Strategie di carriera per operatori di orientamento / precariato

Strategie di carriera per operatori di orientamento / precariato

Questa pagina riporta gli interventi di un dibattito sull’orientamento come settore di attività

Orientatore: no grazie Da : Alessandra Marzo   Sono una ragazza di 26 anni che ha conseguito il titolo di orientatore con un master universitario di primo livello ed ho fortunatamente potuto fare uno stage di 80 ore..al centro territoriale dell’impiego di bari nei servizi di orintament.Ho scritto per fortuna perchè solo con la pratica ho potuto capire l’effettiva importanza di fare orientamento ed inoltre son giunta alla conclusione che è il lavoro che vorrei fare, perchè è fantastico poter aiutare gli altri a ad aiutarsi “da soli” meglio ad autoorintarsi.Domanda come posso lavorare in questo settore se mi dicono tutti, dai centri per l’impiego alle scuole che non c’è posto o che non esiste l’orientamento?Come lavorare negli enti formativi se ti chiedono esperienza?Così l’orientamento a mio avviso o sparirà lentamente o sarà fatto da chi non è interessato minimamente a farlo e verrà preso come pura perdita di tempo da chi ne avrebbe bisogno!Voglio fare orientamento ma mi sento tarpare le ali

Una risposta  Da : leonardo evangelista    Cara Alessandra, mi dici che hai scoperto un settore che ti attrae moltissimo. Mi chiedi dove trovare occasioni di lavoro e come farti esperienza. Ti sembra che tutte le strade siano chiuse. La tua esperienza mi sembra simile a quella di tante altre persone in cerca di lavoro, perciò esaminarla in dettaglio può esserti utile per migliorare il tuo lavoro come operatrice di orientamento.
‘Tutti mi dicono che non c’è posto o non esiste l’orientamento.’ Tutti quanti? Possono svolgere orientamento tutte le scuole (dalle medie inferiori all’università) e tutte le agenzie formative. Sai dirmi esattamente quante scuole e quante agenzie formative ci sono nella tua città? (Se non lo sai dove puoi trovare questa informazione?) Oltre a scuole e agenzie formative, possono svolgere attività di orientamento anche associazioni giovanili (tipo gli ‘Informagiovani’). Quanti ce ne sono sul tuo territorio? Quanti ne hai contattati? Fatto 100 il totale di scuole, agenzie formative, associazioni di volontariato della tua città, mi dici esattamente che percentuale ne hai contattata? Molti disoccupati che avviano una ricerca di lavoro contattano 3-5% dei potenziali datori di lavoro, poi se non hanno successo smettono dicendo che ‘Non c’è lavoro’. Ma siamo sicuri che non c’è?
Tutte le organizzazioni cercano di non trovarsi mai sotto organico. Quando c’è lavoro aggiuntivo o quando un dipendente/collaboratore lascia si mettono subito alla ricerca per colmare il vuoto nel più breve tempo possibile. E’ normale che la gran parte di quelli che contatti ti dicano di no. In ogni momento le organizzazioni in cerca di collaboratori sono forse non più del 1-2 % del totale. Se contatti solo il 3-5% dei tuoi potenziali datori di lavoro, sei sicura di riuscire a trovare proprio quelli sotto organico? Spesso il problema non è che non c’è lavoro, ma che le persone si sentono come dici tu ‘tarpate le ali’ e smettono di fare contatti. E’ anche il tuo caso?

