Da aggiungere ai Diritti dell’uomo: vivere in un contesto culturalmente omogeneo

 

I diritti dell’uomo, descritti nella Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dall’ONU nel 1948 (qui si può leggere il testo), rappresentano i valori fondanti della civiltà occidentale.

 

Fra i diritti elencati dalla Dichiarazione troviamo ad esempio il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona (art.3), alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 18), al lavoro (art.23), etc.

 

I diritti elencati nella Dichiarazione forniscono i principi a cui le legislazioni nazionali tendono a uniformarsi, sono stati inglobati in molte costituzioni e vengono presi a riferimento da molti giudici in cause legali.

 

Nel 1966, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò due distinti Patti internazionali (Covenants, Convenzioni giuridiche) rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali. Questi atti giuridici internazionali costituiscono l’asse portante del cosiddetto Codice universale dei diritti umani (International Bill of Human Rights), che si completa con altre convenzioni aventi per obiettivo quello di potenziare la tutela di alcuni diritti specifici, nonché dei diritti fondamentali di categorie di persone particolarmente vulnerabili (così il sito dell’Università di Padova).

 

Contrariamente ai dieci comandamenti, i diritti dell’uomo contenuti nella Dichiarazione universale non sono stati dettati da Dio e non sono stati scolpiti sulla pietra (1), possono cioè essere modificati tenendo conto dei cambiamenti della sensibilità collettiva e del contesto in cui tali diritti sono applicati. Anche la forma attuale dei diritti dell’uomo contenuti nella  Dichiarazione è frutto di una evoluzione durata  centinaia di anni.

 

Una delle caratteristiche dei tempi attuali è l’immigrazione dall’Africa e dall’Oriente ai Paesi Europei, e gli spostamenti di persone fra Paesi dell’Unione Europea. Questi spostamenti creano uno shock culturale ai residenti dei Paesi  che ricevono gli immigrati. Lo shock deriva dal trovarsi a condividere gli spazi urbani (in senso ampio, strade, piazze, supermercati, ma anche servizi pubblici: treni, scuole, ambulatori, etc.) con persone che vengono percepite (e spesso sono) molto diverse per mentalità e modi di vita. L’effetto dello shock è un senso di straniamento, di estraneità verso luoghi fino a quel momento familiari, la riduzione del senso di vivere in una comunità, l’aumento di una sensazione di insicurezza (2) e solitudine al di fuori della propria abitazione.

 

Lo shock è correlato a 3 parametri: la densità dei nuovi arrivati in un determinato quartiere o città (maggiore la densità maggiore lo shock), la diversità culturale dei nuovi arrivati rispetto ai residenti (maggiore la diversità, maggiore lo shock), il livello di integrazione socio economica dei  nuovi arrivati (minore il livello di integrazione, maggiore lo shock).

 

L’attuale formulazione dei diritti dell’uomo non tiene conto del disagio dei residenti (ogni diritto deriva dal riconoscimento e dalla legittimazione di un disagio) e del loro diritto a vivere in contesti culturalmente omogenei. Anzi, l’art.   13. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese (…) e l’art. 14. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni vengono spesso  invocati contro provvedimenti che intendono limitare l’immigrazione.

 

Nella Dichiarazione su diritti dell’uomo andrebbe perciò aggiunto un nuovo articolo con una formulazione del tipo:

 

Ogni individuo ha diritto a vivere in contesti culturalmente a sé omogenei, e a limitare l’arrivo nella propria comunità di persone di altra nazionalità’ culturalmente non omogenee.

 

Ovviamente l’articolazione concreta del principio andrà decisa dalle legislazioni nazionali, tenendo anche conto dei punti di contatto, sovrapposizione ed eventuale conflitto con gli altri principi della Dichiarazione.

 

Ma non solo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo dovrebbe essere adattata alla situazione attuale. La Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, che impone a chi soccorre naufraghi di riportarli in un porto sicuro, è stata siglata nel 1979, in un contesto completamente diverso dall’attuale. La modifica nel senso che l’accompagnamento in un porto sicuro non è obbligatorio per chi si avventura volontariamente nel mare mettendo a rischio la propria vita per essere trasportato in Europa metterebbe immediatamente fine: agli imbarchi, agli annegamenti, al traffico di esseri umani e all’emergenza immigrazione in Europa.

