Il trattamento delle fobie e della depressione secondo Albert Bandura

Il trattamento delle fobie e della depressione secondo Albert Bandura

Albert Bandura è il principale studioso dell’autoefficacia, che ha descritto in dettaglio nel saggio Autoefficacia: teoria e applicazioni (1997, ed. it. 2000) che ho riassunto in questo articolo e a cui rimando per ulteriori approfondimenti. Il libro spiega in dettaglio il concetto di autoefficacia e la sua influenza nei diversi ambiti di vita. Uno dei capitoli è dedicato alla psicoterapia e all’intervento clinico. Nel testo che segue, i numeri indicano le pagine del libro.

Definizione di autoefficacia e ambiti di applicazione

L’autoefficacia è la fiducia che ogni persona ha sulle proprie capacità di ottenere gli effetti voluti con la propria azione 17. In particolare secondo Bandura il senso di autoefficacia ‘ corrisponde alle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati’ 23. Ad esempio se l’autoefficacia è bassa la persona ritiene che le proprie azioni raramente ottengano i risultati desiderati. Chiaramente una persona con bassa autoefficacia sarà portata a scegliere obiettivi più limitati e a impegnarsi di meno per raggiungerli e, a parità di complessità del compito, proverà maggiore stress. I livelli di autoefficacia influenzano le prestazioni in ambito scolastico, sociale, nel controllo del peso, nelle abitudini rilevanti per la salute, nel controllo del dolore, nella riduzione del comportamento fobico, nelle prestazioni lavorative, etc. 50.

L’origine dell’autoefficacia

Secondo Bandura le convinzioni sulla propria efficacia personale vengono costruite sulla base di informazioni provenienti da quattro fonti principali (per approfondimenti è possibile leggere il mio articolo citato in precedenza):

  • esperienze dirette
  • osservazione delle esperienze di altre persone
  • persuasione discorsiva da parte di altre persone
  • stati fisiologici e affettivi.

Osservazioni generali su psicoterapia e intervento clinico

Secondo Bandura ogni approccio psicoterapeutico deve essere valutato sulla base di quattro parametri: l’acquisizione, la generalità, la durevolezza e la resilienza del funzionamento psicologico.

  • ‘L’acquisizione consiste nello sviluppo di conoscenze, abilità e auto convinzioni che governano il pensiero, l’emozione e l’azione.
  • La generalità ha a che vedere con la misura in cui è esteso l’utilizzo delle capacità acquisite. Essa può assumere varie forme; l’uso può avvenire in situazioni diverse, nei confronti di persone diverse e attraverso le modalità del pensiero, delle emozioni e dell’azione.
  • La durevolezza riguarda quanto i cambiamenti vengono mantenuti nel corso del tempo.
  • La resilienza si riferisce all’abilità di recuperare velocemente in seguito a esperienze avverse’ 452.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di sviluppare e utilizzare solo trattamenti efficaci su tutti i quattro parametri 452.

Secondo Bandura ‘Il più grande vantaggio che si possa trarre da un trattamento psicologico non è un rimedio specifico per un problema particolare, bensì l’acquisizione degli strumenti sociocognitivi necessari per affrontare efficacemente qualunque situazione si possa incontrare. Questo risultato si ottiene trasmettendo conoscenze, competenze e una salda convinzione sulla capacità personale di esercitare un certo controllo sulla qualità e il corso della propria vita. Un funzionamento personale efficace richiede di sviluppare i mezzi per controllare i modelli di pensiero auto debilitanti, la sofferenza emozionale e modelli di comportamento che danneggiano le relazioni con gli altri e con se stessi’ 435. Per questo motivo ogni trattamento deve prevedere che il cliente svolga delle esperienze comportamentali guidate (padroneggiamento guidato) che lo aiutino a sviluppare le proprie credenze di auto efficacia.

