Che anno era? Forse il 2002. Abbiamo fatto il giro del Monviso, in agosto. Qui il racconto della nostra esperienza.
Giornata di arrivo in zona: da Empoli FI al Rifugio Savigliano di Pontechianale CN Arrivo in auto e pernottamento al Rifugio Savigliano (tel.0175-950178) di Pontechianale CN.
La nostra esperienza: da Empoli FI a Pontechianale 5 ore di auto (uscita Fossano dell’autostrada Savona Torino, poi Fossano, Villafalletto, Postiglione, Piasco, Sampeyre). Buona cena al Savigliano, sistemazione in camera da 4 posti.


Giorno 1: da Castello (m.1608) a Rifugio Vallanta (m.2450)
In auto fino a Castello, parcheggio e inizio del giro. Da Castello (m.1608) si risale il Vallone di Vallanta fino al Rifugio Vallanta (m.2420, tel. 0175-956025). Dislivello circa m.800, nostro tempo di percorrenza 4,30 ore (i nostri tempi di percorrenza sono sempre stati mediamente il doppio di quelli indicati nella segnaletica, anche perché abbiamo fatto frequenti soste)
La nostra esperienza: buon pernottamento al Savigliano. La mattina inizia a piovere. Partiamo durante una breve schiarita. Riinizia a piovere. Io e Doni abbiamo mantelle impermeabili, il kway di Flavia invece lascia passare l’acqua. Dopo un’ora è tutta bagnata; ci fermiamo in una capanna diroccata per cambiarla, ma anche i vestiti nel suo zaino sono in parte bagnati. Tira vento, è freddo. Le mettiamo addosso un saccone dell’immondizia con un foro per la testa e due per le braccia, più la giacca a vento di Doni. Tappa faticosa, per due terzi sotto la pioggia. Nel pomeriggio, verso le 19, ci raggiungono al Rifugio anche Lirio, Lilli e Filippo, partiti la mattina da Firenze. Buona cena al Vallanta, ci serve una deliziosa ragazza coi capelli mesciati.





Giorno 2: dal Rifugio Vallanta (m.2450) al Rifugio Mont Viso (Francia) (m.2460)
Dal Rifugio Vallanta (m.2450) si sale al Passo di Vallanta (m.2811) e poi si ridiscende al Rifugio Mont Viso (m.2460, tel. 0033-492468181), in territorio francese. Dislivello circa m.400, nostro tempo di percorrenza 4 ore.
La nostra esperienza: buon pernottamento (in camerata) al Vallanta. Giornata inizialmente coperta ma senza pioggia. Al passo Vallanta alcuni tratti coperti di neve, ma facili. Alla nostra destra il Monviso, inizialmente nascosto dalla nebbia. Tappa facile, per buona parte in discesa; arriviamo alle 13,30. Appena arrivati ci dicono che, nonostante la nostra prenotazione, dovremo dormire in una tenda collocata al lato del Rifugio (ci arrabbiamo, abbiamo inviato anche una prenotazione scritta, ma non possiamo fare niente), poi alla fine si liberano dei posti all’interno. Il Rifugio ha una bella collocazione, ma pulizia precaria, in particolare è pieno di mosche. Io e Flavia, per ingannare il tempo, in due ore ne uccidiamo più di 40. Lo spazio è molto ristretto; si cena in due turni. Mentre un turno cena, l’altro deve stare all’esterno perché non c’è posto per sedersi. Cena scadente (passato di verdura molto allungato, poi stufato insipido accompagnato da pasta corta al burro). In serata il cielo si apre, appare il sole e la vetta del Monviso. Ci mettono a dormire in un ballatoio sopra la sala da pranzo, assieme a uno che russa tutta la notte; sveglia alle 6,30, col primo turno di colazioni.





