Come migliorare l’autoefficacia degli studenti

Come migliorare l’autoefficacia degli studenti

L’autoefficacia è la fiducia che ogni persona ha sulle proprie capacità di ottenere gli effetti voluti con la propria azione (Bandura A., Autoefficacia: teoria e applicazioni (1997, ed. it. 2000), pag.17; quando non specificato diversamente tutti i numeri si riferiscono a questo libro, che ho riassunto in questo articolo e a cui rimando per ulteriori approfondimenti.)). In particolare secondo Bandura il senso di autoefficacia ‘ corrisponde alle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati’ 23. Ad esempio se l’autoefficacia è bassa la persona ritiene che le proprie azioni raramente ottengano i risultati desiderati. Inoltre ‘La convinzione della propria efficacia attiva e sostiene l’impegno delle attività cognitive necessarie per sviluppare le abilità. Viceversa il fatto di ritenersi inefficaci ritarda proprio lo sviluppo di quelle sotto abilità dalle quali dipendono le prestazioni più complesse’ 97.

Così una persona con bassa autoefficacia sarà portata a scegliere obiettivi più limitati e a impegnarsi di meno per raggiungerli e, a parità di complessità del compito, proverà maggiore stress e otterrà una prestazione peggiore. I livelli di autoefficacia influenzano le prestazioni in tutti gli ambiti di vita, fra cui quello scolastico 50.

Questo articolo descrive quali strategie è possibile adottare per migliorare l’autoefficacia degli studenti.

Secondo Bandura ‘ Una delle caratteristiche distintive delle scuole efficaci è la strutturazione delle attività di apprendimento in modi che promuovono un senso di capacità personale e di insuccesso scolastico in tutti gli studenti. Queste scuole generalmente favoriscono un modello di padronanza dell’apprendimento in cui i progressi degli studenti in diverse aree dell’istruzione vengono monitorati attentamente in modo da offrire rapidamente un feedback correttivo e un nuovo insegnamento quando incontrano difficoltà, fino a quando non padroneggiano le conoscenze e le abilità cognitive rilevanti. Con una guida di supporto, tutti gli studenti acquisiscono un alto livello di padronanza. Per alcuni, semplicemente, è necessario più tempo e più aiuto che per altri. Un insegnamento interattivo salva gli studenti in difficoltà dal precipitare sempre più indietro e dall’abbattimento che può sfociare in depressione. Oltre a ricevere le consuete istruzioni didattiche, gli studenti spesso lavorano insieme in piccoli gruppi e si aiutano a vicenda nel lavoro scolastico. I compiti scolastici vengono accuratamente strutturati per loro, ma gli studenti sono incoraggiati a gestire per quanto possibile il loro apprendimento allo scopo di farli diventare discenti auto diretti. Nelle scuole efficaci, gli studenti non vengono suddivisi in classi omogenee di studenti bravi oppure lenti’ 341. Secondo Bandura, in ambito scolastico, convinzioni di autoefficacia più elevate portano a un miglior funzionamento cognitivo. Ad esempio un esperimento dimostra che gli studenti il cui senso di efficacia era stato aumentato [con un artificio, nostra nota] ‘si posero aspirazioni più alte, mostrarono una maggiore flessibilità strategica nella ricerca delle soluzioni, fornirono prestazioni intellettualmente migliori e furono più accurati nel valutare la qualità delle loro prestazioni rispetto agli studenti di analoga capacità cognitiva che però erano stati indotti a credere di mancare di tali abilità’ 301.