In un esperimento alcuni soggetti con fobia grave sono stati sottoposti a forme diverse di terapia, ognuna basata su una delle quattro principali forme d’influenza sociale: azione diretta tramite padroneggiamento guidato, apprendimento sulla base dell’osservazione di altre persone che fungono come modello (influenza vicaria), terapia cognitiva, terapia emozionale. Il padroneggiamento guidato sarà descritto in dettaglio più in basso nel capitolo di questo articolo dedicato al trattamento delle fobie. Nella trattamento basata sull’influenza vicaria, i soggetti si limitano a osservare un modello che esercita un controllo su interazioni progressivamente sempre più minacciose con l’oggetto fobico. Nella forma di trattamento basata sulla terapia cognitiva i soggetti fobici generano scenari mentali in cui affrontano e padroneggiano ripetutamente situazioni minacciose. Nell’approccio mirato alle emozioni è stata usata la desensibilizzazione sistematica. Questa modalità mira a eliminare il comportamento evitante combattendo l’attivazione dell’ansia. Le situazioni minacciose vengono scomposte in una gerarchia graduata di situazioni che evocano livelli di paura crescenti, che poi verranno immaginate. Le varie situazioni minacciose vengono ripetutamente associate a uno stato di rilassamento finché anche quelle più temibili non cessano di evocare ansia. I risultati dell’esperimento confermano che tutte le forme di trattamento rafforzano le convinzioni di efficacia relative al fronteggiamento. L’azione diretta tramite padroneggiamento guidato ha prodotto gli aumenti di efficacia personale più elevati, forti e generalizzati. Essa ha eliminato il comportamento fobico e le reazioni soggettive e fisiologiche di ansia, trasformato l’avversione nei confronti degli oggetti fobici in un atteggiamento positivo e sradicato le ruminazioni mentali e gli incubi a contenuto fobico in tutti i pazienti in un arco di tempo relativamente breve 455, 456. ‘La superiorità del trattamento basato sul padroneggiamento diretto guidato è suffragata da altri studi comparativi in cui è stato dimostrato che esso aumenta le convinzioni di efficacia e la qualità delle prestazioni più efficacemente delle forme di trattamento vicarie, basate sulle emozioni o sulla persuasione verbale’ 456. In un altro esperimento con soggetti fobici ‘il padroneggiamento diretto ha infuso un forte senso di efficacia per il fronteggiamento, ha diminuito le reazioni fisiologiche di stress e ha eliminato le fobie nella stragrande maggioranza dei soggetti (81%). La sola ristrutturazione cognitiva ha creato un senso di efficacia per il fronteggiamento più debole e irrealistico, non ha influito sulle reazioni fisiologiche di stress e ha prodotto meno guarigioni (9%). Quando i soggetti che con la ristrutturazione cognitiva avevano ottenuto solo miglioramenti parziali hanno partecipato al padroneggiamento diretto, sono guariti quasi tutti (86%)’ 461.

Per questo motivo Bandura critica le terapie cognitivo comportamentali, vale a dire quelle ‘modalità di trattamento che fanno largo uso dell’analisi verbale delle distorsioni di pensiero e della persuasione verbale’ 459 che prevedono poche esperienze di padroneggiamento. ‘Nonostante l’importanza attribuita ai compiti reali nella terapia cognitivo comportamentale, lo sviluppo di linee guida per l’organizzazione di questo aspetto del trattamento non ha ricevuto abbastanza attenzione. La scelta delle esperienze di azione diretta più adatte per modificare i modelli di pensiero disfunzionali si basa in gran parte sull’intuito dello psicoterapeuta. 463′ Quando le persone ricevono la consegna di eseguire corsi d’azione benefici ma vengono lasciate a se stesse per la loro messa in atto i successi sono assai variabili 463.’ Se i clienti non riescono a tradurre in azioni i nuovi modi di gestire le loro realtà, non otterranno grandi cambiamenti’ 464.

