per il lavoro”, non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale. Per il loro radicamento su gran parte del territorio nazionale possono partecipare attivamente all’attuazione degli interventi previsti da GOL (output di servizio, indicatori di risultato). A livello regionale sono pronte a contribuire alla definizione delle regole di collaborazione con i Centri per l’Impiego e – a regole definite – all’operatività. La presenza di una cornice unica nazionale favorisce e semplifica la definizione di politiche attive efficaci, evitando la proliferazione di tanti differenti sistemi regionali.
  2. Valorizzare la somministrazione di lavoro nei percorsi di politica attiva. Nell’ambito dei programmi di politica attiva, si propone di valorizzare il contratto di somministrazione come istituto di valore e fortemente tutelante che può contribuire più di altri strumenti (vedi contratti a termine o tirocini) a un inserimento stabile, qualificato e duraturo delle persone nel mondo del lavoro.
  3. Aggiornare I livelli essenziali delle prestazioni e delle unità di costo standard. La sostenibilità dell’ingaggio delle Agenzie per il Lavoro passa anche attraverso la revisione dei Livelli essenziali delle Prestazioni (LEP) e delle Unità di costo standard (UCS), per adeguarli ai reali costi e investimenti sostenuti e da effettuare dagli operatori privati al fine di garantire operatività, efficienza, presenza territoriale ed efficacia dei servizi offerti.
  4. Definire I servizi finalizzati all’occupazione. L’efficacia delle politiche attive è subordinata alla centralità dell’obiettivo occupazionale come driver per i servizi offerti a tutte le categorie di destinatari previste, con gradualità differente, compresa la formazione.
  5. Prevedere una profilazione qualitativa oltre a quella quantitativa. La presa in carico dei destinatari di misure di politica attiva deve prevedere, accanto a strumenti quantitativi, una profilazione di natura qualitativa del beneficiario per consentire la definizione di percorsi sulle base della vicinanza – lontananza della persona dal mondo del lavoro. L’operatore deve avere margine di autonomia per costruire al meglio e in maniera più adeguata alle specificità il pacchetto di servizi necessari nella fase di contatto con il disoccupato.
  6. Valorizzare il processo oltre che il risultato. Gli interventi di politica attiva devono essere declinati anche sulla base delle competenze sviluppate dal beneficiario nel percorso individuato. In mercati del lavoro sempre più “transizionali” infatti non solo è il risultato occupazionale in sé la misura del valore di una politica attiva, ma anche la capacità di sviluppare competenze in grado avvicinare la persona al mercato del lavoro anche in fasi successive alla conclusione del percorso.
  7. Valorizzare anche le esperienze lavorative “brevi”. In questa logica sono da valorizzare anche le esperienze lavorative “brevi” che, se adeguatamente seguite e tutorate, possono rappresentare importanti occasioni di riattivazione della persona, in particolare se è inserita in un contesto di servizi che assistano le transizioni, qual è quello garantito dalle Agenzie per il Lavoro.
  8. Tarare la formazione sulle esigenze reali. La formazione va guidata dai servizi per il lavoro e orientata al percorso di inserimento/reinserimento lavorativo concordato con il lavoratore e tarata sui fabbisogni aziendali. Oltre alla formazione lunga di riconversione, la risposta ai fabbisogni delle imprese richiede una formazione flessibile, breve ed immediata. Ambedue sono strumentali al percorso verso l’occupazione, quindi l’elemento determinante e dirimente è il servizio per il lavoro, definito assieme al lavoratore lungo un percorso di sapiente accompagnamento nella sua realizzazione.
  9. Collegare in maniera sistematica le azioni con rilevazioni e proiezioni dei fabbisogni delle imprese. Occorre puntare sulla definizione di un modello permanente e sistematico, anche a focalizzazione territoriale, per l’individuazione dei fabbisogni delle imprese, con il coinvolgimento degli operatori del mercato del lavoro e la costruzione di piani formativi di reskilling e upskilling.
  10. Definire un sistema di valutazione dell’efficacia dei servizi. Si propone di implementare un modello di valutazione dell’efficacia dei servizi a livello nazionale, anche con rating degli operatori nella logica del miglioramento continuo. Il rating può riguardare tutti gli erogatori di servizi per il lavoro, sia pubblici che privati, e può favorire più agevolmente anche l’emersione delle best practice sul piano territoriale.

Puoi scaricare il documento Assolavoro da questo link.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

 

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