Mi scrivi ‘Come lavorare negli enti formativi se ti chiedono esperienza? ‘. Se mi fai questa domanda vuol dire che hai trovato almeno 1 agenzia che era in cerca di un collaboratore. Insegnare qualcosa a qualcuno costa ed è logico che la gran parte delle organizzazioni cerchi dipendenti e collaboratori retribuiti immediatamente operativi. Allora: se non ce l’hai, in che modo puoi farti questa benedetta esperienza? Io e tanti altri abbiamo iniziato a lavorare in questo settore studiando da soli e collaborando gratis. Non è piacevole, ha senso farlo solo se collaborando gratis si impara davvero qualcosa. Anche tu l’hai già fatto andando in stage. Più esperienze e conoscenze hai e maggiori sono le tue probabilità di essere presa in considerazione.
L’’ultimo punto è: cosa offri quando cerchi lavoro? ‘C’è un posto per me?’ non sempre è la strategia giusta. Oltre a contattare il 100% (o comunque la percentuale più alta possibile) dei tuoi possibili datori di lavoro, possibilmente con qualche esperienza alle spalle, una strategia ulteriore è offrire tu stessa, in prima persona, occasioni aggiuntive di lavoro alle organizzazioni a cui ti rivolgi. Ad esempio in questo periodo dell’anno (scadenze a fine febbraio e fine marzo) sono aperti dei bandi dell’Unione Europea che danno finanziamenti fino a 400.000 euro a partenariati europei per realizzare progetti nel settore dell’educazione, della formazione professionale, dell’educazione degli adulti, inclusi progetti di orientamento. Il sito è http://ec.europa.eu/education/programmes/llp/index_en.html . I bandi sono lunghi, a tratti confusivi. Il primo approccio non è facile, ma credo che se ti metti a studiarli in maniera sistematica per 1 o 2 settimane riuscirai alla fine a capire come sono strutturati. Ci sono anche altri bandi, per complessivi milioni di euro. Il bando Youth http://ec.europa.eu/youth/index_en.htm offre addirittura finanziamenti fino a 8000 euro a gruppi di amici che vogliono realizzare semplici progetti su tematiche sociali od europee. Per maggiori info puoi rivolgerti anche a un punto euro desk della tua città, vedi http://www.eurodesk.it/ La tua regione è una di quelle che in Italia utilizza meno i finanziamenti europei, ed è costretta a rispedirli al mittente. Perciò almeno a prima vista ci sono più occasioni di lavoro in Puglia in questo settore che in altre regioni d’Italia.Una volta che hai capito come funzionano i bandi, e messo a punto una prima bozza di un progetto di orientamento, puoi chiedere un finanziamento diretto (ad esempio su Youth) oppure rivolgerti ad agenzie formative con qualcosa in più da offrire. Devo dirti che questa è anche la mia esperienza: da anni ormai gran parte della mia attività è su progetti e finanziamenti che metto a punto da solo e che poi offro di realizzare alle organizzazioni che mi sembrano più adatte.

Ma il mio è solo un esempio. I concetti generali, che puoi applicare anche in altri modi sono: trova modi per aumentare costantemente la tua professionalità anche al di fuori di un incarico formale retribuito, e offri ai tuoi possibili datori di lavoro non solo due braccia, ma idee e progetti per aumentare il loro giro di affari.

Che ne pensi? Mandami un feedback. Invito anche altri a intervenire nel dibattito. Ciao,

Orientatrice  Da : Alessandra Gallo      Io farei un discorso leggermente diverso e forse un pò più complesso, legandolo al profilo prof: cercare lavoro nel settore “di petto”, senza esperienza specifica ma con un titolo specifico (Orientatrice) secondo me potrebbe essere molto difficoltoso e poco proficuo. A mio avviso devi diversificare il profilo di base e “spalmarlo” su un più ampio ventaglio di profili attinenti. Mi spiego: per iniziare, potresti proporti come tutor presso corsi in enti di formazione, magari anche provare a fare tu un altro stage in un’agenzia per il lavoro, per il semplice motivo che è necessario anche acquisire competenze sul versante azienda. Tu dirai: un altro stage? io ti dico sì, perché essere Orientatrice vuol dire gestire la complessità del mercato del lavoro: vuol dire occuparsi sia di finanziamenti formazione (il discorso di Leonardo), sia dei soggetti che si occupano del lavoro. E quseti ultimi non sono solo i Centri per l’Impiego ma anche i soggetti privati. Se però vuoi lavorare nel pubblico sappi che:
– non è semplicissimo, perché si lavora su finanziamenti (e scordati il contratto a tempo indeterminato) e quindi propongono collaborazioni
– devi maturare competenze diversificate che se maturi nel privato ti consente di lavorare nel pubblico con maggiore consapevolezza (e conoscenza) del mercato del lavoro.

E’ un lavoro bellissimo, concordo pienamente con te. E’ però un lavoro precario, molto legato alle politiche (provinciali, regionali, ecc) –> quindi è “ondeggiante”. Direi che è l’unico aspetto veramente poco gradevole.

In bocca al lupo.

Alessandra Gallo (ps: le cose da dire sarebbero tante. ho dovuto condesare malamente)