Bandura critica l’ibridazione delle terapie cognitivo comportamentali con teorie psicodinamiche. ‘Le incursioni nell’inconscio di alcuni psicoterapeuti non sono servite a ottenere una migliore capacità predittiva o terapeutica’ 464. ‘Invece di occuparsi dei problemi di abilitazione, molti sostenitori dell’approccio cognitivo comportamentale si stanno muovendo nella direzione opposta, alla ricerca dei fattori motivazionali inconsci e dell’integrazione con teorie psicodinamiche che hanno generato trattamenti basati sulla parola lunghi e incomodi oltre che di efficacia e di utilità sociale limitate. Queste teorie ibride si stanno addentrando nei meccanismi di elaborazione delle informazioni ma trascurano le condizioni sociali che influenzano il corso e la qualità della vita. I problemi umani vengono trattati come se fossero esclusivamente il frutto di disfunzioni personali. Ma un modello ecologico interattivo, che consideri le circostanze di vita che le persone devono fronteggiare, si presta meglio a spiegare l’adattamento del cambiamento umani.(…) Mentre acquisiscono abilità cognitive, competenze comportamentali e modelli adattivi, le persone sono molto consapevoli di ciò che stanno pensando e facendo. Non si aspettano che una mente inconscia insegni loro a pilotare aeroplani, eseguire operazioni neurochirurgica o risolvere problemi. Invece utilizzano il pensiero per organizzare, motivare regolare le loro azioni. Alla fine, con la pratica, le loro azioni e i loro pensieri diventano così abitudinari da richiedere poca consapevolezza. Si arriva alla formazione di routine attraverso diversi processi che comportano il trasferimento del controllo a sistemi regolatori non consci (…) L’elaborazione di informazioni non conscia e la formazione di routine di pensiero e azione devono essere distinte da una mente inconscia [quella postulata dalle teorie psicodinamiche, nostra nota] che opera come un agente causale nascosto organizzando il comportamento di un organismo ospite inconsapevole. Se a partire dall’esistenza di risposte automatiche e routinarie si arriva alla reificazione di un agente causale nascosto che dirige percezioni e azioni, si commette un grave errore metafisico’ 464.

Bandura critica anche l’eclettismo in psicoterapia. ‘Costrutti appartenenti a teorie divergenti, alcune delle quali poggiano su assunzioni fondamentali contrastanti, vengono scelti, confezionati in box concettuali e legati con presunte catene causali (…). La convinzione che un settore di studio progredisca combinando elementi di teorie diverse è intuitivamente affascinante ma priva di supporto empirico. Che significa esattamente unificazione? Se si tratta di unificazione a livello concettuale, com’è possibile combinare teorie che poggiano su assunzioni circa comportamento umano incompatibili e conservare al contempo una qualche coerenza concettuale? Se integrazione significa invece attingere metodi da fonti diverse, prescindendo dai loro fondamenti concettuali, allora ci si ritrova di fronte a un eclettismo tecnico privo di riferimenti teorici. Se l’integrazione identifica meccanismi generali che operano in diverse sfere di funzionamento, allora tali meccanismi dovrebbero essere fondati su uno schema teorico unitario’ 465.

Il trattamento delle fobie

‘L’ansia e le disfunzioni foniche sono le forme più diffuse di sofferenza emotiva. La maggioranza delle persone soffre di ansie sociali, che vengono anche chiamate timidezza. (…) Le persone che dubitano fortemente delle proprie capacità di coping (…) non riescono a fare cose che, benché dal punto di vista oggettivo non comportino rischi e possano procurare varie soddisfazioni, appaiono loro come minacciose e/o vengono considerate l’anticamera di eventi più minacciosi sui quali non sarebbero in grado di esercitare un controllo adeguato. Di conseguenza, la loro vita è limitata dall’evitamento di attività sociali, ricreative e lavorative che potrebbero esporle a situazioni minacciose, anche quando tale possibilità è remota. Ma anche la riduzione delle attività quotidiane non garantisce il sollievo dal distress. Spesso si è tormentati da incubi ricorrenti, pensieri intrusivi e ruminazioni fastidiose che riguardano le possibili calamità’ 435,436. Altre persone sperimentano un senso di inefficacia sul controllo di sé. Ad esempio attori, cantanti o solisti competenti possono sentirsi esposti al pericolo di vuoti di memoria che possono portare a di dimenticare le battute, il testo di una canzone o un passaggio musicale. Altre persone ancora temono cedimenti cognitivi momentanei che possono portare a una totale perdita di controllo personale ad esempio durante la guida in strade trafficate o visite in luoghi elevati 437. Altre persone hanno subito esperienze traumatiche e continuano ad avere reazioni di stress molto tempo dopo l’episodio quali ad esempio rivivere l’evento traumatico sotto forma di flashback o incubi ricorrenti, iper vigilanza, depressione, autosvalutazione, distacco emozionale 438.

