Un dibattito sul counseling

Un dibattito sul counseling

Su questo tema, vedi anche gli aggiornamenti contenuti negli articoli

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Questa pagina riporta una parte della discussione che è seguita alla pubblicazione dell’articolo  Orientamento, counseling, relazione di aiuto

La discussione inizia con questo post (credo siamo nel 2007). Ho cambiato il  nome del mio interlocutore.

Da: Mario Rossi Mi piace aggiungere utili informazioni, essendo sia Orientatore che Counselor-Trainer.
Ritengo opportuno dare alcune informazioni specifiche sulla realtà del counseling per coloro che hanno intenzione di formarsi a questa interessante professione:
1) attualmente l’unica forma di riconoscimento per i counselor è l’inserimento presso la banca dati del CNEL, a cui si accede tramite il sostenimento di un esame presso le seguenti associazioni: FAIP, AICO, REICO, ANCORE, SICOOL, SICO, CNCP.
2) ad ottobre ( per info: www.faipnet.it), nel convegno promosso da PREPOS è stato stipulato un protocollo di riconoscimento reciproco tra le associazioni FAIP, Sicool, AICO, Reiko che definisice standard formativi internazionali (in linea con i parametri dell’NBCC – International) per i counselor, ove non rispettati, non si accede al registro CNEL. E’ stata inoltre fondata la FIC (Federazione italiana Counseling).
3) il registro delle professioni atipiche CNEL è in via di parficazione agli ordini professionali
4) A livello internazionale il counseling non richiede la laurea in psicologia ma è primo step per il raggiungimento del diploma da psicoterapeuta (counselor – conselor/trainer – psicoterapeuta). In italia ancora la questione è controversa.
5) L’unica forma di accreditamento (non dunque di “License”) sul counseling è offerta da NBCC – International, partecipe del protocollo di cui sopra
6) per gli orientatori: le abilità di counseling nell’orientamento sono molto importanti soprattutto se si ha intenzione di attivare processi di O. formativo, meno necessarie se ci si muove nell’area informativa
6) per comprendere i processi di cambiamento citati è utile anche consultare di Norcross e Prochanska, Changing for Good, autori del modello.

Buon lavoro a tutti!

Da: Leonardo Evangelista Ciao Mario,

ti ringrazio molto per il tuo messaggio. Le informazioni che ho riguardo al riconoscimento della professione del counselor sono un po’ diverse. Provo a scriverle, correggimi se sbaglio. Il CNEL è un ente pubblico il cui scopo è censire e studiare le nuove professioni. A questo fine tiene una banca dati su tutte le associazioni professionali italiane relative a nuove professioni di cui ha notizia. La registrazione presso il CNEL avviene semplicemente mandando una domanda con una serie di dati (nome, obiettivi, sede, numero iscritti, etc.). L’inserimento nella banca dati del CNEL non comporta nessun riconoscimento di legittimità o di serietà dell’associazione o della professione, ad esempio potremmo senza difficoltà costituire una Associazione per la cura delle nevrosi col volo degli aquiloni e farla registrare nella banca dati del CNEL. La banca dai del CNEL inoltre non raccoglie i nomi degli associati, ma solo il loro numero. Alla luce di tutto questo, mi sembra non esatto affermare che i counselor vengono inseriti nella banca dati del CNEL e che tale inserimento costituisce un riconoscimento (punto 1 del tuo messaggio). Ugualmente non è esatto che senza l’adesione al protocollo di riconoscimento reciproco non si accede alla banca dati del CNEL (punto 2 del tuo messaggio). Non è assolutamente esatto che il registro delle professioni atipiche costituisca il primo step verso la parificazione con gli ordini professionali (sulla base di quale normativa lo affermi?) né che il counseling costituisca il primo step per la professione di psicoterapeuta. In Italia la questione di quali siano i requisiti per svolgere l’attività di psicoterapeuta non è affatto controversa. La legge italiana stabilisce chiaramente che per svolgere la professione di psicoterapeuta sono necessari laurea in psicologia o medicina più 4 anni di scuola di psicoterapia pubblica o riconosciuta, e per le attività di sostegno psicologico è necessaria l’iscrizione all’albo degli psicologi. Controverso è piuttosto se persone che non hanno seguito questo iter formativo possano svolgere psicoterapia o sostegno psicologico. Secondo me non possono e non dovrebbero. Come sai l’intervento nell’area del disagio psicologico da parte di persone incompetenti può arrecare gravi danni e pertanto è necessario tutelare i cittadini. Tale tutela avviene oggi, in Italia, con la normativa appena richiamata. Tale normativa può sicuramente essere migliorata, ma in ogni caso al momento è l’unica che abbiamo e credo che tutti dovremmo seguirla. In sintesi personalmente ritengo molto utile che tutte le figure professionali che lavorano in ambito sociale abbiano un formazione alle abilità di counseling, ma che quelle attività che all’estero vengono indicate col termine counseling (cioè le attività di supporto psicologico e di psicoterapia) vengano svolte in Italia da figure che hanno seguito un training appropriato e definito per legge (psicologi e psicoterapeuti). Mi spiace anche che talune associazioni che formano al counseling diano una immagine falsata riguardo al riconoscimento della professione del counselor. Cordialmente, Leonardo Evangelista