professione orientamento Da: m.boschet@ Opero nell’ambito dell’orientamento da qualche anno presso i Centri per l’impiego.La situazione attuale è che il servizio è stato appaltato.Hanno messo a bando una cifra che ha portato la maggior parte degli operatori (tutti con pluriennale esperienza) a percepire dai 900 ai mille euro mensili.Spesso ci sono stati cambi di mansioni non tenendo conto delle capacità e dell’esperienza dei singoli operatori. Il clima è di estremo malessere. Questo lavoro se svolto con la necessaria autonomia e professionalità è un lavoro veramente bello e interessante e potrebbe dare tantissimo in termini di ritorno di immagine anche alle amministrazioni pubbliche. Personalmente non condivido la battaglia per la stabilizzazione dei precari in questo ambito per vari motivi:
1) perchè alla fine “vincono” sempre i soliti e non sempre sono quelli più competenti e bravi( vi siete mai chiesti perchè si dice “vincere” un concorso?)
2) perchè questa attività necessita di esperienze che nel solo ambito pubblico non è possibile avere
3) perchè veniamo ridotti a dei semplici impiegati amministrativi produttori di carta e dobbiamo inginnocchiarci e ringraziare per i mille euro mensili
Ritengo che chi fa orientamento debba conoscere la realtà che sta intorno (invece molti miei colleghi hanno sempre e solo lavorato nel pubblico impiego), sapere come funzionano le realtà aziendali e non basarsi solo su statistiche inerenti il mercato del lavoro. Credo che chi fa questo mestiere debba dare moltissimo ai propri clienti/utenti e non solo in termini di ascolto ma anche di problem solving.
Chiedo a tutti se siete in grado di segnalarmi nuove strade per poter continuare a svolgere questo bellissimo lavoro senza dover subire vessazioni e umilianti retribuzioni.
Rimango in attesa dei vostri preziosi consigli e suggerimenti.
P.S Se siete a conoscenza di realtà più positive segnalatemele.
grazie

una risposta  Da : leonardo evangelista    Cara Amica,
la mia impressione (sulla base di testimonianze come la tua) è che dopo un
primo momento di entusiasmo per l’orientamento specialistico, adesso le
amministrazioni pubbliche hanno ridimensionato i servizi e pensano
soprattutto al primo livello, alle pratiche amministrative e a far quadrare
i conti. Il risultato è, come dici nella tua mail, una riduzione dei servizi
e un peggioramento delle condizioni di lavoro degli operatori. Non so se si
tratta di una tendenza passeggera o di lungo periodo, è certo che nel
2006-2007 le Amministrazioni pubbliche hanno avuto meno finanziamenti per il
termine della vecchia programmazione FSE e l’avvio stentato della nuova. Già
da questo anno i finanziamenti dovrebbero aumentare e può darsi che questa
tendenza cambi.
Il problema comunque è più generale. Nei settori in cui non esistono barriere all’entrata (chiunque purtroppo può dirsi operatore di orientamento) e i committenti non sanno valutare o non sono prioritariamente interessati alla qualità delle prestazioni, i compensi fatalmente diminuiscono. In questo modo i servizi di orientamento specialistico, che richiedono operatori qualificati, finiscono per essere assegnati a giovani operatori senza esperienza che accettano di lavorare per pochi soldi e che se ne vanno non appena trovano qualcosa di meglio proprio nel momento in cui, grazie all’esperienza, cominciano a lavorare a un buon livello. Il risultato complessivo rischia così di essere servizi di orientamento specialistico di bassa qualità.
Dal punto di vista del singolo operatore (cioè dal tuo punto di vista) mi sembra importante non appiattirsi sulla semplice offerta di ore di colloquio, che corrisponde all’offerta di due braccia di cui parlo in uno dei post precedenti. Per contrastare il calo dei compensi sono possibili varie strategie: specializzarsi per speciali categorie di utenti per cui si trovano pochi operatori, imparare a progettare in modo da ottenere finanziamenti che assicurano compensi orari più alti, costituire una associazione che ottiene direttamente finanziamenti, lavorare per agenzie che assicurano compensi orari più alti, darsi da fare per far approvare una normativa a livello nazionale sulle competenze ei compensi degli operatori di orientamento, cambiare settore. Tutte cose più facili a dirsi che a farsi, non so se qualcuno dei lettori di questo dibattito ha altri suggerimenti.

Pubblico Da : Alessandra Gallo    Io lavoro presso un ente formativo in collaborazione con il CPI di Cinisello B.mo di Milano. Sono collaboratrice, non presso il CP. Non capisco però perché non si debba essere a favore della stabilizzazione dei precari nei servizi per l’impiego… E’ vero: gli impiegati “storici” a tempo indeterminato hanno una mentalità, una preparazione e una motivazione diversa da quella degli Orientatori che operano da pochi anni in queste strutture. Molti andranno in pensione (beati loro!), molti tirano avanti con fatica (nel senso che svolgono un lavoro diverso da quello svolto 10 anni fa e ora hanno difficoltà) molti lavorano male….. per noi è difficile andare muoverci in questo contesto, ma purtroppo nei servizi per il lavoro privati le cose non son certo migliori.
Ciò non giustifica l’operato dei signori di cui sopra, ma neanche l’idea “niente per me, niente per tutti”.
A mio parere il problema è “squisitamente” politico, e francamente non conosco diverse realtà dalla mia in cui le logiche di sistema si muovono in modo differenziato.
Se poi al lavoro si subisce vessazioni, forse è il caso di muoversi in altri contesti: enti formativi, scuole, università. Comunque non conosco il caso e non posso esprimere maggiori opinioni in merito.
Alessandra Gallo