‘Quando ricevono un feedback riguardo alle loro prestazioni sociali, le persone con bassa auto efficacia sminuiscono i successi attribuendoli a fattori situazionali mentre accettano le notizie di successo come ritratti fedeli delle loro prestazioni. Le persone con alto efficacia sociale elevata mostrano distorsioni interpretative opposte, sminuendo la rilevanza personale degli insuccessi e accogliendo prontamente il feedback di successo come riflessi delle loro prodezze sociali.’ In questo modo le distorsioni interpretative creano prove a sostegno delle convinzioni di efficacia preesistenti, che in questo modo si auto confermano 440.

Secondo Bandura sia l’ansia anticipatoria che il comportamento evitante derivano in primo luogo dal senso di inefficacia per il fronteggiamento delle possibili situazioni minacciose. Le persone evitano situazioni e attività non perché sono in ansia ma perché prevedono di non saperne gestire gli aspetti rischiosi 441.

Alcuni terapeuti ritengono che il trattamento principale delle fobie debba essere concentrato sulla eliminazione dell’ansia, in particolare convincono i clienti a esporsi alle situazioni minacciose fino a che l’ansia non cessa 444. Bandura invece ritiene più utile il padroneggiamento guidato.’ Nel corso degli anni, nel trattamento delle disfunzioni umane si è utilizzato molto il colloquio come principale mezzo di cambiamento psicologico. Sebbene l’analisi verbale la persuasione sociale possono produrre qualche risultato, è difficile ottenere cambiamenti affidabile importanti del comportamento umano solo parlando. Una cosa è fare analisi e discorsi sui cambiamenti benefici ma tutt’altra cosa è realizzare tali cambiamenti nelle realtà problematiche che incontriamo quotidianamente. Neppure le tecniche comportamentali hanno ottenuto buoni risultati quando sono state applicate come se gli esseri umani fossero degli organismi privi di pensieri. Alcune vecchie rassegne hanno dimostrato che le tecniche comportamentali devono i loro effetti alla mediazione di alcuni meccanismi cognitivi. Così nelle parole isolate dall’azione né l’azione slegata dal pensiero ottengono buoni risultati’ 447. Al contrario esperienze di padroneggiamento strutturate in modo da sviluppare le abilità di fronteggiamento permettono di avere conferma della capacità personale di controllare le situazioni potenzialmente minacciose. Chiaramente, nei casi di fobia più difficili, i pazienti evitano di fare ciò che temono. I terapeuti devono perciò creare condizioni ambientali dove le persone fobiche possano riuscire nonostante la loro disabilità 448.

La terapia delle fobie può utilizzare varie strategie:

