Gli Stratagemmi Terapeutici di Giorgio Nardone

Giorgio Nardone Psicoterapia Breve a Lungo termine

Giorgio Nardone e gli stratagemmi terapeutici

Questo articolo elenca una serie di stratagemmi terapeutici (prescrizioni) dello psicoterapeuta Giorgio Nardone. Gli Stratagemmi terapeutici sono indicazioni date al paziente e/o ai suoi familiari di fare o non fare determinate cose al di fuori della seduta. Nel suo libro Psicoterapia breve a lungo termine (2017) Nardone afferma di averne elaborati oltre 50.

L’obiettivo di questo articolo è realizzare un catalogo degli stratagemmi terapeutici riportandone una descrizione, i casi in cui vanno utilizzati e i libri in cui sono descritti.

Gli stratagemmi terapeutici (prescrizioni) sono elencati in ordine alfabetico. I numeri indicano la pagina del libro di Giorgio Nardone da cui è stata ripresa la descrizione. Il primo numero indica la pagina da ci è stato ripreso lo stratagemma terapeutico, i numeri successivi altre pagine dove si parla dello stesso stratagemma. In alcuni casi i libri hanno anche altri autori oltre a Nardone, che non indico per brevità. I libri sono indicati con le seguenti sigle:

  • PBLT sta per Psicoterapia breve a lungo termine (2017)

La descrizione dettagliata degli stratagemmi terapeutici di Giorgio Nardone

 

Congiura del silenzio. Il terapeuta istruisce i familiari a evitare di parlare del problema che ha portato la persona dal terapeuta.
Quando si usa: quando parlare del problema in famiglia non ha portato un miglioramento, ma solo la persistenza e l’irrigidimento del problema PBLT 161.

 

Definizione dell’obiettivo terapeutico. Che cosa dovrebbe cambiare, nella tua vita, per dirci grazie di avermi aiutato?
Quando si usa: all’inizio del trattamento del paziente. PBLT 78.

 

Dieta paradossale (la). Nei casi come il tuo, se c’è una cosa che non funziona, e l’idea della dieta. La dieta implica il controllo, ma il tuo sforzo di tenere tutto sotto controllo ti fa perdere il controllo. Finché mangi seguendo un’ipotetica dieta basata sulle calorie o sui principi nutritivi, psicologicamente costruisci in te la voglia di ribellarsi, di trasgredire. Se per 10 giorni, anziché una dieta basata sulle calorie o sulle sostanze nutritive ti proponessi una dieta basata su ciò che ti piace mangiare di più nei tre pasti? Ne voglio solo tre: colazione, pranzo e cena, con solo e soltanto ciò che ti piace di più, senza alcuna limitazione né di qualità né di quantità. Nessun limite. Se te lo concedi puoi rinunciarci, se non te lo concedi diventa irrinunciabile. Tu ora non te lo concedi e diventa irrinunciabile, mentre se ti concedi di mangiare nei tre pasti quello che ti piace di più riuscirai ad arrivare al pasto successivo senza aver spilluzzicato, e quello che mangerai sarà molto meno di quanto mangi di solito perdendo il controllo proprio nel tentativo di controllarti. Fa’ questo esperimento ed evita le restrizioni perché ogni restrizione apre la porta alla trasgressione.
Quando si usa: con pazienti che senza successo cercano di perdere peso attraverso la restrizione alimentare. Con questa manovra si blocca la tentata soluzione di cercare di non mangiare cibi appetitosi, che in realtà li rende ancora più desiderabili. Inoltre, concentrando i pasti in soli tre volte, si ottiene il doppio obiettivo di mangiare in maniera velatamente controllata – non avendo limitazioni si avranno meno tentazioni – e di ridurre la quantità, evitando di fare spuntini nel corso della giornata. PBLT 112, 44.

 

Immagina il tuo futuro fra sei anni. Devi guardare in avanti, pensare al tuo futuro e devi dirmi dove vorresti essere, a fare cosa e con chi fra sei anni. Libera la fantasia, non farti limitare dagli schemi, e fra qualche settimana ne riparliamo.
Quando si usa: per aiutare il paziente che sta uscendo dal problema a progettare il proprio futuro. PBLT 98.

