Le ADA: un’altra inutile complicazione nei dispositivi regionali di certificazione delle competenze

Un altro elemento di inutile complessità in alcuni dispositivi regionali di certificazione delle competenze è l’utilizzo delle ADA Aree di Attività (su altri limiti dei dispositivi di certificazione delle competenze vedi anche l’altro mio articolo Certificazione delle competenze: in Italia ci piace farla complicata).

La certificazione delle competenze è un procedimento, attivato dai centri per l’impiego, che serve a riconoscere qualifiche professionali a persone che hanno imparato una determinata attività in maniera informale (ad esempio lavorando al nero), senza frequentare corsi di qualifica.

Le qualifiche sono descritte in appositi repertori regionali. Nei repertori sono elencate le principali attività tipiche di ogni qualifica. Per un formatore ad esempio alcune delle attività principali saranno verosimilmente progettare l’intervento formativo e valutare l’intervento formativo.

Per mettere a punto dispositivi efficaci di certificazione delle competenze, le attività principali vanno descritte seguendo due accorgimenti:

  1. Vanno indicati solo verbi relativi ad attività osservabili. Ad esempio, Analizzare, Comprendere, Riflettere non sono attività osservabili perciò difficili da valutare e per questo non è utile inserirle fra le attività.
  2. le attività vanno indicate secondo una gerarchia (o un diagramma ad albero), distinguendo quelle riferite all’obiettivo principale dell’attività da quelle relative a singole fasi del processo. In concreto, si tratta di fare una job analysis per ogni qualifica professionale, secondo lo schema qui sotto.

Ad esempio, Svolgere un bilancio di competenze in modalità individuale è una attività principale. Al contrario

  • Ricostruire il percorso formativo e professionale,
  • Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità e aspirazioni,
  • Aiutare l’utente a definire un obiettivo professionale,
  • Aiutare l’utente a mettere a punto un piano d’azione per il raggiungimento dell’obiettivo professionale

sono attività di secondo livello riferite a singole fasi (cioè sotto obiettivi) del processo che rendono possibile il raggiungimento dell’obiettivo generale Svolgere un bilancio di competenze in modalità individuale.

A sua volta, ognuna di queste attività riferite a fasi può ulteriormente scomposta in fasi ulteriori di terzo livello. Così ad esempio Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità e aspirazioni può essere a sua volta suddiviso in

  • Aiutare l’utente a identificare i propri valori professionali,
  • Aiutare l’utente a identificare i propri interessi professionali,
  • Aiutare l’utente a identificare le proprie capacità trasferibili,
  • etc.

Le attività principali sono quelle che vanno certificate.

L’analisi per la certificazione va invece focalizzata sulle attività relative alle singole fasi di secondo livello. Vale a dire che il candidato otterrà la certificazione per svolgere bilanci di competenze (ammettiamo che Svolgere bilanci di competenze in modalità individuale sia una delle attività principali di una determinata qualifica professionale di una determinata regione) se in fase di analisi riuscirà a mostrare in modo convincente di saper aiutare gli utenti a bilancio a Ricostruire il percorso formativo e professionale, Identificare le proprie capacità e aspirazioni, Definire un obiettivo professionale, Mettere a punto un piano d’azione per il raggiungimento dell’obiettivo professionale con utenti singoli.  

Le attività di terzo livello possono essere ugualmente esaminate per approfondire determinati aspetti della modalità di svolgimento delle attività di secondo livello, ma hanno solo una funzione di supporto. Concentrarsi solo su una o due attività di terzo livello invece che sull’attività di secondo livello che la ingloba facilita errori di valutazione.

Mettere tutte sullo stesso piano le attività principali, di secondo ed eventualmente quelle di terzo livello è un errore non solo logico, ma anche operativo. L’analisi delle modalità operative del candidato è infatti più efficace se le attività della qualifica professionale sono descritte secondo una corretta gerarchia operativa.

A questo punto possiamo affrontare il tema del titolo dell’articolo.

In alcune regioni (ad esempio in Toscana, ma non in Lombardia) i repertori indicano in prima battuta non le attività principali, ma le ADA, vale a dire il tipo di attività svolte.

La differenza è che le attività principali sono espresse con verbi d’azione, mentre le ADA sono espresse con dei sostantivi.

Il ricorso a sostantivi è poco utile, perché è più facile verificare che il candidato sia in grado di Svolgere bilanci di competenze in modalità individuale (descrizione secondo il modello delle attività principali) che ‘presidiare’ l’ADA Aiuto all’identificazione dell’obiettivo professionale (descrizione secondo il modello delle ADA). E’ certamente possibile scrivere le ADA con un richiamo preciso all’attività principale corrispondente, ad esempio l‘ADA potrebbe essere Svolgimento di bilanci di competenze in modalità individuale. L’utilizzo di sostantivi invece che di verbi d’azione rende però più facile la messa a punto di ADA scollegate dall’attività principale corrispondente.

L’utilizzo delle ADA fa fare un ragionamento contorto: Certifico la tua competenza nello svolgere bilanci di competenza se dimostri di saper ‘presidiare’ l’ADA Svolgimento bilanci di competenze. Per dimostrare di presidiare l’ADA Svolgimento bilanci di competenze devi dimostrare di saper svolgere bilanci di competenze.