Da: Mario Rossi In effetti non ero stato troppo preciso. Volevo semplificare e dare informazioni pratiche. Meglio spiegarsi, l’unica fonte di qualità è la chiarezza e la precisione.
Al registro CNEL, in via di parificazione tramite l’accesso al COLAP delle associazioni di Counseling con il decreto Mantini del 25 (o forse 24, non mi ricordo con estrema precisone, ma due giorni dopo avevamo il convegno internazionale di counseling a Roma e se n’è parlato con tutte le associazioni italiane di C., L’EAC con il suo vicepresidente Mika H.Fatouru, l’EAP – non mi ricordo il nome della persona, l’NBCC Europra – A.Szilagy, International e USA – T.Clawson e la PPL – V.Makarov, lega russa per la psicoterapia, Lupoi del COLAP tranne la SICO, che aveva rifiutato di partecipare perchè interessata solo all’italia, me lo disse il presidente Monformoso il mese precedente) ottobre 2007 (attenzione alle informazioni falsate in circolazione, ce ne sono tante), in effetti si accede con relativa semplicità. Però se vuoi un diploma da Counselor e con esso accedervi devi averlo preso presso una scuola di C. Alcune hanno accesso a tale registro, altre no. Se non sbaglio quelle autorizzate in italia sono 7 (Faip, Ancore, Sico, Sicool, Reico, CNCP, AICO), e queste, tranne la SICO, si sono accordate per definire standard condivisi di formazione nel rispetto della normativa europea e internazionale (quella che prevede il Counseling come primo step, anche se prevede parimenti la laurea in psicologia come ulteriore percorso- questa normativa infatti differenzia la preparazione operativa necessaria ad counselor o uno psicoterapeuta – a differenti livelli e specifiche – dalla preparazione universitaria di una laurea in psicologia, purtroppo molto più teorica, salvo eccezioni) che è differente da quella italiana. da un punto di vista prettamente giurispridenziale però sai che quando una normativa nazionale è inserita in un quadro internazionale (come quello della Comunità Europea) per la logica gerarchica del diritto quella nazionale è sottomessa. In sostanza in italia entrambe le normative restano valide.
Per di più le suddette regole del protocollo di intesa sono quelle che in USA ed in Europa vengo recepite come standard di qualità per l’accreditation del Couseling (in USA sono previsti due livelli: license e accreditation).
Il vero problema è che con tutte queste strutture e sovrastrutture è un pò complesso da comprendere. La sostanza? Che comunque in sè nessuna alternativa può garantire la qualità della formazione, come del resto non la garantisce l’università. Se non le persone e la loro onestà.
Almeno, finchè il mercato resterà aperto, lavorerà chi sa fare qualcosa!
Agli specchietti per le allodole delle università non credo più, salvo le eccezioni delle persone di buona volontà, chi proviene da una laurea in psicologia sa fare poco e nulla con le persone. Spesso sono più più preparati gli orientatori.
prochanska è stato tradotto 10 anni fa e alle università nemmeno si cita spesso.
Cordialmente, Mario Rossi

Da: Leonardo Evangelista Ciao Mario,

come operatori di orientamento il nostro lavoro è cercare di essere più chiari possibile riguardo ai percorsi di accesso alle diverse professioni, è ed in questa prospettiva che ti scrivo ancora. Non esiste al momento un decreto Mantini. Mantini è il relatore di una delle due commissioni che si sta occupando della riforma delle professioni in Italia, ma tale riforma, che viene discussa ormai 10 anni, non è ancora stata approvata e non si quando lo sarà. Ne parla un articolo di Italia Oggi del 2 gennaio 2008 reperibile in http://www.colap.it/files/iTALIA%20OGGI%2002%2001%2008.pdf Il registro dei counselor e il diploma di counselor a cui ti riferisci non sono tenuti o rilasciati dal CNEL (ente pubblico) ma da un gruppo di semplici associazioni di diritto privato che hanno concluso un accordo fra di loro e perciò al momento tale registro non ha nessuna rilevanza legale. La normativa europea a cui ti riferisci è probabilmente la direttiva 36/2005, che ho descritto in un articolo.  Tale direttiva tutela pienamente le professioni riconosciute a livello nazionale (nel nostro caso psicologi e psicoterapeuti) e perciò in nessun caso una professione non riconosciuta (il counselor) potrà arrivare a svolgere o costituire la base di partenza per lo svolgimento di attività riservate per legge a professioni riconosciute. Ciao Leonardo Evangelista

