Imparare l’ottimismo. Gli stili di attribuzione secondo Martin Seligman

Imparare l’ottimismo. Gli stili di attribuzione secondo Martin Seligman

Martin Seligman è un famoso psicologo americano che ha sviluppato la psicologia positiva, che studia come migliorare il benessere personale. Seligman ha avviato questo filone a partire dallo studio degli stili di attribuzione personali. Lo stile di attribuzione può essere definito come il modo in cui abitualmente spieghi a te stesso perché accadono di eventi che ti riguardano (Imparare l’ottimismo (Seligman 1996:28); d’ora in poi tutti i numeri si riferiscono alle pagine di questo libro, che vi consiglio di leggere perché è molto godibile).

Per Seligman lo stile di attribuzione personale è definito e può essere misurato da tre parametri:

  1. Personalizzazione: quando accade qualcosa che ci riguarda, possiamo ritenere responsabili A. noi stessi oppure B. le altre persone o il caso. Ad esempio dopo una perdita a poker la frase ‘Ho perso perché non ho talento a poker’ attribuisce la responsabilità a se stessi; mentre la frase ‘Ho perso a poker perché non mi sono arrivate le carte giuste’ fa ricadere la responsabilità all’esterno. E ugualmente, in caso di una vincita, posso dire ‘Ho vinto perché a poker sono bravo’ oppure ‘Ho vinto perché mi sono arrivate le carte giuste’.
  2. Permanenza: quando accade qualcosa che ci riguarda lo possiamo attribuire a cause che riteniamo permanenti nel tempo oppure a cause temporanee. Ad esempio di fronte a un insuccesso la frase ‘Non ho talento’ indica che quanto è accaduto viene attribuito a causa permanente (ammettiamo che la persona ritenga che il talento non si possa imparare né migliorare intenzionalmente), mentre ‘Non mi sono arrivate le carte giuste’ indica una causa considerata temporanea. Lo stesso, in caso di un successo, le frasi ‘Sono fortunato’ (causa permanente) e ‘Stavolta ho giocato bene’ (causa temporanea).
  3. Pervasività: quando accade qualcosa che ci riguarda lo possiamo attribuire a cause o aspetti che riguardano tutta la persona e tutti i suoi ambiti di vita oppure a cause specifiche e delimitate. Ad esempio la frase ‘Ho perso a poker perché non sono buono a nulla’ indica una valutazione negativa di tutta la persona, mentre la frase ‘Non ho talento a poker’ indica una valutazione limitata a uno dei tanti aspetti personali (la bravura a giocare a poker).

La permanenza è il parametro più importante: se le cause del fallimento sono permanenti, allora non faremo niente per cambiare.

Seligman chiama ‘ottimiste’ le persone che attribuiscono gli eventi positivi:

  • alle proprie caratteristiche
  • a caratteristiche durature e
  • a caratteristiche che riguardano tutta la persona.

Nell’esempio: ‘Ho vinto poker perché riesco bene in tutto quello che faccio’, la vincita viene attribuita a un fattore personale, permanente, che riguarda tutta la persona. All’estremo opposto troviamo i ‘pessimisti’, cioè persone che attribuiscono gli eventi positivi alle caratteristiche opposte, cioè:

  • alle altre persone o al caso
  • a cause che durano un tempo limitato e
  • che hanno un’influenza specifica e limitata.

Nell’esempio: ‘Ho vinto poker perché mi sono arrivate le carte giuste.’ la vincita viene attribuita a un fattore non personale, temporaneo, e che riguarda solo un aspetto di tutta la persona.

Con eventi negativi le attribuzioni saranno opposte. Ad esempio (persona ottimista; la perdita è attribuita a una causa -la distribuzione delle carte- che non dipende dalla persona, è limitata nel tempo e non ha impatto su altri aspetti personali): ‘Ho perso poker perché non mi sono entrate le carte giuste’. E (persona pessimista; la perdita è attribuita a una caratteristica personale stabile e che pervade tutta la persona): ‘Ho perso a poker perché non sono buono a nulla‘.