  • Le attività temute vanno fatte eseguire da altre persone che agiscono come modelli, per dimostrare ai soggetti fobici come fronteggiare efficacemente la situazione e per dimostrare l’infondatezza delle loro paure peggiori
  • Quando è necessario modificare idee erronee, il terapeuta crea prove adatte a smentire le false convinzioni mettendo in scena sequenze di eventi che dimostrano come le conseguenze catastrofiche previste dai pazienti in realtà non si verificano
  • ‘I compiti temuti vanno scomposti in passi che possono essere padroneggiati facilmente. Per ogni passo si chiede al soggetto di fare quanto, nell’ambito delle sue capacità, può riuscire a fare con una certa dose di impegno e persistenza. Per esempio, un programma mirato a combattere la fobia della guida potrebbe cominciare con la guida per brevi tratti strade isolate senza traffico. Poi potrebbe proseguire con guide più lunghe su strade più battute con un po’ più di traffico. Infine si potrebbe passare a compiere lunghe escursioni su autostrade piene di auto in condizioni atmosferiche sfavorevoli. E ugualmente a una persona che ha paura di andare a fare la spesa inizialmente si suggerirà inizialmente di entrare nel negozio, poi di fare un acquisto nella fila veloce, e successivamente di fare una spesa più cospicua 450. Si sceglieranno e si tenteranno perciò compiti più facilmente eseguibili. Il trattamento prosegue per passi in questo modo finché non vengono padroneggiato e le attività più impegnativa minacciose.448′ Il terapeuta attribuirà eventuali insuccessi alla difficoltà del compito: il passo da compiere era troppo lungo.
  • Il terapeuta può aiutare le persone fobiche a tentare certe attività temute partecipandovi assieme a loro. La semplice presenza di una persona familiare riduce le reazioni di stress e dà coraggio nelle situazioni minacciose 448 ‘. In alcuni casi le persone si convincono che certi rituali, in realtà ininfluenti, aumentino la possibilità di controllare i risultati dell’azione. I terapeuti partecipanti possono individuare rapidamente queste manovre e intervenire persuadendo il cliente che egli possiede la capacità di agire efficacemente senza rituali. Un altro vantaggio della presenza del terapeuta è la possibilità di far esplicitare le catene di pensieri disturbanti che si attivano nell’incontro diretto con le situazioni minacciose. In questo caso il terapeuta può correggere i modelli disfunzionali di pensiero nel momento in cui compaiono e suggerire strategie cognitive che favoriscano il successo della prestazione 448 449.
  • È utile ‘prolungare gradualmente la quantità di tempo che il cliente deve passare nella situazione minacciosa. Le persone fobiche si rifiuteranno di eseguire compiti minacciosi se verrà chiesto loro di resistere allo stress per molto tempo ma correranno il rischio se si tratterà di periodi più brevi. Man mano che la loro efficacia di fronteggiamento aumenta, la durata di esecuzione del compito si prolunga gradualmente. In un primo momento, una persona claustrofobica potrebbe essere in grado di resistere in un luogo chiuso solo per pochi secondi; la durata viene gradualmente aumentata e la capacità di tolleranza si prolunga fino a minuti, prima, e a ore poi. Analogamente, i clienti ossessivo compulsivi, che passano una infinità di tempo a purificarsi da contaminazioni e pensieri ripugnanti, si dedicano all’attività o ai pensieri contaminanti astenendosi dai rituali di purificazione per periodi di tempo crescenti fino a che non sono in grado di farlo a lungo restando sereni’ 449.
  • È possibile introdurre aiuti protettivi che riducano la probabilità che si verifichino le conseguenze temute. Ad esempio in un primo momento, si può aiutare una persona che ha la fobia dei luoghi alti a guardare giù da un luogo elevato con la protezione di un parapetto, oppure il contatto con gli animali temuti può essere favorito limitandone le possibilità di movimento tenendoli in gabbia 449. Man mano che il trattamento progredisce, gli aiuti provvisori vengono tolti per verificare se i successi di fronteggiamento ottenuti dipendano effettivamente dall’esercizio di una maggiore efficacia personale 450.
  • È utile ridurre la gravità della minaccia percepita. Ad esempio persone agorafobiche che hanno paura di andare a fare la spesa inizialmente si recheranno in un negozio piccolo e non temibile e poi in posti via via sempre più spaventosi 450.
  • Simulazioni attraverso realtà virtuali (ad esempio software con giochi di ruolo) possono ugualmente essere di aiuto 451.