Giorno 3: Dal Rifugio Mont Viso (m.2460) al Rifugio Pian del Re (m.2020)
Dal Rifugio Mont Viso (m.2460) si sale fino al colle delle Traversette (m.2950), poi si discende al Rifugio-Albergo di Pian del Re (m.2.020, tel. 0175-94967). Dislivello circa 500 m, nostro tempo di percorrenza 5,30 ore.
La nostra esperienza: tappa lunga. Partiamo alle 9,30 di una giornata di sole, dopo una pessima notte al Mont Viso. Solo Roby ha l’aria fresca e riposata: scopriamo che è l’unica che in ogni situazione riesce a dormire come una mummia. Anche in Francia non è possibile pagare con carta di credito, e ci rendiamo conto che i soldi che abbiamo con noi non ci basteranno. Salita faticosa fino al colle delle Traversette, delusione per non poter passare dal Buco di Viso. Il Buco di Viso è un tunnel lungo quasi 100 metri costruito nel 1400 per facilitare gli scambi con la Francia, e permette di ‘saltare’ l’ultima parte del sentiero che sale alle Traversette. Nonostante sia il 9 agosto, l’entrata dal lato francese non è agibile perché coperta di neve. Tento inutilmente di aprirmi un passaggio, scavando la neve con un bastone. Passiamo le Traversette e vado a vedere l’imboccatura del Buco dal versante italiano, poi continuiamo la discesa a valle, passando attraverso reticolati divelti e grosse matasse di filo spinato arrugginito, residuati dell’ultima guerra. Il giro del Viso classico prevede a questo punto l’arrivo al Rifugio Giacoletti (m.2837), ma il sentiero in quota che va al Giacoletti (il ‘Sentiero del Postino’) è troppo difficile per persone inesperte come noi. Esistono altri due sentieri che da quote più basse risalgono al Giacoletti, ma con un dislivello di almeno 4-500 metri. Col telefonino allora prenotiamo al Rifugio Pian del Re e ci scusiamo col Giacoletti. Inizialmente avevamo pensato di fermarci al Rifugio di Pian del Re, ma poi avevamo optato per il Giacoletti perché non eravamo riusciti a trovare il numero di telefono; il Rifugio di Pian del Re infatti non è gestito dal CAI. Dopo la nottataccia e le ristrettezze del Mont Viso, la sosta a Pian del Re è provvidenziale: la carta lo indica come ‘rifugio’, ma in realtà è un albergo: abbiamo camere a due e tre posti (finalmente si dorme), doccia calda, mangiare come si deve (ceniamo con polenta accompagnata da salsicce, stufato di manzo, bagna cauda, gorgonzola fuso e una bottiglia di Dolcetto; colazione con croissant). Poiché ci arriva la strada, Pian del Re è un’ottima base di partenza per escursioni (in agosto, per evitare affollamenti, nei giorni festivi la strada per Pian del Re può essere chiusa alcuni chilometri prima; per maggiori informazioni è possibile telefonare al Rifugio). A Pian del Re ci sono le sorgenti del Po, Flavia vuole assolutamente riempire una bottiglia da portare a casa. Vediamo anche la mitica salamandra nera (un po’ lenta, cammina allo scoperto, non si cura dell’uomo e per questo è condannata all’estinzione).






Giorno 4: dal Rifugio Pian del Re (m.2020) al Rifugio Sella (m.2640)
Da Pian del Re (m.2020) si sale al lago Fiorenza, e poi ancora al Lago Chiaretto (m.2261) e da lì, attraverso al Colle del Viso, al Rifugio Sella (m.2640, 0175-94943). Dislivello circa 600 metri, nostro tempo di percorrenza 4 ore.
La nostra esperienza: dormiamo alla grande (in realtà io ho un incubo, che cerco di risolvere con alcuni pater e avemarie), e verso le 9 ci facciamo dare dal titolare dell’albergo un passaggio fino a Crissolo dove c’è un bancomat. Strada stretta, piena di curve, con strapiombo laterale. Io che sono alla destra dell’autista (e sono un fifone) mi ritrovo più volte a frenare anch’io, di riflesso. Partiamo alle 11 di una giornata di sole, con davanti a noi la vista stupenda del Viso che si erge in una parete di roccia verticale. Di tutte, questa è paesaggisticamente la tappa di gran lunga più bella. Purtroppo passato il lago Fiorenza sale la nebbia e non si vede più niente. Ci dicono che il Viso è spesso avvolto dalla nebbia e che per vederlo sgombro, anche nelle giornate di sole, bisogna alzarsi presto. Ci fermiamo a mangiare al lago Chiaretto, aspettando che la nebbia si diradi, ma non c’è niente da fare. Riprendiamo. Il nostro gruppo si sfrangia (Lirio tarda a mettersi in moto, ma una volta partito è un treno; a Roby sono venute le vesciche e va periodicamente rincerottata). Io resto solo nella nebbia. Nei pressi del Colle del Viso a un certo punto la nebbia si apre, appare uno spicchio di azzurro intenso contro cui si staglia nel sole la punta del Viso, con dei pennacchi di vapore che le danzano intorno. Mi fermo, mi stendo di schiena per vedere meglio e ho un’esperienza mistica. Dura tutto pochi minuti, speriamo che serva. Alla fine ci ritroviamo tutti al Sella che, nella nebbia, vediamo solo quando stiamo per batterci contro. Ci accolgono due sherpa nepalesi (davvero!) e una striscia di bandierine con preghiere tibetane. Leggero senso di straniamento. Il Sella è un bel rifugio, ma al momento in fase di ristrutturazione; in particolare al momento ci sono solo due bagni funzionanti, e così verso sera la zona intorno si riempie di gente che si guarda intorno circospetta e si accoscia furtivamente. In serata la nebbia svanisce e appare a due passi da noi il Viso in tutta la sua imponenza. Una vista veramente impressionante, da sola vale il viaggio. Dall’altro lato, la pianura è un mare di nebbia. Al Rifugio molta gente, buona cena, ritroviamo due francesi con cui abbiamo cenato al Mont Viso. Dormiamo, in parecchi, in camerata.



