Certificazione delle competenze: in Italia ci piace farla complicata

Qualche giorno fa ero in aula e a un certo punto, rispondendo alla domanda di un corsista, mi sono messo a parlare brevemente del sistema nazionale di certificazione delle competenze.

Come è noto, il sistema permette di conseguire una qualifica anche a chi ha imparato sul campo, senza dover frequentare un corso di formazione.

Come funziona? In estrema sintesi, nei repertori regionali delle qualifiche professionali per ogni qualifica sono descritte le principali attività tipiche (per un formatore ad esempio alcune delle attività principali saranno progettare l’intervento formativo e valutare l’intervento formativo).

La certificazione avviene attraverso un esame dove una commissione composta da almeno un esperto di settore verifica che il candidato sappia effettivamente svolgere tutte le attività principali. Se il risultato è positivo la persona ottiene la qualifica. Se il candidato dimostra di saper svolgere solo alcune delle attività tipiche riceverà un certificato con l’elenco di queste attività. Il padroneggiamento delle diverse attività principali viene in genere dimostrato attraverso l’esame di documentazione preparata dal candidato e lo svolgimento di prove pratiche (simulazioni).

Sul mio sito sono disponibili vari articoli (percorso di lettura 3). La strutturazione del sistema nazionale di certificazione delle competenze (dato in realtà dalla somma dei sistemi regionali) è descritta anche nel corso INAPP, accessibile da questo link, da cui è ripresa la slide con la descrizione del processo riprodotta in questo articolo.

Logica vorrebbe che il processo di certificazione delle competenze si articolasse in solo due fasi principali:

  • una prima fase dove la persona interessata alla certificazione, con l’aiuto di un consulente, mette a punto il dossier delle evidenze, vale a dire attesti, dichiarazioni di terzi, risultati della propria attività lavorativa etc., che dimostrano il padroneggiamento delle attività principali e
  • una seconda fase dove il candidato viene esaminato da una commissione.

Purtroppo in Italia ci piace fare le cose complicate. Fra la preparazione del dossier delle evidenze (fase di individuazione) e l’esame per ottenere la certificazione (fase di certificazione) è stata inserita una fase intermedia, quella della validazione, con relativo esame.

L’obiettivo della fase di valutazione è ‘confermare l’effettivo possesso delle competenze apprese in cointesti formali e informali’ (vedi l’immagine in questo articolo), cioè, da un punto di vista sostanziale, esattamente quello della fase di certificazione.

L’esame della fase di validazione si basa sull’esame della documentazione presentata e su un colloquio tecnico. L’esame della fase di certificazione si basa su un colloquio tecnico e una ‘prova prestazionale’. Sfugge perché non sia stato possibile inserire le 3 diverse modalità all’interno dello stesso esame.

Una mia collega mi ha spiegato che:

[l’inserimento della fase di validazione] è uno step di garanzia sul processo: non si porta chiunque a prova di certificazione (dispendiosa in termini organizzativi e di costo) ma solo coloro che, da prove documentali e un colloquio tecnico con un soggetto terzo rispetto al consulente che ha aiutato a preparare il dossier delle evidenze, ha raggiunto la copertura delle conoscenze e capacità di almeno una delle attività principali.

Trovo l’affermazione discutibile: il consulente che aiuta a preparare il dossier delle evidenze è perfettamente in grado di valutare se il candidato può padroneggiare almeno una delle attività principali e dargli il via libera per la partecipazione alla fase di certificazione. La possibilità di inviare all’esame di certificazione persone che non padroneggiano nessuna attività principale con una procedura strutturata in due sole fasi è solo ipotetica, mentre il tempo perso nella fase intermedia è reale, e, oltre ai costi, aumenta la durata e la complessità della procedura.

Leggi anche Le ADA: un’altra inutile complicazione nei dispositivi regionali di certificazione delle competenze

Articolo contenuto sul sito www.orientamento.it. Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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