Secondo la voce ‘Ottimismo’ di Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Ottimismo, è utile inserire un quarto parametro, definito ‘Pesantezza’ (o ‘Gravità’), vale a dire ‘la tendenza ad ingigantire la negatività e percepire i problemi come più pesanti di quanto siano in realtà’. Il massimo del pessimismo si ha così quando percepiamo una situazione negativa con le 4P: Permanente, Pervasiva, Personale e Pesante.

Secondo Wikipedia è inoltre possibile distinguere fra Ottimismo Ottuso e Ottimismo Realistico. L’Ottimismo Ottuso tende a percepire le situazioni negative semplicemente al contrario esatto del Pessimismo, ovvero: di breve durata cioè Estemporanee; limitate ad un aspetto della vita e non generiche, cioè Esclusive; non attribuibili alla propria responsabilità, cioè Esterne; di scarsa importanza cioè Esigue. Nel mondo anglosassone si parla in questo caso di ‘sindrome di Pollyanna’ http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Pollyanna, dal nome di un famoso romanzo della statunitense Eleanor H. Porter. Tale sindrome consiste ‘nel percepire, ricordare e comunicare in modo selettivo soltanto gli aspetti positivi delle situazioni, ignorando quelli negativi o problematici.’ Il risultato è comportarci some se stessimo vivendo nel Paradiso terrestre. L’Ottimismo Realistico, al contrario, percepisce le situazioni negative con una combinazione 3E+1P. In pratica per l’Ottimista Realista le situazioni negative sono: Estemporanee (è convinto che tutto prima o poi cambia), Esclusive (il bene o il male non sono mai ovunque), Personali (si sente sempre in parte responsabile della situazione o almeno di come risponderà alla situazione), Esigue (sa che forse poteva andare peggio e che comunque probabilmente ci sono problemi più gravi).

Secondo Seligman ogni persona tende ad avere uno stile di attribuzione caratteristico e relativamente stabile nel tempo. La gran parte delle persone si colloca a livelli intermedi fra i due estremi che abbiamo evidenziato. L’appartenenza a ciascuno dei due gruppi non è immutabile ma può essere modificato apprendendo nuove abilità cognitive 15.

Che rapporti ci sono fra l’autoefficacia di Bandura (definita come la fiducia che ogni persona ha sulle proprie capacità di ottenere gli effetti voluti con la propria azione, vedi un approfondimento in questa pagina) e gli stili di attribuzione di Seligman? A nostro avviso gli stili di attribuzione corrispondono alle credenze di autoefficacia. Tuttavia nella sua opera principale Bandura parla quasi esclusivamente di come si genera l’autoefficacia, e in più parla solo di situazioni in cui tre delle quattro fonti dell’autoefficacia che ha individuato (esperienza diretta, apprendimento osservando le esperienze degli altri, influenzamento verbale da parte di terzi; la quarta fonte sono gli stati fisiologici e affettivi) producono sempre risultati positivi. In realtà le esperienze personali, l’osservazione degli altri e l’influenzamento verbale possono anche ridurre l’autoefficacia e portare come spiega Seligman a una impotenza appresa ( ‘La reazione di rinuncia, la risposta di abbandono che segue al credere che qualsiasi cosa tu possa fare non è importante’ 28). Un pregio di Seligman è anche il suo approfondimento delle tre dimensioni dell’autoefficacia (pervasività, permanenza, personalizzazione) che in Bandura manca.

