Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

Le cause culturali e genetiche della riduzione della violenza

love not war

 

Nel libro Il declino della violenza Steven Pinker (uno scienziato cognitivo canadese, docente ad Harvard)  sostiene in maniera convincente che il tasso di violenza della nostra epoca è enormemente minore di quello in epoche passate. Ad esempio in Inghilterra dal XIII al XX secolo il tasso annuale di omicidi su 100.000 persone è calato da 110 omicidi a meno di 1. I livelli più alti si hanno nelle società primitive, dove manca uno re o uno stato che monopolizzi la violenza. Altri elementi che hanno ridotto la violenza sono un cambiamento del ‘sentire comune’, la diffusione del commercio e addirittura una modifica stabile della personalità umana. Ma vediamo in dettaglio.

Il sociologo Norbert Elias (1897-1990) nel suo libro Il Processo di Civilizzazione ha documentato un cambiamento di mentalità nel Medioevo. Gli uomini e le donne del medioevo avevano un temperamento assai più impetuoso, disinibito e bambinesco del nostro: ‘Parecchi aspetti che a noi appaiono contraddittori: l’intensità della loro devozione, la loro fortissima paura dell’inferno, i loro sentimenti di colpa, le loro penitenze, le incredibili esplosioni di gioia e di allegria, il loro subitaneo infiammarsi e l’irresistibile violenza del loro odio e aggressività, tutti questi aspetti, così come il rapido passare da uno stato d’animo all’altro, sono sintomi di una stessa struttura della vita emozionale. Gli impulsi, le emozioni si manifestavano in modo più libero, più diretto e scoperto di quanto sarebbe avvenuto in seguito. (…) certamente la gente dell’epoca non si aggirava sempre col volto cupo (…) al contrario stavano magari scherzando fra loro, poi cominciavano a schernirsi, una parola tirava l’altra e all’improvviso dallo scherzo piombavano nella più tremenda fida.. ‘ (Elias, 1939/1988: 362, citato da Pinker).

 

Elias rileva una serie di atteggiamenti del tempo (e il loro cambiamento) attraverso lo studio dei galatei, cioè di manuali di buone maniere, inizialmente indirizzati ai nobili che vivevano alla corte del re (un riferimento alla vita di corte è contenuto nei termini ‘maniere cortesi’ e ‘cortesia’). Dai galatei risulta che le persone amoreggiavano e evacuavano in luoghi pubblici, che durante incontri conviviali sputavano, ruttavano, si soffiavano il naso nella tovaglia, arraffavano il cibo con le mani, tagliandolo con coltelli affilati, e rimettevano nel piatto comune ossa rosicchiate. Secondo Elias, dall’XI al XVIII secolo la predominante cultura dell’onore, fondata sulla vendetta, lasciò il posto a una cultura della dignità, fondata sul controllo delle emozioni. Dagli aristocratici questo cambiamento si propagò alle classi popolari, e entrò a far parte dell’educazione dei bambini.

 

Secondo Elias questo cambiamento fu dovuto da una parte al consolidarsi delle monarchie centralizzate, consolidamento reso necessario dalla comparsa di armi da fuoco e di eserciti permanenti che richiedevano una vasta burocrazia e una base stabile di entrate. Con la costituzione di stabili eserciti reali il ruolo dei nobili (inizialmente compagni di battaglia del re, poi signori della guerra locali) fu ridimensionato, e i nobili dovettero guadagnarsi la benevolenza del re non più grazie alla loro capacità di violenza ma (anche) alle loro buone maniere. Da guerrieri i nobili diventarono cortigiani.

 

Il secondo motivo del cambiamento, secondo Elias, fu lo sviluppo dei commerci. Lo scambio delle eccedenze reso possibile dal commercio è un gioco a somma positiva, c he crea reti di interdipendenze e cooperazione fra individui altrimenti estranei. Anche il commercio valorizza e facilita lo sviluppo di empatia e autocontrollo.

 

Il processo di riduzione della violenza fra cittadini è tendenziale, e la tendenza può incontrare alti e bassi. Così ad esempio secondo Pinker l’aumento della violenza verificatosi negli USA negli anni ’70 è dovuto alla controcultura dei giovani americani. La  controcultura valorizzò la spontaneità e l’espressione di sé (anche violenta, in alcuni casi anche contro le donne), svalorizzando l’interdipendenza generazionale, il matrimonio, l’igiene personale, il comportamento civile e l’autocontrollo. Questa impostazione fu fatta propria da una parte di giudici e legislatori, che diventarono più inclini alla ‘rieducazione’ che alla punizione. Reati come il vagabondaggio e l’accattonaggio furono depenalizzati, gli atti di vandalismo e lo spaccio meno perseguiti. A inizio anni ’90 il tasso di violenza negli USA è diminuito grazie a misure che hanno reso le pene più rigide, aumentato il numero dei poliziotti, l’efficienza della polizia, e il numero dei carcerati. Il riconoscimento dei diritti di donne e omosessuali, spesso bersaglio dei violenti, ha contribuito a ridare legittimità a politiche repressive della violenza. Ad esempio la campagna delle donne per poter uscire di notte ha contribuito a ridurre la violenza nelle strade.

