Cos’è e a cosa serve la teoria

Cos’è e a cosa serve la teoria

Ogni tanto leggo critiche agli operatori di orientamento perché conoscono poco le teorie sull’orientamento. Questo dipende sicuramente dal fatto che molti operatori, soprattutto in passato, imparavano sul campo, ma può dipendere anche dalle caratteristiche delle teorie disponibili. Gli operatori (in qualunque settore) sono continuamente in cerca di teorie che li aiutino a fare prima e meglio quello che devono fare. Se le teorie dell’orientamento sono poco popolari può anche dipendere dal fatto che gli operatori le trovano poco utili. Provo a spiegare meglio.

Cos’è una teoria

Una teoria è una formulazione sistematica di principi che spiegano una serie di fenomeni e/o servono di guida alla pratica. Una teoria deriva normalmente da un’osservazione della realtà, da cui si ‘estraggono’ principi generali. Possono essere principi generali che permettono di spiegare tutti gli accadimenti di un certo tipo (esempio: tutte le collisioni fra un atomo e un protone) oppure che guidano una determinata pratica (ad esempio come svolgere un colloquio di orientamento).

A cosa serve la teoria

Quando vogliamo imparare a fare qualcosa, la teoria ci serve a:

  1. ridurre i tempi di apprendimento e
  2. ad affrontare meglio gli imprevisti.

Ad esempio posso insegnare a svolgere un colloquio semplicemente facendo vedere e/o partecipare una persona a un gran numero di colloqui (‘ti faccio vedere come si fa’ e/o ‘prova a farlo tu’), ma un apprendimento che include anche una parte di teoria ha due vantaggi:

  • richiede tempi più brevi di apprendimento perché la teoria guida l’osservazione, e se ci viene detto su quali elementi concentrarci o quali sono i comportamenti migliori da adottare li impariamo prima
  • ci rende meglio in grado di affrontare gli imprevisti, grazie all’applicazione al caso mai verificatosi in precedenza dei principi generali da cui la teoria è costituita. Un apprendimento tutto basato sull’esecuzione permette di affrontare ugualmente bene gli imprevisti solo dopo una lunga esperienza e/o se la persona è stata in grado di sviluppare rapidamente una propria teoria efficace a partire dalla pratica

Non solo teoria: la teoria è importante, ma l’insegnamento non può limitarsi alla teoria, la parte preponderante deve essere pratica perché la teoria da sola non mette in grado di svolgere concretamente determinati compiti. Molti corsi relativi all’orientamento purtroppo hanno questa caratteristica: solo o soprattutto teoria.

Teorie non utili. Ci sono ‘pensatori di professione’ specializzati nell’estrarre teorie dalla realtà, ma la teoria in quanto tale, di per sé, non è efficace. Una teoria è efficace solo

  1. se le indicazioni pratiche che discendono dai principi generali che la costituiscono risultano cruciali per ottenere il risultato desiderato e
  2. sono facili da mettere in atto.

Ad esempio in una teoria su come svolgere bene i colloqui di orientamento la suddivisione dei colloqui in invernali e estivi è logicamente corretta ma di nessuna efficacia, e una teoria del colloquio che prevede 20 indicazioni fondamentali a cui uniformare la propria interazione col cliente, anche se le indicazioni sono efficaci, è ugualmente poco utile perché sarà impossibile per la maggior parte degli operatori ricordarle tutte e 20. Altre patologie sono teorie e indicazioni operative espresse in linguaggio poco comprensibile e teorie che le cui poche indicazioni operative sono collegate a un enorme corpus di concetti generali.

I concetti che compongono una teoria possono essere combinati in frasi che hanno un significato logicamente corretto, ma l’efficacia della teoria può risultare estremamente limitata. Fra studiosi possono crearsi dibattiti che hanno un senso e un valore solo in ambito accademico, ma scarsissima rilevanza per gli operatori. Nel mondo accademico il criterio più importante per valutare una teoria sembra essere la sua diffusione fra gli studiosi piuttosto che fra gli operatori; questo sicuramente non aiuta a sviluppare buone teorie (teorie utili) (nota 1).

Possiamo immaginare la teoria come un utensile che ci aiuta a svolgere meglio determinati compiti. Per fare un esempio, se immaginiamo che il compito che dobbiamo affrontare sia far la punta a matite, possiamo immaginare la buona teoria come un ordinario temperamatite (cioè uno strumento che ottiene i risultati voluti ed è semplice da usare) e la cattiva teoria come

  • un temperamatite che non tempera (non risponde cioè al requisito 1 riportato sopra) oppure
  • come un temperamatite che tempera ma è grande come una stanza (cioè pieno di orpelli inutili e estremamente faticoso da usare, non risponde al requisito 2 riportato sopra).

(29-10-2011) Una buona teoria dovrebbe così semplice da essere facilmente compresa leggendola in treno tornando a casa la sera dopo una giornata di lavoro.

Note 1. (Si discute se) ‘…la teoria sia un fine o più semplicemente un mezzo. L’esame della letteratura sembra confermare la tesi che la teoria sia un fine in se stessa e che il principale compito di un ricercatore sia quello di identificare le caratteristiche di una buona teoria e di prescrivere i metodi generali per costruirla. Forse anche per questo abbiamo avuto una vasta produzione di ricerca irrilevante. (…) Il compito della psicologia del lavoro –in termini generali- è quello di condurre una ricerca scientifica utile e di sostenere e orientare la pratica professionale traducendo i prodotti della ricerca in applicazioni fruibili dalle organizzazioni. Esiste dunque una stretta relazione reciproca fra teoria, ricerca e pratica professionale.’ Avallone F. (1994) Psicologia del lavoro, Carocci, p.87.

Collocato su internet il 30 giugno 2007. Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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