Con l’utilizzo delle sole attività principali il ragionamento è invece assai più lineare: Certifico la tua competenza nello svolgere bilanci di competenza se dimostri di saper svolgere bilanci di competenze.

Vediamo adesso alcuni esempi pratici, tenendo presente che anche l’approccio basato sulle attività principali non sempre è applicato correttamente.

Nel Repertorio Regione Toscana la qualifica di Addetto all’informazione, accompagnamento e tutoraggio nei percorsi formativi e di orientamento e inserimento al lavoro è descritta ricorrendo alle seguenti ADA:

  • Accompagnamento e tutorato per l’orientamento al lavoro e l’inserimento/reinserimento lavorativo
  • Assistenza nella ricerca e gestione delle informazioni
  • Reperimento di informazioni e gestione di sistemi integrati di documentazione
  • Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio

Non è chiaro quali siano le attività sottostanti alle diverse attività: quali sono le attività concrete per svolgere accompagnamento e tutorato? Ad esempio colloqui individuali? Attività in piccoli gruppi? Comunicazione via email o social? E quali sono le attività concrete che permettono la prevenzione del disagio? Se non conosco le attività, non posso fare una verifica efficace.

Nel sistema toscano, e in altri sistemi regionali simili, troviamo le attività a un livello più basso. Ad esempio, l’attività principale relativa all’ADA Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio (chiamata Indicatore di performance) è descritta come:

Svolgere azioni di monitoraggio e tutoring nei percorsi di istruzione e formazione, sostenendo docenti e formatori nel processo di ottimizzazione e integrazione del percorso formativo e promuovendo azioni per la prevenzione e il recupero delle situazioni di disagio.

Qui troviamo finalmente verbi di azione, ma siamo ancora nel generico. In quali modi si svolgono azioni di monitoraggio? E azioni di tutoring? E in che modo vengono sostenuti docenti e formatori? E che tipo di attività sono sottintese a Promuovere azioni per la prevenzione e il recupero delle situazioni di disagio?

Le attività specifiche sono indicate invece col nome di capacità, a un livello ancora inferiore; eccone alcune relative a Tutoraggio, monitoraggio e prevenzione del disagio:

  • Analizzare e comprendere i bisogni di orientamento, monitoraggio e tutoring dei potenziali utenti e contesti di riferimento (scuole, enti/agenzie formative)
  • Condurre colloqui nell’ambito di percorsi e azioni di monitoraggio e/o tutorato
  • Definire e attivare interventi specialistici per situazioni di difficoltà e disagio
  • Gestire rapporti con interlocutori del contesto di riferimento (famiglie, scuole, agenzie formative, servizi sociali ecc.)
  • Identificare eventuali situazioni di disagio nell’ambito del percorso di sviluppo scolastico-formativo concordato
  • Pianificare e realizzare azioni di tutoring e di monitoraggio per accompagnare momenti di transizione in ambito scolastico e formativo
  • Progettare e monitorare percorsi orientativi/formativi integrati

La riproduzione della scheda rende più chiara la comprensione:

Per arrivare finalmente alle attività che possono essere facilmente verificate siamo dovuti ‘scendere’ di due livelli, arrivando a quelle che nel dispositivo toscano sono chiamate Capacità (in realtà si tratta in genere di attività di livello 2 e 3). Sarebbe stato tutto più agevole se le ADA fossero state abolite e l’attività principale (nel dispositivo toscano chiamato indicatore di performance) fosse stata descritta con verbi dal significato non ambiguo.

Peraltro, vediamo nella tabella come alcune delle attività non siano osservabili (ad esempio Analizzare e comprendere) e che attività di livello diverso sono messe sullo stesso piano. Ad esempio, Analizzare e comprende i bisogni di orientamento è una fase di Progettare percorsi orientativi.

Vediamo adesso come un sistema basato sulle attività principali risulti più chiaro. Prendiamo la qualifica di Orientatore dal repertorio della Regione Lombardia. E’ una figura simile a quella del repertorio toscano descritta sopra, anche se con un raggio d’azione più limitato.

Le attività principali (in Lombardia chiamate competenze) per la figura simile dell’Orientatore sono:

  • Effettuare colloqui di orientamento
  • Effettuare il monitoraggio del piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo
  • Elaborare un piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo

Vediamo come qui la descrizione sia immediatamente intellegibile e assai più operativa.

La critica è semmai che anche qui non è stato rispettato il principio di gerarchia: Elaborare un piano d’azione individuale per l’inserimento lavorativo sta all’interno di Effettuare colloqui di orientamento, perché è una cosa che si fa durante il colloquio.

L’altra critica è che l’azione Effettuare colloqui di orientamento è troppo generale. L’operatore di orientamento può fare colloqui informativi, e poi colloqui di consulenza a supporto della ricerca di lavoro, colloqui di bilancio di competenze, conduzione di gruppi sulle tecniche di ricerca attiva di lavoro, etc. Tutte queste attività sono state indicate fra le abilità (cioè sono soggette a un possibile esame durante il colloquio di certificazione, ma non così approfondito come per le attività principali da certificare. Per questo motivo il profilo risulta poco efficace per individuare operatori competenti.

Da notare anche l’errore logico di considerare Applicare tecniche di gestione di gruppi di orientamento come una delle abilità necessarie per Effettuare colloqui di orientamento.

Un elenco delle ADA nazionali (per fortuna in genere ben ancorate alle attività principali corrispondenti) è reperibile sul sito Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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