Orientamento:Dove? Da : m.boschet Grazie Leonardo per la risposta . Hai toccato esattamente il punto. E’ davvero così. E’ ovvio che ci si guarda intorno ma dispiace vedere che un servizio con tante potenzialità venga così vilipeso.Ci sono fior fior di dibattiti su quanto sarebbe opportuno e utile creare una rete di orientamento per le persone che cercano e cambiano lavoro sempre più spesso. Nei sogni vedo una rete che collega questo servizio a una riforma sugli ammortizzatori sociali “seria”(dove entri in gioco davvero la formazione permanente). Una rete che aiuti le persone a gestire la propria flessibilità e non esserne fagocitate. Utopia? Non conosco la realtà degli altri paesi europei.In questi anni ho visto così tanti soldi spesi in progetti inutili di pseudo-inserimento di soggetti svantaggiati che a nulla sono serviti perchè utilizzati male e spesso pure in modo improprio. Corsi di formazione istituiti per coprire non so quali fabbisogni formativi assolutamente non in linea con le richieste del mercato del lavoro territoriale. Accidenti.. forse ho dipinto un quadretto troppo tragico? Se penso a quanto si potrebbe fare.. studiamoci su.
Grazie

Ma i provvedimenti di stabilizzazione della finanziaria ci aiutano o no? Da : sergio bevilacqua     Vorrei segnalare una novità legata alla “stabilizzazione” degli atipici prevista dalla finanziaria che penso riguardi molti visitatori di questo sito. Gli enti locali sono obbligati dall’inizio dell’anno ad assumere i collaboratori in co.co.co, ma da quanto mi sembra di capire questa misura draconiana risulterà inutile e potrebbe anche recare qualche danno a chi ha questa forma di contratto, cerco di spiegarne il motivo basato sull’osservazione di quanto sta avvenendo in questi giorni.

Gli enti locali con cui collaboro si stanno attrezzando in vario modo:
1 – richiedono ai propri collaboratori di aprire la partita IVA; la cosa non è neutra dal momento che anche con la versione “forfettone” (vedi recente comunicazione di Evangelista) comporta un aumento dei costi e aggiungerei un cambiamento di identità professionale dal momento che il professionista per armonizzare la propria attività tende ad avere più clienti
2 – stabiliscono un rapporto di lavoro convenzionato con agenzie che “assorbono” il collaboratore dell’ente locale; anche in questo caso il passaggio non è neutro perchè si rischia di perdere una parte della relazione con il cliente, la parte relativa alla remunerazione. E non mi sembra una cosa da niente, anzi!
3 – assumono tramite concorso che però è pubblico e richiede tempi di preparazione. Questa soluzione è indirizzata unicamente a chi opera da almeno 3 anni presso l’ente locale.

In generale noto che i clienti con cui lavoro sono in difficoltà perchè il provvedimento è arrivato improvvisamente e in alcuni casi, non potendo rinnovare l’incarico è stato sospeso il rapporto di lavoro in attesa di individuare soluzioni appropriate. Il provvedimento avrebbe dovuto tutelare i co.co.co. ma mi sembra fortemente connotato ideologicamente e caratterizzato da una scarsa conoscenza delle dinamiche organizzative e del modo di operare dell’ente locale.
Sono interessato a sapere cosa osservano i colleghi che operano e gestiscono i servizi di accoglienza, orientamento, inserimento al lavoro, stage, ecc. Cosa emerge dall’esperienza nei servizi sparsi nel nostro paese. Penso che il sito di Evangelista offra una grande opportunità di confronto, una vetrina che in tempo reale ci consente di scambiare opinioni e ricostruire un quadro significativo degli effetti del provvedimento contenuto nella legge finanziaria.
Un saluto ai colleghi e un augurio di buon lavoro in quest’anno iniziato in modo così complicato

Sergio Bevilacqua – consulente nelle politiche attive del lavorosomministrati e collaboratori

Da : laura spampinato     raccolgo il tuo invito e allego il testo di un appello rivolto alla Direzione dell’Ente, appena rientrata in servizio (somministrata 11 volte).