 

Oltre alla violenza fra cittadini (quella individuale, ma anche quella rivolta verso categorie specifiche quali ad esempio, persone di razza o religione diversa, quella verso le donne, gli omosessuali, le mogli, i figli) e quella verso gli animali è diminuita anche la violenza autorizzata o utilizzata dagli Stati. Ad esempio sono state abolite la schiavitù, e in ambito penale, la tortura, l’imprigionamento o la riduzione in schiavitù per debiti, e, in molti Paesi, la pena di morte.

 

Da un punto di vista neurologico, i comportamenti violenti dipendono dall’attivazione di una serie di circuiti neuronali, differenziati a seconda dello stimolo al comportamento violento (predazione, dominanza, vendetta, sadismo, ideologia).

 

E ugualmente altri circuiti sono implicati nella moderazione dei comportamenti violenti. Ad esempio i lobi frontali sono implicati nell’autocontrollo: psicopatici e assassini impulsivi hanno una corteccia orbitale (una sezione dei lobi frontali) piccola o poco attiva. I bambini maggiormente in grado di procrastinare una gratificazione (quelli che ad esempio preferiscono due caramelle dopo mezz’ora a una caramella subito) hanno risultati migliori negli studi e nella vita adulta. Quelli meno in grado di procrastinare hanno maggiori probabilità, da adulti, di commettere reati. Il disturbo da deficit di attenzione / iperattività è connesso con maggiori probabilità di comportamenti criminali (Beaver et al., 2008, Wright e Beaver, 2005).

 

I comportamenti violenti sono anche moderati dalla capacità di immaginare i pensieri altrui (capacità compromessa nell’autismo) e di percepire le emozioni altrui (capacità compromessa nella psicopatia), e dall’esposizione a pensieri e emozioni di persone in stato di sofferenza. La riduzione della violenza è così dovuta, almeno in parte, all’alfabetizzazione e alla diffusione di romanzi e film. Leggere romanzi e autobiografie rende possibile capire le condizioni dell’altro e dunque diventare sensibili e opporsi a pratiche che, come la schiavitù, gli causano sofferenza.

 

Secondo Pinker il calo della violenza può essere attribuito anche all’evoluzione biologica. In una società che da alcune centinaia di anni reprime i comportamenti violenti, individui che hanno un patrimonio genetico o un’espressione genetica che favorisce l’autocontrollo hanno maggiori chances riproduttive, e pertanto si ha una maggiore diffusione di costellazioni di geni ‘buoni’ a scapito di quelle ‘cattive’.

 

Pinker segnala gli studi di James Flynn, che ha evidenziato , negli ultimi 100 anni, un continuo aumento dei risultati dei test di intelligenza. Un individuo medio di oggi risulta più intelligente del 98% della popolazione del 1910. Il miglioramento del quoziente di intelligenza è dovuto soprattutto al miglioramento nelle prove di ragionamento astratto, quali somiglianze, analogie, matrici visive. Il ragionamento astratto permette di astrarre dai casi concreti ‘ed esplorare le implicazioni di postulati in mondi puramente ipotetici’.

 

L’incapacità di ragionare in astratto è dimostrata ad esempio da questo spezzone di colloquio trascritto dallo psicologo russo Aleksander Lurjia. Lurjia chiede a un contadino russo: ‘all’estremo nord, dove c’è la neve, tutti gli orsi sono bianchi. L’isola di Terranova sta all’estremo nord e lì c’è sempre la neve. Di che colore sono gli orsi?’ Il suo interlocutore risponde: ‘Non so, io ho visto soltanto un orso nero… di quello che non vediamo non possiamo parlare’. E Lurjia: ‘E che cosa deriva dalle mie parole?’ Risposta: ‘Chi non ha visto non può dir nulla delle vostre parole. Se un uomo ha 60 o 80 anni e ha visto un orso bianco e ne parla, gli si può credere.’

 

La capacità di ragionare in astratto sarebbe stata aumentata dall’educazione scolastica, dalla diffusione nel discorso quotidiano di concetti matematici e scientifici  (percentuale, proporzione, correlazione, etc.), dalla diffusione di professioni intellettuali che richiedono la manipolazione di concetti e simboli.

 

Secondo Pinker la capacità di ragionare per concetti astratti facilita la capacità di assumere la prospettiva di altre persone, e per questa via l’aumento recente dell’intelligenza contribuisce alla riduzione della violenza e alla diffusione dei diritti.

 

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Scrivici cosa ne pensi