E’ complicato gestire un’aula. Il formatore multitasking

Gestire un’aula è un’attività complessa. Il ruolo del formatore è molto più articolato di quanto spesso si pensi.

Ci sono formatori (penso a molti esperti e docenti universitari) che si limitano semplicemente a parlare di un determinato tema, senza preoccuparsi più di tanto dei livelli di attenzione e di apprendimento.

Poi ci sono altri formatori che come me adottano metodologie attive, cercando di coinvolgere i partecipanti in modo diretto e continuo, stimolando il loro apprendimento attraverso interazioni, riflessioni ed esperienze condivise. Questo approccio, pur essendo estremamente efficace, comporta un carico notevole di compiti da gestire contemporaneamente.

Durante ogni sessione formativa, devo monitorare e/o mantenere il controllo di numerosi aspetti – cognitivi, relazionali, tecnici e organizzativi – che richiedono attenzione costante e capacità di adattamento. In questo articolo voglio raccontare, in modo diretto e concreto, quante e quali sono le attività che devo fare e/o tenere sotto controllo durante un incontro formativo. Questo forse potrà aiutare altri formatori a sentirsi meno soli nel loro multitasking. E magari farà riflettere chi pensa che “basti saper parlare” per fare bene questo mestiere.

Ecco il mio elenco. Cose che devo fare e/o tenere sotto controllo durante un incontro formativo:

  1. Interagire continuamente con i corsisti, dando indicazioni sulle attività da svolgere, ponendo domande, rispondendo ai loro interventi
  2. Monitorare il passare del tempo. In ogni incontro formativo ho una serie di temi che voglio trattare; perciò, devo continuamente verificare a che punto sono con la mia tabella di marcia
  3. Osservare il comportamento verbale e non verbale dei corsisti, valutando il loro livello di interesse o prendendo nota di eventuali accadimenti nell’ambiente in cui sono collegati
  4. Siccome voglio che tutti intervengano, mentalmente tengo memoria di chi è già intervenuto, di quanto tempo ha parlato, delle cose che ha detto
  5. Elaborare le informazioni che emergono dall’aula. Faccio un costante esercizio di valutazione e elaborazione degli interventi e delle informazioni trasmesse dai corsisti, e in alcuni casi modifico il programma
  6. Tenere a mente le attività che voglio svolgere leggendo il file con la traccia delle attività previste che tengo aperto durante tutta la sessione. E’ una traccia flessibile, continuamente devo adattarla alle informazioni che emergono dall’aula (vedi il punto precedente)
  7. Cercare e selezionare nell’apposito file in ppt le slide che voglio mostrare e coordinare la visione delle slide con la mia esposizione
  8. Tenere a mente in quale cartella si trovano i materiali che via via voglio distribuire ai corsisti e ogni volta qual è esattamente il file da distribuire ai corsisti
  9. Gestire l’applicazione con cui tengo il webinar (nel mio caso, Zoom): ogni volta devo fare operazioni specifiche, ad esempio per condividere lo schermo del mio pc mostrando una slide o un documento, inviare un documento tramite la chat, dividere i partecipanti in sottogruppi e riportarli in plenaria
  10. Monitorare la chat della sessione, da cui capita che i corsisti mi inviino messaggi personali
  11. Monitorare il mio cell. Sono in ogni momento reperibile per i membri della mia famiglia e per possibili clienti, anche se non rispondo mai e richiamo semmai durante la pausa
  12. Monitorare il mio programma di posta. Soprattutto all’inizio di ogni lezione, tengo aperto il mio programma di posta perché i corsisti che hanno problemi di ingresso nella sessione o sono in ritardo mi scrivono una mail.

Tutti questi compiti finiscono per assorbire la quasi totalità della mia capacità di elaborazione cognitiva. Per questo, quando un corsista mi chiede attenzione aggiuntiva – magari scrivendomi in chat per segnalare un problema tecnico, un’uscita anticipata, il desiderio di stare in un sottogruppo con un determinato collega, o chiedendomi di inviare materiali via mail perché il suo dispositivo non consente il download – mi trovo in difficoltà. Non perché non voglia aiutare, ma perché sto già gestendo un carico mentale notevole, in equilibrio precario tra attenzione all’aula, contenuti, strumenti tecnologici e relazioni.

Racconto tutto questo per dare visibilità al lavoro “invisibile” del formatore che usa metodologie attive. Un lavoro che richiede competenze didattiche, ma anche organizzative, relazionali, tecnologiche e una notevole capacità di concentrazione e flessibilità.

Se sei il responsabile di un’agenzia formativa e desideri offrire ai tuoi formatori strumenti pratici per gestire con efficacia l’aula – in presenza o online – contattami. Posso organizzare un percorso formativo su misura, pensato per rafforzare le competenze didattiche, relazionali e organizzative di chi forma.

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore Leonardo Evangelista. Leonardo Evangelista si occupa di orientamento dal 1993 e di formazione dal 2004. Riproduzione riservata. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.