“Chi sono questi precari?
Chi sono i precari in servizio al 31 dicembre 2007 presso questa Amministrazione?
Ma, soprattutto, che interesse può avere l’Amministrazione a stabilizzarli?
Domande legittime da parte dei cittadini che possono ritenersi defraudati del diritto alla trasparenza nelle procedure adottate per le assunzioni nel pubblico impiego.
Per anni il blocco delle assunzioni ha portato al dilagare di modalità contrattuali flessibili, ma in questi anni le persone che in vario modo, tramite agenzie di somministrazione o contratti di collaborazione, sono entrate a far parte delle varie Direzioni, hanno accumulato esperienze e professionalità utili alla collettività e valutabili in termini di qualità dei servizi.
Prova ne è il fatto che questi contratti sono stati rinnovati più volte, ed è dimostrabile, sia dalle schede di valutazione compilate dai Responsabili dei Servizi che dagli elaborati prodotti dai collaboratori, l’efficienza, l’impegno, lo spirito di servizio che ciascuno ha profuso.
Allo spirito di servizio si è aggiunto, nel corso del tempo, un investimento da parte delle Amministrazioni in termini di formazione, che sarebbe scellerato buttare nel cestino per ricominciare tutto daccapo con altre persone.
Per questo riteniamo che debba essere avviata una ricognizione interna all’Amministrazione per esaminare posizione per posizione la possibilità di stabilizzazione dei lavoratori in servizio al 31/12/2007 tramite agenzie o con contratti di collaborazione, al fine di capitalizzare le conoscenze acquisite da ciascuno nei vari Settori a beneficio dell’Amministrazione e, di conseguenza, della cittadinanza intera.”

E’ molto difficile che i colleghi che operano e gestiscono i servizi di accoglienza, orientamento, inserimento al lavoro, stage, ecc., e che si trovano nelle condizioni contrattuali a rischio di disoccupazione fra tre mesi esatti, si esprimano pubblicamente al riguardo. Del resto, tu che ti occupi di politiche attive, avrai notato certamente l’assenza di questi colleghi dalle comunità virtuali SPI-SPINN-FORMEZ, che dovrebbero essere utilizzate ampiamente per confrontarsi e migliorare le proprie conoscenze e capacità di intervento. Quale il motivo? In larga parte penso sia il timore di mostrarsi e di procurarsi un danno essendosi esposti. I rinnovi sono così di breve durata e così a rischio! Meglio star zitti e fare solo, strettamente, quel che viene chiesto, giorno per giorno, meccanicamente. Così la professione viene mortificata, e la preoccupazione fondamentale diventa riuscire ad elaborare il lutto del distacco – come mi diceva una collega co.co.co. ier l’altro – .
E’ ovvio che, per chi ha intrapreso una strada di contatto con il pubblico che cerca lavoro, giorno per giorno, sia dolorosissimo trovarsi da un giorno all’altro dall’altra parte.  Molti enti hanno indetto concorsi entro l’anno 2007 per non trovarsi nella condizione di dover sospendere servizi che erano tenuti in piedi in larga percentuale o addirittura completamente da figure flessibili. Altri hanno pensato, fino all’ultimo momento, che il provvedimento non sarebbe stato così drastico, e han preso tempo. Adesso, per questi, il rischio della sospensione o riduzione drastica di servizi – se non si interviene con una deroga – è altissimo. Chi ne soffrirà? Non solo i disoccupati prossimi, ma anche i destinatari dei servizi. Certo, se un operatore di sportello viene sostituito con un altro, il numero non cambia, e tre mesi per tre mesi, cambiando, si assumono ben 4 persone diverse all’anno, piuttosto che 1: bel risultato a livello statistico! Ma la qualità del servizio, che dovrebbe essere sempre in crescita con l’acquisizione di esperienza, dove la mettiamo? All’ultimo posto, ovviamente.
Per questo motivo penso che l’Ente pubblico debba prestare molta attenzione nella scelta dei lavoratori destinati ai servizi di orientamento e mantenerli al loro posto a tempo indeterminato, curandone la professionalità con occasioni di scambio di esperienze e aggiornamento, altrimenti quando scrive nei progetti di mainstreaming e best practices fa solo esercizi di dialettica.
E c’e’ una situazione di contratti abnormemente contratti in forme flessibili che non ha niente a che vedere con la consulenza professionale del libero professionista. Questi interviene su questioni specifiche, il reale progetto nell’ambito del quale è maestro, pagato di conseguenza per l’opera intellettuale e non per la prestazione quotidiana di sportello. Ma cosa ne facciamo di tutti quelli che in forma di somministrazione o co.co.co. hanno lavorato fino ad ora, non alla tariffa di un professionista bensì a 10 o 15 euro lordi orari? Faccio notare, a chi non lo sapesse, che il co.co.co. non ha diritto a indennità di disoccupazione, al momento.
Allo stato attuale, pare che gli Enti, pur essendo intenzionati a trattenere le persone ormai esperte, non possano rinnovare i loro contratti, in attesa delle procedure selettive da deliberare nel corso dell’anno. Una nuova norma quindi dovrebbe consentire questo.
C’è un’obiezione da parte di molti vincitori di concorsi a tempo determinato, in attesa di chiamata da tempo. Se le professionalità che questi hanno sono congruenti con il lavoro da svolgere, è ora che siano assunti, altrimenti non c’è motivo di ritenerli concorrenti.
Ma vediamo anche come possono essere aiutati quelli che non hanno i requisiti sufficienti per la partecipazione ai prossimi concorsi. Possibile che non si possano rendere note le esperienze in apposito data base al quale vadano ad attingere i centri privati/convenzionati che ne abbiano bisogno? Magari potrebbe la nostra comunità, di esperti di orientamento, ad orientare le agenzie e servizi per il lavoro in questo senso. Direi di organizzarci, visto che il tempo stringe….