 

Lettera al terapeuta. È necessario far uscire il veleno che porti dentro di te verso tutto il mondo. Per questo mi devi scrivere delle lettere che inizieranno così ‘Caro Dottore…..’ Qui darai spazio a tutta la rabbia e rancore che ti stanno avvelenando dentro e fuori.
Quando si usa: per canalizzare l’ossessione paranoica, e per far defluire il sovraccarico di rabbia e tensione che la persona non riesce a gestire e provoca crisi isteriche. L’incipit Caro Dottore fornisce il distacco relazionale che permette l’intimità: il carisma del terapeuta consiste nel sapersi muovere fra distacco intimità. PBLT 117.

 

Lettera venefica (la) (mia definizione). Da qui a 10 giorni, quando ci rivedremo, àrmati di carta da lettere e ogni giorno scrivi una lettera a tua sorella con tutte le cose peggiori che le vuoi dire. Vacci proprio giù pesante! Non voglio che tu le dia a lei, ma che le porti a me, e ne discuteremo io e te. Non puoi cambiare tua sorella, ma ascolta bene quello che ho da dirti: voglio che ogni giorno tu metta tutto il veleno che hai dentro di te e che ti sta intossicando dentro un canale per farlo defluire. Questa è la funzione delle lettere contro tua sorella. Hai capito? Sei d’accordo? Con lei eviti di parlare di tutto e la guardi come se tu fossi una mia allieva che osserva un caso clinico: ne devi cogliere tutte le patologie, tutte le miserie, e devi scriverle tutte. Quindi da una parte ti chiedo di essere una mia allieva e dall’altra ti chiedo di essere te stessa con tutto il veleno che hai dentro, ti va bene?
Quando si usa: nel caso di rapporti conflittuali con un membro della famiglia se il terapeuta non vuole o non può usare la tecnica del pulpito serale. PBLT 111

 

Peggiore fantasia (la). Da qui a quando ci rivedremo, fra due settimane, ogni giorno ti ritagli 30 minuti per eseguire un compito particolare. Vai in una stanza di casa tua dove sai che nessuno ti disturberà; ti metti comodo, rilassato, con le luci abbassate, metti la sveglia a 30 minuti e in questi 30 minuti ti cali in tutte le peggiori fantasie rispetto alla tua situazione. (Il terapeuta fa degli esempi centrati sulle problematiche del paziente: Immagina di essere al ristorante con persone che non conosci, perdi il controllo, torni a casa da sola, ti viene un attacco e non c’è nessuno e pensi adesso soffoco, morirò) devi calarti nel peggio, lasciandoti andare a tutto quello che ti viene da fare, che ti venga da urlare, piangere, imprecare…. Qualunque cosa. Quando suona la sveglia, stop, finito tutto…. Stacchi la sveglia, ti vai a lavare il viso e torni alla tua giornata.

Nell’incontro successivo: Adesso facciamo evolvere il compito della peggiore fantasia in un secondo step, nel quale spargeremo i 30 minuti nell’arco della giornata, e questa volta, senza isolarti, perché sarà un compito mentale. Quindi ogni giorno, alle 9, 12, 15, 18 e 21, da qui a quando ci rivedremo, guarderai l’orologio per cinque minuti cercherai tutte le peggiori fantasie. Concentrerai tutto quello che facevi in mezz’ora in cinque minuti, cinque volte al giorno. Qualunque cosa tu stia facendo, senza interromperti, che tu sia al lavoro o a casa, continua a fare quello che stai facendo. Questa volta possiamo anticiparlo: darai la caccia alle tue paure e le scaccerai, senza che ti spaventino. Oppure proverai qualche sensazione che poco dopo svanirà, perché è come se evocassi un fantasma e, toccandolo, lo facessi svanire ogni volta.

Nell’incontro successivo il terapeuta fa utilizzare i cinque minuti di peggiore fantasia in due modalità: come strategia di prevenzione, ovvero prima di fare qualcosa di cui il paziente ha paura, in questo modo il paziente imparerà a evocare le sue paure in anticipo, per canalizzarle ed esserne più libero al momento di fronteggiarle. In altri termini chiediamo al paziente di guardare in faccia la paura in anticipo affinché si trasformi in coraggio. La seconda modalità è quella di pronto intervento: nel caso in cui dovesse presentarsi la paura il paziente dovrà amplificarla e portarla mentalmente all’esasperazione per scioglierla.
Quando si usa: con pazienti ansiosi a causa di particolari situazioni o timori. PBLT 133, 136, 138.