Secondo Seligman ‘Questi due modi di interpretare le cause [ottimista o pessimista] hanno conseguenze importanti. Centinaia di ricerche dimostrano che i pessimisti si arrendono più facilmente e cadono più spesso in depressione. Evidenziano inoltre che gli ottimisti rendono meglio nello studio, nel lavoro e nello sport. Quando concorrono per una carica, tendono ad essere scelti più spesso dei pessimisti. Il loro stato di salute è eccezionalmente buono. Invecchiano bene e risentono molto meno dei consueti malanni fisici della mezza età. Prove empiriche suggeriscono che possono vivere più a lungo’ 15. ‘Se hai un livello medio di pessimismo, vuol dire che stai procedendo nella vita a un livello un po’ più basso di quanto ti permetterebbe il tuo talento. Anche un livello medio di pessimismo peggiore rendimento a scuola, nel lavoro e nello sport. E ciò vale anche per la salute fisica.’ 84. Le persone pessimiste rischiano addirittura la depressione.

Tuttavia il pessimismo ha anche aspetti positivi. Numerosi studi provano che le persone ottimiste tendono a non assumersi le proprie responsabilità in caso di eventi negativi 72, e a distorcere sistematicamente e in alcuni casi stravolgere la realtà secondo le proprie necessità 149. Gli ottimisti credono di avere molto più controllo sugli eventi di quanto ne hanno realmente, soprattutto nelle situazioni in cui di fatto sono impotenti 147. Le persone pessimiste invece vedono di solito la realtà in maniera assai più precisa e oggettiva 146.

Secondo Seligman il pessimismo deriva dalla storia del genere umano e ha un ruolo adattivo. Il suo ruolo è farci valutare in maniera accurata la realtà correggendo il comportamento errato che rischiamo di mettere in atto quando siamo ottimisti 146.

‘È possibile che i benefici del pessimismo siano emersi nel nostro recente passato evoluzionistico (…). Il nostro assetto emotivo si è formato nel corso di 100.000 anni di catastrofe climatica: le ondate di freddo di caldo; la siccità e le inondazioni; l’abbondanza di cibo l’improvvisa carestia. Chi dei nostri progenitori sopravvisse nel Pleistocene può esserci riuscito solo in virtù della capacità di preoccuparsi incessantemente del futuro, di considerare i giorni di sole come mero preludio al duro inverno, di generare la prole. Noi abbiamo ereditato questi cervelli ancestrali e di conseguenza questa capacità di vedere gli eventi negativi piuttosto che quelli positivi 149, 150 (…). Talvolta, in qualche nicchia della vita moderna, questo pessimismo profondamente radicato si attiva. Pensiamo, ad esempio, ad un grosso business. Nell’affare saranno implicati individui con personalità diverse che giocheranno ruoli diversi. In primo luogo ci saranno gli ottimisti. Gli esperti di ricerca e sviluppo, i progettatori, gli addetti al marketing devono necessariamente essere individui con un forte potere immaginativo. Devono sognare cose che ancora non esistono, andare oltre le reali possibilità dell’azienda, per mantenere alta la competizione. Ma se in un’azienda ci fossero solo ottimisti il disastro sarebbe inevitabile. Un’azienda bisogno di avere dei pessimisti, delle persone che sanno valutare con accuratezza la realtà e che sanno imporla agli ottimisti. Tesorieri, vicepresidenti finanziari, amministratori, ingegneri che lavorano nel campo della sicurezza sono tutte persone che devono avere un’idea realistica delle possibilità di azione di un’azienda e dei rischi implicati. Il loro ruolo è quello di incitare alla cautela. (…). Di conseguenza un’azienda di successo avrà i suoi ottimisti, sognatori, venditori e creatori così come suoi pessimisti: persone realiste il cui ruolo è quello di indurre la cautela (…). A capo di un’azienda devono esserci persone sufficientemente sagge e flessibili da riuscire a bilanciare la visione ottimistica degli ideatori con le geremiadi dei realisti.’ 150,151.