Precarietà Da : Guia Passoni    Ho lavorato per un anno in un CPI come orientatrice. La Provincia ha indetto a fine 2007 un appalto per esternalizzare il servizio e ora gli orientatori tutti co.co.co. si trovano a dover sottoscrivere condizioni contrattuali peggiorative: aumento dell’orario di lavoro per lo stesso compenso, del quale una parte sembra essere vincolato al raggiungimento dell’obiettivo di un numero di interviste molto elevato a fine contratto. Inoltre la durata dell’appalto sarà di 7 mesi scarsi. Risultato: la Provincia spenderà di più e noi guadagneremo di meno. Futuro incerto. 

Ci sono persone che lavorano al CPI da 5 anni. Siamo in gran parte neo mamme. Verso il mese di ottobre una gran confusione aleggiava sul rinnovo dei contratti e poi a dicembre abbiamo appreso del bando di gara dal sito internet del CPI.
Dalla gara sono già passati tre mesi e non ho potuto ancora riprendere il lavoro. Il lavoro di orientatrice mi piace, ma sono disgustata da questa situazione.
Sono specializzata in marketing territoriale, ho fatto un corso di europrogettazione, ho lavorato in una società di consulenza come ricercatrice e progettista, con diverse esperienze di attività sul territorio sul nord italia. Più che precariato non si raccoglie. Non accettare le condizioni delle società appaltatrici può voler dire non trovare incarichi analoghi da nessuna parte (sono praticamente tutti gli enti di formazione della provincia). Non ho più voglia di viaggiare e ho un bambino piccolo. Ho bisogno di un reddito.
Come può un orientatore svolgere il suo lavoro con questo fardello? Come si fa ad essere di supporto alle persone disoccupate quando si condivide quasi lo stesso disagio? Quando durante il proprio lavoro si ha per le mani un’offerta di lavoro apparentemente buona come si fa a non proporsi per primi a discapito degli utenti?
Dopo la laurea ho fatto per circa tre anni l’impiegata e ora sto considerando lavori di segreteria o qualsiasi altro (so anche due lingue bene). Ho alcune proposte e non so che fare. Non sempre si può fare quello che piace di più. Un lavoro però non può essere antieconomico. Io andrei al CPI anche come volontaria, ma il lavoro non può essere volontariato. Allo stato attuale non me lo posso permettere. Tra le varie collaborazioni intellettualmente stimolanti ho spesso svolto lavori estivi o tappabuchi (interinali con qualunque mansione).

orientatore disorientato Da : Salvatore Cianciabella  Cara Alessandra,
io penso che purtroppo noi “orientatori” non possiamo permetterci di affermare certe cose, probabilmente se le affermiamo siamo sì orientatori ma alle prime armi…come fai a pretendere di poter orientare qualcuno se non sai orientare te stesso?
Certo siamo tutti sempre un po’ disorientati, fa parte della nostra vita, costantemente, anche inconsapevolmente “ribilanciamo le nostre competenze”, ridefiniamo obiettivi, perchè noi oggi non siamo gli stessi di ieri, a volte basta poco per crescere e prendere consapevolezza delle nostre risorse e delle risorse che ci circondano, sia psichiche che materiali. Io penso che una grande risorsa siano le persone che in un certo senso hanno già percorso i tuoi passi, ma considera che sono/siamo persone diverse con bagagli culturali ed esperienze diverse, con possibilità differenti, dipendenti a volte anche dalla nostra dislocazione geografica.
Quindi, cerca di comprendere un po’ meglio chi sei e cosa ti manca per poter raggiungere il tuo obiettivo, punta molto sulle tue competenze soprattutto trasversali, ricorda che nella vita “non otteniamo ciò che meritiamo, ma otteniamo ciò che comunichiamo”.
In bocca al lupo e…. aggiornami…
…a proposito probabilmente di trasferirò in Toscana e sarò nuovamente disorientato, ma l’idea al contempo mi eccita e mi intriga la possibilità di fare nuove esperienze e conoscere persone nuove….
…credo che lo spirito d’iniziativa e il buon umore siano ingredienti fondamentali.art.49 comma 3

