Effetti positivi della globalizzazione: la riduzione della diseguaglianza fra nazioni

Un recente articolo di Gavazzi e Alesina apparso su Il Corriere della Sera riassume i vantaggi della globalizzazione. Secondi gli autori:

Quarant’anni fa il reddito pro capite degli Stati Uniti era 24 volte maggiore di quello indiano, e questo anche tenendo conto del fatto che in India la maggior parte dei prodotti costa molto meno che in America. Oggi, nonostante l’India continui a restare relativamente povera, la distanza con gli Stati Uniti si è molto ridotta. La differenza nel reddito pro capite tra un cittadino statunitense e uno indiano si è dimezzata: da 24 a 12 volte. Il risultato è ancora più straordinario per la Cina: da 24 volte a 5

La riduzione della distanza fra paesi ricchi e paesi poveri è dovuta al miglioramento del reddito pro capite nei paesi poveri.

Un altro sviluppo degli ultimi 20 anni è la crescita delle diseguaglianze all’interno dei Paesi:

E’ molto aumentato il reddito dell’1 per cento più benestante dei cittadini, il cosiddetto «top 1 per cent». Negli Stati Uniti quarant’anni fa il 10 per cento del reddito nazionale prima delle tasse andava al top 1 per cent, oggi quella quota è salita al 20 per cento (sebbene la tassazione la riduca al 16 per cento). Il reddito della metà più povera della popolazione nello stesso arco di tempo è aumentato solo dell’un per cento (sebbene tasse e redistribuzione abbiano fatto salire quella quota al 21%.)

In Europa l’aumento della diseguaglianza è stato molto inferiore: in quarant’anni, prima di tasse e redistribuzione, la quota dei top 1 per cent è salita dal 7,5 per cento all’11 per cento. In Italia l’effetto è stato trascurabile: la quota di reddito nazionale che va all’1% più ricco è passata dal 7,5 al 9,4 per cento; i dati come appena detto si riferiscono a prima di tassazione e trasferimenti, che, una volta considerati, annullano l’aumento.

In Italia invece si è accentuata e continua a crescere la diseguaglianza fra generazioni:

Sistemi pensionistici sbilanciati ridistribuiscono reddito dai giovani che lavorano agli anziani che ricevono una pensione senza avervi concorso a sufficienza con i loro contributi.

La misura conosciuta come Quota 100 accentua questo fenomeno.

Leggi l’articolo su Il Corriere della Sera.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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