Secondo Seligman è utile essere moderatamente ottimisti. Il pessimismo permette di affrontare meglio gli eventi negativi della vita, ma d’altra parte favorisce la depressione, induce all’inerzia, genera sentimenti negativi, riduce l’espressione delle nostre potenzialità, si associa un debole stato di salute 151. Il progresso ha molto migliorato le nostre esistenze e dunque il nostro pessimismo, che nel passato ha avuto una funzione adattiva, può essere temperato. Seligman sostiene che dobbiamo adottare un ottimismo flessibile, vale a dire imparare a scegliere il più delle volte l’ottimismo, ma anche ad ascoltare il pessimismo quando è giustificato 154.

Le origini degli stili di attribuzione

Lo stile esplicativo viene sviluppato soprattutto nel corso dell’infanzia e della adolescenza 62. ‘Prima della pubertà i bambini sono estremamente ottimisti ed hanno una capacità di sperare che non riavranno mai più dopo la pubertà, periodo in cui perdono molta parte del loro ottimismo (…) Lo stile esplicativo dei bambini è enormemente squilibrato, molto più di quello degli adulti. Gli eventi positivi sono dovuti a caratteristiche del bambino pervasive e costanti nel tempo. Gli eventi negativi sono causati da qualcun altro, sono limitati e svaniscono rapidamente.’ 166. ‘La natura ha protetto i bambini non solo fisicamente -prima della pubertà essi presentano la più bassa percentuale di morte per tutte le cause- ma anche e altrettanto bene psicologicamente, equipaggiandoli di una enorme e irrazionale capacità di sperare.’ 167.

Lo stile esplicativo dei bambini viene sviluppato da tre fattori principali:

  1. Lo stile esplicativo di chi si prende maggiormente cura di loro, in genere la madre. In una certa fase del loro sviluppo i bambini sono costantemente in cerca delle cause degli eventi del mondo che li circonda, e inferiscono i rapporti causali sulla base delle reazioni e delle dichiarazioni dei genitori. In una ricerca condotta da Seligman è risultato che i livelli di ottimismo della madre e del bambino sono simili, sia per i maschi che per le femmine 169. Ad esempio, ammettiamo che una madre che abbia ammaccato la macchina dica a voce alta: ‘Accidenti! Cose come queste accadono sempre a me, tuo padre si arrabbierà tantissimo. Sono così pigra, voglio sempre andare a fare la spesa in auto. Sono veramente stupida!’ Il bambino inferirà che la causa dell’accaduto è personale, permanente e pervasiva e (‘Cose come queste accadono sempre a me! Sono così stupida’) 168.
  2. Le critiche degli adulti, a cui i bambini sono esposti soprattutto a scuola. Nel caso di un errore nello svolgimento di un esercizio l’insegnante può dire ‘Vedi? Non sei bravo a matematica’ (spiegazione personale e permanente) oppure ‘Vedi? Non hai fatto attenzione quando spiegavo’ (spiegazione personale e temporanea) 171. Seligman cita una ricerca da cui risulta che degli errori delle bambine -che di solito a scuola sono calme e attente- vengono spesso date spiegazioni personali e permanenti (mancanza di abilità per quella determinata materia). Al contrario degli errori dei bambini -che in genere a scuola sono irrequieti- vengono spesso date spiegazioni personali e temporanee (mancanza di attenzione) 171. Secondo Seligman questo è uno dei motivi che potrebbe spiegare come mai le donne siano assai più suscettibili degli uomini alla depressione 170.
  3. Perdite o traumi in età precoce, in particolare la perdita della madre 177 e altri eventi quali divorzio e/o litigi fra i genitori 189-194.

Nel suo libro Seligman presenta una serie di ricerche che provano l’influenza degli stili di attribuzione in molti ambiti di vita. In particolare le persone ottimiste:

  • riescono meglio a scuola 179-201
  • sono migliori venditori 203-217
  • si ammalano di meno 219-240
  • quando competono per cariche elettive (ad esempio presidente degli Stati Uniti) hanno maggiori probabilità di essere eletti 241-266.

Vedi la pagina dove è stato spostato l’articolo La tecnica ABC per la modifica degli stili di attribuzione pessimistici.

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Collocato sul sito il 6 maggio 2013, Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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