sono o non sono una orientatrice…….? Da : Michela De Pascalis     Un anno fa ho conseguito la qualifica professionale di “Orientatrice scolastica e professionale esperta nei rapporti interculturali” di 1040 ore da quel momento ho pensato che il mio sognio di fare questa professione si sarebbe realizzato ,ma sino ad oggi nonostante ho fatto ben 3 tipi di stage diversi sia all’interno dell’ist. scuola sia in una ass. culturale , sia al CIP di BR non sono riuscita ,nonostante i vari curricula inviati , a lavorare e sapete perchè? sono solo una semplice diplomata e questo mestiere è prerogativi dei laureati che magari non hanno ne esperienza ne competenze nel campo.
Mi piacerebbe ricevere se qualcuno ne ha informazioni su : Dove posso fare l’Orientatrice avendo solo il diploma e una qualifica professionale specifica?

Orientatrice  Da : alessandra gallo     Anche i “semplici” laureati non trovano lavoro, ricordalo. Chi ti ha proposto il corso da 1040 ore forse ti ha preso un pò in giro perché questo lavoro è difficile da svolgere bene e il diploma non basta. E’ necessaria una formazione più alta, delle attitudini, capacità, interessi….. se fosse così semplice non starei qui a penare da 10 anni!!
Alessandra

Ps: la realtà è complessa e la semplificazione fa parte dei processi mentali chi non ha strumenti di lettura del contesto. Volenti o nolenti questi strumenti li offre l’Università che non insegna a lavorare. Il lavoro (quando c’è) fa il resto. Ma la laurea è necessaria per chi vuole fare orientamento.

Operatrice di Orientamento Da : Michela De Pascalis    Non volevo offedendere nessuno quando ho detto che l’orientamento è una prerogatova dei laureati, anzi tanto di cappello a tutti coloro che ce l’hanno fatta, ma mi chiedo: come mai la regione approva dei corsi postdiploma per delle professioni che per essere svolte richiedono la Laurea?
Comunque non arrabiarti tanto la nostra rimane solo una “guerra fra poveri”!

come specializzarsi in counseling di orientamento Da : Antonio Micossi   Buongiorno Dott. Evangelista, sono un insegnante di economia aziendale, vorrei chiederle come specializzarsi in counseling di orientamento.La ringrazio molto,

Da : Leonardo evangelista    Gentile Prof. Micossi,

possiamo definire la consulenza di orientamento come quel servizio che ha lo scopo di aiutare il cliente nella progettazione e messa in opera di progetti professionali e formativi e che richiede una analisi approfondita della sua situazione e caratteristiche personali.

A seconda degli approcci preferiti dal consulente, questa attività può essere svolta utilizzando test oppure utilizzando le abilità di counseling (quelle, per intenderci, descritte da autori quali Rogers, Carkhuff, Egan). In questo secondo caso possiamo parlare di counseling di orientamento oppure più semplicemente di consulenza di orientamento dal momento che oggi questo secondo approccio è quello di gran lunga prevalente.

Tutte le attività di orientamento richiedono una conoscenza approfondita di quelle che chiamiamo informazioni orientative e che possiamo suddividere in 5 grandi settori: figure professionali, percorsi formativi, normativa relativa al lavoro, tecniche di ricerca del lavoro e contesto e attori
locali. Tale conoscenza è richiesta perché, contrariamente al counseling su altri temi personali (sex, relazioni, spiritualità, etc.) nell’orientamento il consulente è chiamato anche a validare le scelte e i
piani d’azioni messi a punto dal cliente. Ad esempio un consulente di orientamento deve
essere in grado di riconoscere se un CV è fatto male, se una ricerca di lavoro può essere resa più efficace, quali sono i percorsi per formarsi in un determinato settore, quali normative possono finanziare un progetto personale di formazione, etc.

Lo svolgimento del counseling orientativo richiede perciò da una parte di padroneggiare le abilità di counseling, dall’altra di conoscere bene il settore delle informazioni orientative. Le abilità di counseling possono essere apprese attraverso il corso di laurea in psicologia, corsi di formazione specifici (nel titolo del corso compaiono in genere i termini ‘counseling’ o ‘comunicazione’, ma le suggerisco comunque di verificare sempre i contenuti del corso), oppure ancora attraverso lo studio e la pratica individuale, anche in attività come la sua.

Il modo migliore per acquisire una conoscenza delle informazioni orientative è affiancare per alcuni mesi un operatore che svolge attività di informazione orientativa presso uno sportello di
orientamento. Aiutano anche esperienze personali (ad esempio aver fatto ricerca di lavoro in maniera approfondita, oppure come nel suo caso lavorare come insegnante). Non esistono libri che riportino tutte le informazioni per lavorare nell’orientamento, sia perché la mole è molto ampia, sia perché le normative cambiano continuamente. Internet è un’ottima fonte ma le informazioni vanno cercate direttamente. La migliore risorsa di partenza è al momento il volume Isfol reperibile in www.orientamento.it/risorse/manualeisfol.htm anche se una sua lettura sistematica, data la mole di informazioni contenute, può risultare noiosa.