 

Note:

1. Alcuni giuristi intendono davvero i diritti e le leggi come se fossero dettati da Dio, senza contestualizzarli e preoccuparsi dei risultati della loro applicazione in contesti mutati. Vedi ad esempio il recente articolo di Michele Ainis Lo strabismo sui migranti, dove l’Autore (lui sì, strabico) sostiene che l’articolo 10 della Costituzione italiana, che riconosce il diritto d’asilo, vada  applicato anche ai migranti economici. Di fronte all’obiezione che in questo modo dovremmo farci carico di tutti i migranti dell’Africa, invece di riconoscere che la norma va cambiata perché non più adatta ai tempi (profondamente mutati da quelli in cui la Costituzione è stata promulgata)  sostiene che Un diritto costituzionale o c’è o non c’è (…). Dipende da noi, dalla nostra capacità di riconoscerlo e dargli forza, e sorreggerne il legittimo esercizio. Anais ha ragione, i principi dettati da Dio vanno applicati a prescindere, tanto se poi va tutto in malora c’è sempre il Regno dei Cieli.

2. L’aumento della sensazione di insicurezza è giustificato, almeno nel breve e medio periodo, dal fatto che il tasso di delinquenza dei migranti è maggiore di quello dei locali. Vedi Fondazione Hume, Crimine e immigrazione in Italia.

3. La ragazza nigeriana può anche pensare sia meglio fare la prostituta a Roma che la sarta a Lagos, e lo stesso possono pensare gli attivisti delle navi delle ONG che la porteranno in Europa e quei benpensanti che protestano ad ogni misura restrittiva dell’immigrazione. Questi signori non tengono conto del disagio provocato dall’immigrazione non regolata agli abitanti dei quartieri che vedono aumentare prostitute, spacciatori e mendicanti,  ai proprietari delle case occupate che vengono degradate e diventano indisponibili, agli italiani poveri che vedono parte delle risorse del welfare assegnate a stranieri, ai cittadini che pagano le tasse e ne vedono una parte aggiuntiva spesa in assistenza invece che in infrastrutture, a quelle famiglie i cui figli imparano poco perché sono in classi dove la metà o più degli alunni sono stranieri.

4. In un articolo su La Stampa (Il conflitto fra legge e consenso, 25 agosto 2018, p.23) Giovanni Orsina scrive che il richiamo ai diritti dell’uomo, per giustificare misure contro gli sbarchi dei migranti trova un limite invalicabile nell’incapacità di dare risposta a una domanda sostanziale: come sia possibile coniugare il rispetto sacrosanto dei diritti, e del diritto, con l’esigenza politica altrettanto sacrosanta che i flussi migratori siano governati. La cultura dei diritti è una straordinaria acquisizione di civiltà che nel corso degli ultimi anni è cresciuta molto, ma non sempre bene. S’è dilatata, in primo luogo: oggi tutti i bisogni e i desideri si presentano travestiti da diritti. (…) Ha esasperato la propria natura per così dire perfezionistica: una volta riconosciuto, il diritto dovrà essere soddisfatto per intero, subito, non saranno tollerati compromessi. Con gli anni questi sviluppi, e l’ultimo in particolare, hanno reso il discorso dei diritti sempre meno capace di misurarsi coi limiti di un mondo concreto nel quale, inevitabilmente, non tutti i diritti potranno essere soddisfatti del tutto e per tutti. Chi si chiede per quale ragione le sinistre –che a quel discorso stanno aggrappate da quarant’anni, per convinzione o disperazione – perdano terreno ovunque in Europa e sembrino aver smarrito il contatto con la realtà, farebbe bene a cercare da queste parti.

Su posizioni simili anche Claudia Mancina (ex deputato PDS e al momento membro della Direzione Nazionale del PD) nel suo articolo Europa e immigrazione: la questione dell’identità.

 

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.