Concorsi, la rivolta degli atenei

Coro di no contro l’emendamento che “pesa” la laurea in base all’università in cui si è conseguito il titolo. I rettori: non esiste una valutazione oggettiva. Il Pd: strada in salita, opportuno un ripensamento (titolo di Repubblica.it)

Il mio commento: Meno una società è basata sul merito e meno l’orientamento è efficace (se per assurdo tutti o la gran parte dei posti di lavoro fossero assegnati solo per raccomandazione, non ci sarebbe bisogno di insegnare alle persone a fare ricerca di lavoro, ma solo come si ricercano raccomandazioni).

Una società poco basata sul merito è una società ingiusta; se il benessere individuale e l’ascesa sociale dipendono dall’essere ‘figli di’ o ‘amici del politico x’, e non sulle capacità individuali una gran parte dei cittadini ne sono esclusi (caso 1) o (caso 2) sono costretti a umiliarsi per ottenere qualcosa.

Infine una società poco basata sul merito è una società poco competitiva. I servizi pubblici sono di cattiva qualità e hanno un costo esagerato, merci e servizi non sono competitivi rispetto a quelli prodotti all’estero, situazione poco invidiabile quando si è inseriti, come lo è l’Italia, all’interno di un libero mercato internazionale.

Per questi motivi sono pienamente d’accordo con la proposta del Governo che fra i criteri per valutare i candidati all’impiego pubblico si valuti anche l’ateneo in cui la laurea è stata conseguita.

Sappiamo tutti che allo stesso titolo di studio spesso corrispondono livelli di preparazione molto diversi (sulle degenerazioni dell’Università italiana c’è ormai una bibliografia molto estesa, vedi fra gli altri l’articolo Academic Dynasties: Decentralization and Familism in the Italian Academia) , perciò è corretto non considerare equivalenti lauree conseguire in università diverse.

Il provvedimento sarebbe inoltre un’enorme spinta al miglioramento didattico in tutte le università, assai più potente del blando sistema in essere.

Il fuoco di sbarramento subito iniziato contro il provvedimento dà un’idea di quante siano,  nel nostro paese (e anche all’interno del partito di Renzi) le resistenze contro una società maggiormente meritocratica. A riguardo, vedi anche il recente sciopero degli insegnanti e il sabotaggio contro le prove di valutazione della preparazione degli studenti delle medie superiori.

Lo stesso fuoco di sbarramento ci dà anche un esempio di un ben noto artificio dialettico contro il cambiamento: la valutazione del diverso peso delle lauree conseguire in atenei diversi non va fatta perché è ‘difficile’, ‘complicata’,  ‘discutibile sul piano metodologico’. Quando non si vuole fare una cosa, si ingigantiscono sempre le difficoltà a scapito dei benefici.

Leggi l’articolo di Repubblica: Concorsi, la rivolta degli atenei – Repubblica.it

3 pensieri riguardo “Concorsi, la rivolta degli atenei”

  1. Sono d’accordo sulla questione del merito…. ma allora manca una parte fondamentale nel ragionamento!! Se politicamente decido che la Bocconi pesa di più dell’Università di Messina, allora politicamente dovrò adottare delle misure che garantiscano al figlio della casalinga e dell’operaio di Messina di poter accedere alla Bocconi, altrimenti ritorniamo direttamente al caso 1 e 2 senza passare dal via. Questo significa borse di studio consistenti, campus universitari in cui alloggiare e pagare in base al reddito ecc. Ovviamente prima deve essere messe in atto queste misure e dopo, quando anche il figlio di una famiglia a reddito 1500€ potrà laurearsi nelle Università che pesano, allora potrà essere messa in atto anche il provvedimento in questione. Siamo capaci? Ci sono i soldi da investire? C’è la volontà politica di investire quei soldi in questo modo e non su altro?

  2. Ciao Giulia, grazie per il tuo commento, ma non sono d’accordo. Se una cosa è utile, va fatta al più presto. Se la condizioniamo ad altre, allora non se ne farà più niente. Migliorare le plolitiche per l’accesso all’istruzione universitaria? ottimo. Ma per farlo bene è necessario avere molte più risorse, questo sarà possibile solo quando il deficit pubblico si sarà azzerato, questo richiede almeno 10 anni, dunque almeno per i prossimi 10 anni continuiamo a equiparare, nei concorsi pubblici, i titoli di studio della Bocconi a quelli di università sgarrupate. Non sono d’accordo. Ciao

  3. Va bene, posso anche essere d’accordo, ma non diciamo che questo aiuterà il merito. Renderà (forse) i servizi pubblici più efficienti, ma accentuerà il fatto che l’ascesa sociale dipenderà da “di chi sei figlio”.
    Penso anche che le cose utili, se fatte nella sequenza sbagliata, non siano più necessariamente utili.

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