L’approccio transteoretico al cambiamento

L’approccio transteoretico al cambiamento  (Prochaska, Norcross e Diclemente)

Nel loro libro Changing for Good: A Revolutionary Six-Stage Program for Overcoming Bad Habits and Moving Your Life Positively Forward gli studiosi americani americani Prochaska, Norcross e Diclemente descrivono i processi di cambiamento personali. Il loro approccio (che gli autori chiamano  ‘transtheoretical approach’, cioè approccio transteoretico) è utile a tutti gli operatori che lavorano con persone che hanno comportamenti disfunzionali, quali ad esempio abuso di sostanze (alcool, tabacco, cocaina, eroina), alimentazione compulsiva e nella psicoterapia in generale. Le  novità  dell’approccio  di  Prochaska  e  collaboratori  sono fondamentalmente due:

  1. il processo di cambiamento avviene in cinque fasi distinte e consecutive
  2. il cambiamento è un ciclo (una ruota) che viene percorsa varie volte prima di poter arrivare al successo.

Vediamole in dettaglio.

Le fasi del cambiamento

Secondo Prochaska  e  collaboratori  le fasi del cambiamento sono le seguenti:

  1. precontemplazione: la persona non sa o non vuole riconoscere di avere un problema
  2. contemplazione: la persona sa di avere un problema, ma è ambivalente rispetto al cambiamento, non ha ancora deciso che vuole impegnarsi per cambiare
  3. programmazione: la persona riconosce di avere un problema, ha deciso che vuole provare a cambiare, e sta programmando cosa fare, ad esempio ha deciso di iscriversi a un corso contro il fumo o di non tenere in casa pacchetti di sigarette
  4. avvio dell’azione: la persona ha cominciato ad adottare una serie di comportamenti che riducono o eliminano il proprio comportamento disfunzionale. Ad esempio ha smesso di fumare
  5. mantenimento: dopo le azioni iniziali, la persona sta continuando a mantenere comportamenti che riducono o eliminano il proprio comportamento disfunzionale. Ad esempio continua a non fumare o fuma in maniera occasionale
  6. ricaduta: la persona è ricaduta, in maniera continuativa, nel comportamento disfunzionale di cui voleva liberarsi. Ad esempio ha ripreso a fumare in maniera continuativa.

 La ruota del cambiamento

Secondo Prochaska  e  collaboratori  il cambiamento è un ciclo (una ruota) che viene percorsa varie volte prima di poter arrivare al successo. Le ricadute sono parte integrante del processo di cambiamento. Solo il 5% delle persone impegnate nell’eliminazione di un comportamento disfunzionale ci riesce al primo tentativo. Tutte le altre sono costrette a percorrere più volte tutta la ruota del cambiamento mediamente almeno 3-4 volte (op.cit., p.48). Il concetto di ruota del cambiamento ha tre profonde implicazioni:

  • a. la fase più importante non è quella dell’azione, tutte le fasi sono ugualmente importanti. Una buona consulenza al cliente deve prevedere anche un’assistenza continuata nel tempo durante il mantenimento
  • b. la ricaduta non è di per sé un segnale di fallimento (non vuol dire cioè che il cliente è troppo cattivo per cambiare o che il consulente non sa svolgere bene il suo lavoro).
  • c. il cliente deve essere preparato alle ricadute, cioè va informato che le ricadute sono normali e nella fase di programmazione va dedicato spazio a come ridurne l’impatto.

L’azione del consulente nelle varie fasi del cambiamento

Ogni fase richiede strategie adeguate da parte della persona (e del consulente, se la persona si è rivolta a un consulente per aver aiuto). Ad esempio non è efficace (non porta azione o risultati stabili) programmare o proporre attività che riducono comportamenti disfunzionali se la persona non ha ancora deciso che vuole ridurre il suo comportamento disfunzionale, e ugualmente è poco efficace continuare a focalizzarsi solo sui danni prodotti dal comportamento disfunzionale senza programmare bene e mettere in atto strategie d’azione e di mantenimento. Le diverse strategie sono indicate nella tabella che segue.

Fase

Situazione

Strategie del consulente (11)

0. precontemplazione

Non sa di avere un problema

Fornire informazioni che accrescono la consapevolezza del problema

1.contemplazione

Ambivalenza verso il cambiamento

Rinforzare le ragioni per il cambiamento Rinforzare l'autoefficacia

2. determinazione

C'è una finestra aperta per avviare l'azione

Suggerire strategie accettabili, ‘facili', efficaci

3. azione

Mette in atto il cambiamento

Supporto durante l'azione

4. mantenimento

Continua la messa in atto

Ridurre le possibilità di ricadute

5. ricaduta

Ridurre demoralizzazione Riavviare il processo

 

Diamo per scontato che in tutte le diverse fasi il consulente segue anche le strategie di creare e mantenere una buona relazione col cliente e quella di rinforzarne l’autoefficacia.

L’approccio transteoretico

L’approccio transteoretico permette anche di dare una nuova risposta alla domanda sul perché la maggioranza dei vari approcci psicoterapeutici sembra funzionare ma nessuno funziona chiaramente meglio di tutti gli altri. La risposta finora veniva data spiegando che tutti gli approcci psicoterapeutici prevedono una relazione col cliente, e che è la relazione (non le teorie del consulente sul funzionamento delle persone) che portano sollievo e cambiamento (così ad esempio Egan G. (1998) The Skilled Helper. A Problem-Management approach to Helping, Sixth Edition). La risposta di Prochaska è che le psicoterapie che funzionano sono varie perché ciascuna di essa è adatta a una o più fasi, ma nessuna a tutte (op.cit., p.21-27, 32-35 e 54).

I rapporti col colloquio motivazionale di Miller e Rollnick

L’approccio transteoretico ha rapporti molto stretti con la tecnica del motivational interviewing (in italiano può essere tradotto come colloquio motivazionale, ma non va confuso col colloquio svolto durante la selezione del personale che ha lo stesso nome)  sviluppata da Miller W.R. e Rollnick S. e descritta ad esempio in Il colloquio motivazionale (2013). Sulla motivazional interviewing vedi un altro articolo in questo sito.

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