Il trattamento della depressione

Secondo Bandura esistono varie forme di depressione e così non esiste un unico trattamento che sia efficace per tutte le diverse forme. In generale nella maggioranza delle persone che soffrono di episodi di depressione si possono ottenere miglioramenti duraturi se si sviluppano le abilità personali e sociali, si aumenta la capacità di ricavare soddisfazioni dalla vita oppure se si modificano gli stili di pensiero e si attenuano gli standard di autovalutazione eccessivamente severi 470. ‘Nonostante i benefici a lungo termine dei trattamenti psicosociali, i farmaci antidepressivi restano il trattamento più diffuso nei casi di depressione. Le ragioni di questo eccesso di medicalizzazione della depressione sono varie. L’industria farmaceutica promuove vigorosamente trattamenti farmacologici, e molti piani sanitari privilegiano il più economico trattamento farmacologico rispetto al trattamento psicosociale. È più facile prescrivere farmaci che mettere le persone in condizioni di migliorare le loro circostanze di vita o di fronteggiarle meglio’470.

Secondo Bandura episodi di depressione possono essere dovuti a una o più delle seguenti cause:

  • Assenza di competenze e abilità interpersonali necessarie a procurarsi soddisfazioni e a ridurre al minimo le esperienze avversive nella vita 466. Le persone così si demoralizzano, diventano inerti e traggono poco piacere da ciò che fanno. Il trattamento mira a sviluppare abilità sociali e di auto cambiamento che accrescono la partecipazione ad attività piacevoli e riducono le esperienze aggressive o incoraggiano a interpretarle in modi che ne riducono la dolorosità 466.
  • Cattive o assenti relazioni interpersonali. Una delle principali cause di depressione è una relazione coniugale disfunzionale. Il trattamento mira a migliorare le abilità di comunicazione, di soluzione dei problemi interpersonali, di funzionamento sociale, di negoziazione di relazioni e ruoli sociali reciprocamente soddisfacenti 467.
  • Abitudini di pensiero sbagliate. La depressione in questo approccio (Aaron Beck) sarebbe fondamentalmente un disturbo del pensiero. ‘Le persone inclini alla depressione distorcono negativamente e interpretano erroneamente gli eventi. Compiono inferenze erronee a partire da prove inconsistenti; considerano i fatti al di fuori del loro contesto le attribuiscono loro significati sbagliati; generalizzano eccessivamente i propri difetti a partire da insuccessi isolati; esagerando la gravità di errori e contrattempi, li trasformano in catastrofe; considerano riferiti a sé episodi negativi che hanno poco nulla che vedere con loro; pensano in termini dicotomici come se si potesse essere soltanto intelligenti o stupidi, coraggiosi o codardi, senza gradazioni intermedie; diventano abili a trascurare l’importanza dei loro successi e delle loro esperienze positive. Queste abitudini di pensiero errate creano uno schema di sé negativo che influenza i processi attentivi, interpretativi e mnemonici, esaltando gli aspetti infelici della vita’ 467. La prima componente del trattamento ‘consiste nell’analisi delle assunzioni, inferenze e conclusioni erronee presenti nelle abitudini di pensiero sbagliate e routinarie. La seconda componente consiste in compiti comportamentali graduati, mirati a confutare le convinzioni erronee e a fornire esperienze di padroneggiamento che confermino le capacità personali e aiutino a ricuperare le auto valutazioni positive’ 467.
  • Uno stile esplicativo pessimistico (Martin Seligman). ‘Le persone non depresse privilegiano uno stile esplicativo funzionale all’affermazione di sé, in cui attribuiscono il merito dei loro successi a caratteristiche personali stabili e generalizzate e ascrivono i loro successi a fattori transitori o esterni. Viceversa, le persone depresse mostrano uno stile esplicativo pessimistico: sminuiscono i loro successi attribuendoli a fattori esterni e ascrivono i loro insuccessi a difetti personali generalizzati e stabili (…). Il fatto di ascrivere i propri insuccessi a difetti personali che pervadono ogni azione e che non possono essere modificati riflette un profondo senso di inefficacia personale. In questo approccio non è stato sviluppato una forma specifica di trattamento, in genere si utilizza quello descritto al punto precedente’ 467.