 

Pensare come se. Al mattino devi farti una domanda: cosa mi piacerebbe fare oggi di differente rispetto a quello che ho fatto finora, come se mio problema fosse completamente risolto? Delle cose che ti vengono in mente, prendi la più piccola e minimale e mettila in pratica come se avessi completamente superato ogni tuo problema.
Quando si usa: per far acquisire al paziente comportamenti positivi PBLT 165, 169, 170

 

Pulpito serale. Tutte le sere, prima di cena, andate in salotto e voi (i familiari del paziente) vi mettete seduti, mettete la sveglia in modo che suoni mezz’ora dopo e tu (il paziente), in piedi per mezz’ora, ti lamenti di tutti tormenti che hai avuto nella giornata. Voi dovete rimanere in religioso silenzio, senza dire una sola parola. Quando la sveglia suona, la spegnete e stop, fino alla sera dopo si evita di riparlare di quelle cose. La sera dopo si ripete di nuovo la procedura. Al di fuori della mezz’ora, qualunque cosa il paziente vi dica, voi dovete rispondergli: ‘Stasera c’è il tuo spazio’. Ovviamente potete parlare di cose costruttive, ma non dei problemi. Non appena si entra nell’area del problema dovete dire: ‘Stasera avrai il tuo spazio’.
Quando si usa: con pazienti che hanno un atteggiamento vittimistico e ricattatorio o fortemente depressi o con mancato controllo degli impulsi; lo stratagemma ne riduce l’aggressività PBLT 162, 23, 65, 68.

 

Racconta la vita all’indietro. Da qui a quando ci rivedremo, raccontaci a ritroso, da dove sei ora all’indietro, tutto il passato come un romanzo, nei tratti salienti, capitolo per capitolo. Questo a noi serve solo come didascalia, a che serve perché dobbiamo mettere il passato nel passato, per evitare che influenzi il tuo futuro.
Quando si usa: nelle situazioni in cui una persona riferisce eventi passati ancora vissuti in modo doloroso e fallimentare PBLT 169.

 

Ricerca della conferma contraddittoria. Ogni giorno, almeno per mezz’ora e al massimo un’ora, prendi un piccolo bloc-notes ed esci di casa, ogni giorno, con il solo proposito di ricercare nelle persone che incontri i segni che ti stanno rifiutando, che stanno pensando che sei un fallito, una persona da evitare. Osservo i loro volti, le loro espressioni, la direzione dello sguardo, un ghigno, una postura strana. Osserva come parlano fra loro. Puoi prendere subito nota oppure farlo quando torni a casa, l’importante è che ti concentri sulla ricerca di tutto ciò che conferma il tuo senso di rifiuto, di giudizio, di condanna.
Quando si usa: quando la persona si sente rifiutata e perseguitata dagli altri. Il terapeuta asseconda la credenza, ma in questo modo interrompe la tendenza del paziente a evitare il contatto con gli altri; in questo modo si modifica gradualmente la sua percezione dei rapporti interpersonali. PBLT 37, 38, 39, 41,72, 23.

 

Romanzo dei disastri (il). Da oggi tornando indietro con la memoria dovrà scrivere su un bel quadernone un capitolo delle avventure vissute in questi vent’anni: disastri e attacchi subiti, attacchi e disastri realizzati. È come se lei dovesse considerare l’oggi come il punto zero e sedendosi sulle macerie di quello che è stato distrutto, passare in rassegna tutti i fallimenti, tutti i torti subiti e realizzati, contemplandone il tragico splendore. Laddove ora le ferite sono aperte, dobbiamo far coagulare il sangue perché diventino cicatrici, altrimenti il passato continuerà a invadere il presente e a impedirle di costruire un futuro differente.
Quando si usa: nelle situazioni in cui una persona riferisce eventi passati ancora vissuti in modo doloroso e fallimentare PBLT 35, 36.

 

Altri stratagemmi terapeutici saranno aggiunti in seguito.

 

Su Giorgio Nardone vedi anche gli altri articoli:

 

Note: Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Collocato sul sito il 18 gennaio 2018. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Leggi Informativa privacy, cookie policy e copyright.

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