Giorno 5: dal Rifugio Sella (m.2640) a Castello (m.1603)
Dal Rifugio Sella si va al Passo Gallarino (m.2727) e poi al Passo di S. Chiaffredo (m.2764). Si scende poi verso il Vallone di Vallanta incontrando alcuni laghetti, e, percorrendo il Vallone, si arriva a Castello (m.1608), dove avevamo lasciato le nostre auto. In auto torniamo al Rifugio Savigliano di Pontechianale (m.1742). Dislivello circa 100 metri, nostro tempo di percorrenza 5 ore.
La nostra esperienza: nottataccia al Sella. Nella nostra camerata gli ultimi arrivano alle 22,30, i primi ripartono alle 4. Lirio continua sbattere la testa contro la parte finale della scala a chiocciola al terzo piano. A notte fonda vado in bagno con passo felpato; arrivato nel salone al pianterreno, nel silenzio e nel buio più totali, a un certo punto si accende debolmente una torcia: sono un lui e una lei, vestiti, seduti accanto su una panca. La mattina a colazione dall’altro lato del tavolo c’è una ragazza sola. Sono tentato di attaccare discorso (i soliti riflessi condizionati maschili, purtroppo attivi anche in montagna). Più tardi, la sera a cena, viene fuori che l’abbiamo notata tutti e quattro, e che tutti e quattro, curiosi, siamo andati a leggere il libro del Rifugio per saperne di più: viene da Savona, sta facendo il giro del Viso ma ha dovuto interrompere per una ferita al calcagno. Partiamo verso le 9 in un sole sfavillante. Solo Roby, la piccola mummia, ha l’aria fresca e riposata. E’ una giornata magnifica, molto in lontananza si vede una piramide di roccia che potrebbe essere il Cervino e, alla sua destra, un massiccio innevato che potrebbe essere il Monte Rosa; la pianura è ancora un mare di nuvole. Filippo ha il mal di gola. Dopo il passo di San Chiaffredo incontriamo un laghetto intorno a cui sono stati costruiti decine e decine di piccoli ometti con pietre in verticale. Decidiamo di fermarci e anche noi ci mettiamo all’opera. Ci mangiamo il nostro panino. Ci sono diversi rifiuti in giro. Decido di mettermi a raccoglierli per portarli a valle. Riempio una borsa di plastica, trovo addirittura una bottiglia di vino (vuota). Riprendiamo la marcia. Il sentiero è lungo, e molto ripido. Incrociamo diversi camminatori con l’aria sfinita, fra cui una ragazza francese con uno zaino gigantesco e l’aria ammutolita. Cominciamo a trovare i primi alberi, ci fermiamo di nuovo. Mi rendo conto di essere finito sopra una grossa merda di vacca, per fortuna ormai secca. Arriviamo finalmente al vallone di Vallanta. L’ho fatto di corsa in salita sotto l’acqua e stento a riconoscerlo. Ci fermiamo di nuovo e, molto stanco, mi addormento sulla riva del ruscello. Riprendiamo, arriviamo a Castello. Siamo contenti, io molto stanco, un po’ disturbati dal gran numero di auto. In auto arriviamo al Rifugio Savigliano di Pontechianale. Ottima cena a base (anche) di polenta integrale e Dolcetto. Invece che andare a vedere le stelle, che Doni e Lirio dicono magnifiche, mi leggo quasi metà dell’ultimo libro di Camilleri. Filippo ha la febbre.


Di ritorno a casa: dal Rifugio Savigliano di Pontechianale CN a Empoli FI
La nostra esperienza: dormiamo bene in una camera a 4 posti. Dal Rifugio c’è un’ottima vista del lago di Castello. E’ ancora una bellissima giornata di sole. Filippo ha la febbre. Facciamo colazione, ci salutiamo con Lirio (mi presta il libro di Camilleri, così può partire) e partiamo in macchina (siamo su due auto). Arriviamo a casa nel primo pomeriggio. Leggo la posta, scarico le e-mail, mangio una pesca e mi metto a scrivere questo resoconto.



Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore Leonardo Evangelista. Riproduzione riservata. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.