  • Standard di prestazione personale troppo severi. Queste persone adottano standard troppo elevati che non sono in grado di raggiungere. Questa situazione è in genere accompagnata da paragoni auto sminuenti con i successi straordinari di altre persone. A volte l’evento che scatena una reazione depressiva è una promozione lavorativa, anche se un evento di questo tipo può sembrare una fonte di gioia. Le posizioni elevate comportano pesanti responsabilità per molteplici attività che possono essere gestite efficacemente soltanto attraverso il lavoro di altri. Chi adotta standard impegnativi e non è abile a guidare il lavoro altrui, cerca di svolgerne molto personalmente. Il problema è aggravato dalle ruminazioni mentali di auto biasimo per il lavoro altrui che non è all’altezza dei propri standard severi. Il risultato finale è un carico di lavoro estremamente gravoso che riduce la possibilità di provare piacere lavorando. Nei casi estremi gli standard di autovalutazione eccessivamente severi producono depressione, sentimenti di indegnità e di inutilità in forma cronica 468. Abbiamo qui un sistema di autovalutazione disfunzionale. Le persone inclini alla depressione controllano i loro successi e insuccessi, e li elaborano cognitivamente, senza autoindulgenza. Quando altre persone forniscono prestazioni migliori, loro si sminuiscono. Si impongono standard al di fuori della loro portata. E rispetto alle persone non depresse si puniscono di più per gli insuccessi e si premiano di meno per i successi. Le persone con un sistema di autovalutazione così oneroso sono particolarmente vulnerabili alla depressione in caso di circostanze di vita sfavorevoli. Il trattamento prevede varie azioni. ‘Le disfunzioni che riguardano l’auto monitoraggio vengono corrette prendendo sistematicamente nota delle esperienze, in modo tale da aggirare le distorsioni attentive e mnemonici e accentuare le esperienze positive. La tendenza a interpretare gli eventi in modo sminuente viene modificata analizzando gli episodi recenti, in modo da ridurre l’auto biasimo eccessivo e aumentare l’auto attribuzione del merito dei successi. Si interviene poi sulla scelta di obiettivi controproducenti chiedendo al cliente di stabilire sotto obiettivi espliciti raggiungibili nell’ambito di attività significative. Non c’è bisogno di rinunciare alle aspirazioni elevate; ciò che conta è concentrare gli sforzi sul progresso verso le mete stabilite. In questo modo la soddisfazione deriva dal processo di padroneggiamento. Infine, le auto valutazioni austere e biasimevoli vengono sostituite con giudizi più positivi organizzando compiti in cui i clienti devono ricompensarsi con attività piacevoli e auto approvazione quando raggiungono i loro sotto obiettivi’ 469.
  • Disfunzioni biochimiche. ‘La distinzione fra depressione endogena e depressione dovuta a problemi di adattamento non è facile poiché le due forme vengono inferite da insiemi di caratteristiche che si sovrappongono. Di solito le differenze fra le reazioni depressive riguardano l’intensità piuttosto che il genere (…). Non è neppure facile stabilire se una disfunzione biochimica sia una causa, un effetto o un fattore concomitante della depressione. Il funzionamento dell’uomo è governato da processi interattivi e non, dualisticamente, da processi biologici e psicologici separati. Le disfunzioni biologiche e psicologiche operano in modo bidirezionale. Per esempio la deplezione di alcuni neurotrasmettitori (…) può rallentare il pensiero e menomare l’azione adattiva. La ricerca in campo animale ha dimostrato che l’impossibilità di esercitare un controllo su elementi stressanti ricorrenti è una condizione ambientale che causa la deplezione di alcuni neurotrasmettitori centrali e produce reazioni di impotenza quando in seguito si incontrano condizioni avversive incontrollabili (…). I trattamenti orientati al padroneggiamento che infondono un forte senso di efficacia per il fronteggiamento normalizzano il funzionamento di tali neurotrasmettitori’ 469.

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Collocato sul sito il 27 aprile 2013, Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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