Il tasso di successo delle agenzie per il lavoro è pari a quello dei centri per l’impiego?

I centri per l’impiego trovano lavoro mediamente al 5-10% degli iscritti. Ma a quanti iscritti trovano lavoro le agenzie per il lavoro?

Nel suo romanzo (immagino autobiografico) Tra mezz’ora per un’ora Cassio Seizeri (immagino uno pseudonimo) relativamente al tasso di persone occupate scrive (posizione 2987 della versione kindle):

Perché erano questi più o meno i numeri: per circa 150 iscritti a settimana, che fanno 600 in un mese e almeno 5.000 in un anno, senza calcolare quelli che inviavano i curriculum via email o via fax (e qui arrivano in scioltezza a 10.000 l’anno) riuscivamo a orbitare al massimo intorno ai 100 lavoratori interinali di media sparpagliati fra le varie aziende clienti (una trentina). Insomma un ottimistico 3 percento del totale con conseguente novantasette  che ti considera uno s****** incapace ladro perché “Mi sono iscritto 2 anni fa e non mi avete mai chiamato, ma è possibile?” Non solo il possibile, ma è molto probabile, soprattutto se negli ultimi 5 anni hai fatto il bagnino, l’animatore, il portiere di notte, l’educatore, il riparatore di violini, il domatore di leoni al circo. “ma io sono disposto a fare qualsiasi cosa!”. Certo, ne sono sicuro, ma purtroppo le aziende non cercano chi è disposto a fare qualsiasi cosa ma chi sa fare “quella cosa”. La disponibilità delle persone a imparare un nuovo mestiere non incontra la disponibilità delle aziende a insegnarlo, quel mestiere.

Dunque se la testimonianza è veritiera, la filiale dove lavorava Cassio Seizeri aveva un tasso di successo (cioè di persone impiegate) pari a quello medio dei centri per l’Impiego.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

2 risposte a “Il tasso di successo delle agenzie per il lavoro è pari a quello dei centri per l’impiego?”

  1. Devo dissentire sull’educatore, per il quale c’è una legge di riferimento, per fortuna, e per operare come tale devi essere laureato! Dissento da Cassio Seizeri ovviamente, non da chi ha scritto l’articolo.

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