Nel libro citato, per migliorare l’autoefficacia degli studenti Bandura suggerisce di:

  1. Adottare un insegnamento individualizzato in modo da ridurre le opportunità di confronto fra studenti con capacità diverse: ‘Le auto valutazioni degli alunni meno capaci portano conseguenze negative quando tutta la classe studia lo stesso materiale e gli insegnanti esprimono frequentemente valutazioni basate sul confronto fra alunni (…). L’insegnamento individualizzato ‘crea meno presupposti per confronti sociali demoralizzanti. Di conseguenza è più probabile che gli alunni valutino i loro progressi sulla base dei loro standard personali, piuttosto che attraverso il confronto con le prestazioni di altri. Inoltre sono più liberi di scegliere con chi confrontarsi se scelgono di farlo. Le strutture di classe personalizzate, rispetto a quelle monolitiche, producono un senso di competenza più elevato è una minore dipendenza dalle opinioni degli insegnanti e dei compagni’ 249, 250.
  2. Strutturare le attività didattiche in maniera cooperativa invece che competitiva: ‘Nei sistemi competitivi il successo dei più capaci comporta l’insuccesso dei meno capaci. Le auto valutazioni dei vincitori migliorano e quelle dei perdenti peggiorano’ 250. ‘L’apprendimento cooperativo è particolarmente proficuo nelle classi eterogenee che ospitano diversi studenti svantaggiati sotto il profilo educativo e provenienti da varie culture’ 351.
  3. Promuovere l’utilizzo del tutoring fra pari, in cui studenti più grandi che possiedono maggiori conoscenze insegnano a quelli più giovani. ‘Il tutoring fra pari presenta numerose caratteristiche desiderabili: fornisce una continua istruzioni individualizzata, un sostegno sociale per l’apprendimento e il vantaggio didattico di una stretta somiglianza dei tutor che modellano le abilità socio cognitive. Nell’assumere il ruolo di insegnante, i tutor acquisiscono una maggiore padronanza nelle materie scolastiche, sviluppano abilità sociali e di comunicazione e verificano la loro efficacia scolastica.’ Così entrambe le parti in causa, studenti tutor e studenti a cui viene insegnato migliorano dal punto di vista scolastico 350, 351.
  4. Rendere più facili attività complesse spezzettandole in una serie di sotto obiettivi raggiungibili e invitare ogni studente a scegliere quali sotto obiettivi vuole raggiungere; dare dei feedback periodici sul raggiungimento di tali obiettivi, prevedere inoltre degli incentivi al raggiungimento di ogni sotto obiettivo 304, 305. Un esempio di incentivi e citato in Soresi S., Nota L. (2000) Autoefficacia nelle scelte (pag.60): ‘Schunk, durante attività di insegnamento della matematica, disse a un gruppo di bambini che avrebbero guadagnato dei punti per ogni problema risolto e che avrebbero potuto scambiare i punti con altri oggetti’.
  5. Per migliorare le capacità cognitive è utile invitare gli studenti a darsi ad alta voce auto istruzioni verbali su come risolvere i diversi compiti assegnati, in modo che possano scoprire da soli le strategie più efficaci per loro 312, 313.
  6. Collegare il feedback su risultati positivi a un maggiore impegno o a un aumento delle capacità personali il cui accresciuto livello è dimostrato dalla buona esecuzione del compito. Secondo Bandura la seconda opzione è migliore. Nel dare il feedback su insuccessi è utile invece correlarli alla mancanza di conoscenze e di strategie cognitive 315. Un altro feedback efficace è quello sulla buona qualità del lavoro svolto dallo studente 315.

Bandura evidenzia inoltre l’importanza di insegnanti con alta auto efficacia 333, 337 e della collaborazione e del supporto delle famiglie degli studenti 339, 341.

Ulteriori indicazioni migliorare l’autoefficacia degli studenti sono contenute in un articolo di Margolis e McCabe (Improving Self-Efficacy and Motivation: What to Do, What to Say, reperibile al momento in http://uqu.edu.sa/files2/tiny_mce/plugins/filemanager/files/4340129/4_Improving_Self-Efficacy.pdf ):

