Il Checkup di carriera: uno strumento per l’orientamento degli adulti

1. Introduzione

In un intervento riportato sulla Newsletter della International Association for Educational and Vocational Guidance (n. 52 June 2005) lo studioso canadese Stuart Conger afferma che per promuovere una ‘Achieving Society’ (una Società del Successo) è necessario diffondere la pratica del ‘Checkup di carriera’. In questo articolo proviamo a spiegare quale è secondo noi la filosofia del Checkup di carriera (in inglese ‘Career checkup’) e a delineare una sua possibile strutturazione pratica.

2. La filosofia alla base del Checkup di carriera

Secondo Giddens (1991:20-21) uno dei tratti distintivi della società moderna è il ricondurre interi ambiti di esperienza umana all’interno del dominio della razionalità (Giddens parla di ‘institutional reflexivity’). Si tratta di un progetto avviato con l’Illuminismo che mira a sostituire credenze e comportamenti basati sulla tradizione e superstizione con credenze e comportamenti aventi base ‘scientifica’, basati cioè sul continuo accumulo ed elaborazione di conoscenze su base razionale. Inizialmente questo processo è stato applicato ai campi della medicina e delle scienze della natura (fisica, chimica, etc.), ma in tempi moderni possiamo individuare un processo di questo tipo ad esempio nell’alimentazione, nella pratica sportiva, nella produzione di beni e servizi, nell’area degli affetti e delle relazioni. Anche lo sviluppo dell’orientamento è avvenuto in quest’ottica: invece di affidarsi a casualità o senso comune dall’inizio del ‘900 si è cercato di individuare le leggi che regolano i percorsi professionali e su questa base le strategie professionale ottimali.

Oltre all’accumulo ed elaborazione di conoscenze, un processo di questo tipo vede anche la formazione di operatori specializzati in un determinato dominio (medici, psicologi, economisti, dietologi, etc.) e l’organizzazione e messa a disposizione del pubblico (sia per impulso delle Autorità pubbliche che per iniziativa di soggetti privati) di servizi che consistono nell’aiutare le persone secondo i dettami delle teorie scientifiche elaborate. Così è stato anche per i servizi di orientamento, la cui messa a regime negli Stati Uniti e nel Regno Unito è avvenuta negli anni ’30, mentre in Italia a partire dagli anni ’50.

Ci sono problemi di vita che possono essere risolti o ridotti in maniera significativa senza o con un’attivazione minima da parte del cliente, ad esempio determinate malattie vengono debellate semplicemente con la regolare assunzione di un farmaco. Ma ce ne sono altri dove non è possibile una soluzione o una riduzione sostanziale senza una attivazione diretta e sostanziale; ad esempio, rimanendo in ambito medico, per perdere peso è necessario che il cliente controlli e modifichi tutti i giorni il proprio regime alimentare (su questo punto vedi Servan Schreiber 2003:241-242). In questi casi il raggiungimento dell’obiettivo finale richiede l’adozione nella vita quotidiana, in genere in assenza del consulente, di una serie di comportamenti intermedi che non sono facili da mantenere perché richiedono spesso un investimento personale in tempo e denaro e non portano una gratificazione immediata. L’ambito lavorativo rientra in questa seconda tipologia, perché l’inserimento e il successo professionale richiedono per la maggior parte delle persone la frequenza di percorsi formativi pluriennali, l’apprendimento sul lavoro, la periodica ricerca di lavoro e l’affinamento costante delle proprie abilità sociali.

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