Da: Mario Rossi Infatti non volevo sostenere che fosse il CNEL a riconoscere i counselors. Solo che abilita all’esercizio della libera professione. E che per accedere come counselor si deve ottenere un titolo che ha una solida struttura formativa. Non tutte le scuole di counseling rispettano tali parametri. Rispetto alla proposta di Mantini (che esiste, ti invierò le specifiche) non vedo dove possa essere il problema, a dicembre c’è stato un’incontro tra associazioni di counseling e il COLAP proprio per questo.
del resto in italia siamo da molto tempo un pò indietro, e su tante cose! figuriamoci se non eravamo in ritardo con il counseling!
Se per riconosciuta intendi formalmente definita e istituzionalmente rappresentata hai senza dubbio ragione. Se intendiamo che è una professione che si può svolgere con una corretta abilitazione ho ragione anche io. tanto più che già in italia tante persone lavorano come counselor, e senza infrangere nessuna legge. Solo con le difficoltà dello svolgimento delle libere professioni e con le resistenze del mondo ufficiale universitario che snobba tutto ciò che è competitivo e non si prostra al suo tronfio fragore.
Non ho paura dell’impreparazione eventuale dei counselor, è improbabile che possano fare più danno della folta schiera di impreparati pedagogisti, psicologi, orientatori, psichiatri, medici e simili.
rispetto al riconoscimento degli psicologi ad esempio c’è da dire che per essere formalmente precisi, solo in italia hanno possibilità di esercitare counseling senza apposita ulteriore formazione.
a presto,

Da: leonardo evangelista Per avere le idee chiare ho scritto al CNEL la seguente lettera:

Empoli, 5 gennaio 2008
Spett.
CNEL
Viale Davide Lubin N°2
00196 – ROMA

Buongiorno, vi scrivo perché su vari siti leggo informazioni come queste:

Il ‘Counselor’ è una figura professionale emergente riconosciuta dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) (dal sito http://www.aspu.it/pagine/counseling/counseling.htm# )

Il corso rilascia un attestato AICO (Associazione Italiana Counselling), che a sua volta, fa parte della Consulta del CNEL (Consiglio Nazionale Economia del Lavoro) ed ha quindi valenza internazionale. http://www.emagister.it/corso_percorso_di_counselling-ec2252951.htm

La Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale Master Esperienziale organizzata dall’Associazione l’A.S.P.I.C. di Firenze consente di ottenere un titolo internazionale riconosciuto dall’E.A.C. (European Association for Counseling – www.eacnet.org ) e dal C.N.E.L. (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) che dà la possibilità di svolgere la professione di Counselor (professione censita in Italia dal 2000) come libero professionista. (dal sito http://www.aspicfirenze.it/counseling1.htm)

Vorrei sapere se il CNEL ha il potere di riconoscere figure professionali (caso 1), o di dare ‘valenza internazionale’ ad attestati di partecipazione a corsi di formazione (caso 2) o di riconoscere titoli che permettono di svolgere la professione del counselor come libero professionista (caso 3). (…)

Dal CNEL ho ottenuto la seguente risposta (16-1-2008):

Gentile dottore,
con riferimento alla Sua lettera inviata al CNEL il 5 gennaio 2008, La informo che il CNEL possiede una banca dati delle associazioni professionali, aggiornata al 31 dicembre 2004. La banca dati è da sempre uno strumento conoscitivo del fenomeno delle associazioni non regolamentate, e l’iscrizione è stata vincolata alla presentazione di una documentazione indicata dal CNEL (ad esempio: statuto, codice deontologico, lista degli iscritti).
Essa pertanto non ha alcuna efficacia giuridica e/o vincolante, nè può operare una distinzione di alcun genere tra associazioni che vi sono ricomprese e le altre che non lo sono. La lista delle associazioni censite è consultabile sul portale del CNEL (sotto la voce “documenti”, all’interno del “V° Rapporto di monitoraggio sulle professioni”, inserito nell’anno “2005”)
Inoltre, sono ad informarLa altresì che la Consulta del CNEL sulle associazioni è un organo non più costituito dal 2000, e che il CNEL non riconosce alcun titolo rilasciato dalle associazioni.
Per quanto riguarda le attività delle associazioni di professioni non regolamentate, infine, Le ricordo che esse operano attualmente in base a quanto è consentito dal codice civile .
Cordiali saluti

Massimiliano Boni
(funzionario responsabile del gruppo di lavoro sulle professioni intellettuali)

 

 

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