Un cordiale saluto, L.E.

Da : Guia Passoni     Una specializzazione specifica sull’orientamento è molto interessante, ma forse limita un po’ gli sbocchi professionali al settore pubblico, in questo momento in fase di ristrettezze. Le consulenze e le collaborazioni si stanno riducendo drasticamente. Concorsi rarissimi. Le agenzie formative spesso offrono incarichi troppo limitati e non consentono un’occupazione piena. L’orientatore trova sbocco anche nelle società di outplacement, ma sono concentrate nelle grandi città. A mio avviso bisognerebbe cercare di abbinare a questa specializzazione anche competenze di tipo amministrativo nelle risorse umane per poter lavorare anche negli uffici del personale, in associazioni di categoria ecc.
Dopo un po’di esperienza si può tentare anche forme di autoimprenditorialità offrendo servizi, ma bisogna avere le spalle un po’ coperte e delle buone conoscenze.

richiesta info Da : lisa sbrana     salve

ho bisogno di un vostro parere visto la vostra esperienza nel settore, io ho 29 anni sono diplomata ragioniera, ho una qualifica di Counselor professionista in A.T. triennale, ho fatto esperienza di stage in qualche informagiovani e da circa tre anni sino ad ora mi occupo di uno sportello di ascolto ed orientamento all’interno di un’associazione…
ho qualche speranza di poter lavorare come orientatrice in qualche struttura pubblica con questi requisiti o serve per forza la laurea? e nel caso, quale laurea? una qualsiasi nel campo umanistico o per forza psicologia?

Grazie mille per la disponibilità,

Lisa

Re: richiesta info [ Da : leonardo evangelista      Cara Lisa,

ogni amministrazione pubblica può scegliere operatori di orientamento con i requisiti che preferisce. Questo vuol dire che due diverse amministrazioni pubbliche, magari confinanti, possono richiedere requisiti diversi. Riguardo ai titoli di studio, la mia impressione è che per lavorare nell’orientamento sia utile avere una laurea, e che fra le diverse lauree quella in psicologia è quella che ti mette maggiormente al sicuro rispetto ai requisiti richiesti dai vari bandi. Se desideri prendere una laurea in psicologia senza troppi sforzi, ti consiglio le lauree a distanza (cercale su internet). Trovi maggiori informazioni sui requisiti per svolgere attività di orientamento nel mio libro Professione Orientamento. Ciao

Come professionalizzarmi  Da : Marina Forti    Ciao leonardo, ti chiedo cosa poter fare per potermi specializzare di + relativamente all’orientamento. Ciao,

MarinaRe: come professionalizzarmiDa : leonardo evangelista    Ciao Marina, devi lavorare lavorare lavorare, leggere leggere leggere e poi riflettere riflettere riflettere. Ciao,

Da : Alessandra Maltese     Salve sono una ragazza di 28 anni laureata in pedagogia e vorrei fare un master in operatore dell’orientamento, leggendo i vostri commenti mi sono un pò scoraggiata circa le possibilità lavorative future relative al post-master. Dato che già con la mia laurea trovo parecchie difficoltà di inserimento lavorativo chiedo cortesemente informazioni circa gli sviluppi di questa professione

lavorare nell’orientamento Da : leonardo evangelistaCiao Alessandra, ci sono in Italia 20.000 persone che svolgono attività di orientamento (dato riportato nell’ultimo rapporto ISFOL che sarà presentato a Roma il 24 maggio), dunque ci sono possibilità di lavoro. Le possibilità e condizioni di lavoro dipendono dalla zona di Italia dove abiti, dalla tua preparazione, dalla tua abilità e costanza nel cercare lavoro, per questi motivi è difficile dare una risposta sì o no. Tieni anche conto che in genere le persone che scrivono a questo forum lo fanno perché hanno difficoltà, mentre quelle che lavorano non scrivono. Trovi maggiori indicazioni su come inserirsi nel settore nel mio libro Professione Orientamento che ti invito a leggere. Fai una estrema attenzione a quale master scegli, perché rischi di spendere soldi e imparare poco. Io ti consiglierei di seguire il mio seminario La Cassetta degli attrezzi dell’operatore di orientamento, con una spesa limitata puoi ottenere una serie di strumenti pratici e capire meglio cosa significa fare orientamento. Se proprio vuoi fare un master, ti consiglio di fare master universitari, evitando però quelli a distanza.

Ciao, Leonardo

 

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