  1. I compiti assegnati agli studenti devono essere solo leggermente superiori alle loro prestazioni correnti, devono essere cioè alla loro portata: non troppo facili ma neanche troppo difficili. Questa strategia richiede di assegnare esercizi personalizzati e richiede inoltre che in ogni momento gli insegnanti abbiano un’idea chiara del livello di ciascuno studente. In alcuni casi per gli studenti più deboli può essere utile utilizzare degli strumenti di supporto quali ad esempio permettere l’utilizzo del libro di testo durante lo svolgimento di compiti scritti; chiaramente gli strumenti di supporto dovranno essere eliminati una volta che lo studente è riuscito a migliorare la sua prestazione.
  2. Insegnare delle strategie di apprendimento in modo che l’abilità di svolgere le varie attività scolastiche risulti effettivamente migliorata. Può trattarsi ad esempio di come prendere note durante la spiegazione, come sintetizzare il contenuto di un testo, come scrivere dei componimenti, come affrontare un’interrogazione. Questo è più efficace se si utilizzano altri studenti come modelli, vedi il punto successivo.
  3. Utilizzare altri studenti come modelli per dimostrare l’utilizzo di A. specifiche strategie di apprendimento e/o di B specifiche modalità di fronteggiamento delle difficoltà. Nel primo caso gli studenti condivideranno le loro strategie di apprendimento, raccontandosi in che modo affrontano le varie attività scolastiche; se non è chiaro, l’insegnante evidenzierà quelle più efficaci e presenterà specifici esercizi per farle sperimentare a tutti. Nel secondo caso gli studenti condivideranno le loro reazioni e i loro comportamenti davanti agli insuccessi scolastici; anche in questo caso se non è chiaro l’insegnante evidenzierà quali sono gli atteggiamenti più produttivi.
  4. Utilizzare con ogni studente una comunicazione positiva, vale a dire dare feedback sulle caratteristiche personali in caso di successo e rivolgere il feedback solo sulla prestazione in caso di insuccesso. In caso di successi è utile evidenziare che il successo è dovuto a fattori controllabili fra cui l’impegno e l’uso di strategie efficaci; l’insuccesso è dovuto invece agli elementi opposti vale a dire impegno insufficiente e non utilizzo di strategie efficaci. Gli apprezzamenti devono essere realistici e meritati.

Soresi e Nota, nel libro di citato sopra, danno alcuni suggerimenti aggiuntivi. In particolare:

  1. Dialogare con lo studente ‘a proposito della razionalità o irrazionalità di alcune sue idee, di alcune sue credenze e degli atteggiamenti che assume riguardo, soprattutto, al suo futuro scolastico-professionale, stimolandolo a formulare pensieri maggiormente ad attivi’ 129 (d’ora in poi i numeri si riferiscono alle pagine del libro di Soresi e Nota).
  2. Organizzare ‘esperienze immaginative’ in cui lo studente viene stimolato a immaginarsi in presenza di altri studenti che devono affrontare compiti scolastici dello stesso tipo e riescono a superarli 130.
  3. Far rilassare gli studenti utilizzando tecniche quali il biofeedback, l’ipnosi, il rilassamento muscolare, la meditazione 131.
  4. Fare richiamare il raccontare agli studenti le esperienze maggiormente positive di apprendimento vissute in passato 132.

Nel loro libro Soresi e Nota riportano poi un percorso formativo per aumentare l’auto efficacia degli studenti chiamato ‘Primo comandamento: credo in me stesso…. Anche perché mi conviene’ che è descritto in dettaglio in questo articolo.

Accorgimenti ulteriori per aumentare l’auto efficacia del singolo studente sono:

  1. Invitare lo studente a descrivere esperienze passate e presenti di successo in ambiti extra scolastici
  2. Chiedere allo studente (anche sulla base dell’attività precedente) di identificare e descrivere i propri punti forti
  3. Chiedere allo studente come utilizzi o possa utilizzare in ambito scolastico le caratteristiche maggiormente sviluppate che utilizza in ambito extra scolastico.

Tutte le indicazioni riportate finora si riferiscono a come migliorare l’auto efficacia in un contesto scolastico dato. Chiaramente il livello medio di autoefficacia degli studenti di una classe sarà tanto maggiore quanto più ogni insegnante riesce ad aumentare l’interesse per la sua materia (ad esempio riducendo la lezione frontale e favorendo il lavoro in piccoli gruppi, oppure adottando una didattica per problemi) e a spiegarla in maniera efficace. 

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Collocato sul sito il 30 aprile 2013, ultima modifica 30 aprile 2013. Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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